Tutti i post della categoria: Esteri

Ricordare impegno di Tremaglia su voto italiani all’estero

postato il 1 febbraio 2012 da Redazione


Pier Ferdinando Casini ricorda Mirko Tremaglia: ha amato l’Italia, la sua storia, la sua identità. Ha amato gli italiani, in patria e all’estero. Ha avuto un’ostinazione incredibile nel rivendicare il voto degli italiani all’estero. Oggi c’è la necessità di far sentire a tanti che nascono e studiano in Italia un comune destino, coinvolgerli in una comune identità di appartenenza al nostro Paese.

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Ungheria, una prova per l’Ue

postato il 5 gennaio 2012 da admin

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giuseppe Portonera

Quanto sta accadendo in Ungheria è assai preoccupante. Il locale governo di centrodestra ha, cavalcando l’onda lunga della crisi economica, scelto di imboccare una via autoritaria, procedendo a una revisione profonda della Costituzione nazionale e minando il principio liberale della separazione tra i poteri (trasformando, di fatto, in enti subordinati la Corte suprema e la Banca Centrale). Il protagonista assoluto di questa manovra è il Premier Viktor Orbán, leader del partito di maggioranza Fidesz, che ha deciso, da una parte, di sbattere in faccia la porta all’Ue e al FMI – sostenendo che «non c’è nessuno al mondo che possa dire ai deputati eletti dal popolo ungherese quali leggi possono o non possono votare» – e, dall’altra, di rilanciare la demagogia del nazionalismo, tornando ad agitare il sogno di una Grande Ungheria.

Pugno duro, quindi, contro l’Unione Europea, rea di voler “commissariare la democrazia nel Paese” (e dire che io una cosa del genere l’ho sentita pure qui in Italia, eh). Certo, ora che senza aiuti internazionali, la situazione economica ungherese è arrivata sull’orlo del collasso (Iva al 27%, tassi di debito oltre il 10 per cento, valore del fiorino crollato), il premier Orbán pare stia riconsiderando la sua posizione: ma il punto della discussione resta un altro. E cioè questo: come è possibile che l’Ue non abbia reagito, fin da subito, di fronte all’involuzione autoritaria del governo di Budapest? Come è possibile che i nostri organi comunitari non abbiano alzato fin da subito la voce, stroncando sul nascere le velleità di Orbán? Vladimiro Zagrebelsky, su La Stampa di oggi, ha ragionato in modo approfondito su questo punto, spiegando che è “in Europa le vicende interne agli Stati membri, siano esse economiche o relative alla democrazia e alle libertà civili, riguardano tutti, istituzioni europee e cittadini”. Il rispetto dei principi liberali e dei diritti civili in ogni Stato membro non è un affare nazionale, ma una responsabilità comune: e se uno degli Stati, come nel caso dell’Ungheria, decide di mettersi fuori dal rispetto delle basilari regole di convivenza civile, la soluzione non può certo essere il “congelamento” della sua adesione, o in caso estremo, la sua “espulsione”, dall’UE. Lo ha spiegato bene Le Monde, ieri, scrivendo che l’Europa “non può rimanere indifferente: una comunità di valori democratici condivisi ha l’obbligo di intervenire per tutelarli”.

In Ungheria è in gioco il rispetto della Democrazia. L’Unione Europea ha il dovere di intervenire per riportare l’ordine e ricordare che la nostra Unione non è solo un fatto giuridico.

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In ricordo di Vaclav Havel

postato il 19 dicembre 2011 da Redazione

Vaclav Havel fu eroe ma soprattutto maestro di libertà e democrazia. Non dimenticherò mai la sua lezione politica e il sorriso di uomo libero.

Pier Ferdinando

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Chiediamo la libertà per il Tibet

postato il 13 dicembre 2011 da Redazione

Dialogare con la Cina ma i nostri valori sono indisponibili

Non c’e’ pace senza libertà e in Tibet non c’e’ libertà. Si tratta di accettare diverse opzioni culturali, religiose, etniche che possono convivere in un grande Paese. Noi dobbiamo dialogare con le autorità cinesi perché la Cina è un grande Paese, ma i nostri valori sono indisponibili: nel dialogo non ci può essere cedimento alle ragioni altrui, ci deve essere anche la rivendicazione di diritti che vanno rispettati, primo fra tutti la difesa dei diritti umani.

Pier Ferdinando

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Il cuore di piazza Tahrir

postato il 28 novembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

Piazza Tahrir è un simbolo. E’ il cuore pulsante di una lotta per il pane e di una sete inestinguibile basata sull’inesprimibile desiderio di umanità, libertà e dignità presente nell’animo umano. Piazza Thair è diventata un simbolo quando  i giovani blogger e le donne del movimento 6 aprile sono riusciti a portare migliaia di persone in piazza a protestare contro il regime trentennale di Hosni Mubarak.  Piazza Tahrir è diventata un simbolo quando  musulmani e cristiani si sono uniti per una preghiera interreligiosa per la prosperità e il futuro dell’Egitto.

In prossimità delle elezioni legislative di nuovo Piazza Tahrir è occupata. L’approvazione, pur in via referendaria, della nuova costituzione, è uno dei motivi che ha deluso il cuore dei giovani di Piazza Tahrir, impauriti che la modifica di qualche emendamento della vecchia costituzione non fosse abbastanza per dimenticare trent’anni di regime e non segnasse una vera svolta, come invece poteva essere l’abolizione dell’articolo 2 richiesto da molti giovani islamici moderati e dai cristiani copti e cioè l’abolizione di una nazione di ispirazione islamica in cambio di un entità statale laica. La nuova piazza Tahrir  ha conosciuto 41 morti secondo le stime ufficiali tra cui un bambino di dieci anni colpito alla testa da un proiettile e  un giovani con il cranio schiacciato.  Bothaina Kamel, la prima donna dopo Cleopatra ad aspirare a guidare la terra delle Piramidi è stata arrestata e poi rilasciata. Ma in Egitto in queste ore è soprattutto polemica per il presunto uso di gas tossici. Il premio Nobel ed ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica Mohammed El Baradei ha accusato il governo, che ha risolutamente negato,  del possibile uso del lacrimogeno Cr, sostanza dal forte impatto immediato che causa spasmi muscolari e può avere nel tempo effetto cancerogeno, gas vietato nel 1993 dalla convenzione sulle armi chimiche di Parigi.

Oggi si svolgeranno le elezioni legislative in un Egitto guidato da una giunta militare che comunque resterà al potere fino alla primavera del 2013, data delle elezioni politiche presidenziali. Le elezioni legislative di oggi, se si svolgeranno, potranno essere un’opportunità per avviarsi sul cammino difficile di una pacificazione e di una democrazia che noi tutti auguriamo all’Egitto. Prima di concludere, vorrei ringraziare la giornalista di Radio Popolare Marina Petrillo e il suo impegno nel riportare minuto per minuto l’Egitto e la Primavera Araba con l’utente twitter AlakaRp che invito a seguire, quasi più efficiente della nostra Farnesima ma attenzione perché adesso il nuovo ministro Giulio Terzi ha deciso di cinguettare con noi e chissà che non possa stupirci.

 

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Da Madrid a Roma, le responsabilità dei moderati.

postato il 22 novembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

L’era Zapatero si chiude con una storica debacle socialista e un ex premier fischiato anche all’uscita del seggio. Sembrano lontanissimi i fasti dell’effimero boom economico e gli encomi per l’enfant prodige del socialismo spagnolo, il popolo spagnolo stremato e preoccupato dalla crisi economica ha deciso di consegnare le chiavi della Moncloa al popolare Mariano Rajoy che dopo tre tentativi falliti riesce a conquistare il governo. Ma la svolta degli spagnoli non deve stupire, non è un banale cambio della guardia o un’alternanza costruita solamente sul fallimento socialista. C’è in realtà un sottile filo rosso che lega la schiacciante maggioranza ottenuta dal Partido Popular e l’alto gradimento che in questi giorni i sondaggi registrano il governo di Mario Monti e per i partiti centristi, Udc in testa.  La gente, a Madrid come a Roma, ha percepito la gravità del momento e ha preferito dare fiducia a chi, rifuggendo ogni forma di populismo, preferisce affrontare con coraggio la dura realtà. Mario Monti non ha dietro di sé un mandato elettorale come Mariano Rajoy, ma è arrivato a Palazzo Chigi con il consenso determinante delle forze moderate, che percependo la difficile congiuntura politico-economica hanno spinto per affidare ad una compagine governativa di alto profilo supportata da una vasta maggioranza parlamentare  le sorti del Paese. La vittoria elettorale dei popolari spagnoli e la fiducia degli italiani nel governo Monti sono due dati che devono far pensare e che indicano chiaramente una certa propensione dell’opinione pubblica europea ad affidare la grave responsabilità di tirare il vecchio continente fuori dalle secche della crisi alle forze moderate. In Italia dove i moderati patiscono una dolorosa scomposizione politica, è necessario ritrovare le ragioni di una unità per tradurre lo spirito e le idealità che hanno consentito la formazione del governo Monti in una proposta politica permanente capace di misurarsi nelle urne. Non si tratta banalmente di tirare per la giacca Monti e i suoi ministri, bensì di concretizzare lo spirito di responsabilità e di coesione in un progetto politico di ampio respiro. I moderati italiani sono chiamati a dare una risposta politica, sono chiamati in altri termini a cogliere nella difficoltà della crisi, l’opportunità di avere un nuovo ruolo sulla scena politica italiana ed europea.

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Nassiryia, dalle famiglie dei caduti esempio di dignità

postato il 12 novembre 2011 da Pier Ferdinando

Non dimenticherò mai una delle pagine più tristi della nostra storia.

Oggi ricorre l’anniversario di una delle pagine più tristi della nostra storia: la strage di Nassiriya, che ha sottratto 19 italiani ai loro cari. Ho vissuto quella giornata da Presidente della Camera e non potrò mai dimenticare l’esempio di dignità e di attaccamento alla Patria che ci hanno dato le famiglie dei caduti. Il loro ricordo mi accompagnerà sempre.

Pier Ferdinando

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Gheddafi è morto, chi l’ha ossequiato in vita ora sia prudente nei commenti

postato il 20 ottobre 2011 da Pier Ferdinando

Gheddafi è morto e  la sua scomparsa non potrà cancellare le sofferenze che ha inflitto a migliaia e migliaia di libici. Consiglio maggiore prudenza nei commenti soprattutto a chi in vita lo ha ossequiato con poco senso della misura.

Pier Ferdinando

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Il silenzio non scenda su Cuba

postato il 5 ottobre 2011 da Redazione

L’Occidente non abbandoni chi lotta per la libertà del popolo cubano

Faccio un appello a tutti gli organi di informazione. Evitiamo che il silenzio scenda su Cuba e che questo silenzio significhi l’abbandono da parte del mondo libero di chi lotta per il futuro di una Cuba libera. Chiediamo alle autorità cubane di indire un referendum e libere elezioni. Si uccide anche col silenzio lo sforzo di uomini straordinari che hanno subito e subiscono giornalmente pregiudizi e privazioni per la loro battaglia a favore della libertà del popolo cubano.

Pier Ferdinando

 

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