postato il 20 Gennaio 2012 | in "In evidenza, Media e tecnologia"

Difendiamo la nostra libertà. Anche sul Web.

di Giuseppe Portonera

«È sperabile siano passati, ormai, i tempi in cui bisognava difendere la “libertà di stampa” come una delle garanzie contro governi corrotti o tirannici. Sarà ormai superfluo, immagino, mettersi a spiegare come non si possa permettere al legislatore o all’esecutivo che abbiano interessi diversi da quelli del popolo, di prescrivere alla gente quali opinioni avere o di decidere quali dottrine o quali argomenti sia lecito stare ad ascoltare». Così, nel 1859, John Stuart Mill si esprimeva nelle pagine del suo grande capolavoro, On Liberty, convinto ormai che la libertà di stampa, a lungo minacciata, fosse fuori pericolo. Quasi duecento anni dopo, possiamo dire – amaramente – che le parole di uno dei più grandi filosofi liberali fossero solo delle ottimistiche previsioni: duecento anni dopo, i nostri legislatori non hanno ancora del tutto accettato la piena libertà e sovranità non solo della stampa, ma di tutte le forme di comunicazione esistenti – a partire da quella che Mill non poteva neanche lontanamente immaginare: e cioè, la libertà del (e sul) Web.

Noi questa libertà l’abbiamo sempre difesa, specie contro le iniziative liberticide che il precedente governo ha messo in cantiere. Ora, se quel governo è finalmente passato, purtroppo non sono passate le tentazioni autoritarie di alcuni “legislatori” che speravamo fossero diventate solo un brutto e vecchio ricordo. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia che l’On. Gianni Fava (Lega Nord) abbia preparato, inserito e fatto approvare dalla Commissione Politiche Comunitarie un emendamento alla Legge Comunitaria 2011, che rassomiglia molto a due disegni di legge – diventati famosi come SOPA e PIPA – elaborati dal Congresso e dal Senato degli Stati Uniti d’America. Queste due ultime leggi, contro cui hanno scioperato migliaia di blogger insieme ai big dell’informazione su internet, altro non faceva che riproporre l’eterno schema che contrappone il diritto d’autore alla libertà di informazione e di trasmissione dei dati, risolvendolo a favore del primo attore, con l’introduzione di forti freni e filtri a scapito del secondo. Soluzione inaccettabile, perché la difesa del copyright – messa in atto con queste modalità – è una chiara sopraffazione della nostra libertà individuale, soprattutto di quella che è diventata caratteristica del nostro tempo: la condivisione (nel senso social del termine) libera e autonoma, con le nostre cerchie, di contenuti che ci interessano e che possiamo apprezzare o meno. Grazie ad Internet si è registrata quindi la grande emancipazione dell’utente, che da semplice fruitore delle notizie, ne può diventare – in ogni momento, con un semplice tweet o un post su Fb o sul proprio blog – fornitore.

L’emendamento Fava è, se possibile, ancora più ardito e pericoloso di tutte le brutture e i commi terrificanti che lo hanno preceduto: esso stabilisce l’obbligo, per qualsiasi fornitore di servizi di hosting, di procedere alla rimozione di un contenuto ritenuto “illegale” o lesivo del copyright, a seguito di una segnalazione da parte di un qualsiasi “soggetto interessato”, anziché a seguito di un provvedimento della competente Autorità. Ci troviamo, quindi, prima di tutto di fronte a una grave e illiberale stortura in termini di legge e diritto, visto che si permetterebbe la rimozione di un contenuto – non in via cautelativa, ma definitiva – senza neanche passare dal giudice competente.

Non è la prima volta che affrontiamo situazioni del genere, che si sono sempre chiuse con un passo indietro del legislatore e una vittoria dei sostenitori della libertà del Web. Il problema è che, nonostante i precedenti, questo genere di proposte continui a prolificare: come ha giustamente sintetizzato Fabio Chiusi, la percezione che viene fuori è che “governi e lobby continuino ad alternare bastone e carota, facendo un passo indietro e due avanti”. E se si continuerà di questo passo, lo scontro potrebbe anche degenerare in qualcosa di più grave e pericoloso (Anonymous ha già dichiarato l’avvio della #primaguerradigitale): ecco perché è necessario vigilare e restare con gli occhi aperti, sempre. Per evitare che la difesa di interessi particolari possa contrastare con quella dei nostri diritti fondamentali e degenerare in abusi e violenze digitali. A partire, proprio come ha sottolineato Roberto Rao, da #SOPAitalia.

 

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