postato il 11 Settembre 2013 | in "Esteri, Interventi, Politica"

Far cadere il governo è pura irrazionalità politica

Errore politico un’azione militare in Siria

L’intervento integrale

Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio,
dividerò in due parti il mio breve intervento, seguendo la traccia dell’informativa del presidente Letta: le prime riflessioni sono sulla dichiarazione finale del Vertice di San Pietroburgo per la crescita e l’occupazione, mentre la seconda parte affronterà il tema della Siria.
Vorrei evitare di ripetere le considerazioni che il Presidente ha svolto, poiché tutti noi abbiamo conoscenza della questione e dei termini in cui essa si presenta al Parlamento, ma vorrei riassumere il tutto con una frase: è molto difficile rialzarsi, ma è molto facile compromettere i risultati in un solo momento.
Signor Presidente del Consiglio, sappiamo che se lei si è presentato a San Pietroburgo con le carte in regola, questo è stato prima di tutto grazie al sacrificio degli italiani e poi allo strumento con cui questi sacrifici si sono realizzati: sono state le azioni conseguenti, coerenti e dolorose, che il governo Monti prima e il Governo che ella presiede oggi, coerentemente hanno messo in atto per il risanamento del bilancio pubblico e per il rilancio del nostro Paese. Tutto quello che dovesse intervenire oggi a bloccare questo lavoro, rendendo vani i sacrifici degli italiani, si configurerebbe come un atto di pura irresponsabilità politica.
Per questo, lo dico con franchezza, guardando in faccia i colleghi degli altri Gruppi politici, ci rendiamo conto che la situazione è delicata per tante ragioni, che coinvolgono personalità politiche importanti e fondamentali per alcune aree in particolare.
Ma noi riteniamo che queste incomprensioni debbano essere superate facendo leva sul rispetto delle regole dello Stato di diritto, sul rispetto che sempre si deve nutrire per i membri del Parlamento, in particolare – per chi tali li ritiene – per gli avversari politici, ma nulla può responsabilmente compromettere l’esito di questo Governo. Lo sforzo che gli italiani stanno facendo suo tramite non può essere interrotto e, soprattutto, non può essere vanificato. E voglio dire anche un’altra cosa rivolgendomi al ministro Saccomanni.
Non mi è piaciuto lo spettacolo estivo di un Ministro che viene tirato per la giacca dagli uni e dagli altri rendendogli ancora più complicato il lavoro che, responsabilmente e con spirito di servizio, sta facendo per il nostro Paese. Voglio esprimere a lei, signor Ministro, la solidarietà mia e del mio Gruppo. E’ il Governo Letta non è il secondo tempo della nostra campagna elettorale: è un Governo di compromesso politico, perché così è inevitabilmente.
Ci sono punti che stanno più a cuore al centrodestra e punti che stanno più a cuore ad altre parti politiche, ma dobbiamo dare a chi ci governa il compito di fare una sintesi perché se su ogni questione siamo all’ultima spiaggia diventa impossibile per chiunque governare e credo che nessuno, purtroppo, abbia la bacchetta magica. Questo è quasi tutto. Dopodiché siamo d’accordo sul coinvolgimento delle parti sociali, sul fatto che bisogna abbinare rigore e crescita, sulla necessità che la lotta all’evasione fiscale e alle elusioni vengano poste in essere al livello planetario perché altrimenti è impossibile che ciascun Paese possa efficacemente affrontare la questione.
In ordine all’ultima considerazione che intendo fare sul primo capitolo, siamo fortemente convinti che bisogna fare uno sforzo per abbassare le tasse sul lavoro. Sul tema del cuneo fiscale l’Italia si è impegnata. Sono importantissime sia le misure sull’IMU che il blocco dell’aumento dell’IVA, ma oggi c’è la necessità di dare un drastico segnale sul tema del cuneo fiscale e delle tasse sul lavoro.
Quanto al secondo punto, cioè la Siria, vorrei essere non diplomatico, ma – se è possibile – abbastanza brutale. La posizione italiana è ineccepibile ed è frutto della convergenza tra il Parlamento e il Governo. Se l’Italia ha potuto testimoniare in sede di G20 e in sede di ONU e di Europa una posizione coerente e lineare è stato perché il 27 agosto, nelle Commissioni congiunte affari esteri di Camera e Senato c’è stata una convergenza di tutte le parti politiche.
Non ci sono state divisioni tra maggioranza e opposizione, non dico tra destra e sinistra, ma – ripeto – tra maggioranza e opposizione. Non ci sono state diversità. Noi riteniamo che sia un errore politico di primaria grandezza un’azione militare verso la Siria. E voglio essere brutale. Qui non c’è uno Stato combattuto da democratici e liberali che vogliono sostituire al despota qualcosa di migliore. Qui c’è uno Stato terroristico combattuto da bande terroristiche.
Questo è testimoniato in modo straordinario proprio da Domenico Quirico nel suo reportage che ha fatto ieri per la stampa. Se si fosse intervenuti con preveggenza un anno è mezzo fa si sarebbero evitati i profughi, i morti, ma soprattutto si sarebbe potuta modellare l’opposizione siriana incanalandola secondo binari costruttivi. Questo non si è fatto perché c’è stata un’incertezza, una inadeguatezza, una incapacità di visione. Oggi intervenire dopo che tanti crimini sono stati perpetrati, di tutte le nature e di tutte le modalità, con armi chimiche, ma non solo, dal regime e non solo da questo, anche dalle bande terroristiche che al regime si contrappongono, significa andare a incendiare irresponsabilmente ancora di più un Paese.
Sotto voce dico ai colleghi che vorrei tanto sapere che cosa pensano gli israeliani nel proprio intimo, e non attraverso dichiarazioni pubbliche, della possibilità di avere a fianco, a qualche chilometro dai loro confini, non un nemico che conoscono molto bene, ma un Paese in cui scorazzano bande terroristiche di Al Qaeda.
Noi abbiamo fatto un percorso giusto. L’Italia, questa volta, ha finalmente assunto una posizione che non va modificata di una virgola. Capisco qualche imbarazzo che il nostro Presidente del Consiglio deve aver avuto al G20, essendo stato strattonato da una parte e dall’altra. La nostra posizione, però, è emersa cristallina perché è giusta.
Noi diciamo che, senza un coinvolgimento dell’ONU, non ci può essere una nostra presenza in alcuna azione. Ma che cosa vuol dire questo? Traduciamolo in parole povere. Vuol dire che, se la Russia e gli Stati Uniti non si mettono d’accordo, e cioè l’ONU non si pronuncia, diventa irresponsabile un’azione unilaterale. Essa, tra parentesi, scatenerebbe una sorta di guerra strisciante tra Russia e Stati Uniti sulla vicenda del Medio Oriente e noi abbiamo bisogno della Russia. Abbiamo bisogno della Russia per la Siria. Abbiamo bisogno della Russia per l’Iran. Abbiamo bisogno della Russia per governare un’area di instabilità. Le primavere arabe ci hanno consegnato una situazione in cui si è dispersa quella statualità dei singoli Stati a cui eravamo abituati a rapportarci. Questo è capitato in Libia. Diciamo la verità: le riluttanze di Berlusconi erano giuste allora e probabilmente non sono state percepite.
Alla fine oggi che cosa abbiamo? Abbiamo una instabilità ingovernabile a qualche chilometro dalle nostre coste.
Vorrei far notare ai colleghi – amo il Parlamento e il parlamentarismo – che questa volta i Parlamenti hanno battuto un colpo e mi riferisco non solo a quel poco che modestamente abbiamo potuto fare noi. Non avevamo problemi con il Governo perché la ministro Bonino è stata ineccepibile in Commissione e anche in Aula. Ma i Parlamenti hanno parlato in Gran Bretagna, nella culla del parlamentarismo, dove non capita mai che un Governo venga messo in minoranza.
Negli Stati Uniti, in quest’ultime ore, si sta ancora contrattando.
Parliamo di riforme costituzionali. In un sistema presidenziale per eccellenza il Presidente in capo, il Capo delle Forze armate, deve parlare con l’ultimo parlamentare. Ma questa non è una debolezza. È la ricchezza della democrazia e del Parlamento a cui noi tante volte non riusciamo ancora in qualche modo ad essere consapevoli. Eppure, questo è il ruolo del Parlamento.
La ringrazio, Presidente, della sua tolleranza. Termino l’intervento dicendo che Ginevra 2 è una pagina davvero giusta. Dobbiamo spingere per Ginevra 2 e dobbiamo riflettere sul grande messaggio di Papa Francesco. In quella piazza, dove erano presenti il ministro Mauro e altre personalità, si è realizzato veramente un momento di grande riflessione anche sull’esistenza e il ruolo della politica.

 

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