postato il 16 Settembre 2020 | in "Politica, Rassegna stampa"

Che errore. Il taglio è demagogico e la base dem dice NO

I 5S si sono ricreduti sulle loro battaglie. Hanno solo questo referendum come ultima bandiera.

L’intervista di Concetto Vecchio pubblicata su Repubblica.

Pier Ferdinando Casini, lei è il decano dei parlamentari.
“Venni eletto la prima volta nel 1983”.

L’estate di “Vamos a la plaja”.
“Natta mi parlava in latino, Almirante era curioso di noi giovani dc, quando mi ritrovai davanti Saragat mi parve così carismatico che non trovai il coraggio di parlargli”.

Era un Parlamento con più qualità di adesso?
“C’erano Andreotti, Berlinguer, Craxi, Fanfani. Un altro film”.

Si vota per tagliare le poltrone. Lei come ha fatto a mantenere la sua per 37 anni?
“Sono un caso clinico. Ma la politica è stata la mia vocazione. E aggiungerei: la mia professionalità. Se avessi voluto diventare ricco avrei fatto un altro mestiere”.

Perché voterà No?
“Perché dietro il Sì c’è l’idea per cui i politici sono un problema e bisogna tagliarli. Ho passato la mia vita nelle istituzioni, non posso rinnegare la mia storia favorendo una demagogia antiparlamentare”.

Non sono troppi 945 parlamentari?
“Erano tanti anche quando ero giovane ma allora, a differenza di oggi, i parlamentari erano conosciuti. Oggi provi a chiedere in giro: nessuno conosce più i propri eletti”.

Come lo spiega?
“Intanto c’erano le preferenze, che imponevano una selezione. Ognuno di noi era espressione di un mondo. Nel weekend, se passava una legge divisiva, avevi paura a tornare nel collegio: dovevi renderne conto puntualmente alle categorie.”

Come finirà domenica?
“Non sarà tanto importante conoscere chi vincerà, ma come vincerà. Due anni fa il sì avrebbe vinto con il 90%. Stavolta non credo”.

Il vento dell’antipolitica ha perso forza?
“L’umore del Paese è cambiato. Ma non ancora in maniera tale da rovesciare i rapporti di forza”.

Nonostante il declino grillino?
“Si sono rimangiate tutte le loro battaglie, a cominciare dal limite dei due mandati: gli è rimasta quest’ultima campagna identitaria. E vi si aggrappano sapendo che alle regionali andranno male”.

Per Di Maio è la battaglia della vita?
“Lo osservo quando viene a riferire in Commissione esteri. Sta facendo bene, perché ha inserito il Paese nel solco della nostra tradizionale politica estera. Cinque anni fa inneggiavano ancora a Maduro.”

Il PD ha votato no alla Riforma, e ora è per il Sì.
“Per calcolo politico. Ma la sua base sceglierà il no”

Giorgetti ha sempre votato SI’, e ora è per il No.
“C’è una divisione trasversale che attraversa tutti i partiti, salvo che il M5S”.

Il governo cadrà se perde 5-1 alle regionali?
“No. Il suo banco di prova è la scuola”.

Quando andrà in pensione?
“Nel 2023, 40 anni possono bastare, ma mai mettere limiti alla Provvidenza”.

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