postato il 19 Gennaio 2021 | in "Interventi, Politica"

Governo: Voto la fiducia, ma Conte recuperi cammino comune con Italia Viva

Signor Presidente del Consiglio,
senatori e senatrici colleghi, anzitutto vorrei, nell’annunciare il mio voto favorevole al Governo, esprimere il rispetto per lei, signor Presidente, per i Ministri e per tutti i componenti dell’Esecutivo per gli sforzi, che io definisco onesti e leali, che avete messo in campo nell’affrontare la pandemia. Credo che abbiate fatto un buon lavoro, soprattutto nella prima fase, e credo comunque che le sue parole siano state parole di verità, ammettendo che alcune cose probabilmente potevano essere fatte in modo diverso e migliore, ma questo è stato ciò che avete potuto fare. Credo che nessuno, come hanno dimostrato gli altri governi nel mondo, possa avere il pregio dell’infallibilità davanti a una vicenda drammatica come questa.

Signor Presidente, dopo queste parole e dopo l’annuncio del mio voto di fiducia, queste rimarranno per lei le considerazioni più gradevoli del mio intervento, perché sono molto preoccupato e ho il dovere di esprimere la mia preoccupazione in questa sede del Senato della Repubblica. Sono preoccupato, perché non condivido in alcun modo il trionfalismo di chi si accontenta del pallottoliere e dimentica le ragioni della politica. Questa crisi è stata aperta da Italia Viva: riportiamo le cose nella giusta dimensione. Non mi piace sentir parlare di alcuni esponenti di Italia Viva; per me Italia Viva ha un segretario ed è un partito.

A questo partito si deve rispetto. La mia valutazione è che questa crisi sia stata aperta in modo sbagliato e frettoloso, però – vi devo aggiungere – non inaspettato, se è vero – come lei ha ricordato in quest’Aula – che da mesi erano evidenti le ragioni del dissenso all’interno del Governo.

Si è traccheggiato, si è ritardato, ci si è dilungati su una crisi, che andava affrontata con risolutezza e oggi tutto è coperto dalla soddisfazione di fondo di un anti-renzismo, che diventa una specie di ordalia e di autocompiacimento. Credo che il problema, per noi che sosteniamo il Governo, sia diverso ed è quello di capire se, da questa crisi politica, il Governo esce più forte o più debole, perché già le difficoltà nel rapporto col Paese sono immense. Non so se prenderemo 161 voti, 158 o 150, ma voglio dire che – al di là della maggioranza, che va presa – non mi interessa sapere se abbiamo due voti in più o due voti in meno, perché il problema sono i sentimenti del Paese. C’è la necessità, che ho richiamato da mesi, che il Governo allarghi la base di condivisione e non la restringa. Addirittura abbiamo posto questo problema nel rapporto con l’opposizione. Il Governo rischia di uscire da questa vicenda con i numeri indeboliti e con una ricerca affannosa di qualche responsabile. Apro e chiudo parentesi: la politica ha degli elementi di tragedia, come abbiamo visto nella vicenda Covid, ma ha anche degli elementi di umorismo. Ricordo che si parlava di voltagabbana, di trasformisti e di delinquenti o quasi, quando Berlusconi raccattava i responsabili, ma oggi sono diventati tutti santi.

Scusate, colleghi, su questo punto vi risparmio le citazioni, che ho qui con me, anche di alcuni colleghi che siedono ai banchi del Governo. Credo sia meglio che mi lasciate parlare, senza che io vada a prendere le citazioni. Credo dunque alla serietà dei parlamentari e credo anche ai loro propositi costruttivi, ma quello che denuncio è il doppiopesismo: se le cose prima valevano in un modo, oggi devono valere allo stesso modo e viceversa. Credo che tutti voi, che siete persone responsabili, mi rivolgo soprattutto a chi sostiene questo Governo col voto, che è l’atto che conta, capiate perfettamente che un conto è avere una formazione politica costituente di un patto, su cui si è formato il Governo, un altro conto è avere un insieme di parlamentari rispettabilissimi, che per ragioni loro, anche di convinzione profonda, vengono a sostenere il Governo.

Il tema è che sono stati posti i problemi in modo strumentale? Colleghi, ho qui delle dichiarazioni, che – queste sì – vorrei leggere. Ci sono le dichiarazioni del segretario del PD: «Si va avanti se il Governo fa le cose. Se si ferma la bicicletta cade» e «Da mesi (…) sollecitiamo una ripartenza della nostra coalizione, che (…) deve saper affrontare (…) con maggiore solidità la ricostruzione dell’Italia». Era il 6 gennaio. Quanto alle forze sociali ed economiche, cito Landini, per cui «Le organizzazioni sindacali non hanno avuto la possibilità di dialogare sulla strategia» e la prima bozza del recovery plan era «pessima e inadeguata». Cito anche Bonomi, presidente di Confindustria, per cui: «Nessuno parla più della realtà, ma la realtà bussa alla porta e presenta il conto» e  «Il Governo è molto chiuso su se stesso» e non ha visione. Quanto ai principali esponenti della comunità finanziaria, invito i colleghi a leggere l’intervista a Bini Smaghi di ieri, perché non voglio continuare nelle citazioni.

Colleghi, mi avvio alla conclusione perché il discorso è molto breve. Voglio dirle, Presidente, che lei ha dimostrato, in tutte queste vicende, una sua solidità. Devo dire che ha dimostrato anche una sua capacità: oggi ha citato Biden, ma ha collaborato bene con Trump; il primo governo Conte è iniziato con Salvini, nessuno avrebbe mai detto che ci sarebbe stato un governo Conte bis con il PD. Bene. Non parli, allora, di cose incancellabili. Come la sua esperienza dimostra, di incancellabile non c’è niente. Allora, la invito a fare uno sforzo; questo è quello che le dico, nel consegnarle il mio voto favorevole; dopodiché, naturalmente lei può respingere al mittente le mie valutazioni, ma io mi sento in dovere di farle. Recuperiamo un cammino comune con chi ha fatto prevalere ragioni divisive, perché oggi saremo forse anche soddisfatti del pallottoliere, ma domani rimarranno le macerie di un rapporto con il Paese che sarà ancora più difficile da ricostruire.

Lei ha parlato contro il sovranismo: condivido, io sono europeista, il mio sovranismo è quello europeo. Guardate che, quando ci sono le ragioni di una ricostruzione, che deve partire anche da un’autocritica dei colleghi di Italia Viva, quando andiamo avanti zoppicando, e magari appellandoci ai numeri, avremo fatto alle forze sovraniste italiane il più grande favore che si possano mai aspettare, perché il nostro rapporto col Paese sarà ulteriormente indebolito. Già le difficoltà sono tante.

Credo che lei sia chiamato, e mi rendo conto che può anche essere difficile però, colleghi, nella mia attività politica – guardo il mio amico Dario Franceschini con il quale, fin dai tempi del movimento giovanile, condividevamo tante cose – ho imparato due verità: che le cose fatte in fretta sono non aiutano e che quando in politica si fa prevalere il risentimento, le scelte che si producono sono sempre dannose, in particolare per chi le fa.

Chiedo a tutti i protagonisti della politica – lo faccio da senatore semplice, che non ha alcun ruolo, salvo la propria esperienza – di recuperare il filo comune, passata la giornata di oggi, dove peraltro il voto di astensione di Italia Viva consente in ogni caso di avere una relativa tranquillità. Riannodiamo, chi ha più intelligenza la adoperi, come si dice in questo caso, e cerchiamo di andare avanti assieme, recuperando, come diceva il suo illustre e mai dimenticato corregionale Aldo Moro, le ragioni del comune percorso; meglio sbagliare assieme che avere ragione da soli.

Credo che a questa lezione di un grande statista democratico cristiano veramente ci sarebbe bisogno di attingere oggi.

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