Tutti i post della categoria: Federalismo

Da Napolitano atto dovuto

postato il 4 febbraio 2011 da Redazione

La decisione del Capo dello Stato di considerare irricevibile il decreto sul federalismo municipale, senza che il governo abbia riferito alle Camere, rappresenta un atto dovuto. Sarebbe stata una follia prendere una scorciatoia di questo tipo.

Pier Ferdinando

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Il nostro “NO” ad un federalismo che aumenta le tasse

postato il 3 febbraio 2011 da Redazione

Oggi la Commissione bicamerale ha di fatto respinto il federalismo municipale (ricordiamo che il pareggio, viene visto per i regolamenti della Camera, come una bocciatura) e questo apre degli scenari che a livello politico possono pure essere affascinanti (il governo presenterà il vecchio decreto o lo metterà nel congelatore? E la Lega terrà fede a quanto detto e farà cadere il governo per andare a nuove elezioni?), ma che, probabilmente, interessano relativamente al comune cittadino che di questa bagarre rischia di capire poco e di essere, anzi, travolto da vuoti proclami.

Intanto, vorrei chiarire un punto: come ho avuto modo di dire, il punto non è “federalismo si o no”. Il concetto del federalismo in sé non porta svantaggi o vantaggi, il vero problema è come viene realizzato questo federalismo. Avevo già parlato di quali problemi ponesse questo decreto e le modifiche proposte dal governo, per le tasche dei cittadini e per la tenuta dei conti dei comuni italiani, ma mi sembra giusto chiarire ulteriormente questi punti.

Intanto partiamo da un dato di fatto: nessun Comune italiano, del Sud, del Nord o del Centro, è immune ai rischi sulla sua tenuta dei conti, con questo federalismo. Inoltre, questo federalismo, secondo i proclami della Lega, avrebbe dovuto abbassare le tasse recuperando efficienza nella spesa pubblica. Ebbene non è così.

Intanto l’IMU, l’Imposta Municipale Unica, è di fatto una sorta di patrimoniale, seppur mascherata; il quadro della cedolare secca sugli affitti, si presentava come un regalo per i redditi alti senza contenere alcun accenno di vantaggio per le famiglie numerose e per quegli italiani che faticano ad arrivare a fine mese (il governo ha cancellato dal decreto il famoso fondo di solidarietà che sarebbe servito per calmierare gli affitti delle famiglie numerose).

Infine, altro punto dolente, riguarda la famigerata TARSU, ovvero la Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani, che se collegata direttamente alla rendita catastale rischia di diventare altamente iniqua e illogica: la TARSU dovrebbe essere proporzionale a quanto una persona, o un nucleo familiare, inquina e produce rifiuti, e non a quanto grande o quanto vale una casa. Direi che su questo punto la logica è semplice e cristallina: se io inquino tanto, devo pagare tanto. Un controllo puntuale dei rifiuti, inoltre, permette di attuare la raccolta differenziata con notevoli punte di efficienza, come è dimostrato dall’esempio della provincia di Treviso dove la Tarsu è commisurata alla quantità di rifiuti prodotta dai nuclei familiari.

Il rischio, quindi, era quello di dare vita ad un federalismo di facciata, che servisse come bandierina alla Lega per il suo elettorato, ma che non portasse alcun vantaggio ai cittadini, i quali non si fanno certo ingannare da un paio di proclami ben piazzati. Dire che il federalismo municipale permette una diminuzione delle tasse è una affermazione che deve essere dimostrata dai fatti concreti, inoltre bisogna chiarire, di quali tasse si parla. Con un abile gioco di prestigio, infatti, il governo ha fatto sparire alcune imposte, salvo farle riapparire sotto altro nome: se mi tolgono le tasse di registro, la tassa ipotecaria, e altre tasse, ma poi me le ripresentano con il nome complessivo di IMU, è chiaro che per le mie finanze di cittadino, non è cambiato nulla.

Ma il gioco di prestigio non si ferma a questo, perchè il governo gioca abilmente con le parole, infatti parla di “diminuzione di tasse”, ma non parla delle imposte comunali o delle tariffe: tagliando i trasferimenti ai Comuni, e girando ai comuni maggiori “responsabilità sui servizi”, ha anche bisogno di meno soldi (perché diminuisce la spesa statale), ma per il cittadino non cambia nulla, perchè l’esborso monetario è sempre uguale (non ha importanza che io paghi allo Stato o al Comune, alla fine i soldi escono dalle mie tasche).

Purtroppo per Berlusconi e Bossi, questo giochino ormai è palese, infatti, stando al Censis, il 42% degli Italiani teme che il federalismo fiscale porti nuove tasse, mentre il 25% pensa che la pressione fiscale resterà invariata, e solo il 23% pensa che diminuirà, mentre il 10% degli italiani non ha un’idea in merito.

Per il 35,1% degli intervistati, aumenterà anche la complessità degli adempimenti fiscali, contro il 31,1% di chi pensa che resterà invariata e il 22% di chi pensa che invece diminuirà.

Stando ai dati diffusi dal Censis, “quattro italiani su dieci (il 41%) credono che il federalismo fiscale possa contribuire a migliorare la gestione della cosa pubblica, ma la metà dei cittadini (il 50,2%) è del parere che la riforma aumenterà il divario economico e sociale tra il Nord e il Sud. Il timore è avvertito soprattutto dalle persone più istruite (il 53,2% tra i diplomati, il 54,1% tra i laureati) e dai lavoratori dipendenti (il 51,3%). Infine, l’8,8% afferma di non sapere cosa sia il federalismo fiscale, un gruppo che pesca soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale in questo caso al 17,8%)”.

A questo punto, io mi preoccuperei, invece di volere approvare a tutti i costi un federalismo di dubbia utilità, di tornare a studiarlo per avanzare proposte condivisibili, chiare e comprensibili da tutti gli italiani, perché questi ultimi non sono stupidi, e si accorgono quali politici hanno posizioni concrete, e quali invece producono solamente spot elettorali che resteranno irrealizzabili.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

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Questo federalismo non lo possiamo votare

postato il 29 gennaio 2011 da Redazione

Capisco che la Lega e’ preoccupata ma un federalismo così che mette più tasse noi non lo possiamo votare

Pier Ferdinando

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Non saremo complici di un pasticcio

postato il 26 gennaio 2011 da Redazione


Sul federalismo fiscale il giudizio negativo è nel merito. Baldassarri, Lanzillotta e Galletti, che sono i nostri rappresentanti in Commissione, sono persone armate da tutta la buona volontà possibile, ma se si fa un pasticcio, non possiamo essere complici. Noi potremmo appoggiare il federalismo nei decreti attuativi solo se risolvesse problemi dei Comuni, ma questo così com’è li aggrava e basta.

Pier Ferdinando

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Il Federalismo municipale azzera l’autonomia impositiva dei Comuni

postato il 26 gennaio 2011 da Redazione

Battute finali per il federalismo fiscale, il cavallo di battaglia della Lega Nord. Eppure le critiche non mancano. Certo, si può sostenere che sono critiche strumentali e di parte, e lo sarebbero se a queste critiche non si accompagnassero delle proposte alternative che, da tecnico che mastica numeri ed economia, trovo condivisibili.

Ad esempio, la “Tassa di soggiorno”: sostanzialmente i comuni potrebbero mettere una tassa giornaliera di massimo 5 euro che pagherebbe il turista. Chiaramente questo non è un provvedimento a favore del turismo e, francamente, trovo la scelta contraddittoria visto che proprio il Governo ha ritenuto il turismo un valore aggiunto per l’economia italiana. Se si vuole incrementare un settore, bisogna che i costi di questo settore siano più convenienti, oltre ad attuare investimenti; ebbene, di investimenti non se ne parla, e neanche di abbassare i costi, se si mette una nuova tassa giornaliera e a persona. Invito tutti a fare due conti: se un turista, italiano o straniero, volesse visitare Firenze per 7 giorni, oltre al costo preventivato, dovrebbe aggiungere questa tassa la quale peserebbe per 35 euro. Sembra poco, ma non lo è se poi andiamo a considerare un nucleo familiare di 4 persone (passiamo a 140 euro complessivi), o se consideriamo le limitate disponibilità economiche di molti turisti (soprattutto giovani). E, signori, guardate che stiamo parlando di un settore che, fino a 3 mesi fa, il governo affermava di volere rilanciare e che incide per il 10% nel PIL italiano e che impiega due milioni e mezzo di addett. Soprattutto questa tassa dimostra ancora di più l’incoerenza di questo governo abituato a governare con gli spot: prima promette fondi per incoraggiare il turismo dei meno abbienti (finanziata però con l’8 per mille e quindi sempre a carico dei cittadini italiani), salvo poi aumentare i costi proprio per i turisti. Ma questa stessa tassa, per altro, è profondamente osteggiata anche dagli operatori del settore come Federalberghi, Assoturismo Confesercenti e Federturismo, come anche le associazioni dei consumatori.

Ovviamente mi rendo conto che il Governo, a furia di tagliare i trasferimenti ai Comuni, ha portato questi ultimi sull’orlo del baratro economico, come afferma l’on.le Occhiuto, ma non possiamo neanche pensare di scaricare il problema sulle spalle dei cittadini, o, se proprio si deve fare, lo si deve fare in maniera ragionata e senza colpire le fasce più deboli della popolazione. A tal proposito è significativa la proposta alternativa dell’UDC e del nuovo Polo: parametrare questa tassa, non sulla persona, ma sulla capacità di spesa della persona, andando ad incidere maggiormente sugli alberghi e le strutture più costose e quindi rivolte ad una clientela agiata e che può permettersi questa ulteriore tassazione, mantenendola sempre nei limiti di pochi euro.

Altro punto controverso è la cedolare secca sulle rendite da immobili, di cui abbiamo già parlato evidenziando i difetti di una proposta che non è abbastanza incisiva per incoraggiare il settore dell’edilizia e combattere l’evasione fiscale, e non aiuta a sufficienza le famiglie, perchè destinare 400 milioni per gli affitti delle famiglie non abbienti o numerose, è assolutamente insufficiente.

Inoltre il Governo, per sopire le proteste dei Comuni ha attuato una mossa assolutamente ridicola: si è fatto carico di coprire le eventuali differenze di entrate, qualora dalla cedolare secca non si riuscissero ad avere sufficienti introiti. Ma il federalismo non doveva portare meno spese per il governo e per il cittadino? Allora, volendo muoverci in tal senso, ovvero favorire i cittadini senza aumentare l’imposizione fiscale, si può scegliere la proposta alternativa presentata sabato scorso dal nuovo Polo: due cedolari secche per le rendite immobiliari, una pari al 20% sui canoni “liberi”, e una al 15% sui canoni concordati (dando quindi un sollievo pari a 2000-2500 euro per i cittadini); per coprire i maggiori costi basterebbe anticipare al 2011 (invece che 2013) i tagli sui consumi intermedi previsti dalla manovra estiva, questo anticipo permetterebbe di reperire risorse pari a 2,8 miliardi di euro. Va da sé quindi che con la proposta dell’UDC e del nuovo Polo, il cittadino ottiene da un lato un risparmio tangibile, l’economia ottiene il rilancio del settore immobiliare, e senza aggravare i conti dello Stato.

Questi 2,8 miliardi, infatti, potrebbero essere così distribuiti: un miliardo per coprire il minore gettito della cedolare secca, mentre 1,8 miliardi di euro andrebbe al fondo per le deduzioni fiscali sugli affitti per le famiglie numerose.

Tutto questo regge anche se non andiamo a considerare la lotta all’evasione fiscale. Se poi andiamo a considerare il possibile recupero delle somme che sfuggono tramite evasione ed elusione fiscale, si potrebbe addirittura prevedere un ulteriore sollievo fiscale per le tasche dei cittadini.

Come si vede, quindi, i punti oscuri e problematici sono numerosi, ma esistono anche delle soluzioni. Sarebbe sufficiente che il governo evitasse di volere a tutti i costi varare un federalismo fiscale imperfetto e decidesse di prolungare per altri 12 mesi lo studio e le discussioni  per trovare delle soluzioni ottimali e condivisibili. In caso contrario è comprensibile che, come ha affermato oggi Casini, l’UDC si schieri contro una riforma che avrà come unico risultato, quello di strozzare i Comuni e le loro autonomie, contraddicendo lo spirito che anima questa riforma.

A ciò si aggiunga il fatto che i Comuni sono praticamente “alla canna del gas”. A tal proposito proprio oggi l’UDC  ha presentato, in una conferenza stampa la proposta di congelare per due anni la restituzione dei mutui accesi con la Cassa depositi e prestiti, che permette ai sindaci di sbloccare investimenti e di potenziare lo stato sociale

In conclusione il problema non è “Federalismo si” o “Federalismo no”, ma se si vuole fare bene o male questa riforma.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

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Su federalismo difficile voto favorevole del Terzo Polo

postato il 10 gennaio 2011 da Redazione

Abbiamo votato contro il federalismo ed e’ stata una scelta giusta perche’ si tratta di uno spot. Oggi parliamo della tecnicalita’ dei decreti attuativi ed è nostro dovere migliorarli. Noi  abbiamo le nostre proposte ma con questo testo è molto difficile un voto  favorevole.

Pier Ferdinando

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La felice gestione Zaia del Veneto: più tasse per tutti e meno sanità

postato il 26 ottobre 2010 da Redazione

Sembra impossibile, eppure sembra confermato: la Regione Veneto aumenterà le tasse, per potere coprire i suoi buchi di bilancio, soprattutto quello nella sanità.

Ora, il PDL e Zaia dicono no a nuove tasse, salvo poi sbugiardarsi da soli e ammettere che probabilmente verrà ritoccata al rialzo l’addizionale IRPEF, sancendo, di fatto, un aumento delle tasse per i cittadini.

E per fortuna che Zaia, durante la sua campagna elettorale, aveva promesso un deciso miglioramento per il Veneto, che anzi avrebbe avuto la fortuna di essere una delle regioni apripista in tema federalista. Ma il Federalismo, non dovrebbe abbassare le tasse?

Parrebbe di no, perchè si sta venendo a configurare da un lato meno prelievo dello Stato, ma anche meno trasferimenti dello Stato verso le Regioni, con il risultato che lo stesso Formigoni, governatore della Lombardia, lamenta che le riduzioni operate dal Governo mette a rischio i servizi per il cittadino.

Il problema quindi diventa: o si aumentano le tasse (quindi l’aumento del 3% dell’addizionale IRPEF) per risanare il deficit della Sanità e i minori trasferimenti da parte dello Stato, o si tagliano i servizi al cittadino (per altro, con la chiusura di alcuni ospedali, si sta già operando in tal senso, ma non basterebbe).

Zaia, e la Lega, pur di non ammettere che forse il Federalismo non è la panacea di tutti i mali e che forse loro non sono degli amministratori così abili, scaricano la colpa di tutto su Galan e il PDL, ma questo, a mio avviso, non risolve il problema e non può nascondere le responsabilità della Lega, visto che il partito di Bossi aveva una fortissima presenza anche nella Giunta Galan.

Per avere uno spaccato della situazione Veneta, chiediamo un giudizio ad una persona che vive questa realtà ogni giorno: il Consigliere Regionale di Verona, Stefano Valdegamberi (UDC), il quale afferma:

“la Lega sta smentendo se stessa. Per anni ci ha raccontato che il suo pseudo federalismo avrebbe portato più risorse alle regioni virtuose come il Veneto, togliendole a Roma “ladrona”. Oggi si verifica l’esatto opposto: il sistema Veneto (regione, province e comuni) perderà oltre 1 miliardo di euro nei prossimi due anni per cui la Lega ci sta convincendo ad aumentare l’imposizione fiscale per garantire la permanenza dei servizi. Nell’ultimo Consiglio Regionale il capogruppo dal fazzoletto verde, Caner, ha ribadito la necessità ad aumetare l’irpef (colpendo prevalentemente i redditi da lavoro dipendente) oltre ad introdurre la tassa sul turismo (una delle principali voci dell’economia veneta) e la tassa sugli immobili urbani per i consorzi di bonifica, la cui abolizione , prima delle elezioni, era stata sbandierata dalla lega come un suo meritato successo. Lega partito delle tasse? Certo, perchè un federalismo che non diminuisca i troppi livelli di governo e di potere, ulteriormente rafforzati e moltiplicati dalle amministrazioni padane risulta del tutto inefficace, se non persino dannoso. L’incapacità di effettuare riforme strutturali tali da svincolare risorse dalla burocrazia e dal pachidermico ed obsoleto sistema pubblico (fatto da una miriade di centri di spesa), per rimettere in moto le infrastrutture e l’economia, ha già affossato sul nascere il progetto del pseudofederalismo. Le uniche novità sono le minori risorse dalla Capitale e l’aumento delle tasse. L’esatto contrario di ciò che si è predicato finora nelle piazze durante i raduni padani. L’Udc lo aveva già detto. Anche se ancora una volta il tempo ci sta dando ragione, ad essere truffati sono i cittadini veneti che, svegliandosi dal tepore dell’illusione, ancora una volta dovranno mettere mano al portafoglio….anche se sempre più vuoto.”

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Approvato il federalismo fiscale, a risparmiare non sarà di certo il cittadino

postato il 8 ottobre 2010 da Redazione

Umberto Bossi di Lega Nord PadaniaOggi sono avvenuti dei cambiamenti negli umori degli appartenenti al governo, motivati da un unico provvedimento.

Fino a ieri la Lega agitava lo spettro di elezioni anticipate, anzi Maroni aveva già stabilito che se in tre settimane non si avesse avuto la certezza di poter pienamente dare seguito al programma il governo sarebbe caduto, mentre oggi lo stesso Ministro sostiene che non c’è bisogno di lezioni anticipate.

Cosa ha motivato questo cambio di umore in pochi giorni?

Semplice, il provvedimento preso oggi in Consiglio dei Ministri, ovvero il federalismo fiscale.

Un provvedimento preso forzando palesemente i tempi e che di fatto taglia via il Parlamento da ogni intervento e discussione sull’argomento e che è stato approvato in soli 30 minuti, pur andando a coinvolgere temi importantissimi: finanza regionale, provinciale e i costi standard in sanità.

Siamo di fronte ad una evidente e palese forzatura, visto che due giorni fa il governo medesimo aveva concordato con le Regioni di approfondire gli aspetti tecnici, e adesso, invece, pone la Conferenza Stato-Regioni di fronte al fatto compiuto, e la forzatura è resa tanto più evidente dalle reazioni dei Presidenti delle Regioni che hanno protestato contro un vero e proprio colpo di mano.

Ma andiamo ad esaminare questo provvedimento.

Come sempre si afferma che il federalismo fiscale porterà a dei risparmi. Può essere, ma per chi?

Avanzo una ipotesi: per lo Stato, ma non certo per i cittadini, i quali si troveranno, bene che vada, una partita di giro, ovvero pagheranno la stessa cifra senza avere un tangibile miglioramento dei servizi o un risparmio. Nell’ipotesi peggiore, ovviamente, il cittadino si troverà a pagare di più.

Ma come è possibile? Lo Stato spende di meno, non perché è più accorto, ma perché dà meno servizi ai cittadini, i quali dovranno rivolgersi alle Regioni, le quali già lamentano troppi tagli da parte dello Stato. Non ci vuole una grande fantasia per capire che dovranno aumentare l’imposizione fiscale sui cittadini.

Tutto questo lo si vede se si va a studiare il contenuto del decreto che riporta i seguenti provvedimenti: le Regioni hanno facoltà di aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015, in compenso non potranno aumentare l’Irpef per i primi due scaglioni di reddito (dipendenti e pensionati) e nemmeno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef.

In pratica, le regioni possono aumentare l’addizionale IRPEF (penalizzando i cittadini), ma se lo fanno non possono diminuire l’IRAP e quindi penalizzano le aziende.

Si dirà: ma i primi due scaglioni di reddito sono salvi. Vero, ma invito tutti a riflettere sul fatto che gli scaglioni per l’IRPEF vengono conteggiati al lordo di tutte le trattenute in busta paga, quindi con un valore complessivo superiore a quello che viene realmente percepito.

Altro provvedimento riguarda l’IVA dove il governo ha deciso che la compartecipazione regionale “potrà aggirarsi sul 45%”, dunque al livello attuale.

E’ finita qui? Assolutamente no.

Intanto vi è il cosiddetto Fondo di Solidarietà tra le regioni che servirà per i 5 anni successivi al 2014 a rendere meno traumatico il passaggio al federalismo per le regioni che attualmente non hanno i conti in ordine. Il fondo verrà alimentato con una parte dei fondi di compartecipazione dell’Iva, mentre l’attribuzione dell’IVA alle Regioni sarà determinata in base ai consumi sul territorio (penalizzando le Regioni che consumano meno).

Altro punto fondamentale sono le accise su energia elettrica, benzina e prodotti petroliferi che verrano redistribuite sulla base della competenza territoriale di produzione (quindi, ad esempio la Sicilia e la Sardegna verrebbero favorite).

Ma la cosa che veramente fa capire che non si prospetta una riduzione delle tasse per i cittadini, ma anzi un aumento, è quando il provvedimento dichiara che le Regioni potranno mettere nuovi tributi regionali e locali, anche se solo su beni che non sono già tassati dallo Stato.

Quanto scommettiamo che le Regioni troveranno sicuramente un sacco di nuovi beni da tassare?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Il federalismo così com’è sfascia lo Stato e aumenta le tasse

postato il 7 ottobre 2010 da Redazione

Pd e Idv rinuncino alla non ostilità

Il federalismo senza cifre è pericoloso perché, pur essendo vuoto di contenuti e sostanza, ha una conseguenza concreta: sfascia lo Stato, moltiplica la confusione e consente alle Regioni di aumentare le addizionali, mettendo le mani nelle tasche degli italiani.
Finora questo processo è andato avanti grazie anche alla non ostilità di Pd e Idv. Non credo siano Alice nel Paese delle meraviglie: si rendano conto di ciò che sta accadendo e passino all’opposizione drastica verso provvedimenti che determineranno una nuova distanza tra Nord e Sud.

Pier Ferdinando

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Il Veneto è una nazione?

postato il 18 agosto 2010 da Redazione

Il Governatore Veneto Luca Zaia non più di un paio di giorni fa ha dichiarato che il Veneto è una Nazione, come lo è la Catalunya, sostenendo che i veneti sono stati italianizzati da Roma e che quest’ultima ha molta meno storia di Venezia.

Ad appoggiare l’ex Ministro dell’agricoltura è arrivato anche il Senatùr aggiungendo che i veneti non sono ancora stati italianizzati in quanto nelle famiglie si parla il dialetto e non l’italiano.

Non sono mancate le repliche a queste affermazioni, tra le quali anche quella del vice-governatore della Catalunya Josep- Lluis Carod-Rovira, che in un’intervista al Corriere del Veneto (in un italiano quasi perfetto!) fa notare ai lettori ed al Governatore che tra la regione spagnola che rappresenta e quella italiana le differenze non mancano, anzi, sono molto profonde, sia nella storia che nel modo di essere governata.

In Catalunya si accetta una società multirazziale, ma si da priorità all’ identità nazionale che sta nella storia, nella cultura, nella lingua e nella struttura economica e soprattutto c’è la volontà democratica di un progetto di vita in comune nella legalità. Essere catalano non è altro che una volontà, mentre invece si vuol far passare l’essere veneto come un privilegio, un dono.

Giustamente la propria cultura va preservata, ne andrebbe l’annientamento delle tradizioni e del popolo stesso, ma ciò non deve creare una chiusura verso l’esterno in quanto, paradossalmente porterebbe alle stesse conseguenze.

C’è poi da dire come in Veneto non ci sia una lingua ufficiale come è per il catalano, nel nostro territorio si parlano  decine di dialetti alcuni profondamente diversi fra loro, basti pensare al Ladino oppure al dialetto delle zone di Lamon, solo per citarne un paio delle mie zone. Immagino già le espressioni dei vecchietti di alcuni paesini di montagna, quando gli verrà comunicato che alle poste per ritirare la pensione dovranno parlare all’impiegato in veneziano e non in italiano o nel loro dialetto.

Quello che propone Zaia più che un riconoscimento dello Stato Veneto sembra più il voler imporre un suo modo di pensare anche a chi finora si è sempre sentito  italiano, senza però dimenticare di essere veneto e padovano, rodigino, trevigiano, veronese, vicentino, veneziano o bellunese.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Maurizio Isma

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