Sono vicino alla famiglia dell’italiano caduto in Afghanistan ma anche al governo. E’ giusto che maggioranza e opposizione siano assieme a rivendicare le ragioni della nostra presenza in quel Paese, anche se costa tante vite umane.
Siamo vicini al popolo e ai colleghi parlamentari iraniani, vittime di un regime che nega la libertà e che oggi, sembrerebbe, ha ammazzato una studentessa che manifestava.
Oggi siamo iraniani anche noi, le loro bandiere sono idealmente anche le nostre. L’Occidente si svegli e difenda i suoi fratelli.
Ricordo il mio primo viaggio universitario ad Haiti, la povertà di quel Paese, la sua disperazione, ma anche il fascino straordinario di quei paesaggi e di quei volti.
In queste ore assisto con apprensione allo spettacolo agghiacciante delle immagini che ci arrivano da laggiù e penso alle vittime, a chi ha perso sotto le macerie i propri cari, ai bimbi scampati alla tragedia e rimasti soli, alla desolazione ed alla disperazione di chi non ha più un tetto, né cibo, né acqua.
Dobbiamo non far mancare la nostra solidarietà, anche con un piccolo gesto, aiutando i soccorsi e la ricostruzione.
Le situazioni dell’Iran e dello Yemen preoccupano profondamente: e’ il momento di mostrare nervi saldi, ma soprattutto di trovare una posizione unitaria all’interno dell’Unione europea.
Per questo condividiamo la richiesta del ministro Frattini di un urgente coordinamento europeo nella crisi in atto. Per la stessa ragione giudichiamo molto negativamente la chiusura unilaterale delle ambasciate inglesi e francesi.
Ci sono momenti storici in cui e’ necessario dimostrare la propria consistenza politica e diplomatica: queste decisioni evidenziano un’Europa che procede in ordine sparso e che rinuncia a dispiegare una propria autonoma e unitaria iniziativa. [Continua a leggere]
Abbiamo appoggiato la missione in Afghanistan anche durante il governo Prodi, nonostante il voto contrario di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Berlusconi non può ridicolizzare l’opposizione che come lui e prima di lui, e nel nostro caso anche con più coerenza, ha difeso i militari italiani impegnati nelle missioni di pace.
Grazie alla nostra iniziativa il Parlamento italiano solidarizza con Khodorkovsky e chiede il rispetto dei diritti umani in Russia. Speriamo che Berlusconi svegli il suo amico Putin.
Ancora una volta questa mattina le famiglie dei nostri caduti hanno dimostrato con la loro dignità e con la loro compostezza che esiste un’Italia migliore delle nostre beghe politiche quotidiane. Un’Italia che crede al tricolore e in nome della nostra Patria affronta il più alto dei sacrifici. A queste vedove, a questi bambini e a questi familiari dobbiamo dire solo e semplicemente: grazie della vostra lezione morale.
La richiesta di ritiro dall’Afghanistan è uno sciacallaggio politico che ci vede del tutto distanti. Le autorità politiche e istituzionali possono sempre riflettere, ma esiste un obbligo di serietà che l’Italia deve recuperare. Siamo fieri dei nostri militari e ora l’Italia mostri unità, perché questo non è il momento di polemiche inutili.
Non possiamo dare vita a dissociazioni, furbizie, ripensamenti. Nei prossimi giorni potremo discutere di tutto, ma evitiamo di dare idee sbagliate a chi pensa di farci deflettere dai nostri impegni internazionali. L’Italia oggi deve riscoprire l’orgoglio del grande Paese che è, e di cui tante volte forse ciascuno di noi si dimentica.
In una fase particolarmente delicata della missione Isaf esprimo piena solidarietà ai nostri uomini e alle nostre donne impegnate in Afghanistan contro il terrorismo e per la libertà.
Gli italiani devono essere orgogliosi dei loro militari che consentono lo svolgimento di elezioni storiche in un Paese martoriato dalla violenza e dal fanatismo religioso. Il loro mandato trae piena legittimità non solo al consenso delle forze di governo ma anche da una opposizione che non può mai smarrire una visione repubblicana delle istituzioni e degli impegni internazionali.
Occorre una netta condanna in sede internazionale del regime birmano, per una sentenza provocatoria ed inaccettabile nei confronti di Aung San Suu Kyi. L’Onu e l’intera comunità internazionale adottino azioni incisive e forti rispetto ad un regime che continua ad ignorare i più elementari diritti umani in Myanmar, e contestualmente rivolgano un appello pressante per l’immediata liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici.