postato il 9 Dicembre 2012 | in "Famiglia, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo"

Falsi miti: avere figli non è un problema

“Riceviamo e pubblichiamo” di Michele Surace

Sono un giovane papà di ventotto anni con due figli che è rimasto sbalordito dal modo in cui vengono gestite e disincentivate le nascite nel nostro Paese. E’ sufficiente guardarsi intorno per capire come la nostra società veda i bambini come un “pericolo”, un peso. Non è la carriera o l’economia che stanno disincentivando (almeno in prima persona) le coppie a fare i figli, ma sapete cosa? La Pubblicità e le “tasse sui figli”.  Prendiamo in considerazione la prima: una pubblicità “regresso” che ci riempie dalla mattina alla sera con immagini  di uomini sorridenti che vanno a prendere a scuola la bella insegnante con le facce tristi di tutti i papà che invece di prendere l’insegnante prendo i loro figli. Falso: da padre vi posso assicurare che non è mai passato giorno in cui andando a prendere a scuola mio figlio ci sia andato triste o a pensare alle belle ragazze. Quando andrete a prendere vostro figlio, ogni giorno, rinnoverete la gioia di riabbracciarlo. Altro cosa: vi ricordate la pubblicità dei due fidanzatini dove lei si ferma davanti ad una vetrina chemostra vestiti da bambino e il suo fidanzato sbianca immaginandosi chissà che cosa? Tranquilli! La ragazza poi si scoprirà che stava guardando solo le scarpe della commessa con il sospiro di sollievo del fidanzato. E infine, la cosa ancora più inquietante: la pubblicità dello strumento che legge la fertilità per le donne. Una coppia che si allarma quando lo strumento diventa “rosso” che secondo la pubblicità è un “pericolo” perché potresti avere bambini. Bambini uguale pericolo?, ma in che mondo viviamo?

Questo è il clima in cui una coppia, come quella costituita da me e mia moglie, ha deciso a 23 anni di fare il primo figlio, sposarsi e a distanza di qualche anno fare il secondo figlio. Per i malpensanti voglio subito dire una cosa: non siamo figli di papà: io sono un precario, mia moglie studia all’università e quando abbiamo preso questa decisione siamo partiti da zero. Zero lavoro (facevo l’università), zero casa, zero esperienza. Quindi non credete a tutte quelle storielle inventate dai media che dicono che senza lavoro non potete avere figli, che questi vi rovineranno la vita, che non potrete finire gli studi se vi sposate ecc. Nulla di più falso.

Questo per quanto riguarda il “clima” prima di sposarsi. Alle giovani coppie andrebbe fatto un monumento solo per aver sfidato questo conformismo terroristico da parte di chi, evidentemente, non vede nei bambini un gran business per i propri affari: le famiglie se possono spendere, spendono meno in frivolezze e più per il concreto. E questo evidentemente è un male per questi signori.

Veniamo ora al post-parto: le tasse sui figli. Delle vere e proprie tasse indirette che al pari dell’IVA colpiscono le famiglie “perché hanno un figlio”: pensate solo ai costi esorbitanti che abbiamo in Italia di asili nido (anche comunali),   pannolini – in paesi come la Spagna si trovano le stesse marche a metà prezzo –  e latte artificiale, giusto per fare degli esempi. E forse non è un caso che il Ministro della Salute  ha denunciato all’Antitrust il prezzo eccessivo di pannolini e latte in polvere in Italia.

Una volta il latte artificiale veniva passato dallo Stato alle famiglie. Oggi mediamente 900 grammi di latte in polvere costano 20 euro, e viene consumato questo quantitativo in circa 5/6 giorni, senza considerare la scorta di emergenza che ogni famiglia dovrebbe tenere. In un mese questo costo può rappresentare per una famiglia una spesa pari a  120 euro, al quale vanno aggiunte poi tutte le spese che ho citato precedentemente. Più volte le società produttrici di latte in polvere sono state multate dallo Stato (ad esempio nel 2004 furono multate in quanto accusate di un vero e proprio “cartello”), e il solo pensare che c’è gente che specula sulla nutrizione dei bambini dovrebbe far pensare molto sul tipo di società che vogliamo, proprio per i nostri figli. Non solo: sono venuto a scoprire informandomi sui giornali che le società produttrici di latte in polvere spesso fanno donazioni agli Ospedali ed organizzano corsi di formazione molto importanti, gratuiti per i responsabili dei reparti di neonatologia: tutto nobile, se non fosse che questa prassi è stata spesso criticata in quanto porta alla “fidelizzazione” da parte di queste ditte dei singoli ospedali sulla marca da dare ai bambini che hanno bisogno di questo tipo di latte. Il tutto alla faccia della concorrenza, a prescindere dal prezzo o dalla disponibilità nelle farmacie locali.

Detto questo, perdonate lo sfogo da ingenuo papà, volevo solo farvi riflettere sulla situazione dei giovani in Italia, proprio a causa della “moda” del non fare figli:  nel 2030 secondo l’Istat, e confermato dagli scenari inquietanti non però fuori dalla realtà dell’interessantissimo libro di Piero Angela “Perché dobbiamo fare più figli” , i giovani tra i 18 e i 21 anni (appena acquisito il diritto di voto) rappresenteranno solo il 3% della popolazione: questo vuol dire che i giovani conteranno sempre di meno nella società, nelle scelte politiche ed economiche di questo Paese. Ma il bello delle previsioni sulle tendenze statistiche è che si è ancora in tempo per migliorarle. Per questo occorre invertire la tendenza: credo che una seria politica di tutela della Famiglia e di incentivazione delle nascite debba essere, dopo il Lavoro, al primo posto dell’agenda di un Governo responsabile della Terza Repubblica che voglia puntare sul futuro del nostro Paese.

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