Tutti i post della categoria: Interventi

Non possiamo che essere amici della Russia

postato il 18 novembre 2015

Il mio intervento su Il Foglio

La Russia è un obiettivo dei terroristi esattamente come l’Europa e gli Stati Uniti. Per capirlo non serve nemmeno far riferimento all’ultimo attentato che ha abbattuto l’aereo russo in terra egiziana; basta vedere quello che capita a Kunduz, in Afghanistan, dove i talebani sono affiancati da molti foreign fighters ceceni e originari delle repubbliche caucasiche. Putin sa che il terrorismo jihadista si rivolge contro di lui non meno che contro di noi. Il presidente russo ha constatato inoltre un vuoto americano sull’asse Siria-Iraq. L’America manca di una strategia chiara, e con il suo intervento in Siria Putin ha ottenuto tre importati obiettivi. Ha messo in sicurezza l’unico accesso al mar Mediterraneo che i russi hanno a Tartous, ha rafforzato il suo alleato Bashar el Assad, e soprattutto ha obbligato l’occidente a fare i conti con la Russia per la soluzione siriana “nonostante l’Ucraina”. Oggi si conferma così la validità della linea italiana: noi non possiamo combattere lo jihadismo senza avere la Russia strettamente alleata e non possiamo credibilmente parlare di exit strategy per Assad senza la garanzia russa.

Non possiamo che essere amici della Russia. L’occidente e gli Stati Uniti devono recuperare lo spirito di Pratica di Mare e capire che Putin è parte della soluzione e non il problema. Per questo arrivare a una Yalta contro lo Stato islamico è l’unica soluzione. Se non si prende questa strada e se ognuno non contribuisce a questa coalizione amplissima sebbene disordinata il califfo non sarà mai sconfitto. La linea italiana si è dimostrata nei fatti la più coerente rispetto a certe opinioni un po’ dissennate che abbiamo sentito in Europa da parte di alcuni nostalgici della Guerra fredda che si preoccupano soprattutto di escogitare delle strategie antirusse.

Sul campo, contro lo Stato islamico, esiste già un coordinamento di fatto, ed è necessario che una coalizione contro il Califfato tagli immediatamente le unghie alla tacita accettazione dei traffici dello Stato islamico, che si finanzia grazie ai proventi del petrolio, ma anche del traffico di droga e dei reperti archeologici- e i compratori non sono solo i paesi sunniti. I “boots on the ground”, invece, sono un errore. Su questo ha ragione Obama: è esattamente quello che vogliono i terroristi dello Stato islamico. Un intervento di terra non serve, lo Stato islamico si vince con molto meno. Ma bisogna iniziare la battaglia, finora nessuno l’ha ancora fatto.

Pier Ferdinando Casini
docente di Geopolitica del Mediterraneo all’Università Lumsa e Presidente della Commissione Affari esteri del Senato

1 Commento

Legge di stabilità: non possiamo farla sotto dettatura

postato il 23 ottobre 2014

A Bruxelles per il vertice Ppeproxy

Ascoltiamo tutti i consigli, ascoltiamo l’Europa, ma non possiamo fare una legge di stabilità sotto dettatura: questo significherebbe una violazione della nostra sovranità nazionale. Abbiamo guardato alla stabilità dei conti pubblici e allo sviluppo e alla crescita del nostro paese. E’ una legge di stabilità equilibrata, può essere anche cambiata entro alcuni margini, ma con la serietà che si deve dare a queste cose.

Commenti disabilitati su Legge di stabilità: non possiamo farla sotto dettatura

Califfato: quello spettro che non turba l’Europa?!

postato il 14 settembre 2014

Alla tavola rotonda organizzata a Chianciano con Domenico Minniti, Sottosegretario di Stato ai Servizi segreti e Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. Coordina il dibattito Paolo Messa, fondatore Formiche. In apertura la testimonianza di Rezan Kader, Alto rappresentante del Governo regionale del Kurdistan.
Video
[Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Califfato: quello spettro che non turba l’Europa?!

Mare Nostrum: uscire dall’emergenza e coinvolgere Ue e Onu

postato il 12 giugno 2014

L’intervento in Aula al Senato di Pier Ferdinando Casini durante il dibattito sull’operazione Mare Nostrum

Pier Ferdinando CasiniSignora Presidente,
ieri ho illustrato la mozione Zanda ed altri e credo di aver soffermato abbastanza diffusamente la mia attenzione, e spero quella dei colleghi, sull’idea che sottende la nostra mozione.

Innanzi tutto il Governo ha detto di superare la logica emergenziale, di superare l’operazione Mare nostrum, perché l’eccezione non può diventare la normalità. Uno strumento d’emergenza di cui siamo onorati, perché ha salvato migliaia di essere umani disperati, non può essere trasformato però in normalità. Mare nostrum è stato uno strumento emergenziale. Tra l’altro sono grato al ministro Mauro, che ha ricevuto ingiusti attacchi in questo dibattito, per aver ideato uno strumento che ha consentito di salvare vite umane, ma che resta uno strumento emergenziale.

Oggi c’è la necessità di uscire dall’emergenza, di internazionalizzare il problema coinvolgendo Europa e Nazioni Unite. Questa è la linea del Governo, questo è l’indirizzo che il Parlamento dà al Governo. Il Parlamento non critica il Governo, perché sarebbe ingeneroso e ingiusto. Peraltro non è questo Governo ma il precedente ad aver ideato e realizzato Mare nostrum. Il Parlamento ritiene che il Governo abbia fatto un buon lavoro, abbia salvato migliaia di disperati da una morte sicura; adesso però occorre coinvolgere Europa e Nazioni Unite, perché Mare nostrum è uno strumento di emergenza che non può diventare normalità. [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Mare Nostrum: uscire dall’emergenza e coinvolgere Ue e Onu

Sulla riforma del Senato ripartire dal testo base del governo

postato il 6 giugno 2014

Miglioriamolo, ma no ad arroccamenti ostruzionistici

Pier Ferdinando CasiniIl rinvio dell’esame a dopo le elezioni europee della riforma costituzionale del bicameralismo e del sistema delle autonomie a seguito della contrastata seduta della Commissione Affari costituzionali del Senato del mese scorso dovrebbe ora comportare risvolti positivi.
È necessario infatti che una riforma di tale importanza venga affrontata con maggiore pacatezza e con la determinazione necessaria per arrivare ad una efficace conclusione, in un clima scevro dall’ansia dei partiti per l’esito del risultato elettorale.
Il disegno di legge del Governo può e deve essere rifinito in dettagli importanti, ma il suo impianto portante non può essere seriamente posto in discussione perché affronta, con soluzioni apprezzabili nelle grandi linee, problemi istituzionali che ci trasciniamo da lungo tempo.
Non appaiono quindi giustificate posizioni di retroguardia nel difendere attribuzioni del Senato che mal si conciliano con la funzione di organo di rappresentanza delle autonomie. Ma soprattutto desta stupore la circostanza che riemergano, e ancor più che possano trovare consenso, posizioni che ripropongono il confuso e rissoso pseudo federalismo degli anni passati che pensavamo ormai superato dai fatti. Mi riferisco all’ordine del giorno Calderoli approvato dalla Commissione Affari costituzionali il 6 maggio scorso, il cui contenuto stride con la successiva decisione di adottare il disegno di legge del Governo come testo base. [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Sulla riforma del Senato ripartire dal testo base del governo

Marò: Riportiamoli a casa. E poi indaghi il nostro Parlamento

postato il 12 gennaio 2014

Caro Direttore,

ho motivo per ritenere che l’esasperazione della campagna elettorale in corso in India e la crescente influenza nazionalista possano essere contrastate più efficacemente da parte nostra mettendo a punto nelle sedi competenti strategie serie che chiamino in causa autorità sovranazionali nell’ambito della giurisdizione Onu. Di qui il vertice che si è svolto ieri in sede di governo e le determinazioni che potranno avere anche un carattere riservato per evitare un gigantesco polverone che, a questo punto, può solo danneggiare ulteriormente i nostri marò. A questo orientamento si sono peraltro ispirate le Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento italiano che in più di un’occasione hanno approfondito il tema con i ministri interessati e con il commissario straordinario, Staffan De Mistura.
Detto questo, mi preme essere chiaro e non reticente: una grande nazione come l’Italia nei momenti di difficoltà deve trovare l’unità necessaria per affrontare le avversità. Non c’è spazio per polemiche né per strumentalizzazioni che potrebbero servire a raccattare qualche voto in più, ma certo non farebbero l’interesse nazionale. D’altronde quando Danilo Taino scrive «non lasciamoli soli», penso intenda cogliere questo aspetto del problema. Ho già espresso in sede parlamentare che all’indomani della soluzione, in Italia si dovrà avviare un serio approfondimento su modalità di gestione, disfunzioni nella catena di comando e mancanza di una coerente strategia di approccio a questo incidente internazionale.
Nessuno di noi ha dimenticato l’inspiegabile rientro in porto della nostra nave, o il pericoloso ondeggiamento in ordine ad ipotesi diverse e formulate nel giro di pochi giorni circa il rientro dei nostri militari dopo le vacanze di Natale dell’anno scorso. Una commissione d’inchiesta parlamentare sarà a mio parere lo strumento più serio perché questa vicenda si concluda assegnando a ciascuno la sua precisa parte di responsabilità. Ma solo dopo il rientro dei due militari a casa, non prima.

 

Commenti disabilitati su Marò: Riportiamoli a casa. E poi indaghi il nostro Parlamento

Decadenza Berlusconi: la questione pregiudiziale e sospensiva di P.F.Casini

postato il 27 novembre 2013

</p>

Signor Presidente,
ci sono dei momenti nella vita delle persone e delle istituzioni, come quelli che noi oggi viviamo, che sono molto importanti, rilevanti e interrogano la coscienza di ciascuno di noi. Pertanto – lo voglio dire in apertura di questo breve intervento – non sono interessato agli applausi degli uni o degli altri, perché so che questa è una posizione minoritaria, ma ritengo doveroso esprimerla.
 Anzitutto vorrei rifarmi al principio affermato dal presidente Stefano. Il Presidente ha parlato di difesa dell’istituzione parlamentare. È la difesa dell’istituzione parlamentare che mi porta a presentare una questione sospensiva. [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Decadenza Berlusconi: la questione pregiudiziale e sospensiva di P.F.Casini

Meno vincoli per sconfiggere il populismo

postato il 13 novembre 2013

La lettera pubblicata su “Il Corriere della Sera” di Pier Ferdinando Casini

Caro direttore,
uno spettro si aggira per l’Europa. È quello del populismo e dell’antieuropeismo! Il punto è che per ricacciarlo indietro non bastano vuoti proclami o dichiarazioni d’intenti. Occorre un deciso cambio di rotta nella gestione di una crisi economica di cui non si vede la fine. Bene ha fatto Romano Prodi, con l’autorevolezza di ex presidente della Commissione europea, a riaprire il dibattito su questi temi. La sua analisi è del tutto condivisibile, sia quando invoca una politica europea che, pur mantenendo gli obblighi di bilancio, favorisca la crescita e non la recessione, sia quando sfata il mito che il peso della crisi sarebbe sulle spalle dei tedeschi.

 [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Meno vincoli per sconfiggere il populismo

Ue: Casini, cambi musica delle politiche economiche

postato il 22 ottobre 2013

Signor Presidente,
abbiamo sentito dalla sua relazione che il Consiglio europeo ha tanta carne al fuoco, forse troppa, ma speriamo che almeno si possa cucinare qualcosa: economia digitale, mercato unico delle telecomunicazioni, apertura dei mercati e dei servizi, sostegno alle piccole e medie imprese, unione economica e monetaria e unione bancaria. Ci auguriamo, come Gruppo parlamentare, che oltre ai titoli si arrivi veramente a qualcosa di concreto perché abbiamo una malattia grave che si aggira per l’Europa. È l’antieuropeismo, che si salda ai vari movimenti populisti, e noi dobbiamo trasmettere l’immagine di un’Europa percepita. Un’Europa è percepita solo se risolve i problemi dei cittadini.
Il tema dei giovani è un banco di prova importante e io ritengo fondamentale l’impegno del Governo a presentare, entro pochi giorni, il piano nazionale per l’attuazione della garanzia dei giovani in modo che dal primo gennaio del prossimo anno possa partire l’iniziativa europea per l’occupazione.
Come sapete, colleghi, il dibattito è contingentato e pertanto desidero soffermarmi molto rapidamente su tre punti. Il primo. Papa Francesco – lei lo ha richiamato – parla di europeizzazione dell’indifferenza. È necessario, come Governo e come Italia, che in questo Consiglio ci concentriamo per sollecitare un piano di intervento straordinario nel Mediterraneo.
Questa mattina ho letto l’intervista della commissaria Malmström. Lei l’ha ringraziata. Ha fatto bene a ringraziarla. Il commissario ha ricordato che le richieste di asilo in Italia sono scarse rispetto ad altri Paesi e ha chiesto di migliorare le condizioni del centro di accoglienza di Lampedusa. Sono d’accordo con lei su entrambe le questioni. Francamente, però, ritengo del tutto inadeguato il tono che ella ha usato all’indomani di una tragedia che ha messo in luce il ruolo dell’Italia e la solidarietà dei nostri cittadini nei confronti di chi soffre. Siamo stati gli unici a mettere in campo un’iniziativa concreta come quella della missione Mare nostrum. Non accettiamo che, all’indomani di una tragedia di questo tipo, si usi nei confronti del nostro Paese un tono così irriverente. Non è accettabile. È del tutto impropria la terminologia usata nei confronti del nostro Paese.
Sappiamo che bisogna fare di più, che bisogna mettere in atto la rete europea di sorveglianza delle frontiere esterne; sappiamo che bisogna rafforzare l’operatività di Frontex; sappiamo soprattutto che, se non facciamo cooperazione con i Paesi vicini, non capiamo la grande questione geopolitica su cui l’Europa è sola. Penso che a tutti voi sia chiaro che oggi la grande partita energetica ha cambiato i connotati anche dell’impegno americano rispetto al Mediterraneo: oggi gli Stati Uniti d’America sono in condizioni molto diverse da qualche anno fa, hanno un approvvigionamento energetico potenziale prospettiva che li rende molto meno dipendenti dalle questioni mediterranee.
Allora, dobbiamo gestire in prima persona un riflesso delle primavere arabe che rischia di essere drammatico per l’impatto con il Mediterraneo. Al riguardo dobbiamo far presente all’Europa che, come ha fatto tante cose per l’Est europeo all’indomani della caduta del Muro di Berlino, oggi c’è un’emergenza, quella del Mediterraneo; non è una questione italiana, non è solo nemmeno una questione umanitaria, è la questione fondamentale su cui l’Europa deve dimostrare se esiste e dare anche un segnale ai cittadini europei.
Cito testualmente le sue parole, presidente Letta, e arrivo al sodo di una questione che riguarda molto da vicino il ministro Saccomanni. Lei dice: «Abbiamo uno schema; il semestre europeo è uno schema di regole – il six pack, two pack – che stanno dando buoni risultati. La strada per uscire dalla crisi non è costruire nuove gabbie di procedura, monitoraggi, sanzioni». Poi dice: «Per me questo significa essere rigorosi con noi stessi, ma l’Europa deve cambiare la sua politica». Questo è il punto fondamentale.
Sono molto deluso dal fatto che, all’indomani della grande coalizione tedesca che si sta realizzando, il rischio è che non cambi lo spartito e che la musica sia sempre la stessa. Qui si chiedono nuove gabbie, nuove procedure, anche invasive rispetto alla determinazione delle politiche economiche, ma in cambio l’Europa cosa è disponibile a fare? È una questione fondamentale per noi, per l’Italia, perché il nostro Paese, con il Governo Monti prima e con il Governo Letta oggi, ha dimostrato di fare i sacrifici, di fare i compiti a casa. Ma noi abbiamo bisogno che cambi la politica europea, che non si parli solo in termini di rigore, peraltro funzionale in particolare alla Germania, ma che si cambi la musica che è assolutamente inadeguata.
Faccio un’ultima considerazione che rivolgo anche alla Presidenza del Senato, come alla Presidenza della Camera, nella mia qualità di Presidente della Commissione affari esteri: il 25 giugno 2013 abbiamo approvato un documento in quest’Aula che impegna l’Italia ad organizzare, entro l’inizio del 2014, prima dello svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, d’intesa con gli altri Stati e le istituzioni dell’Unione europea, l’assise sull’avvenire dell’Europa, vale a dire una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. Onorevole Presidente, lei di questo non ha parlato. Noi siamo al suo fianco nel semestre, ma oggi dobbiamo sciogliere un nodo, che è un nodo istituzionale ma anche di serietà; ne abbiamo parlato con il presidente Chiti, in quanto coinvolge anche la sua Commissione. Organizzare questa assise nel semestre greco, prima delle elezioni europee, mi sembra molto difficile. Allora o ribadiamo questo impegno e ci muoviamo con grande celerità anche sul piano parlamentare per non organizzare solo l’ennesima riunione ma per creare un evento europeo come quello che Mitterand organizzò nel 1990 che aprì la strada al Trattato di Maastricht ed alle nuove grandi conquiste europee (ma se vogliamo organizzarla nel giro di tre mesi c’è l’assoluta necessità di partire cambiando ritmo) oppure organizziamola nel semestre europeo verso fine anno avendo un lasso di tempo più ampio. Credo che questa sia una questione molto importante connessa agli impegni del semestre europeo.

Commenti disabilitati su Ue: Casini, cambi musica delle politiche economiche

Far cadere il governo è pura irrazionalità politica

postato il 11 settembre 2013

Errore politico un’azione militare in Siria

L’intervento integrale

Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio,
dividerò in due parti il mio breve intervento, seguendo la traccia dell’informativa del presidente Letta: le prime riflessioni sono sulla dichiarazione finale del Vertice di San Pietroburgo per la crescita e l’occupazione, mentre la seconda parte affronterà il tema della Siria.
Vorrei evitare di ripetere le considerazioni che il Presidente ha svolto, poiché tutti noi abbiamo conoscenza della questione e dei termini in cui essa si presenta al Parlamento, ma vorrei riassumere il tutto con una frase: è molto difficile rialzarsi, ma è molto facile compromettere i risultati in un solo momento.
Signor Presidente del Consiglio, sappiamo che se lei si è presentato a San Pietroburgo con le carte in regola, questo è stato prima di tutto grazie al sacrificio degli italiani e poi allo strumento con cui questi sacrifici si sono realizzati: sono state le azioni conseguenti, coerenti e dolorose, che il governo Monti prima e il Governo che ella presiede oggi, coerentemente hanno messo in atto per il risanamento del bilancio pubblico e per il rilancio del nostro Paese. Tutto quello che dovesse intervenire oggi a bloccare questo lavoro, rendendo vani i sacrifici degli italiani, si configurerebbe come un atto di pura irresponsabilità politica.
Per questo, lo dico con franchezza, guardando in faccia i colleghi degli altri Gruppi politici, ci rendiamo conto che la situazione è delicata per tante ragioni, che coinvolgono personalità politiche importanti e fondamentali per alcune aree in particolare.
Ma noi riteniamo che queste incomprensioni debbano essere superate facendo leva sul rispetto delle regole dello Stato di diritto, sul rispetto che sempre si deve nutrire per i membri del Parlamento, in particolare – per chi tali li ritiene – per gli avversari politici, ma nulla può responsabilmente compromettere l’esito di questo Governo. Lo sforzo che gli italiani stanno facendo suo tramite non può essere interrotto e, soprattutto, non può essere vanificato. E voglio dire anche un’altra cosa rivolgendomi al ministro Saccomanni.
Non mi è piaciuto lo spettacolo estivo di un Ministro che viene tirato per la giacca dagli uni e dagli altri rendendogli ancora più complicato il lavoro che, responsabilmente e con spirito di servizio, sta facendo per il nostro Paese. Voglio esprimere a lei, signor Ministro, la solidarietà mia e del mio Gruppo. E’ il Governo Letta non è il secondo tempo della nostra campagna elettorale: è un Governo di compromesso politico, perché così è inevitabilmente.
Ci sono punti che stanno più a cuore al centrodestra e punti che stanno più a cuore ad altre parti politiche, ma dobbiamo dare a chi ci governa il compito di fare una sintesi perché se su ogni questione siamo all’ultima spiaggia diventa impossibile per chiunque governare e credo che nessuno, purtroppo, abbia la bacchetta magica. Questo è quasi tutto. Dopodiché siamo d’accordo sul coinvolgimento delle parti sociali, sul fatto che bisogna abbinare rigore e crescita, sulla necessità che la lotta all’evasione fiscale e alle elusioni vengano poste in essere al livello planetario perché altrimenti è impossibile che ciascun Paese possa efficacemente affrontare la questione.
In ordine all’ultima considerazione che intendo fare sul primo capitolo, siamo fortemente convinti che bisogna fare uno sforzo per abbassare le tasse sul lavoro. Sul tema del cuneo fiscale l’Italia si è impegnata. Sono importantissime sia le misure sull’IMU che il blocco dell’aumento dell’IVA, ma oggi c’è la necessità di dare un drastico segnale sul tema del cuneo fiscale e delle tasse sul lavoro.
Quanto al secondo punto, cioè la Siria, vorrei essere non diplomatico, ma – se è possibile – abbastanza brutale. La posizione italiana è ineccepibile ed è frutto della convergenza tra il Parlamento e il Governo. Se l’Italia ha potuto testimoniare in sede di G20 e in sede di ONU e di Europa una posizione coerente e lineare è stato perché il 27 agosto, nelle Commissioni congiunte affari esteri di Camera e Senato c’è stata una convergenza di tutte le parti politiche.
Non ci sono state divisioni tra maggioranza e opposizione, non dico tra destra e sinistra, ma – ripeto – tra maggioranza e opposizione. Non ci sono state diversità. Noi riteniamo che sia un errore politico di primaria grandezza un’azione militare verso la Siria. E voglio essere brutale. Qui non c’è uno Stato combattuto da democratici e liberali che vogliono sostituire al despota qualcosa di migliore. Qui c’è uno Stato terroristico combattuto da bande terroristiche.
Questo è testimoniato in modo straordinario proprio da Domenico Quirico nel suo reportage che ha fatto ieri per la stampa. Se si fosse intervenuti con preveggenza un anno è mezzo fa si sarebbero evitati i profughi, i morti, ma soprattutto si sarebbe potuta modellare l’opposizione siriana incanalandola secondo binari costruttivi. Questo non si è fatto perché c’è stata un’incertezza, una inadeguatezza, una incapacità di visione. Oggi intervenire dopo che tanti crimini sono stati perpetrati, di tutte le nature e di tutte le modalità, con armi chimiche, ma non solo, dal regime e non solo da questo, anche dalle bande terroristiche che al regime si contrappongono, significa andare a incendiare irresponsabilmente ancora di più un Paese.
Sotto voce dico ai colleghi che vorrei tanto sapere che cosa pensano gli israeliani nel proprio intimo, e non attraverso dichiarazioni pubbliche, della possibilità di avere a fianco, a qualche chilometro dai loro confini, non un nemico che conoscono molto bene, ma un Paese in cui scorazzano bande terroristiche di Al Qaeda.
Noi abbiamo fatto un percorso giusto. L’Italia, questa volta, ha finalmente assunto una posizione che non va modificata di una virgola. Capisco qualche imbarazzo che il nostro Presidente del Consiglio deve aver avuto al G20, essendo stato strattonato da una parte e dall’altra. La nostra posizione, però, è emersa cristallina perché è giusta.
Noi diciamo che, senza un coinvolgimento dell’ONU, non ci può essere una nostra presenza in alcuna azione. Ma che cosa vuol dire questo? Traduciamolo in parole povere. Vuol dire che, se la Russia e gli Stati Uniti non si mettono d’accordo, e cioè l’ONU non si pronuncia, diventa irresponsabile un’azione unilaterale. Essa, tra parentesi, scatenerebbe una sorta di guerra strisciante tra Russia e Stati Uniti sulla vicenda del Medio Oriente e noi abbiamo bisogno della Russia. Abbiamo bisogno della Russia per la Siria. Abbiamo bisogno della Russia per l’Iran. Abbiamo bisogno della Russia per governare un’area di instabilità. Le primavere arabe ci hanno consegnato una situazione in cui si è dispersa quella statualità dei singoli Stati a cui eravamo abituati a rapportarci. Questo è capitato in Libia. Diciamo la verità: le riluttanze di Berlusconi erano giuste allora e probabilmente non sono state percepite.
Alla fine oggi che cosa abbiamo? Abbiamo una instabilità ingovernabile a qualche chilometro dalle nostre coste.
Vorrei far notare ai colleghi – amo il Parlamento e il parlamentarismo – che questa volta i Parlamenti hanno battuto un colpo e mi riferisco non solo a quel poco che modestamente abbiamo potuto fare noi. Non avevamo problemi con il Governo perché la ministro Bonino è stata ineccepibile in Commissione e anche in Aula. Ma i Parlamenti hanno parlato in Gran Bretagna, nella culla del parlamentarismo, dove non capita mai che un Governo venga messo in minoranza.
Negli Stati Uniti, in quest’ultime ore, si sta ancora contrattando.
Parliamo di riforme costituzionali. In un sistema presidenziale per eccellenza il Presidente in capo, il Capo delle Forze armate, deve parlare con l’ultimo parlamentare. Ma questa non è una debolezza. È la ricchezza della democrazia e del Parlamento a cui noi tante volte non riusciamo ancora in qualche modo ad essere consapevoli. Eppure, questo è il ruolo del Parlamento.
La ringrazio, Presidente, della sua tolleranza. Termino l’intervento dicendo che Ginevra 2 è una pagina davvero giusta. Dobbiamo spingere per Ginevra 2 e dobbiamo riflettere sul grande messaggio di Papa Francesco. In quella piazza, dove erano presenti il ministro Mauro e altre personalità, si è realizzato veramente un momento di grande riflessione anche sull’esistenza e il ruolo della politica.

 

Commenti disabilitati su Far cadere il governo è pura irrazionalità politica



Twitter


Connect

Hai già cliccato su “Mi piace”?

Community

Login with Facebook:
Last visitors
Powered by Sociable!

ULTIME SEGNALAZIONI FACEBOOK

Facebook Fans

Twitter EstremoCentro

Ultimi commenti

  • Rina Giorgi: L’ammiro,Presi dente. Lei è una persona corretta e saggia....
  • lucia: Penso che d alema bleffa e cambierà idea con un bel si al referendum.
  • scardavi giacomo: Se dopo Obama anche con Hillary continua il disimpegno USA...
  • maurizio trincas: quasi perfetto. 13 anni di confusione legalizzata. non...
  • scardavi giacomo: La complessità dei problemi che insorgono col...
  • lucia: Personalmente non credo che i 5 stelle siano in grado di governare l...
  • umberto borzi: Benissimo,sono d’accordo,meno male che lo hai capito,...
  • tarquiny: tutti i grandi paesi che hanno fatto l’Europa la migliore e...
  • tarquiny: Altrimento detto lei vuole che il suo paese guida l’america e...
  • Sandra Granzotto: Sono un cittadino, moderato da sempre e che non ama gli...
udc tour