Tutti i post della categoria: Esteri

Chiedo i negoziati ma la Russia si ritiri da Kiev

postato il 6 Novembre 2022

L’intervista pubblicata su La Repubblica a cura di Matteo Pucciarelli

Pier Ferdinando Casini è stato il primo politico di peso ad arrivare in piazza Sempione. A differenza degli altri, però, non è andato nel retropalco, ha seguito i vari interventi tra il pubblico. Perché ha scelto questa piazza?
«Mi hanno invitato in tempi non sospetti, non ieri, e condividendo pienamente l’obiettivo della manifestazione, cioè chiedere la pace giusta, sono venuto. Ho sentito tante voci diverse dal palco ma concordo: non c’è pace vera senza giustizia».

Cosa pensa della manifestazione romana?
«Rispetto profondamente tutti coloro che chiedono la pace, ne colgo un anelito autentico di libertà e giustizia. Sono il primo ad aver paura della guerra ma non mi piacciono quelli che mettono una manifestazione contro l’altra, come qualcuno ha fatto a Roma».
Però anche in questa di Milano si sono dette cose anche pesanti rispetto alla piazza romana.
«Beh sì qualcuno ha ripetuto lo schema a parti inverse, quando parlano in tanti possono scappare dei toni fuori misura».
In un intervento un ragazzo ha detto che l’obiettivo è fermare la Russia, anche a costo di distruggerla.
«Una sciocchezza totale detta da un giovane delle scuole superiori, mi sembra che obiettivamente non sia stato quello il senso generale delle cose sentite».
Le due piazze sarebbero potute stare insieme?
«Entrambe rappresentano l’Italia, non dobbiamo chiedere a tutti di avere la stessa sensibilità. Però sono in linea con ciò che il mio schieramento politico ha assunto in questi mesi, un quadro di responsabilità chiare dove non si confondono le vittime con gli aggressori e viceversa. Chiedo i negoziati ma il presupposto è che la Russia si ritiri dai territori occupati fuori dal diritto internazionale, diritto che è stato violato. Poi spero che l’obiettivo di pace significhi che i due popoli, al termine di un percorso, si prendano per mano e non coltivino l’inimicizia».
Alimentare il conflitto con altre armi non è un rischio?
«Quando la richiesta arriverà in Parlamento ne discuteremo con serietà e senza strumentalizzazioni. Finora i nostri aiuti militari hanno evitato che l’Ucraina venisse sopraffatta. Che il Parlamento non verrà espropriato di una decisione del genere è una ovvietà, ma è importante che ci siano una unità di intenti come avvenuto finora. Mi auguro che come in passato con FdI all’opposizione che votò a favore di un sostegno, in futuro possa avvenire lo stesso. E che nessuno voglia lucrare politicamente».
Si riferisce ai 5 Stelle?
«Certo non parlo del Pd che finora è stato coerente e questo può essergli costato caro. Non è un caso che il Pd era in piazza a Roma e in diversi qui a Milano».
Spesso si accusa Conte di putinismo o qualcosa del genere, perché lo si fa meno con Berlusconi che invece, a conti fatti, ha detto e fatto ben di peggio?
«Ma perché Berlusconi ne dice una e la smentisce il giorno dopo e non ci si sta più dietro».
La piazza di Milano è stata un tentativo politico di unificare un’area cosiddetta riformista?
«Si tratta di un tentativo che non mi interessa…».
Ha incrociato Letizia Moratti?
«No, mi sono accomodato in piazza per non stare in mezzo al chiacchiericcio, davvero avevo in mente l’argomento della manifestazione».

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«I propositi di Salvini sono buoni, ma non diventi un burattino nelle mani del presidente russo»

postato il 29 Maggio 2022

In certe circostanze è bene lasciare l’azione al governo. Siamo nella Nato e nell’Europa, non possiamo essere artefici in solitudine del nostro destino.
L’intervista di Fabrizio Caccia pubblicata sul Corriere della Sera

Presidente Casini, venerdì era a Nusco al funerale di Ciriaco De Mita. Ha pensato a cosa avrebbe fatto lui oggi in questi tempi di guerra?
«Sì, ci ho pensato. E credo che non solo lui, ma i nostri padri della Prima Repubblica, oggi si sarebbero fatti guidare prima di tutto dal senso del limite, una cosa che in politica è bene non perdere mai».

Sarebbe?
«Capire che siamo un Paese incardinato nella Nato e nell’Europa e che non possiamo essere artefici in solitudine del nostro destino. Perciò De Mita e gli altri oggi avrebbero lavorato per la pace, ma senza indebolire l’Alleanza atlantica e non prestandosi al rischio di essere strumentalizzati da Putin. E mi riferisco a Matteo Salvini…». [Continua a leggere]

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Da Draghi posizione solida. Come la migliore Prima Repubblica

postato il 20 Maggio 2022

Il partito antiamericano, mai dormiente, dimentica che questa guerra rilancia la Nato

L’intervista di Marco Galluzzo pubblicata sul Corriere della Sera

Presidente Pier Ferdinando Casini, lei in Parlamento ha fatto un lungo elenco delle presunte mistificazioni del dibattito politico italiano sulla guerra. A chi si riferisce?
«In Italia abbiamo il girone degli ingenui e quello della malafede. E non si sa, in politica, cosa sia più pericoloso. Il primo annovera coloro che proclamano principi giusti e ritengono che questo sia sufficiente per realizzarli, insomma si appellano al mondo dei sogni, ma sono lontani dai dati di realtà. Qualcuno vuole tornare allo spirito di Pratica di Mare e alla collaborazione fra Putin e la Nato, altri dicono che il Muro di Berlino non si deve riedificare, che la Guerra Fredda non deve ripetersi. Tutti siamo d’accordo su queste affermazioni ma sono, in sostanza, ovvie, se non banali».

E il girone della malafede? Chi ci mette?
«Quelli che utilizzano questa ingenuità per un’operazione speculativa, per innestare delle domande maliziose sulla vicenda dell’Ucraina: “In fondo è Kiev che ha provocato Mosca…”, “la Nato si è allargata troppo…”, “noi non dovremmo armare gli ucraini visto che è meglio che la guerra finisca prima possibile…”. Ma in realtà non c’è una persona dotata di un minimo di senno che non capisca che il conflitto oggi è fra dittature e democrazia, con qualcuno al nostro interno, che ha cominciato a parlare di democratura». [Continua a leggere]

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Ucraina: Se non vogliamo subire un ricatto crescente dalla Russia dobbiamo fare dei sacrifici

postato il 9 Aprile 2022

In realtà Putin non teme l’allargamento della Nato ma la democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare il “contagio democratico” ai suoi confini

L’intervista sul Corriere della Sera a cura di Paola di Caro

La «postura» di Mario Draghi mostrata fin dal primo momento e anche ponendo il Paese davanti ad una scelta drastica — «O la pace o i condizionatori» — è per Pier Ferdinando Casini «ineccepibile». E lo dice pur convinto che «non esistono uomini della Provvidenza: una democrazia solida non deve averne mai bisogno». Così come, un plauso va «alla triade, Draghi appunto ma anche i ministri di Esteri e Difesa Di Maio e Guerini» che stanno dando prova di «grande affidabilità istituzionale».

L’ex presidente della Camera, della commissione Esteri, in corsa fino all’ultimo per il Quirinale — che sostiene le ragioni dell’invio delle armi e anche di sanzioni severissime, fino allo stop dell’importazione del gas russo — non ha dubbi sulla linea di fermezza sposata dal governo italiano e sostenuta sostanzialmente da tutti i partiti, seppure con i distinguo di Lega e M5S. Ma ai «giovani colleghi» dall’alto della sua «lunga esperienza» dà un consiglio che è quasi un monito di chi vede che qualcosa non va: «La diplomazia parlamentare è una cosa seria. È importante avere rapporti e relazioni, ma quando un parlamentare gira il mondo e lo fa su terreni e con Paesi “pericolosi”, o comunque non nostri alleati come la Russia e la Cina, per non creare problemi seri a sé e al Paese, deve essere libero».

Significa che non si devono avere rapporti troppo intensi con certi Paesi, come il M5S e la Lega magari hanno fatto?
«Non intendo questo, perché al di là del merito o del giudizio politico su certe relazioni, voglio credere che a livello di prima linea nessuno sia così sprovveduto da prendere soldi da questi Paesi. Mi auguro che a tutti stia a cuore la propria libertà».

Si sta riferendo allora al monito di Draghi al Copasir ai parlamentari a muoversi «in trasparenza»? O magari al presidente della commissione Esteri Petrocelli, filo-putiniano? Secondo lei dovrebbe dimettersi?
«Mi riferisco a tutti quelli che, forse difficilmente ricandidabili in futuro e molto disinvolti nei loro rapporti di diplomazia con potenze straniere, si muovono in modo da cagionare problemi al Paese, magari pensando alle proprie prospettive personali. Di Petrocelli non parlo: è ovvio che la posizione è come minimo imbarazzante».

Parliamo allora di Draghi, dell’atteggiamento dei partiti italiani rispetto alla guerra…
«Bravo lui, bravi Letta, Renzi, Meloni, Tajani, che hanno concorso a rinsaldare la posizione seria dell’Italia. Il problema di questa guerra semmai si trova a monte: noi ci siamo illusi di ritenere che i russi fossero soddisfatti dell’occupazione della Crimea (dove alcuni politici sono anche stati in visita…), poi del Donbass, poi abbiamo sperato che l’invasione non si verificasse… Tutte previsioni errate. In realtà Putin non teme l’allargamento della Nato ma la democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare il “contagio democratico” ai suoi confini».

Ci sono partiti come M5S e Lega che fanno molta fatica a mantenere la posizione interventista dell’Italia.
«Devo dire che in Parlamento hanno votato coerentemente, ma il loro “sentiment” mi lascia molto perplesso… ».

Però gli italiani non sono così compatti sulla linea dell’intransigenza, dall’invio delle armi alle sanzioni.
«Io, da credente, sono stato molto felice invece di vedere il Papa con la bandiera ucraina. Perché il ruolo della Chiesa è chiedere pace, ma non si può confondere mai l’aggredito con l’aggressore. E sulle armi la mia risposta è in una sola domanda: la Resistenza italiana è stata fatta con i fiori o con le armi? E sul territorio ucraino ci sono truppe straniere o no?».

Fino a che punto possiamo spingerci con le sanzioni senza pagare un prezzo troppo alto?
«Dalla caduta del Muro ci siamo illusi che il sistema democratico fosse ormai acquisito permanentemente, non fosse più in discussione. Abbiamo commesso errori politici, come dipendere per il 40% del nostro fabbisogno energetico di gas dalla Russia. Ma oggi è tutto cambiato. Dobbiamo riaprire gli occhi e pensare che se i poveri ucraini pagano con le loro vite, a noi toccherà farlo con le nostre comodità. Sono stati troppo a lungo sottovalutati i problemi di non autosufficienza alimentare ed economica, si è persa la lezione di De Gasperi che 70 anni fa chiedeva una difesa europea, una integrazione dei bilanci europei. Siamo in drammatico ritardo. Ma oggi, se non vogliamo subire un ricatto crescente e continuo, dobbiamo essere pronti a sacrifici».

Quindi rinunciare anche al gas russo
«Dobbiamo salvaguardare la nostra indipendenza e autonomia politica. Per essere liberi non si può essere sotto perenne ricatto. Ridurre la dipendenza energetica dalla Russia è una strada senza ritorno che costerà a noi non meno che a loro. Non si cambiano i destinatari di forniture di gas dal mattino alla sera: anche loro avranno problemi immensi a ricollocare il loro gas».

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Ucraina: «Kiev combatte pure per noi. Nato forte per avere la pace»

postato il 26 Marzo 2022

«Ucraina frontiera d’Europa, difende la nostra libertà e la democrazia. Va aiutata. Su Putin abbaglio collettivo, non si continui a chiudere gli occhi: è un aggressore e va fermato»

L’intervista di Alberto Gentili  pubblicata sul Messaggero

Presidente Casini, in Parlamento a Draghi è stato dato del falco, del guerrafondaio perché ha sostenuto la necessità di armare gli ucraini per difendersi dall’aggressione di Putin. Cosa ne pensa?
«È triste che in Italia si continuino a usare luoghi comuni e categorie del passato senza capire che il mondo ci impone dei mutamenti epocali. Draghi ha risposto in Parlamento in sintonia con il capo dello Stato, sapendo distinguere l’aggredito dall’aggressore e mostrando la solidarietà che si deve a un Paese che vive sul suo territorio un’invasione russa ed è martoriato con bombe che cadono a grappoli. E Draghi sarebbe un falco? Dico solo e semplicemente che questa è la risposta che le persone per bene e in buona fede devono dare».

Però Salvini dice che non riesce ad applaudire quando si parla di armi e Conte è ancora più critico…
«Mi sembra che in Italia molti uomini politici siano più preoccupati di coltivare il proprio orticello e le piccole rendite di posizione, piuttosto che guardare in faccia la realtà e svolgere analisi serie. Certo, è difficile davanti a un’opinione pubblica spaventata e a sacrifici che bisogna mettere in conto, dire la verità. La vecchia politica che tanto si critica aveva il coraggio di assumersi le proprie responsabilità: quando i sovietici puntarono gli SS20 contro le città italiane, fu una scelta dolorosa per Cossiga e Craxi decidere di installare gli euromissili in Italia. Ma quella scelta ha garantito l’equilibrio e la pace negli anni successivi». [Continua a leggere]

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Noi con Kiev. Qui non c’è Ponzio Pilato 

postato il 20 Marzo 2022

Da Mosca toni irricevibili. Il paragone con Hitler? Guai a ripetere gli errori del passato, anche Putin non si fermerà. Difesa comune UE e Nato devono essere progetti in sintonia. Giusto il riarmo, è per difenderci

L’intervista di Ettore Maria Colombo pubblicata sul Resto del Carlino.

Presidente Casini, la Russia ci minaccia. Con altre sanzioni, dice il loro ministero degli Esteri, ci saranno “sanzioni irreversibili”. Come rispondere?

“Sono toni inaccettabili. Già nella lettera dell’ambasciatore russo in Italia inviata al Parlamento erano stati usati toni che, un tempo, avrei definito imperialisti. Un rappresentante di un governo presso l’Italia deve mostrare maggiore responsabilità. Oggi c’è stato un pericoloso inasprimento di quei toni. Erano sbagliati i primi e i secondi. In ogni caso hanno ottenuto l’effetto opposto a quello che si erano prefissato. Hanno rafforzato l’unità della Ue. Saldato il rapporto tra gli Stati Uniti e la Ue. Restituito una chiara identità alla Nato. Se i russi pensavano che l’Italia fosse l’anello debole dell’alleanza si è sbagliato di grosso. L’Italia sceglie la Ue, la Nato e l’alleanza con gli Usa nei momenti più drammatici della storia”. [Continua a leggere]

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Ecco perché oggi bisogna essere a Firenze per “Cities stand with Ukraine”

postato il 12 Marzo 2022

Vogliamo la pace per l’Europa, per i nostri figli. E sappiamo bene dalla storia che non c’è pace vera senza libertà

L’intervento pubblicato su La Nazione

Nei giorni scorsi il sindaco di Firenze Nardella ci ha chiesto di esprimere la nostra solidarietà agli ucraini. “Cities stand with Ukraine” è il motto della manifestazione giallo-blu che si svolgerà oggi nella città.

Io penso sia doveroso rispondere a questo appello, il minimo che possiamo fare come italiani ed europei, mentre i nostri fratelli ucraini aggrediti nel territorio della loro patria muoiono sotto le bombe dell’esercito di Putin.

Io sarò lì come cittadino, prima ancora che come parlamentare che si è assunto già la responsabilità di una scelta, perché credo che questa piazza sia un po’ diversa dalle altre. Qui ci saranno le stesse bandiere della pace ma si avrà il coraggio di sventolare il giallo-blu degli aggrediti, si avrà il coraggio di chiamare per nome fatti e cose, si prenderà una posizione seria e ferma contro Putin e la sua inaccettabile invasione che mira, prima ancora che a bloccare la Nato, a bloccare la democrazia ai nostri confini.

Mentre sarò in piazza il mio pensiero andrà anche al grande e amico popolo russo, che è senz’altro la seconda vittima di questo conflitto. I ragazzi, tutti, non meritano di morire lontano dalle loro famiglie per una guerra imposta che non hanno mai voluto. La testimonianza dei prigionieri è emblematica e triste, non meno delle immagini delle città devastate.

Grazie Firenze, grazie Sindaco, per questa opportunità che è nel solco della grande storia di Giorgio La Pira, solidale con il popolo vietnamita durante gli anni ’60 ed impegnato in estenuanti mediazioni per la pace.

Noi vogliamo la pace per l’Europa, per i nostri figli. E sappiamo bene dalla storia che non c’è pace vera senza libertà.

 

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Ucraina: Dico di no al pacifismo equidistante. L’Occidente è a rischio

postato il 10 Marzo 2022

Sabato sarò in piazza a Firenze. In queste ore dobbiamo esser grati agli ucraini che ci ricordano chi siamo, chi siamo stati e chi dovremmo essere

L’intervista pubblicata su Repubblica, a cura di Francesco Bei. 

“Gli ucraini ci stanno mandando un grido disperato, che è non soltanto “salvateci” ma qualcosa di più importante. Ci chiedono di salvare l’Occidente. Dobbiamo esser loro riconoscenti perché, in queste ore drammatiche, ci ricordano chi siamo, chi siamo stati e chi dovremmo essere”. Pier Ferdinando Casini parteciperà sabato alla manifestazione fiorentina delle città europee a sostegno dell’Ucraina. Un’iniziativa, spiega in questa intervista, molto diversa dalle piazze pacifiste della scorsa domenica.
Dopo un primo momento di unità, la guerra sta provocando divisioni anche in Italia. Molti respingono quella che chiamano la logica dell’elmetto. E lei?
“Io penso, al contrario, che va respinto un pacifismo che mette tutti sullo stesso piano, falsifica le responsabilità e confonde la storia. Ascoltando certi slogan mi sembra di essere tornato alla mia giovinezza, quando una parte degli intellettuali e della sinistra diceva: né con lo Stato, né con le Br”.
È scorretto, come hanno fatto alcuni professori, ricordare che la Nato è arrivata a “circondare” la Russia, di fatto provocando Putin?
“Il problema di questa guerra non è la Nato. Putin sa benissimo che la Nato non si sarebbe mai estesa all’Ucraina e alla Georgia. Quello che non può accettare è che ai suoi confini ci sia un Paese democratico. È la ragione per cui viene avvelenato Navalny, si chiude la bocca ai giornalisti liberi, si obbliga all’esilio chi si oppone al governo di Lukashenko. Non sono le armi della Nato che fanno paura a Putin ma il contagio della democrazia”.
In Occidente è come se ci fossimo svegliati dopo un lungo sonno. Una reazione molto diversa rispetto a quando Putin si prese la Georgia e poi la Crimea. Cos’è successo?
“È pazzesco ma è così, è come se questa volta fosse suonata una sveglia. Quando un ex presidente degli Stati Uniti come Trump, in quella che dovrebbe essere la Nazione guida, arriva a dire che Putin è “un genio”, si capisce che quello che non va bene siamo noi, non gli altri. Non siamo più in grado di distinguere il bene dal male. E soprattutto non abbiamo più il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”.
C’è in giro anche molta paura, si parla di terza guerra mondiale, di una nuova Chernobyl. È legittimo dire: fermatevi tutti, voglio scendere.
“La gente è normale che sia spaventata, ma la politica avrebbe il dovere di spiegare. Quando Cossiga e Craxi decisero di installare gli euromissili in Italia, come risposta agli SS20 sovietici, ci furono manifestazioni enormi. Persino Giovanni Paolo II era contrario, il mondo cattolico era spaccato. Ma i leader di allora andarono avanti lo stesso e, anche grazie a quella scelta, ci diedero 30 anni di pace”.
Adesso invece vede una politica spaventata?
“Prendiamo Salvini. È l’espressione di una politica che non esercita una leadership ma segue il vento dei social. Ma poi i social, vedi la vicenda della maglietta con la faccia di Putin, cambiano vento e ti si rivoltano contro. Guidare un Paese significa fare anche scelte impopolari”.
Come inviare armi all’Ucraina?
“Esatto, una scelta giusta, perché significa non lasciare soli i resistenti, non lasciare campo libero all’aggressore. Non fare come Chamberlain con Hitler”.
Molti opinionisti in questi giorni hanno detto: se inviamo armi agli ucraini la guerra durerà di più e aumenteranno le sofferenze per la popolazione civile. La convince questo ragionamento?
“Per niente. Davanti a un popolo che resiste e chiede aiuto, questo è un discorso vile e omissivo, ripetuto da un pacifismo equivoco che è la ragione della nostra crisi di identità”.
Eppure sia a destra che a sinistra sono in tanti a provare a spiegare, quando non a giustificare, le ragioni di Putin. Come mai?
“Non mi meraviglia questa solidarietà trasversale. Per una certa sinistra, minoritaria, si tratta di confermare i suoi paradigmi fondamentali, mentre a destra Putin trova consenso in quella destra che applaude i discorsi ignobili del patriarca di Mosca Kirill sui gay. Un consenso che include anche un certo cattolicesimo ultra-conservatore”.
Landini e la Cgil invocano l’Onu, la grande assente. [Continua a leggere]

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11 SETTEMBRE, 20 ANNI DOPO

postato il 10 Settembre 2021

L’intervento in apertura dei lavori del convegno al Senato, in occasione dei 20 anni dagli
attacchi dell’11 settembre 2001

“Siamo tutti americani…”

Echeggiano ancora nella mia mente queste parole pronunciate da tanti di noi all’indomani del terribile attentato alle Torri Gemelle.

“Siamo tutti americani” non era solo un attestato di solidarietà per quella grande nazione sorella terribilmente colpita. Era qualcosa di più, la rivendicazione della superiorità morale dell’Occidente ferito da un terrorismo inedito che non esitava a strumentalizzare l’appartenenza religiosa per fini di guerra e di morte.

A distanza di 20 anni, la riflessione di oggi non può essere un mero evento rievocativo: essa si lega infatti alle immagini strazianti dei cittadini afghani attaccati ai carrelli degli aerei in decollo da Kabul: una sorta di resa dell’Occidente costellata da contraddizioni e errori.
Una ritirata che segna un cambiamento epocale che non può essere minimizzato.

Noi italiani e europei siamo chiamati a dare senso ai valori e agli ideali dell’Occidente – se ancora in essi ci riconosciamo – dando finalmente un’anima all’intuizione europea.

La storia chiama tutti noi ad assumerci ulteriori responsabilità e uscire da uno stadio di infantilismo politico che delega all’America e agli americani l’onere di essere attore globale.

Apriamo la riflessione odierna, a cui concorreranno i principali leader delle forze politiche, ancora una volta con un devoto omaggio a tutte le vittime del terrorismo e ai tanti caduti italiani che, in ogni scenario di guerra, in questi 20 anni hanno fatto onore all’Italia e ai nostri valori: abbiamo l’impegno morale di operare perché il loro sacrificio non sia stato vano.

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Afghanistan: Sono scene vergognose ed è anche colpa nostra. Tradita ogni promessa

postato il 17 Agosto 2021

L’intervista di Francesco Malfetano pubblicata sul Messaggero

«Ciò che sta capitando in Afghanistan è una vergogna mondiale, in particolare per l’Occidente. E una fetta di responsabilità, certo non preminente, è anche nostra. Non possiamo far finta che non sia così. Per che cosa abbiamo partecipato a questa coalizione? Per questo epilogo? No di certo». Non usa mezze misure Pierferdinando Casini, protagonista della storia della Democrazia Cristiana e oggi senatore di Per le Autonomie, che vede negli sviluppi drammatici della situazione a Kabul, con i talebani ormai al potere, la fine di un’epoca.

Presidente Casini, le immagini delle ultime ore mostrano cittadini in fuga, disperati al punto da attaccarsi ai carrelli degli aerei sperando di riuscire a scappare. Sono video che non avremmo mai voluto vedere. Al netto della tragedia, cosa rappresentano quelle immagini?
«Davanti a quei video la domanda vera che purtroppo dobbiamo porci è ha ancora un senso parlare di Occidente? L’Afghanistan e questo epilogo a me sembra abbiano liquidato il concetto stesso di Occidente, con tutti i suoi valori e i suoi sistemi. Siamo moralmente responsabili delle immagini che vediamo. Quella gente ha creduto che fosse possibile quello che noi abbiamo affermato e cioè che le donne potessero determinare il proprio futuro, potessero studiare, che i matrimoni combinati non fossero più all’ordine del giorno, che ciascuno fosse padrone del proprio corpo che non potesse essere usato a piacimento dei peggiori e più bestiali istinti, che la gente potesse votare. Abbiamo tradito tutto questo. Prima la scelta di Trump di negoziare a Doha con i talebani ponendo la premessa per la delegittimazione dei governi faticosamente costruiti, e poi l’attuazione di quella politica compiuta da Biden in queste settimane, getta un’onta di vergogna su tutti noi. Italia compresa. Non possiamo far finta che una fetta di responsabilità non sia nostra. Siamo stati parte di queste coalizioni». [Continua a leggere]

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