postato il 1 Settembre 2020 | in "Elezioni, Politica, Rassegna stampa"

Il No di Casini: “Un referendum da Robespierre”

Le primarie non siano un affare
di famiglia Pd. Meglio Gualmini. 
Mi schiero contro i tagli alla Camera e al Senato. Sono in compagnia della sinistra? È uno scherzo della storia. 


L’intervista di Silvia Bignami pubblicata su Repubblica di Bologna.

«Questo referendum serve solo a
tagliare delle teste, alla Robespierre:
io non ci sto», Pier Ferdinando Casini
vota No al taglio di un terzo dei
parlamentari al vaglio delle urne il
20-21 settembre. «Vedo molti
convertiti dell’ultima ora, ma io ho
votato sempre No in parlamento e
non cambio idea» assicura,
sorridendo sulla congiunzione
astrale che lo mette in sintonia con la
sinistra radicale, in gran parte
schierata sul voto negativo: «Uno
scherzo della storia, ma posso giurare
che non sia voluto né da me né da
loro». Piuttosto a sorprendere è il Pd,
che pecca di «generosità» per
compiacere i 5 Stelle e salvare il
governo. E che rischia di sbagliare
anche sulle comunali per Bologna:
«Un errore fare le primarie nel cortile di casa per scegliere il prossimo sindaco. Serve un profilo alto».

Casini, quindi il suo è un no al taglio dei parlamentari.
«Ho votato sempre no a questa riforma. La riduzione dei parlamentari ci può stare, a valle di una riforma del sistema e della legge elettorale, ma una sforbiciata lineare di questo tipo è solo un modo per dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio. È una presa in giro propagandistica. E siccome io ormai ho una certa esperienza di queste cose, voto contro».

Il PD è diviso però. Nicola Zingaretti dice che il taglio dei parlamentari era nel patto di governo. Non è così?
«È il pegno che chiedono i 5 Stelle per andare avanti. Ma è un taglio lineare. Non è nemmeno una riforma. Ripeto: è una presa in giro per dare ai più ingenui “l’idea” di una riforma. Il PD e Zingaretti stanno generosamente pagando un prezzo alla stabilità di governo. È un gesto “generoso” , ma speriamo non venga preso per un cedimento al Movimento 5 Stelle. Anche perché il M5S non ha fatto il governo col PD per bontà d’animo. L’ha fatto perché conveniva loro farlo. Al PD chiedo più rigore. Non possiamo assecondare l’antipolitica».

Il Sì sembra però in ampio vantaggio sul no nei sondaggi.
«Ma io sono sicuro che i si vinceranno ampiamente. Ma spesso le battaglie più intelligenti sono quelle di minoranza, quindi non rinuncio a dire quel che penso punto del resto sono confortato da pareri illustri che concordano sul no».

A proposito di un PD diviso, il prossimo anno si vota a Bologna per il nuovo sindaco. Ci sono già molti candidati dem. Troppi?
«Ecco, credo che l’idea che ci si può fare in questo momento, guardando dall’esterno il dibattito in corso, è che il PD stia cercando nel cortile di casa un successore a Virginio Merola. Tutti i candidati sono del PD o dell’aria che gira attorno al PD. Trattato così sembra un “affare di famiglia” . Se è questo che voglio non ne prendo atto, anche se secondo me stanno sbagliando».

Secondo lei bisogna cercare uno dei “migliori” della città, anche fuori dal PD?
«Sì. Ci sono tanti rettori, ex rettori… tutte persone che non vanno avvocati per cortesia, ma con la volontà di aprirsi davvero. E non parlo necessariamente di un uomo del mondo moderato ».

Lei non è d’accordo di fare le
primarie?
«Le primarie per come sono
concepite servono solo per
legittimare le scelte del gruppo
dirigente e per regolare i conti tra le
correnti. Ma lei pensa che uno
Zangheri o un Guazzaloca, per dire
due nomi lontanissimi tra loro,
avrebbero mai fatto le primarie? Poi è
chiaro, io non faccio giochini. Non
dico: se è così allora non ci sto. Resto
un alleato del Pd, ma mi spiace esser
alleato con gente che sbaglia».

Tra i possibili candidati c’è anche
l’ex ministro Gian Luca Galletti, a lei
da sempre molto vicino. Non
dovrebbe partecipare alle primarie
quindi?
«Bisogna chiederlo a lui, ma sarei
molto stupito se lo facesse».

Il Pd ha evocato anche il nome
della parlamentare Ue Elisabetta
Gualmini. Si avvicina al profilo che
lei ha in mente per Bologna?
«Elisabetta è un nome che
certamente merita attenzione, anche
solo peri il fatto che tanta parte della
città l’apprezza. Diciamo che è già un
tentativo di avere uno sguardo più
alto».

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