postato il 26 Gennaio 2014 | in "Esteri"

«In missione a Delhi per sostenere i marò e far valere il diritto»

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul “Corriere della Sera” di Virginia Piccolillo

Da quasi due anni Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono sotto accusa per la morte di due pescatori del Kerala. Ancora non sanno se il 3 febbraio verrà formulata per loro un’accusa di omicidio o di terrorismo, in base al Sua Act che prevede la pena di morte. In questi giorni sui media indiani è filtrato uno scontro tra il ministro dell’Interno, accusato di aver «ignorato un determinante parere legale» e quello degli Esteri, «furioso» perché il collega intende accusare i marò dì terrorismo.

Presidente Pier Ferdinando Casini, oggi con una delegazione italiana volerà a Delhi. Andate a riprenderli?
«No. Non spetta a noi. E non vogliamo alimentare false aspettative. È però importante che una delegazione composta dalle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, con i presidenti e rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, si presenti unita in India».

Per fare cosa?
«Innanzitutto esprimere solidarietà ai marò. A dir loro che non sono soli. Poi per dire che non è possibile confondere chi lotta contro il terrorismo con i terroristi. Non so cosa sia successo, ma so che i marò erano a garanzia di equipaggi e navi insidiate da terroristi. Le autorità indiane devono sapere che se passasse una tesi dissennata come questa sarebbe ritenuta un precedente pericoloso per tutta la comunità internazionale. Non ci sarebbe più certezza del diritto. Nessuno se la sentirebbe più di partecipare a missioni internazionali antiterrorismo».

Non andava fatto prima?
«Avremmo potuto, ma abbiamo voluto evitare che d fossero accuse di protagonismo».

Le accuse abbozzate sono ben più gravi. C’è chi ha ipotizzato che il destino dei marò abbia obbedito a ragioni di scambio commerciale. «Non penso che nessuna convenienza economica possa giustificare un atteggiamento diverso da quello necessario a salvare i nostri marò. Ma in coscienza non credo sia accaduto. Le commesse economiche e i buoni rapporti commerciali sono l’ultimo dei problemi rispetto alla vita».

Altri hanno accusato una gestione diplomatica pasticciata del caso. Il «no» del ministro Terzi all’India sulla riconsegna dei marò giunti in Italia, la retromarcia del governo Monti. Lei che lo sosteneva, cosa ne pensa?
«Non voglio parlare né del ministro Terzi né di altri. Non escludo affatto che ce ne siano stati, ma il capitolo “pasticci” si aprirà solo quando i marò saranno tornati a casa. E io sono per fare chiarezza, anche con una commissione d’inchiesta parlamentare, sulle troppe contraddizioni. Prima fra tutte quella, inconcepibile, di consentire che la Enrica Lexie entrasse nel porto indiano. Ma i panni sporchi si laveranno dopo. Ora significherebbe solo mettere in difficoltà i marò».

L’accusa di far passerella non può esserci anche ora?
«No, perché dopo che diversi gruppi, anche i Cinquestelle, avevano annunciato missioni, abbiamo ricevuto sollecitazioni dal ministero degli Esteri e dalla difesa dei marò ad evitare di presentarsi in ordine sparso, dando l’immagine di un Paese che non riesce a presentarsi unito neanche in questo».

Chi incontrerete?
«Vedremo Girone e Latorre per far capire loro che non sono una delle tante pratiche ma la questione principale, e alcuni ambasciatori europei per chiarire che questo e un problema di tutta l’Europa. Che è poi ciò che ha detto il ministro Emma Bonino a Davos e ciò che il commissario europeo per la politica estera, Catherine Ashton, ha fatto presente alle autorità indiane. Poi speriamo di poter incontrare i nostri omologhi indiani per esprimergli il nostro stato d’animo. Un grande Paese come l’India non può, dopo due anni, non aver ancora formulato un’accusa. È stata una grande inciviltà».

I ministri dell’Interno e degli Esteri sarebbero ancora te disaccordo su quale vada formulata.
«Purtroppo nelle turbolenze della politica indiana la vicenda è diventata strumentale. E i marò sono nel tritacarne di questi contrasti palesi».

C’è stato qualche ritardo da parte nostra?
«No. Dopo i primi concitati momenti, con il governo Letta rappresentato lì da Staffan de Mistura, i contatti, anche se non pubblicizzati, sono continui. Non li abbiamo dimenticati. E siamo pronti a chiedere il coinvolgimento nell’eventuale processo di giudici terzi internazionali per dimostrare che Girone e Latorre hanno solo tentato di fare il loro dovere».

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