postato il 12 Aprile 2012 | in "Energia, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo"

Fonti rinnovabili: più equilibrio, meno disinformazione.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Vittorio Olivati

Come per altri casi di innovazione in Italia, anche contro le fonti rinnovabili si è scatenata un’opposizione furiosa ed irrazionale, invece di un più moderato approccio alla correzione degli errori, che indubbiamente sono stati commessi, ed al contenimento di eccessivi entusiasmi. Perfino un bravo analista economico come Massimo Mucchetti si lascia travolgere dall’impeto ideologico ed infila ben tre gravi errori in poche righe del suo intervento sul “Corriere della Sera” del 14 marzo scorso   pur di dimostrare la tesi precostituita che con il fotovoltaico “i prezzi salgono sempre. Di giorno e di notte”.

Eppure Mucchetti parte da un fatto vero: poiché il fotovoltaico è intermittente (meglio sarebbe dire “imprevedibile”, perché l’intermittenza di un fenomeno non ne esclude la prevedibilità e quindi l’esatta programmazione di rimedi, ma purtroppo non è il caso del fotovoltaico), occorre tenere in riserva centrali a gas e idroelettriche in quanto, in caso di improvviso “default” della generazione da fotovoltaico, sono in grado di compensarlo aumentando in tempo reale la loro potenza. E’ vero quindi che il fotovoltaico, almeno in linea di principio, obbliga a tenere accese “al minimo” delle centrali a gas, che potrebbero essere altrimenti spente, perché siano pronte ad erogare potenza elettrica immediatamente, e ciò causa un consumo di fonti fossili (anche se molto minore di quello necessario a fornire tutta l’energia elettrica solo con esse); è invece completamente sbagliato scrivere, come ha fatto Mucchetti, che “la sua estensione richiede più centrali a gas”. Il lettore è indotto a pensare, erroneamente, che per l’aumento di energia elettrica generata da impianti fotovoltaici si debbano costruire nuove centrali a gas: no, perché per ogni aumento di energia elettrica generata da impianti fotovoltaici il consumo di fonti fossili da parte delle centrali a gas diminuisce o al più, ma solo in certi momenti, resta come prima, in quanto devono restare al minimo o al più ritornare temporaneamente ai regimi di produzione anteriori a quegli impianti, e quindi non serve costruirne altre, come invece lascia intendere, in maniera alquanto truffaldina, la frase in questione.

Anche il secondo errore di Mucchetti parte da un fatto vero, che “L’ energia prodotta da fonti rinnovabili ha priorità di vendita rispetto a quella da fonti fossili”, ma ad esso ne segue uno falso: “Ne deriva che le centrali a gas vengono spente o fatte girare a regime ridotto nelle ore di piena luce”: non le centrali a gas, ma solo alcune, quelle meno competitive che, per un problema di costi o di strategia commerciale sbagliata, propongono un prezzo più alto della soglia (stabilita dalla curva del “merit order”), che è abbassata dal fotovoltaico.

Nel terzo errore, poi, Mucchetti dimentica perfino un principio di base dell’economia, la legge della domanda e dell’offerta, scrivendo “quando il fotovoltaico cessa, gli altri recuperano aumentando i prezzi nelle ore serali”: i prezzi sono determinati dal mercato, quindi un operatore della generazione di energia elettrica non può pretendere di imporre un prezzo nelle ore serali tale da fargli recuperare la riduzione degli introiti nelle ore di luce a causa della concorrenza del fotovoltaico: rischierebbe di uscire dalla soglia del “merit order” notturno, ossia di ottenere zero per avere preteso troppo. Non c’è quindi alcun nesso fra il fotovoltaico ed i prezzi dell’energia elettrica di notte, al contrario di quanto Mucchetti vorrebbe farci credere.

Se anche uno stimato esperto come Massimo Mucchetti mette a repentaglio la sua credibilità applicando i dettami della disinformazione più astuta, che mescola dati corretti a considerazioni insensate (ma che per essere smascherate richiedono di scendere ad un dettaglio tecnico afferrabile ad una fascia ristretta di lettori), che cosa sta succedendo in Italia? E’ possibile che ci si debba sempre dividere fra guelfi e ghibellini? Non si può negare che le fonti rinnovabili introducano effetti collaterali: oltre all’imprevedibilità, di cui si è parlato qui sopra, lo sbilanciamento sulle reti, di cui si sta occupando l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas  e l’eccessivo valore della tariffa incentivante, che ha permesso fenomeni di speculazione in Italia e all’estero, distorcendo il mercato e gli stessi obiettivi di diffusione delle fonti rinnovabili. Il confine fra legittimo sostegno e degenerazione speculativa è tuttavia labile nel groviglio di fenomeni ed interessi che riguardano l’energia e comunque ci si muova si rischia di fare dei danni. Un esempio negativo è stato dato un anno fa col decreto “ammazza-rinnovabili” voluto dall’allora Min. Tremonti dopo mesi di disinteresse da parte del Governo, quando per bloccare la speculazione si è finito per bloccare l’intera filiera delle fonti rinnovabili in Italia, fra l’altro aumentando la disoccupazione e la chiusura di imprese. Invece di simili bruschi “colpi di ariete” occorre quindi muoversi con molta attenzione e preparazione; per ricercare un delicato equilibrio serve appunto equilibrio e non “parole in libertà” da parte di opinionisti che sfruttano indebitamente la loro notorietà.

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