postato il 12 Agosto 2016 | in "Esteri"

La pace tra Russia e Turchia aiuta tutti

Casini ZuccariL’intervista di Francesca Schianchi, pubblicata su La Stampa.

«L’Occidente deve fare un’analisi della situazione internazionale e capire quali battaglie sono prioritarie e chi costituisce una minaccia – predica il presidente della Commissione esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini – e non sono né Erdogan, né Putin».

Però molti guardano con timore al loro avvicinamento…
«Io invece dico: per fortuna si sono avvicinati! Non si combatte l’Isis, non si risolve la crisi siriana, se non vanno d’accordo Russia e Turchia».
Non teme un asse eurasiatico in funzione antioccidentale?
«No, la Turchia non è nella Nato per farci un favore, ma perché starci rispecchia i suoi interessi strategici e politici. E poi a San Pietroburgo ho letto un alto tasso di furbizia da parte di entrambi, per spaventare l’Europa. Cerchiamo di non cadere nel tranello».
Non la preoccupa l’incontro di due pulsioni autoritarie?
«Mi preoccupano di più le pulsioni autoritarie di Stati che fanno parte dell’Ue. Vorremmo tutti lo standard di democrazia europea, ma sappiamo cos’è successo quando abbiamo provato a esportarlo, ad esempio in Iraq».
La Turchia però alza i toni e minaccia di far saltare il rapporto con gli Usa se non consegnano Gulen…
«Vedrà: la Turchia non lascerà la Nato, né il rapporto con gli Usa, né introdurrà la pena di morte. Ma sulla Turchia siamo convinti di non avere niente da rimproverarci?».
Cosa intende dire?
«Ricordo Erdogan nel 2003 alle riunioni del Ppe, quando bussava alle porte dell’Europa: Chirac e Schroeder le chiusero e la Turchia è rifluita su posizioni islamiste. E, in un passato quasi presente, a me non è piaciuta per niente l’esitazione europea durante la notte del golpe».
Anche nei confronti della Russia dobbiamo fare qualche autocritica?
«Dobbiamo dire con chiarezza che, a differenza dei Paesi baltici, non siamo nostalgici della guerra fredda: la linea deve essere quella di associare la Russia alla Nato. Per questo le sanzioni fanno male a noi e a loro e vanno progressivamente superate: il rispetto degli accordi di Minsk dipende anche dall’Ucraina, e i suoi governanti hanno dato pessima prova in termini di credibilità. In quella vicenda i russi hanno commesso un’illegalità, ma ricordo che l’Ucraina è un ponte tra Russia e Europa: non è Europa. La rappresentazione di una Russia che ci espropria dell’Ucraina è sbagliata».

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