L’intervista pubblicata su ‘Il Messaggero’ di Barbara Jerkov
Per le categorie interessate il pacchetto liberalizzazioni pretende di far troppo. Per il Pd troppo poco. Berlusconi si è detto deluso dal governo dei tecnici prevedendo: «Presto verremo richiamati noi».
E il suo giudizio presidente Casini? Il decreto Monti ha fatto troppo o troppo poco?
«I giudizi contrapposti sono la miglior certificazione che si è mosso qualcosa di importante», risponde il leader dell’Udc. «Si doveva mettere in moto un gigante, non era facile rompere le incrostazioni e l’immobilismo di anni. Il bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno, d’accordo; per me ciò che conta è che sia mezzo pieno. Se era tutto così semplice da fare, allora perché non l’hanno fatto in governi precedenti?».
Pdl e Pd già preannunciano una massa di emendamenti in Parlamento. Il Terzo Polo farà altrettanto?
«Siamo sempre disponibili a introdurre elementi migliorativi. Se invece qualcuno pensa di bussare alle nostre porte per annacquare gli elementi di concorrenza, si risparmi pure la fatica perché noi pensiamo che a forza di recepire le istanze corporative l’Italia sta morendo». [Continua a leggere]
Gran parte delle nostre difficoltà vengono dal pregresso italiano ma anche dallo stato un po’ confusionale che c’e’ in Europa.
Quindi abbiamo convenuto sul fatto che il governo si possa e si debba presentare al vertice del 30 a Bruxelles con il supporto forte di una mozione parlamentare con il più ampio consenso possibile appoggiata da Terzo polo, Pdl, Pd e dalle forze che vorranno essere disponibili a questa intesa nazionale.
L’intervista di Marcello Sorgi pubblicata su ‘la Stampa’
Presidente Casini, tutti i veli sono caduti: -oggi Monti incontra voi segretari della maggioranza alla luce del sole, senza più doversi nascondere. Com’è nata la svolta?
«Vede, in politica c’è sempre un po’ di ipocrisia: da quando è nato il governo, ci siamo visti con Monti, come tra noi della maggioranza, altre volte. Domani è la prima volta che accade ufficialmente, ma non direi che è un fatto sconvolgente».
Sarà soddisfatto, lei che ha tanto premuto per far uscire questa maggioranza dalla clandestinità.
«A me sembra normale che con tutto quel che sta accadendo e nel vivo di un cambiamento positivo di rapporti tra Italia e Europa, chi appoggia il governo discuta delle prospettive. Se vuole la mia valutazione, ritengo che noi abbiamo fatto il primo passo per uscire dall’isolamento in cui eravamo con il governo Berlusconi, abbiamo dimostrato di poter essere credibili con la manovra di dicembre, con gli impegni presi per il pareggio di bilancio nel 2013 e con il programma di liberalizzazioni che sta per essere varato. Adesso però dobbiamo trovare il modo di ottenere dall’Europa risposte concrete sul rafforzamento del fondo salva-Stati, sul ruolo della Bce e sull’effettiva difesa dell’euro dagli attacchi speculativi che continuano». [Continua a leggere]
L’intervista pubblicata su l’Unità di Susanna Turco
Con Monti l’Italia è tornata al centro del ring, e ora i compiti li devono fare tutti, Merkel compresa». «La politica italiana deve autoriformarsi in fretta, a partire dalla riduzione dei parlamentari». «Il referendum? A prescindere dalla Consulta, la legge elettorale va cambiata comunque». Di ritorno da una vacanza alle Maldive oggetto di polemiche che liquida con una battuta («sì, stavo in un club esclusivo con cinquecento italiani») Pier Ferdinando Casini, leader Udc e grande sponsor dell’attuale governo, parla della fase due che va a incominciare: per l’esecutivo, e per i partiti. Con sguardo lungo sul Centro: «Un grande rassemblement dei cattolici? Più che temerlo lo auspico. Chi lo condivide, nel Pdl e nel Pd, non dovrebbe sottrarsi».
Prima Sarkozy, a breve la Merkel: come giudica la missione europea di Monti?
«Finalmente siamo di nuovo al centro del ring. L’Italia è sempre stata un Paese fondamentale per gli equilibri europei, e oggi torna ad essere indispensabile. La fase è delicatissima, ma è importante che ci sia chi, come Monti, parla del nostro Paese dicendo ciò che va detto anche a Francia e Germania. Abbiamo fatto i compiti a casa, adesso tutti devono farli. Intendo dire che anche la Merkel deve porsi il problema. Comprendo le motivazioni del suo pressing perché ci sia una presa di coscienza e si cambi passo: ma una volta provocato l’elettroshock, se la Germania non è lesta rischia di finire anche lei sotto le macerie dell’Europa». [Continua a leggere]
L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘Repubblica’ di Goffredo De Marchis
«Se il governo regge, e deve reggere altrimenti l’Italia affonda, cambierà la politica, verrà modificato un sistema tanto mitizzato, ma che non sta in piedi». Pier Ferdinando Casini continua a interpretare il ruolo di alfiere dell’esecutivo Monti e immagina nuovi scenari. Non teme contraccolpi sul suo elettorato, non ondeggia tra il sostegno e il distinguo come fanno gli “alleati” Pd e Pdl. «La ragione è molto semplice- questo governo obbliga tutti a prendere atto che lo schema bipolare non ha la forza necessaria per arginare verifiche serie come questa crisi». Alfano, Berlusconi e Bersani devono ripensarsi, quindi. È il messaggio del leader dell’Udc.
Il governo Monti è partito con la spinta di una grande credibilità. Adesso il consenso cala e devono ancora arrivare gli effetti della manovra sulle tasche dei cittadini.
«In Italia siamo vittime di preoccupanti vuoti di memoria. Abbiamo avuto il governo Prodi: non riusciva ad andare avanti e dopo solo due anni è stato costretto a gettare la spugna. È arrivato Berlusconi che, dopo le illusioni della campagna elettorale, ha vivacchiato, ha tirato a campare finché non ha dovuto cedere il passo. Ora il nostro problema sarebbe che il governo si dedica poco allo sviluppo, alle liberalizzazioni? Ma che discorso è? Monti è in carica da appena un mese. Ed è vero che ha colpito in parte i soliti noti. Ma non è vero che non siano stati penalizzati i redditi alti. Quella sulla casa è una patrimoniale mascherata, diciamo la verità. Lo dico con chiarezza- se vogliamo superare la crisi dobbiamo evitare quest’opera di rimozione. Che ha aspetti surreali: mi sembra il colmo che chi è stato fino a ieri causa del problema oggi si proponga come la soluzione». [Continua a leggere]
L’intervista pubblicata su ‘Il Messaggero’ di Alberto Gentili
«Quei cento voti in meno alla Camera fanno chiarezza. Ora il governo è più forte». Pier Ferdinando Casini preferisce guardare al « bicchiere mezzo pieno». E scommette sulla durata «fino alla primavera del 2013» di Mario Monti a palazzo Chigi.
Non peccherà d’ottimismo? Berlusconi ha detto che non sa quanto Monti durerà e Bersani ha sostenuto che l’orizzonte del Pd sono le elezioni. Segnali poco incoraggianti, non crede?
«Io sostengo che è stato un miracolo, un vero miracolo, essere riusciti a passare nel giro di venti giorni dalla contrapposizione più esasperata tra Berlusconi e Bersani, al fatto che ormai da diverse votazioni si sommino in Parlamento i voti di Pdl e Pd. Poi è naturale che alcuni esponenti manifestino mal di pancia».
Però i distinguo ci sono e Monti ci deve fare i conti.
«Ce li facciamo pure noi e ce li faremo. Ma vedo Monti solido e forte fino alla fine della legislatura. Nessuno può permettersi di staccare la spina a questo governo: l’effetto sarebbe chiaro, chi ne sarebbe responsabile avrebbe su di sé il marchio dell’irresponsabilità. Abbiamo da collocare miliardi e miliardi di titoli di Stato e se non convinciamo gli investitori della serietà dei nostri propositi, non ci salveremo. A quel punto tutto sarò ben peggio di ciò che oggi può essere ipotizzato: precipiteremmo verso la bancarotta, vanificando i sacrifici che stiamo compiendo». [Continua a leggere]
L’intervista pubblicata su QN di Andrea Cangini Onorevole Casini, sembra che i gruppi parlamentari abbiano margini ristretti nell’intervenire sulla manovra del governo…
«Non c’è dubbio, i margini saranno molto, molto ristretti. Sono lieto si sia trovato il modo per pagare cash le pensioni erogate dalla pubblica amministrazione, confido ci sia la possibilità di alzare la soglia della rivalutazione di quelle medio-basse e dare un segnale alle famiglie introducendo almeno il concetto di quoziente familiare».
Tutto qui?
«Siamo ormai rassegnati al fatto che una manovra nata sulla scia dell’emergenza sia più che altro un’imposta sui prelievi, ma…».
Ma?
«Ma da gennaio il governo dovrà mettersi al lavoro sulla spesa pubblica per individuare, attraverso una scrupolosa spending review, i tagli necessari a finanziare la crescita. E mi auguro che non si trascuri il capitolo giustizia».
E’ anch’esso finalizzato alla crescita economica, in fondo.
«Certo, una giustizia civile così lenta tiene alla larga gli investitori stranieri. Ma occorre anche risolvere l’affollamento carcerario, rivedere le circoscrizioni giudiziarie, varare una legge per riportare lo strumento delle intercettazioni nel solco dello stato di diritto». [Continua a leggere]
L’intervista sul Corriere della Sera a Pier Ferdinando Casini di Paola Di Caro
È da come si atteggeranno i partiti rispetto a questa innovativa, anomala, emergenziale e per certi versi straordinaria esperienza di governo che «si decideranno le prossime alleanze». Perché questo è «lo spartiacque». Qui e ora, da questa strada, passa il cambiamento di un sistema politico che «non sarà più come prima: è finita l’era delle ammucchiate, del mettersi assieme solo per vincere e non per governare». E la politica non deve avere paura: «In questo governo, a partire da Monti, ci sono tante persone brave e preparate che resteranno protagoniste: non dobbiamo temere la concorrenza, o siamo già sconfitti». Lo dice Pier Ferdinando Casini, che il governo tecnico lo ha auspicato, favorito, sostenuto con tutte le sue forze. E che oggi, nonostante la durezza di una manovra che «non ci rende contenti ma ci vede convinti», è sempre più sicuro che la scelta fatta è «quella giusta». Quella che pagherà per chi ha avuto, come Terzo polo, Pdl e Pd, il coraggio di rischiare e non di «cercare delle furbe convenienze».
La manovra è stata varata. Ma la crisi dell’eurozona minaccia di esplodere. Ha qualche dubbio sulla strada che voi leader di partito avete intrapreso?
«Tutt’altro. Proprio perché il momento è drammatico — il rischio di tenuta democratica in Russia, la crisi americana, le decisioni che l’Europa dovrà prendere anche chiedendo agli Stati membri cessioni di un po’ di serenità può arrivarci proprio dall’avere un premier come Monti che partecipa ai momenti decisionali cruciali, perché grazie a questo governo stiamo dimostrando di essere in grado di fare la nostra parte». [Continua a leggere]
L’interista su QN a Pier Ferdinando Casini di Pierfrancesco De Robertis
Presidente Casini, dopo la riunione con gli amici del Terzo Polo sarete di certo andati al ristorante. L’ha trovato pieno?
«Guardi, lasciamo stare le battute. Vedo che nella mia parrocchia aumentano quelli che vengono a prendere il pasto della Caritas, vedo la gente preoccupata perché non riesce a trovar lavoro ai propri figli di trent’anni. Questo vedo, più che ristoranti pieni».
Si apre una settimana parlamentare decisiva. Lei ne ha viste passare tante: Berlusconi cade o la sfanga anche stavolta?
«Ma, non so. Il punto comunque non è se Berlusconi cade questa settimana, la prossima o tra un mese. Il punto è che abbiamo un terribile problema con l’Europa, che si chiama credibilità. Loro ce lo fanno capire a volte anche in modo poco carino, ma la colpa è nostra».
Voi e le altre opposizioni insistete molto nel chiedere al Cavaliere un passo indietro. Non è che così lo fate arroccare sempre più?
«Noi siamo opposizione, e facciamo il nostro mestiere. Oggi la novità è un’altra, e cioè che a chiederglielo sono tanti che lavorano fianco a fianco con lui. Berlusconi forse senza rendersene conto sta divenendo il capro espiatorio per problemi che non sono tutti riconducibili a lui. Voi sentite un riflesso molto limitato di quello che sentiamo noi nei commenti privati».
Se martedì sul rendiconto il premier risolverà un appello al vostro senso di responsabilità per non affossare l’Italia, che cosa farete?
«E’ una posizione gravissima perché dimostra che invece di prendere atto della realtà, il presidente del consiglio utilizza una necessità del Paese come scudo per continuare questa marcia dissennata verso il nulla». [Continua a leggere]
#Partiti sono in crisi, ma non c'è alternativa xpartecipare alla vita democratica: siano finanziati solo quelli con vita interna trasparente 02/02/2012
Non so quanto possa andare avanti questo attaccamento obbligatorio al Governo Monti. Se Monti sbaglia occorre farlo presente. Vabbè stare in scia, ma Monti si scansa spesso e quando lo fa il Terzo polo rimane allo scoperto.
@ salvatore.
molto esaurienti le risposte della redazione.
Forse casini & c sono troppo occupati ad aumentare la benzina e a ripristinare le tasse sulle case (note misure di equità fiscale) , ora credo stiano pensando a come metterla nel c..o agli “annoiati” del posto fisso. Naturalmente lo fanno per il nostro bene. Vuoi mettere essere disoccupato e non annoiarsi più avendo il quotidiano problema della sopravvivenza?
Casini, Bersani, Alfano: il trio che ci darà il colpo di grazia.
Si riporta l’articolo di Valentina Napoleoni riguardante la necessità di liberalizzazione della professione forense che arricchisce il dibattito sulle liberalizzazioni:
“Il collasso del settore
La professione legale è in crisi, va liberalizzata
di Valentina Napoleoni10 Gennaio 2012
Da tempo si parla di liberalizzazione delle professioni, in una prospettiva di riforma del sistema economico, volta a contrastare, superandola, la crisi in atto nei diversi settori. Al centro del dibattito politico si pone la necessità di liberalizzare la professione legale, che incontra le resistenze degli Avvocati iscritti all’ordine, intenti a mantenere integro il loro predominio sul mercato, inibendo l’accesso anche ai praticanti aspiranti Avvocati.
Le condizioni di espletamento dell’esame di Avvocato, in Italia, stanno assumendo connotazioni intollerabili per i praticanti, in aperto contrasto con l’obiettivo di velocizzare i tempi di passaggio dal mondo universitario a quello lavorativo. Conseguita la laurea in giurisprudenza, infatti, il neo laureato è tenuto ad eseguire due anni di praticantato presso uno studio legale. Al termine del tirocinio, si impone il superamento di tre prove scritte, che si tengono ogni anno nel mese di dicembre. I risultati delle stesse, tuttavia, vengono pubblicati circa sei o sette mesi dopo, durante i quali l’aspirante Avvocato non risulta né un tirocinante, né un lavoratore subordinato, restando così privo della minima tutela giuridica, ancorché collabori presso uno studio legale. Nella maggior parte dei casi, le prestazioni lavorative vengono rese senza la sottoscrizione di un contratto ed il collaboratore percepisce forme di retribuzioni mensili pari a circa trecento euro, persino nella capitale.
A Milano si arriva a cifre superiori, che non superano comunque le ottocento euro mensili. Solo in alcuni studi di grandi dimensioni è possibile, per i più fortunati, percepire somme superiori. La “plebe” versa in condizioni di grave precariato, destinate a protrarsi per anni, poiché, qualora si superi l’esame scritto, il candidato è tenuto ad affrontare una prova orale. Se non supera quest’ultima, deve ripetere lo scritto e così via, di anno in anno. Peraltro, l’utilità delle prove nelle quali si articola l’esame di stato, ai fini dell’accertamento della capacità tecnico-giuridica dell’esaminando, è davvero discutibile. Quanto alle tre prove scritte, i giudizi risultano del tutto arbitrari e discrezionali, senza essere accompagnati da alcuna griglia di valutazione e motivazione. Le prove, inoltre, prevedono la redazione di due pareri legali e di un atto giudiziario, in un arco di tempo davvero ristretto, nel corso del quale nessun Avvocato potrebbe ritenere di aver esaustivamente trovato la soluzione vincente o tutte le possibili soluzioni prospettabili al cliente- sic!- Quanto alle prove orali, le stesse prevedono lo studio di sette materie, oggetto di esami universitari, già studiate in precedenza.
L’abilità e capacità di un Avvocato andrebbe testata su altri fronti. Il mercato è già un ottimo banco di prova per misurare la propensione allo svolgimento dell’attività forense dei praticanti, aspiranti Avvocati, in un’ottica di equo bilanciamento tra la necessità di inibirne l’esercizio a soggetti del tutto impreparati e la meritocrazia. Inoltre, la liberalizzazione della professione legale, se intesa come misura di agevolazione dell’accesso all’ordine degli Avvocati, da parte dei laureati in legge, consentirebbe il risparmio di numerosi costi. Tra questi, vanno denunciati aspramente quelli per l’acquisto dei quattro codici aggiornati, degli alberghi dove pernottare durante le prove scritte dell’esame e dei corsi di preparazione allo stesso, tenuti in tutta Italia. Facciamo due conti. La spesa media per l’acquisto dei codici si aggira attorno ai 500 euro, quella per i corsi oscilla tra 1.000 e 3.000 euro e quella per il soggiorno a minimo 300 euro. Un salasso di circa 2.800 euro l’anno per ogni praticante. Se a ciò si aggiungono le scarse retribuzioni percepite dagli esaminandi, è evidente come l’accesso alla professione sia, allo stato attuale, di fatto impedito ai meno abbienti, a discapito della tanto proclamata meritocrazia american style e dell’economia nazionale.
In Italia, infatti, ci sono migliaia di laureati in giurisprudenza che risultano precari a tempo indeterminato e che rappresentano un costo per il paese, pur contribuendo a rimpinguare le tasche di albergatori e docenti di corsi post-universitari. In un momento storico caratterizzato dalla crisi dei mercati finanziari sembra difficile concentrare l’attenzione sulla condizione economico-sociale dei praticanti presso studi legali.
Tuttavia, se si guarda ai numeri, le prospettive cambiano. Nella sola città di Roma, ogni anno, circa 5.000 laureati si accingono ad affrontare il fatidico esame. La concentrazione di Avvocati nella capitale supera quella dei legali presenti in tutta la Francia. Delle due l’una: o si limita l’ingresso alla facoltà di giurisprudenza o si sposa una politica di liberalizzazione della professione legale. Quest’ultima andrebbe intesa in senso relativo e non assoluto. In altri termini, non si tratta di consentire di svolgere la professione di Avvocato a soggetti sprovvisti della laurea in giurisprudenza e che non abbiano eseguito il periodo di praticantato, previsto dalla legge. Si tratta di semplificare i canali di accesso all’ordine degli Avvocati per quanti hanno conseguito una laurea in legge ed eseguito il successivo tirocinio. In tale direzione, sarebbe auspicabile l’abolizione dell’esame di Stato, o comunque una modifica dello stesso, in senso tecnico-pratico e tale da eliminare i costi che gravano sugli esaminandi, riducendo i tempi necessari alla pubblicazione dei risultati”.