Tutti i post della categoria: Politica

Minniti era bravo ma i dem lo hanno sentito estraneo

postato il 27 giugno 2018

Caro Direttore,

non sono certo il più accreditato a dare consigli su “come ritrovare la sinistra”, ma concordo con l’editoriale di ieri di Mauro a cui vorrei fare solo un appunto sul tema dei diritti e della sicurezza.
Egli scrive: “La politica del ministro degli Interni Minniti è in gran parte responsabile di questo calo degli sbarchi, ma gelosie ridicole e vendette miserabili hanno impedito che diventasse la voce alta e forte del Pd in ogni campagna elettorale”.

Non è del tutto vero: altro che presunte gelosie o piccole ripicche! Qui la questione è molto più seria e investe direttamente la ritrosia che il centrosinistra ha avuto in questi anni di confrontarsi col tema della sicurezza: il sentimento di vera e propria paura che spesso si registra tra chi abita nei quartieri popolari delle grandi città italiane prescinde pure dai dati effettivi, ma investe la percezione del problema che negli anni si è ingigantita. È così e a nulla serve la retorica dell’accoglienza se non a far sentire queste fasce deboli della popolazione ancora più sole. E il disagio cresce in modo proporzionale alla crisi economica e sociale.

Ho constatato facendo la campagna elettorale a Bologna, città storica della sinistra, che quando ripetutamente affrontavo questa questione, ricordando gli ottimi risultati di Minniti e il calo degli sbarchi nel nostro Paese, ottenevo sempre lo stesso risultato: il consenso convinto dei militanti e le perplessità dei dirigenti. Come se fossi andato a colpire un santuario di certezze che era meglio non scalfire.

Questa è anche la ragione per cui il Pd non si è in alcun modo potuto giovare dell’ottimo operato del Ministro dell’Interno: perché non ha sentito come “sua” questa politica. Perché per anni ha lasciato alla destra il monopolio di un’idea di legalità che è ragione costituente e decisiva della liberal democrazia.

Infine, per evitare di incorrere in facili scomuniche, vorrei ricordare che da Presidente della Camera dei Deputati eletto dal centrodestra, mi dichiarai in tempi non sospetti favorevole allo ius soli e recentemente, quando questa legge è stata portata all’attenzione dell’Aula nello scorso gennaio, sono stato fra i pochi ad averla sostenuta col voto.

Legalità, sicurezza e nuove cittadinanze sono concetti da declinare insieme.

Pier Ferdinando Casini

Senatore della Repubblica

 

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Sul Passante non è l’ora delle vendette

postato il 3 giugno 2018

Se la politica paralizza opere importanti si torna indietro nel tempo

L’intervista di Paolo Rosato  pubblicata sul Resto del Carlino

Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera dei Deputati, secondo lei il Passante di Bologna deve andare avanti?
Mi auguro che il nuovo governo abbia una sufficiente dose di responsabilità politica e istituzionale per capire che non è il momento delle vendette. E che esistono i pareri degli enti locali, che esiste il parere delle forze che governano questa città è che esiste anche il parere di governi che oggi dirigono e per i quali deve valere un principio di continuità istituzionale.

Un principio che forse non tutti hanno bene a fuoco.
Un conto sono le polemiche di campagna elettorale, fisiologiche. Un conto sono le responsabilità di essere ministri pro tempore del governo di questo Paese. Per cui io mi auguro che le legittime richieste di Cinque Stelle e Lega non si trasformino in veti, ma che vengano considerate come richieste di approfondimenti.

Eppure vogliono fermarlo.
Sarebbe gravissimo sotto il profilo istituzionale se un governo neo eletto azzerasse tutto, se si facesse promotore di una politica di veti e non sentisse il parere di regioni, province, comuni e dei tecnici che hanno lavorato fino a oggi, prestandosi a essere uno strumento per una vendetta politica di parte. [Continua a leggere]

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“Se il governo ferma la locomotiva Emilia ne pagherà il prezzo”

postato il 3 giugno 2018

L’intervista di O. Romanini pubblicata sul Corriere di Bologna

Era dai tempi del governo De Mita del 1988, 30 anni fa, che Bologna e l’Emilia non rimanevano fuori dal governo e l’esclusione preoccupa il governatore Stefano Bonaccini. Qual è la sua idea?
Fa parte della fisiologia democratica – replica Pier Ferdinando Casini, senatore centrista eletto col sostegno del PD – e in fondo tante cose sono cambiate. Per me il problema non è tanto se ci sono ministri o meno di Bologna o dell’Emilia, il problema è l’approccio che questo governo vuole tenere rispetto alle regioni.

Cosa la preoccupa?
Se applicano la teoria di non fare prigionieri e governano come se gli altri non ci fossero, allora si crea un bel problema. Se procedono in questo modo dovranno risponderne e ai cittadini che sono intelligenti e capiscono bene queste cose.

Il Passante di mezzo sembra ora essere a rischio.
Ecco, per dirne una. Se governano mettendo il bastone tra le ruote ai Comuni e alle Regioni guidate dal centrosinistra e applicano una politica dei veti e se cercano di arrestare l’Emilia, una delle regioni più forti d’Europa, ne pagheranno il prezzo. Quando si fa un governo si smette di fare campagna elettorale. [Continua a leggere]

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“Moderati e progressisti che credono nell’Ue ritrovino un percorso comune”

postato il 31 maggio 2018

L’intervista di Francesca Schianchi pubblicata su La Stampa

Moderati e progressisti che credono nell’Europa e nella Costituzione ritrovino il senso di un percorso comune in difesa di valori indisponibili». L’appello del senatore Pier Ferdinando Casini ricalca la proposta del ministro uscente Carlo Calenda, neo iscritto Pd, di un fronte repubblicano per le prossime elezioni.

Una sorta di union sacrée degli europeisti da contrapporre ai populisti?
«La Costituzione è stata scritta da democristiani, comunisti, socialisti e liberali. Mi sembra il minimo che oggi anche chi si è contrapposto in passato su tante cose la difenda insieme. Chi dev’essere più generoso e intelligente però è il Pd».

Facendosene promotore?
«Deve lanciare il seme di un frutto più ampio: se ci si ripropone con partiti e partitini non si trasmette il senso dell’emergenza di oggi. D’altra parte, oltre a Calenda, anche Prodi ieri sul Messaggero mi sembra non dica cose sostanzialmente molto diverse: la parte più illuminata del centrosinistra ha capito che è ora di andare oltre la dimensione partitica per rivolgersi a chi si era allontanato».

Quali confini dovrebbe avere un’alleanza come questa?
«Anzitutto deve rivolgersi al popolo: vedo che Forza Italia è già nella sala d’aspetto di Salvini, ma mi auguro che molti suoi elettori abbiano aperto gli occhi e non vogliano rafforzare la Lega».

Secondo lei però Forza Italia dovrebbe starci?
«Secondo me tutte le forze del Ppe e del Pse dovrebbero stare insieme in questo schieramento. Ma la domanda non va rivolta a me, quanto a Forza Italia, e a Berlusconi che tutti i giorni parla di alleanza con Salvini… Non capisco come le posizioni di Salvini possano conciliarsi con quelle di Tajani, ma sarà un problema di Tajani…».

E LeU sarebbe da includere in questo schieramento?
«Io non avrei alcun problema a trovarmi al fianco di Errani. Se crediamo al fatto che stiamo vivendo un’emergenza, allora è più che naturale trovarsi insieme».

Non c’è il rischio ammucchiata?
«Difendere la Costituzione e definirsi europeisti convinti mi sembra tutt’altro che una banale o indistinta ammucchiata: è una scelta di campo. L’attacco all’Europa, all’euro e al presidente della Repubblica lo hanno fatto i populisti, noi dobbiamo stare dall’altra parte. Se poi ai vertici del Pd c’è chi pensa che il problema sia fare l’accordo con LeU… beh, lo facciano. Ma perderebbero un appuntamento con la storia».

Secondo Calenda il leader ideale è Paolo Gentiloni: è d’accordo?
«Se questo schieramento parte dalle persone parte col piede sbagliato. Gentiloni è senz’alno una figura di primo piano, come lo è Renzi, ma anche Minniti o Calenda. Ma il punto è la difesa della Costituzione e dell’Europa: il toto-leadership non mi interessa».

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NESSUN ESPROPRIO “GOVERNO DEL CAMBIAMENTO”, CIO’ CHE È CAPITATO CHIARO A TUTTI ITALIANI

postato il 29 maggio 2018

Uno dei due contraenti si è preso gioco dell’altro

Il mio intervento nell’Aula del Senato sulla situazione politica italiana

Signor Presidente, vorrei far notare ai colleghi che l’Italia, come ha detto giustamente il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, che mi ha preceduto, merita rispetto, ma non c’è nessuno in quest’Aula che ha il monopolio della rivendicazione del rispetto. Tutti noi vogliamo rispetto, soprattutto davanti ad affermazioni come quelle del commissario Oettinger, che sono esempio di eurostupidità.
Per cui, onorevoli colleghi, la distinzione in quest’Aula non è tra chi accetta qualcosa e chi non la accetta, perché davanti alla stupidità, all’arroganza, all’autolesionismo. Siamo tutti italiani, dalla stessa parte.

All’onorevole senatore che mi ha preceduto vorrei far presente una cosa con riferimento alla stampa internazionale. Per favore, evitiamo di scandalizzarci. La critica a volte dà fastidio, soprattutto quando la si riceve, ma io non ho visto eguale indignazione da parte del Movimento 5 Stelle quando i Governi di Berlusconi, prima, e di Renzi e Gentiloni, dopo, sono stati attaccati con eguale arroganza dalla stampa internazionale. Silenzio totale. 
E forse, colleghi, c’è stato anche qualcuno che ha approfittato della lettura di questi giornali internazionali per operare, all’interno del Paese, al fine di delegittimare i Governi – fossero essi di centrodestra o di centrosinistra – che si sono democraticamente susseguiti alla guida del nostro Paese.

Qui, colleghi, non siamo all’anno zero. Lo dico perché c’è una rappresentazione di comodo di tutto quello che sta capitando nelle ultime ore in Italia come se fossimo all’anno zero della democrazia. Finora qualcuno ha estorto al popolo il Paese in modo antidemocratico; oggi c’è qualcuno, cavaliere solitario, che ha restituito lo scettro al popolo. No, colleghi, da De Gasperi a Gentiloni, qui nessuno ha espropriato niente e gli italiani si sono espressi con il voto democratico.

Onorevoli colleghi, purtroppo per tutti noi, nessuno ha vinto le elezioni dello scorso 4 marzo.

Qui c’è un partito che ha avuto la maggioranza relativa e c’è un raggruppamento – una coalizione – che ha avuto la maggioranza relativa. Tuttavia, quello che non era stato detto ad alcun italiano era che questa coalizione era virtuale e che il giorno dopo un pezzo di essa si sarebbe staccato per fare un’alleanza con coloro con cui, in campagna elettorale, si erano aspramente contrapposti. E questo è un grande inganno, cari colleghi.

Dunque, nessuno ha vinto le elezioni e probabilmente va detto agli italiani che questo patto che ci è stato annunciato come il “Governo del cambiamento” non era voluto da almeno uno dei due contraenti, che si è preso gioco dell’altro, portandolo nel fosso.

Cari colleghi, vi capisco. Vi esprimo solidarietà, cari colleghi, perché capisco che essere presi in giro dà fastidio, ma questo è quello che è capitato ed è sotto gli occhi di tutti gli italiani.

Infine, esiste la Carta costituzionale. Quello che valeva per tutti i Governi della Repubblica nell’atto della nomina dei Ministri non poteva non valere anche per questo. E se voi difendete la Costituzione, con la tensione morale che avete enunciato, dovete difenderla tutta, non a piacimento e a intermittenza, a seconda dei vostri comodi.

Allora, cari colleghi, qui non c’è in fieri alcun Governo che espropria. Semmai, c’è un Governo che, per la correttezza istituzionale, viene istituito per evitare che il Governo passato possa gestire – perché frutto di un equilibrio politico diverso – il processo elettorale.
Pertanto, ci sarà semmai un Governo di garanzia, per dare agli italiani la parola che voi richiedete, a dimostrazione del cumulo di contraddizioni che sono state portate anche oggi all’Assemblea del Senato.

 

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Al Governo serve un po’ di Dc

postato il 12 maggio 2018

A vedere il film del ‘Terzo segreto di satira’ nel racconto di Concetto Vecchio per La Repubblica

«Presidente Casini, si ricorda di noi? In Calabria, anni fa», gli va incontro una coppia matura. «Come no!». Pier Ferdinando Casini, 62 anni, l’ultimo dc in Parlamento, alle quattro del pomeriggio va al cinema a vedere “Si muore tutti democristiani”, il film degli youtuber del “Terzo segreto di satira”, che ruota attorno a questo dilemma: «Meglio fare cose pulite con i soldi sporchi o cose sporche con i soldi puliti?» «È una metafora della vita», chiosa posando davanti al cartellone.
«A vent’anni sono tutti o di sinistra o di destra, a 60 democristiani».
Lui è l’eccezione che conferma la regola: era dc già ai tempi di Aldo Moro, con cui ha fatto un comizio nel’76, è entrato in Parlamento nel 1983 a 27 anni, (Di Maio non era neanche nato) e non n’è mai uscito, passando dal centrodestra al centrosinistra, da Berlusconi a Renzi, «senza mai un avviso di garanzia», ci tiene a precisare. Anche il 4 marzo è stato rieletto senatore.
In tutto sono dieci legislature: è l’attuale recordman.
Come ha fatto? «Sono sempre stato me stesso. Ho gratitudine per quel che il Paese mi ha dato».

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“Non è più il tempo delle truppe di responsabili, il centrodestra si rassegni”

postato il 5 maggio 2018

L’intervista di Giovanna Casadio pubblicata su Repubblica

Senatore Pier Ferdinando Casini, ritiene possibile un governo di tregua?
«Nella situazione attuale tutto è difficile. Abbiamo assecondato per due mesi una mitologia finta, cioè che ci fosse qualcuno che ha vinto le elezioni. E i vincitori non hanno avanzato proposte ma pretese. Come se la signora Merkel invece di sedersi pazientemente al tavolo a negoziare con le altre forze politiche, avesse cominciato a troneggiare su tutte le tv, spiegando che gli altri dovevano votare il suo governo».

E quindi ora il capo dello Stato cosa dovrebbe fare?
«Dopo due mesi vissuti in una sorta di allucinazione collettiva, sintetizzerei la questione in “riprendiamo contatto con la realtà”. Il presidente della Repubblica ha annunciato per lunedì consultazioni brevi. Aggiungo che l’Italia sta danzando sull’orlo del burrone, deve evitare l’aumento dell’Iva e farsi sentire nelle scelte decisive sull’Europa».

Di Maio dice di volere tornare al voto, Salvini propone un governo del centrodestra che poi i voti se li va a cercare in Parlamento sicuro di trovarli.
«Nelle varie ipotesi di esecutivi di decantazione, di emergenza, del presidente, di armistizio non si può rispondere di no all’appello, che a quel punto verrebbe direttamente dal Quirinale, alla responsabilità». [Continua a leggere]

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Ospite di Piazzapulita

postato il 4 maggio 2018

Al programma di La7, rispondo alle domande di Corrado Formigli su consultazioni e prospettive di legislatura

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Renzi si sieda al tavolo. Il Pd è responsabile, gli altri no

postato il 28 aprile 2018

Situazione difficile, serve più serietà
L’intervista di Giorgio Caccamo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«In politica tutto è possibile: sembra che pure in Corea stiano per fare la pace… Figurarsi se non si può fare un governo in Italia». L’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini osserva con un accenno di ottimismo le trattative per la formazione del governo. E però avverte: non si può dimenticare l’esito delle elezioni, ne la campagna elettorale che le ha precedute.

Si farà allora un governo Cinquestelle-Pd?
«La domanda è mal posta… Sembra quasi che ci si dimentichi tutto ciò che si è prodotto in passato: I Cinquestelle hanno imperniato la loro campagna elettorale sulla demonizzazione di Renzi e del Pd. Per cui, posta in questi termini, dovrei dire di no».

E in altri termini?
«Ecco, la vera domanda è: chi ha vinto le elezioni? Bisognerebbe che i presunti vincitori riconoscessero che non hanno vinto…». [Continua a leggere]

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Ora nei 5 Stelle c’è l’impegno atlantico. Il Pd deve riflettere

postato il 16 aprile 2018

Il mondo non aspetta la politica italiana

L’intervista di Daria Gorodisky a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

«Dopo gli ultimi avvenimenti in Siria, vorrei lanciare un avviso ai naviganti, soprattutto ai più giovani che fanno politica con grande entusiasmo e scarsa esperienza: attenzione, con la politica estera non si scherza». Pier Ferdinando Casini, eletto senatore per Civica popolare (in alleanza con il Pd) e poi iscritto nel Gruppo per le Autonomie di Palazzo Madama, parla a un’entità plurale, ma è a uno preciso che si rivolge. «Matteo Salvini è stato l’unico leader politico europeo a usare parole fuori luogo contro gli Stati Uniti. Dopo le elezioni, si è mosso con circospezione e, sembra, una certa intelligenza. Quindi a maggior ragione non scherzi sulla politica estera. Rischia di essere più russo dei russi. I quali, oltre tutto, sono stati senz’altro avvertiti dell’azione e cautelati».

All’indomani dei bombardamenti in Siria compiuti da Stati Uniti, Regno Unito e Francia con il sostegno di Onu, Nato e Ue, Mosca in effetti ha reagito tiepidamente, invocando persino un miglioramento dei rapporti con l’Occidente.
«Infatti. E, per quanto ci riguarda, tutti devono ricordare che negli ultimi 20 anni, che a guidare il governo ci fosse Silvio Berlusconi o Romano Prodi, la politica estera italiana non è mai cambiata. La nostra prima scelta è l’atlantismo, e su questo non sono ammessi giochini. Così come sull’europeismo. Senza, con ciò, negare alcunché dei nostri rapporti storici con la Russia: nel dopo guerra vinse la De, non il Pci; eppure abbiamo costruito Togliattigrad con la nostra industria». [Continua a leggere]

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