Tutti i post della categoria: Interventi

In memoria di Helmut Kohl

postato il 4 luglio 2017

Il mio intervento al convegno organizzato alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani insieme al Presidente del Senato, Pietro Grasso, al Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Senatore a vita, Mario Monti e al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano.

 

Oggi il Senato della Repubblica onora un grande europeo tedesco, un gigante del nostro tempo, un democratico cristiano che ci ha insegnato qual è il cuore e l’essenza della politica.
Sono grato al Presidente Grasso per aver condiviso l’idea di fermarci oggi insieme a riflettere su questa straordinaria testimonianza.
Saluto, oltre ai prestigiosi relatori, gli illustri ospiti e gli ambasciatori accreditati; in particolare l’ambasciatrice della Repubblica Federale di Germania, Susanne Wasum-Rainer.
Il nome di Helmut Kohl può a pieno titolo essere associato ai grandi statisti della ricostruzione europea, da Alcide De Gasperi a Konrad Adenauer. Ma a me viene in mente di avvicinarlo ad un’altra grande personalità, che io ho avuto l’onore di accogliere nel Parlamento italiano: Giovanni Paolo II.
Sì, Helmut Kohl e Giovanni Paolo II hanno dato un’impronta indelebile alla storia del ‘900.
Grazie alla loro straordinaria tensione morale e alta intelligenza politica hanno concorso più di ogni altro all’abbattimento dei muri che la storia aveva impropriamente collocato nel centro dell’Europa.
Il Grande polacco e lo statista tedesco sono stati gli artefici principali della riunificazione: grazie a loro si sono disintegrati i muri, segno su cui tutti noi oggi dovremmo riflettere.
Le grandi pagine di storia coincidono con la capacità di prendersi per mano e non certamente di innalzare steccati divisivi.
Essi ci hanno riconsegnato un’Europa nella sua dimensione storica e geografica, consentendo a tutti noi di riabbracciare fratelli con i quali abbiamo vissuto l’amarezza di laceranti separazioni.
Basterebbe questo per consegnare alla storia Helmut Kohl, l’uomo della riunificazione tedesca e della unificazione europea; colui che ci richiamava, come anni prima aveva fatto De Gasperi, alla necessità di dare un’anima all’Europa, convinto che senza una politica estera e di difesa comune difficilmente l’economia e la moneta unica avrebbero potuto reggere a lungo l’affanno e il decorrere dei tempi.
Ma oggi è giusto ricordare con un esempio concreto in che cosa si sia manifestata la sua diversità rispetto all’ordinarietà di altri leader politici. Alla vigilia della riunificazione tedesca, egli decise la parità tra il marco dell’est e quello dell’ovest, pur in presenza di opinioni ferocemente contrarie da parte della constituency finanziaria ed economica tedesca, della Bundesbank e delle associazioni degli industriali, oltre che di gran parte dei suoi elettori.
Quella scelta probabilmente determinò la sconfitta di Kohl alle elezioni successive, ma grazie ad essa oggi vediamo una Germania unita e forte, che in pochi anni ha colmato gli squilibri tra la parte più progredita del Paese e quella arretrata, per gli errori del sistema comunista.
Strasburgo, sede del Parlamento europeo, ha onorato sabato il Cancelliere tedesco e tanti statisti mondiali ne hanno ricordato le caratteristiche peculiari.
Lo faremo anche noi oggi con testimonianze inedite ma io vorrei concludere con due annotazioni.
Oggi rendiamo un tributo di affetto ad un grande amico dell’Italia, ad un uomo che in frangenti difficili per la nostra storia nazionale non ha mai mancato di tenderci la mano. Ricordo a tal proposito le confidenze di Carlo Azeglio Ciampi che con il cancelliere ebbe un rapporto particolare. Nel momento in cui nei salotti della finanza europea molti ipotizzavano un euro senza l’Italia, Helmut Kohl, sfidando perplessità anche legittime, spiegò a tutti che un’Europa senza l’Italia sarebbe stata semplicemente un non senso.
Accanto a Germania e Francia, l’Italia svolse in quegli anni, e a mio parere dovrà continuare a svolgere per il futuro, un ruolo di avanguardia europea nella convinzione che la relazione franco-tedesca quando è all’altezza delle sfide della storia non può mai essere esclusiva.
L’ultima annotazione è un ricordo personale: ho conosciuto Helmut Kohl tanti anni fa e ho condiviso con lui momenti per me indimenticabili. Dall’informalità di serate nella sua birreria preferita di Berlino ad occasioni analoghe in Roma negli anni seguenti al suo abbandono della Cancelleria, non è facile descrivere che cosa si provava di fianco ad un monumento della storia.
Io ne ho visto un uomo di grande umanità, di profonde convinzioni ideali e di grande orgoglio nel superare le amarezze anche personali che la vita pubblica e quella privata gli avevano inflitto.
Penso che, come spesso capita, in questi giorni sia stato restituito al Cancelliere Kohl ciò che i percorsi tormentati della politica e della vita a volte gli avevano tolto.

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Grazie Giorgio

postato il 26 aprile 2017

Il mio ricordo nell’Aula del Senato: Guazzaloca ha servito Bologna con disciplina e onore.

Signora Presidente, colleghi, vi chiederei un attimo di silenzio perché ho un adempimento certamente non gradevole.
Col cuore affranto e con una grande commozione, annuncio a questo Senato la scomparsa, avvenuta nelle prime ore di questo pomeriggio, di Giorgio Guazzaloca, già sindaco della città di Bologna dal 1999 al 2004.
Da dove incominciare? Potrei ricordare la sua straordinaria esperienza associativa, prima come presidente della Confcommercio, poi come presidente della camera di commercio, da sempre come presidente nazionale della Federmacellai (non a caso molti, lo ricordano come il macellaio più famoso d’Italia). Successivamente, ha fatto parte dell’Antitrust e del consiglio di amministrazione di Mediobanca. Ma a poco serve l’arida elencazione di questi incarichi; rischia di non significare nulla.
Giorgio Guazzaloca è stato lo straordinario e singolare protagonista della prima e unica sconfitta storica della Sinistra nella città di Bologna, anticipando probabilmente la caduta di uno dei muri più significativi dell’Occidente. In questa veste ne hanno parlato tutti i giornali, europei e mondiali, e per questo è stato conosciuto dall’opinione pubblica italiana. Tuttavia, oggi lo piange l’intera città, al di sopra e prima degli schieramenti politici. Si stringono in questo grande dolore il primo cittadino, il sindaco Merola, fino all’ultimo bolognese.
Dopo anni e anni di sofferenze indicibili, cominciate qualche mese dopo la sua elezione a sindaco, che ne hanno martoriato il fisico e l’esistenza, oggi possiamo ben dire che si è conclusa la parabola umana di una delle personalità simbolo della nostra città.
Non so se i tempi che viviamo producano più persone di questo spessore, ma so che Guazzaloca ha condensato tutti i simboli della bolognesità: uomo di famiglia umilissima, si è fatto strada da solo in un cammino tormentato, che lo ha portato a rimanere vedovo con due figlie adolescenti e ad affrontare, quasi come per scommessa, i percorsi tormentati della vita politica.
Giorgio si porta via un pezzo della nostra città perché è sempre stato Bologna: dal culto della Madonna di San Luca, coltivato laicamente, al girovagare come sindaco sotto ai portici e tra le torri della nostra città; dalla statua di San Petronio restituita ai bolognesi, all’amore per i colori rossoblu e per la nostra squadra di calcio dagli anni dello scudetto del 1964.
Oggi se ne è andato ma, forse, in realtà, ci aveva lasciato molto prima. Ci accompagnerà sempre, però, la sua innata bolognesità, la sua onestà intellettuale al limite del provocatorio, segnata da una visione alta e nobile della politica e il suo rigore etico.
Colleghi, se mi consentite, vorrei concludere non con le mie parole, senz’altro velate da un’amicizia personale profondissima; vorrei citare le parole del professor Prodi, del Partito Democratico bolognese, ma terminerò con parole sintetiche della presidente del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, che ha detto qualche parola che credo a Giorgio avrebbe fatto molto piacere sentire. Ha ricordato così questo sindaco: «Ha servito con disciplina e onore la sua città».
Grazie Giorgio

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Non possiamo che essere amici della Russia

postato il 18 novembre 2015

Il mio intervento su Il Foglio

La Russia è un obiettivo dei terroristi esattamente come l’Europa e gli Stati Uniti. Per capirlo non serve nemmeno far riferimento all’ultimo attentato che ha abbattuto l’aereo russo in terra egiziana; basta vedere quello che capita a Kunduz, in Afghanistan, dove i talebani sono affiancati da molti foreign fighters ceceni e originari delle repubbliche caucasiche. Putin sa che il terrorismo jihadista si rivolge contro di lui non meno che contro di noi. Il presidente russo ha constatato inoltre un vuoto americano sull’asse Siria-Iraq. L’America manca di una strategia chiara, e con il suo intervento in Siria Putin ha ottenuto tre importati obiettivi. Ha messo in sicurezza l’unico accesso al mar Mediterraneo che i russi hanno a Tartous, ha rafforzato il suo alleato Bashar el Assad, e soprattutto ha obbligato l’occidente a fare i conti con la Russia per la soluzione siriana “nonostante l’Ucraina”. Oggi si conferma così la validità della linea italiana: noi non possiamo combattere lo jihadismo senza avere la Russia strettamente alleata e non possiamo credibilmente parlare di exit strategy per Assad senza la garanzia russa.

Non possiamo che essere amici della Russia. L’occidente e gli Stati Uniti devono recuperare lo spirito di Pratica di Mare e capire che Putin è parte della soluzione e non il problema. Per questo arrivare a una Yalta contro lo Stato islamico è l’unica soluzione. Se non si prende questa strada e se ognuno non contribuisce a questa coalizione amplissima sebbene disordinata il califfo non sarà mai sconfitto. La linea italiana si è dimostrata nei fatti la più coerente rispetto a certe opinioni un po’ dissennate che abbiamo sentito in Europa da parte di alcuni nostalgici della Guerra fredda che si preoccupano soprattutto di escogitare delle strategie antirusse.

Sul campo, contro lo Stato islamico, esiste già un coordinamento di fatto, ed è necessario che una coalizione contro il Califfato tagli immediatamente le unghie alla tacita accettazione dei traffici dello Stato islamico, che si finanzia grazie ai proventi del petrolio, ma anche del traffico di droga e dei reperti archeologici- e i compratori non sono solo i paesi sunniti. I “boots on the ground”, invece, sono un errore. Su questo ha ragione Obama: è esattamente quello che vogliono i terroristi dello Stato islamico. Un intervento di terra non serve, lo Stato islamico si vince con molto meno. Ma bisogna iniziare la battaglia, finora nessuno l’ha ancora fatto.

Pier Ferdinando Casini
docente di Geopolitica del Mediterraneo all’Università Lumsa e Presidente della Commissione Affari esteri del Senato

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Legge di stabilità: non possiamo farla sotto dettatura

postato il 23 ottobre 2014

A Bruxelles per il vertice Ppeproxy

Ascoltiamo tutti i consigli, ascoltiamo l’Europa, ma non possiamo fare una legge di stabilità sotto dettatura: questo significherebbe una violazione della nostra sovranità nazionale. Abbiamo guardato alla stabilità dei conti pubblici e allo sviluppo e alla crescita del nostro paese. E’ una legge di stabilità equilibrata, può essere anche cambiata entro alcuni margini, ma con la serietà che si deve dare a queste cose.

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Califfato: quello spettro che non turba l’Europa?!

postato il 14 settembre 2014

Alla tavola rotonda organizzata a Chianciano con Domenico Minniti, Sottosegretario di Stato ai Servizi segreti e Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. Coordina il dibattito Paolo Messa, fondatore Formiche. In apertura la testimonianza di Rezan Kader, Alto rappresentante del Governo regionale del Kurdistan.
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Mare Nostrum: uscire dall’emergenza e coinvolgere Ue e Onu

postato il 12 giugno 2014

L’intervento in Aula al Senato di Pier Ferdinando Casini durante il dibattito sull’operazione Mare Nostrum

Pier Ferdinando CasiniSignora Presidente,
ieri ho illustrato la mozione Zanda ed altri e credo di aver soffermato abbastanza diffusamente la mia attenzione, e spero quella dei colleghi, sull’idea che sottende la nostra mozione.

Innanzi tutto il Governo ha detto di superare la logica emergenziale, di superare l’operazione Mare nostrum, perché l’eccezione non può diventare la normalità. Uno strumento d’emergenza di cui siamo onorati, perché ha salvato migliaia di essere umani disperati, non può essere trasformato però in normalità. Mare nostrum è stato uno strumento emergenziale. Tra l’altro sono grato al ministro Mauro, che ha ricevuto ingiusti attacchi in questo dibattito, per aver ideato uno strumento che ha consentito di salvare vite umane, ma che resta uno strumento emergenziale.

Oggi c’è la necessità di uscire dall’emergenza, di internazionalizzare il problema coinvolgendo Europa e Nazioni Unite. Questa è la linea del Governo, questo è l’indirizzo che il Parlamento dà al Governo. Il Parlamento non critica il Governo, perché sarebbe ingeneroso e ingiusto. Peraltro non è questo Governo ma il precedente ad aver ideato e realizzato Mare nostrum. Il Parlamento ritiene che il Governo abbia fatto un buon lavoro, abbia salvato migliaia di disperati da una morte sicura; adesso però occorre coinvolgere Europa e Nazioni Unite, perché Mare nostrum è uno strumento di emergenza che non può diventare normalità. [Continua a leggere]

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Sulla riforma del Senato ripartire dal testo base del governo

postato il 6 giugno 2014

Miglioriamolo, ma no ad arroccamenti ostruzionistici

Pier Ferdinando CasiniIl rinvio dell’esame a dopo le elezioni europee della riforma costituzionale del bicameralismo e del sistema delle autonomie a seguito della contrastata seduta della Commissione Affari costituzionali del Senato del mese scorso dovrebbe ora comportare risvolti positivi.
È necessario infatti che una riforma di tale importanza venga affrontata con maggiore pacatezza e con la determinazione necessaria per arrivare ad una efficace conclusione, in un clima scevro dall’ansia dei partiti per l’esito del risultato elettorale.
Il disegno di legge del Governo può e deve essere rifinito in dettagli importanti, ma il suo impianto portante non può essere seriamente posto in discussione perché affronta, con soluzioni apprezzabili nelle grandi linee, problemi istituzionali che ci trasciniamo da lungo tempo.
Non appaiono quindi giustificate posizioni di retroguardia nel difendere attribuzioni del Senato che mal si conciliano con la funzione di organo di rappresentanza delle autonomie. Ma soprattutto desta stupore la circostanza che riemergano, e ancor più che possano trovare consenso, posizioni che ripropongono il confuso e rissoso pseudo federalismo degli anni passati che pensavamo ormai superato dai fatti. Mi riferisco all’ordine del giorno Calderoli approvato dalla Commissione Affari costituzionali il 6 maggio scorso, il cui contenuto stride con la successiva decisione di adottare il disegno di legge del Governo come testo base. [Continua a leggere]

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Marò: Riportiamoli a casa. E poi indaghi il nostro Parlamento

postato il 12 gennaio 2014

Caro Direttore,

ho motivo per ritenere che l’esasperazione della campagna elettorale in corso in India e la crescente influenza nazionalista possano essere contrastate più efficacemente da parte nostra mettendo a punto nelle sedi competenti strategie serie che chiamino in causa autorità sovranazionali nell’ambito della giurisdizione Onu. Di qui il vertice che si è svolto ieri in sede di governo e le determinazioni che potranno avere anche un carattere riservato per evitare un gigantesco polverone che, a questo punto, può solo danneggiare ulteriormente i nostri marò. A questo orientamento si sono peraltro ispirate le Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento italiano che in più di un’occasione hanno approfondito il tema con i ministri interessati e con il commissario straordinario, Staffan De Mistura.
Detto questo, mi preme essere chiaro e non reticente: una grande nazione come l’Italia nei momenti di difficoltà deve trovare l’unità necessaria per affrontare le avversità. Non c’è spazio per polemiche né per strumentalizzazioni che potrebbero servire a raccattare qualche voto in più, ma certo non farebbero l’interesse nazionale. D’altronde quando Danilo Taino scrive «non lasciamoli soli», penso intenda cogliere questo aspetto del problema. Ho già espresso in sede parlamentare che all’indomani della soluzione, in Italia si dovrà avviare un serio approfondimento su modalità di gestione, disfunzioni nella catena di comando e mancanza di una coerente strategia di approccio a questo incidente internazionale.
Nessuno di noi ha dimenticato l’inspiegabile rientro in porto della nostra nave, o il pericoloso ondeggiamento in ordine ad ipotesi diverse e formulate nel giro di pochi giorni circa il rientro dei nostri militari dopo le vacanze di Natale dell’anno scorso. Una commissione d’inchiesta parlamentare sarà a mio parere lo strumento più serio perché questa vicenda si concluda assegnando a ciascuno la sua precisa parte di responsabilità. Ma solo dopo il rientro dei due militari a casa, non prima.

 

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Decadenza Berlusconi: la questione pregiudiziale e sospensiva di P.F.Casini

postato il 27 novembre 2013

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Signor Presidente,
ci sono dei momenti nella vita delle persone e delle istituzioni, come quelli che noi oggi viviamo, che sono molto importanti, rilevanti e interrogano la coscienza di ciascuno di noi. Pertanto – lo voglio dire in apertura di questo breve intervento – non sono interessato agli applausi degli uni o degli altri, perché so che questa è una posizione minoritaria, ma ritengo doveroso esprimerla.
 Anzitutto vorrei rifarmi al principio affermato dal presidente Stefano. Il Presidente ha parlato di difesa dell’istituzione parlamentare. È la difesa dell’istituzione parlamentare che mi porta a presentare una questione sospensiva. [Continua a leggere]

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Meno vincoli per sconfiggere il populismo

postato il 13 novembre 2013

La lettera pubblicata su “Il Corriere della Sera” di Pier Ferdinando Casini

Caro direttore,
uno spettro si aggira per l’Europa. È quello del populismo e dell’antieuropeismo! Il punto è che per ricacciarlo indietro non bastano vuoti proclami o dichiarazioni d’intenti. Occorre un deciso cambio di rotta nella gestione di una crisi economica di cui non si vede la fine. Bene ha fatto Romano Prodi, con l’autorevolezza di ex presidente della Commissione europea, a riaprire il dibattito su questi temi. La sua analisi è del tutto condivisibile, sia quando invoca una politica europea che, pur mantenendo gli obblighi di bilancio, favorisca la crescita e non la recessione, sia quando sfata il mito che il peso della crisi sarebbe sulle spalle dei tedeschi.

 [Continua a leggere]

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