Tutti i post della categoria: Elezioni

I dem non pensino all’autosufficienza, si vince solo conquistando i moderati

postato il 31 Gennaio 2020

L’intervista a cura di Fabrizio Nicotra pubblicata su Il Messaggero


Presidente Casini, che lettura dà dal risultato delle elezioni in Emilia?
«Il Pd ha avuto un ottimo risultato e tutto sommato lo ha avuto anche in Calabria per cui ha legittimi motivi di soddisfazione. Può essere contento anche per il risveglio di un mondo giovanile che quando va in piazza, e mi riferisco alle Sardine, con civiltà con educazione e con gioia, è il benvenuto. Però guai se i dem facessero analisi sbagliate su questo successo perché quel risultato parla da solo: il buongoverno di Bonaccini ha convinto gli elettori moderati, che fanno la differenza in ogni elezione, a votare per il centrosinistra».

Quindi la lettura che dà il Pd, quella di un ritorno del bipolarismo, non la convince?
«E’ un’analisi che può andare nella direzione giusta se il Pd è consapevole di dover fare i conti non solo con una componente più giovanile e più radicale, ma anche con un grande bacino di elettori moderati. E’ un’analisi sbagliata se il Pd pensa a quella che una volta si sarebbe chiamata l’autosufficienza della sinistra. Il risultato, soprattutto quello dei quartieri delle grandi città emiliane, ci dice che la coalizione di centrodestra (la cui componente centrista, Forza Italia, si è fermata al 2%) ha preso gli estremisti, quella di Bonaccini ha preso gli elettori moderati.
Lo stesso Salvini dovrebbe riflettere profondamente sul tipo di messaggio che gli arriva dall’Emilia: la Lega ha avuto un risultato strabiliante, quindi è tutt’altro che in crisi, ma la sua espansione partitica non ha coinciso con l’espansione della coalizione. E questo cosa significa? Che la differenza la fanno gli elettori moderati: in Emilia sono andati con Bonaccini in parte perché il governatore li ha convinti e in parte perché Salvini li ha spaventati. Se la riflessione interna al Pd si allontanasse da questi dati e portasse a una radicalizzazione a sinistra, il vantaggio si perderà in poco tempo».

Nel Pd però prevale la linea di un’alleanza organica con M5S.
«Secondo me è uno schema politichese. Bonaccini dimostra che l’alleanza con M5S non sarebbe servita a nulla, sarebbe stata una forzatura che avrebbe portato molti elettori di M5S a votare per la Lega. Il problema non sono le alleanze ma la proposta politica. Bonaccini ha preso i voti degli industriali, dei commercianti e in genere di tutte le categorie che al Nord sono schierate con il centrodestra».

In vista delle prossime regionali cosa succederà?
«Mi auguro che il Pd non abbia la sindrome dell’autosufficienza. Sono d’accordo con Franceschini e Gualtieri: entrambi dicono che l’Emilia è una tappa importante, ma anche che è una tappa che non può essere soffocata da analisi sbagliate. Gualtieri, che non a caso è candidato alle suppletive nel collegio di Roma 1, ha fatto un esplicito riferimento agli elettori moderati. Fa benissimo perché se fa appello solo alla sinistra quel collegio è perso».

I movimenti al centro continuano. Da Renzi a Calenda a quella parte di Forza Italia anti-salviniana. Che spazio c’è?
«Lo spazio politico c’è e il proporzionale lo amplierà. Ma non si può pensare che la legge elettorale determini le svolte politiche. Prima di tutto serve un progetto che deve essere credibile. Renzi ha ancora del filo da tessere, e io gli ho dato un consiglio: lui è un leader, ma deve girare l’Italia e dedicarsi alla costruzione del partito. La leadership non basta, serve far crescere la classe dirigente in periferia e avere un partito che sia credibile. Non è una cosa semplice e non è sufficiente delegare».

La riforma della giustizia e il nodo prescrizione sono il primo scoglio per governo e maggioranza. Andranno a sbattere?
«La riforma così com’è non va: i cittadini che entrano nel tunnel della giustizia non possono rimanere in eterno appesi a un pregiudizio. Una democrazia liberale non ha nulla che fare con il populismo giudiziario, per cui questo è un banco di prova per capire se la lezione emiliana è stata capita bene».

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Emilia-Romagna: premiato il buon governo. Ora evitare ammucchiate a sinistra

postato il 27 Gennaio 2020

Salvini ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più

L’intervista a cura di Alessandro Di Matteo pubblicata su La Stampa

Pier Ferdinando Casini, la spallata leghista non c’è stata. Salvini ha fatto male i conti, con la sua “citofonata”?
«Se il dato è confermato, questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol. L’idea che il buongoverno, l’amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita. È stata un voto su come è stata amministrata la regione. L’idea di evocare la liberazione dell’Emilia-Romagna (come ha detto Salvini, ndr.) poteva andare bene in un’epoca post-ideologica: Guazzaloca ha fatto questo discorso 20 anni fa. Oggi non c’era più da liberare un bel niente, oggi facendo campagna elettorale ho visto le eccellenze dell’imprenditoria europea. Il pragmatismo di un buongoverno ha prevalso rispetto a una connotazione ideologica che si voleva dare, in un momento in cui il tema ideologico è superato».

Salvini sembrava ormai inarrestabile, questa sconfitta può sporcare la sua immagine di leader vincente?

«È chiaro che sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione, Salvini non è sconfitto. Qui il problema è semplice: lui ha polarizzato, convinto che giocasse a suo favore. In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare. Berlusconi mobilitava voti a favore, ma anche contrari. Salvini ha talmente personalizzato che probabilmente ha mobilitato tutti quelli che non andavano più a votare. Gente sfiduciata e delusa dal Pd che è andata a votare per sconfiggere Salvini. Le sardine sono emblematiche da questo punto divista».

Si va verso il nuovo bipolarismo che vuole Zingaretti? Un centrosinistra con M5S e Uste civiche intorno al Pd e Salvini dall’altra parte?

«Il dato da tenere presente è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta. E i partiti moderati alleati di Salvini che sono andati malissimo sono la dimostrazione del fatto che c’è da recuperare un sentiment liberale che non è più disponibile a votare la destra. La stampa continua a parlare di centrodestra, ma non c’è più il centrodestra: c’è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla… ».

Dunque ha ragione Zingaretti?

«Penso sia molto prematuro parlare di questo. Non credo a un’ammucchiata di centrosinistra, faremmo lo sbaglio di Salvini. Serve qualcosa di diverso. Credo serva una proposta di governo convincente. Se vogliamo partire dall’Emilia dobbiamo partire dal buongoverno. Dunque anche a livello nazionale questo governo deve amministrare bene. Sulla prescrizione, per esempio, troviamo una soluzione mettendo da parte approcci ideologici».

Per il governo adesso la navigazione si fa più tranquilla. L’obiettivo di arrivare almeno all’elezione del nuovo presidente, nel 2022, non sembra più un miraggio…

«Attenzione: Salvini ha perso, ma se il governo non governa bene alle elezioni ci si può andare. C’è bisogno di buongoverno, se si vuole andare avanti».

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Emilia-Romagna: La scelta dei moderati? Non sarà per Salvini. E lasciate stare Guazza»

postato il 11 Gennaio 2020

Il voto disgiunto? Anche da destra

L’intervista a cura di Francesco Rosano pubblicata sul Corriere della Sera edizione di Bologna

Senatore Pier Ferdinando Casini, dove finiranno i voti dei moderati alle Regionali? L’impressione, sentendo i protagonisti della svolta guazzalochiana del ‘99, è che sia una diaspora.

«Innanzitutto togliamo dal campo una disputa disgustosa, quella sull’interpretazione postuma del pensiero di Guazzaloca».

Chi l’ha avviata secondo lei? L’ex An Enzo Raisi?

«Chi l’ha avviata non mi interessa. Io credo di esser stato la persona più vicina a Giorgio, l’ho accompagnato negli ultimi anni, venivo a Bologna solo per incontrarlo. Non posso accettare lezioni, anche perché nessuno sa come avrebbe votato Guazzaloca. Probabilmente, conoscendo il suo sguardo critico, si sarebbe astenuto. Ma mi sembra poco serio porre certe questioni, come chiedersi cosa avrebbe fatto De Gasperi se fosse vivo».

Resta il fatto che Guazzaloca scese in campo la tradizione degli ex Pci.

«Oggi la condizione è totalmente diversa. Guazzaloca ha abbattuto un santuario comunista, oggi non esiste nulla del genere. Alle Europee la Lega ha avuto due punti più del Pd. Altro che regione rossa, al massimo è “rosina”. Lascerei perdere Guazzaloca, chi gli ha voluto bene ne deve rispettare la memoria senza strumentalizzarla. Detto questo una coalizione a guida Salvini non è moderata. Non lo dico io, lo dice anche una parte consistente di Forza Italia. Salvini ha deciso di non essere un moderato, rispettiamo la sua scelta ma è inutile sostenere il contrario».

E Bonaccini è l’uomo dei moderati? In fondo è l’ultima incarnazione della tradizione che dal Pci al Pd ha governato la Regione.

«L’annotazione è legittima, ma vorrei dire una cosa: Gentiloni, Renzi o Minniti sono lasciti preoccupanti del comunismo o persone che hanno governato in piena sintonia con gran parte del mondo moderato?».

Non ha citato Zingaretti.

«Io parlo di chi ha governato rappresentando gran parte del sentimento moderato. A tal punto da rompere con la tradizione comunista, come ha fatto Renzi».

Insomma, niente test del dna per scegliere da che parte stare.

«Non si può interpretare la politica di oggi con le lenti di venti anni fa, il mondo va da un’altra parte. Bonaccini è stato rispettoso del mondo delle categorie, non ho mai sentito rilievi contro di lui da industriali, commercianti o artigiani. Da moderati bisogna ragionare sui fatti, non per slogan. Rispetto Lucia Borgonzoni, ma ha un’idea diversa da quella che ho io. Credo che molte persone faranno voto disgiunto anche dal centrodestra, per quanto sia una possibilità poco nota: voteranno Bonaccini perché lo ritengono più capace, pur votando un partito di centrodestra. Il vento della destra soffia forte anche in Emilia-Romagna, ma qui c’è un argine. Ed è la stima di cui gode il governatore. Ecco perché questa campagna elettorale è “Bonaccini conto tutti”».

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EMILIA-ROMAGNA: BONACCINI SIA CANDIDATO CIVICO COME FU GUAZZALOCA

postato il 24 Novembre 2019
Sardine? Fiero che l’Italia abbia prodotto un movimento non violento, creativo e propositivo

L’intervista di Silvia Bignami su Repubblica, edizione di Bologna

«Bonaccini deve essere un candidato civico per vincere in Emilia Romagna. Come fu a suo tempo Giorgio Guazzaloca».
Il senatore di Pier Ferdinando Casini consiglia a Stefano Bonaccini di chiudere i partiti in cantina, proprio come fece Guazzaloca con i manifesti elettorali di Silvio Berlusconi nel ‘99. E di usare, per restare in sella, «l’arma più forte che ha, cioè la buona amministrazione».
«Non fare l’alleanza con il M5S potrebbe essere quasi meglio, perché tante volte i voti non si sommano» spiega. Quanto poi alle sardine, «dò loro un consiglio»: «Non esagerino, siano gelosi di quel che hanno fatto sin qui».
Casini, il Pd però è preoccupato. Si può vincere senza i 5 Stelle?
«La storia è piena di contabilità elettorali che dimostrano che tante volte i voti non si sommano. O c’è una convergeza reale, oppure se è un “vorrei ma non posso”, forse è meglio lasciar perdere. Tanto più che non sappiamo quanti voti i grillini riescano a sottrarre al populismo leghista. E senza contare che oggi l’elettorato è estremamente mobile ed emancipato. Non basta fare una alleanza per “trasferire” i voti».
Quindi Bonaccini sta meglio senza pentastellati secondo lei?
«Bonaccini vince se fa il candidato “civico”. Lasci perdere le questioni nazionali e le foto di Narni. La sua unica arma è il fatto che ha governato bene, e che tante categorie, di commercianti, di artigiani, di persone che alle politiche non scelgono la sinistra, sono pronte a votare per lui. Nel ‘99 la sinistra ha pagato il civismo, questa volta invece proprio col civismo si può vincere. Ricordo quando Guazzaloca chiuse in cantina i manifesti di Berlusconi…».
Bonaccini deve chiuderci quelli di Zingaretti?
«Non è un problema di Zingaretti, è che il Pd ha già preso due punti meno della Lega alle Europee. Il Pd in Emilia Romagna è sotto in questo momento, e non si può ragionare come se non ci fosse un pregresso».
Bonaccini sta già facendo una campagna molto in solitaria. Molti lo reputano troppo “renziano”…
«Non è renziano, è civico. E fa benissimo a esserlo. Come ha fatto bene a contestare la plastic tax del governo, che poteva danneggare le imprese, e i tempi in cui è stato proposto lo Ius Soli. Fa bene a ricordare che lui resterà in Emilia, mentre Salvini deve invece dividersi tra 21 regioni. Nel confronto con la Borgonzoni ho apprezzato che abbia tenuto un tono pacato, da “forza tranquilla”, come era la Dc. Del resto, l’Emilia Romagna è una regione conservatrice. Ha conservato il Pci per 50 anni. Ha conservato persino me, che non sono mai stato comunista, ma che sono stato eletto perché rappresento Bologna».
Eppure questa idea di Bonaccini di fare una campagna elettorale solo sui temi amministrativi desta qualche perplessità. La piazza delle sardine è una piazza politica, di valori. Non sarebbe meglio puntare su quelli? [Continua a leggere]
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Contro Salvini l’antifascismo non basta

postato il 18 Maggio 2019

I Dem sono l’unica forza in grado di ridare dignità al paese, ma c’è bisogno anche di noi moderati. I delfini di Merola? Finiranno in acquario.

L’intervista di Andrea Chiarini pubblicata su la Repubblica di Bologna

Pier Ferdinando Casini, un centrista sbilanciato a sinistra. Tanto da organizzare per oggi un’iniziativa targata Pd con i candidati alle Europee Paolo De Castro e Francesca Puglisi (Oratorio dei Fiorentini, alle 10). Forse anche per smentire le voci di un riavvicinamento a Forza Italia.

Casini, finirà che l’esorcista arriverà anche per lei.
«Non lo temo, anzi, considerata la mia ormai lunga carriera politica gli esorcismi potrei farli io…».

Battute a parte, ora promuove eventi Pd: è l’ultima svolta?
«Intanto lo faccio per sdebitarmi con quel popolo che mi ha sostenuto e votato alle politiche, poi De Castro e Puglisi sono due persone che conosco e stimo. Francesca ha solo un difetto: è fortitudina». [Continua a leggere]

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Appello ai moderati per un’alleanza con i dem

postato il 19 Novembre 2017

L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su La Repubblica

L’hanno descritto come il regista della quarta gamba centrista di una coalizione di centrosinistra. Un’impresa contro vento, quella di Pier Ferdinando Casini, ora che il centrodestra vola. «Sarei uno stupido se non ammettessi che l’aria è chiaramente per il centrodestra. Ma è proprio adesso che serve responsabilità».

Partiamo dalle premesse di questa scelta di campo.

«Veniamo da una legislatura in cui i governi Letta, Renzi e Gentiloni sono stati in piedi grazie alla cooperazione dell’area moderata».
Ora si vota. E lei pensa a un partitino centrista con il Pd.
«Una premessa: ho avuto tante soddisfazioni, per me sarebbe facile dire grazie e arrivederci. Ma non possiamo lasciare l’Italia nelle mani di Grillo o Salvini». E quindi pensa alla gamba centrista.«Senta, la “coalizione coriandoli”, quella dove c’è il Pd e poi tanti coriandoli attorno, è destinata a fare la fine dell’alleanza in Sicilia. Perderemmo rovinosamente, perché la gente capisce quando un progetto non ha credibilità ».
E quindi che fare?
«Il Pd deve dismettere la presunzione di autosufficienza e il suo strabismo e puntare davvero su questa coalizione. Guardare a sinistra, ma anche alla sua destra. E l’area moderata, che sembra voler tornare sui propri passi virando a destra, deve mobilitarsi. O facciamo così, o la vedo male non per il Pd, ma per l’Italia».
Non è dura portare nel centrosinistra chi è nato altrove?
«Lo so che ci sono molti amici che fanno fatica, perché per una vita non sono mai stati con la sinistra. Ma non possiamo sottrarci. Avete visto cosa combina gente senza esperienza? Cosa genera il dilettantismo a Roma? E qualcuno si prende la briga di spiegare alla gente poi che l’attuale ministro dell’Interno in due anni ha fatto più di Maroni in dieci…».
Resta il fatto che l’Italia sembra andare verso il centrodestra. Come se lo spiega?
«Berlusconi, con il massimo dell’intelligenza politica che gli va riconosciuta, si propone come la barriera contro il grillismo e per questo chiede ai moderati di stare con lui. Poi però fa l’alleanza con Salvini e Meloni, che sono l’altra faccia del grillismo. Questa è una cosa che non sta in piedi. Il vero rischio dei moderati è ritrovarsi Grillo e Salvini che insieme prendono il 51% dei voti».
Il suo progetto centrista prevede anche la presenza di Ap e di Alfano? Molti dei suoi guardano a Berlusconi.
«Gli attacchi che Renzi gli ha rivolto nei mesi scorsi sono stati ingenerosi. Ma fossi oggi nei suoi panni, eviterei la tentazione di tornare nel centrodestra. E pure quella di una corsa solitaria, sarebbe davvero inspiegabile dopo anni al governo insieme. Comunque siamo amici e lo rispetto profondamente».
Toccherà a Renzi tenere assieme l’alleanza. Che consiglio vuole dargli?
«Evito, perché lui ascolta tutti e poi fa come gli pare… Ha costruito la sua politica sull’idea che non servivano alleanze, oggi deve costruirne una. Per lui il vento è contrario, ma resta un cavallo di razza: può cadere, ma si rialza. L’importante è non inseguire il grillismo. Quando stai tre anni a Palazzo Chigi, la gente ti percepisce come il potere. Non puoi più fare il rottamatore».

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Amministrative: Raggi? Una dilettante allo sbaraglio. Io voto Giachetti

postato il 13 Giugno 2016

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Quando sento che coloro che stanno nel centrodestra annunciano o fanno intendere il voto alla Raggi, seguendo la logica del tanto peggio tanto meglio, capisco fino in fondo le ragioni per cui il centrodestra rischia di non risollevarsi più».
Ad affermarlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato. L’Unità l’ha raggiunto telefonicamente a Buenos Aires, dove Casini ha incontrato il presidente della Repubblica argentina, Mauricio Macri, e altre autorità istituzionali e di governo. I riflettori sono accesi soprattutto sul ballottaggio a Roma fra il candidato del centrosinistra, Roberto Giachetti, e la candidata del Movimento Cinquestelle, Virginia Raggi.
«Giachetti lo conosco bene – dice a l’Unità l’ex presidente della Camera dei Deputati -. È un “rompiballe” straordinario, ma ha una correttezza totale, una capacità di lavoro straordinaria e conosce Roma».

Presidente Casini, domenica sarà la giornata dei ballottaggi per le elezioni a sindaco in diverse, importanti, città italiane, a cominciare dalla capitale, Roma. Quale valutazione politica complessiva è oggi possibile fare su questa tornata di elezioni amministrative?
La valutazione è la conferma di un tripartitismo, tra il centrosinistra, il centrodestra e Grillo. Però è tutto molto confuso, molto lacerato. Negli schieramenti ci sono visioni e contraddizioni enormi, ed esse vengono a galla anche in chi sembrava messo meglio, come il centrosinistra e il Partito Democratico.
Non vi è dubbio, senza nulla togliere a Milano, Torino, Napoli e Bologna, che l’attenzione maggiore è concentrata su Roma. Come la vede? [Continua a leggere]

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Roma: Io scelgo Giachetti, da brividi votare M5S

postato il 12 Giugno 2016

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La RepubblicaPier Ferdinando Casini

Chi voterà a Roma, Pier Ferdinando Casini?
«Io voto Giachetti. Ma senza ombra di dubbio».
Arriva da Buenos Aires l’endorsement del presidente della commissione Esteri del Senato, in missione in questi giorni tra Cile, Uruguay e Argentina.
Perché così convinto?
«Mi meraviglio piuttosto, e di molto, del fatto che esponenti del centrodestra pensino di votare Virginia Raggi e mi chiedo cosa un centrodestra europeo abbia in comune con i Cinquestelle».
Pensa che possa avere più assonanza con Giachetti?
«Certo che sì. Ne abbiamo molta di più. Al netto del fatto che il Pd a Roma ha contribuito a sfasciare quel che si poteva sfasciare negli ultimi anni, Giachetti è persona ragionevole. E affidare una Ferrari, se pur scassata, a un neopatentato come la Raggi fa venire i brividi».
Salvini, per restare al centrodestra, non la pensa come lei.
«Ma questa è la logica che ha già distrutto il centrodestra in passato, quella del tanto peggio tanto meglio, del “farla pagare a Renzi”. C’è ormai una disinvoltura totale: si pensa che tutti possano fare tutto. Nessuno chiede più un minimo di coerenza agli altri. E allora pur dí coltivare l’illusione di tornare al governo si sposa pure la Raggi. Ma questa è la morte della politica».
A proposito di coerenza, le potrebbero contestare la scelta di Marchini. Se ne pente?
«No. Marchini ha preso più o meno gli stessi voti di due anni fa, è vero. Ha sbagliato tutto, in campagna elettorale. Ma è una persona perbene e il suo programma lo condividevo. Spiace per l’esito. Ma non mi pento».
E nella sua Bologna, tra il pd Merola e la leghista Borgonzoni?
«Cosa penso io lo lascio alla vostra immaginazione. Il nostro candidato Bernardini ha chiesto alla luce del sole chi fosse disponibile all’alleanza e ha ricevuto due no: da una Lega in delirio di onnipotenza e da Merola che ogni volta che ha una difficoltà guarda a sinistra, per dare poi magari la colpa a Renzi. No comment».

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Roma: Silvio scelga Marchini, grande chance per smarcarsi dai populisti

postato il 19 Marzo 2016

Superi i vecchi livori e riunisca i moderati

corriereL’intervista di Paola Di Caro a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

 

«Silvio Berlusconi è un uomo fortunato. Matteo Salvini e Giorgia Meloni gli hanno fatto un regalo straordinario, dovrebbe far loro un monumento».

Un regalo, presidente Casini?
«Con il loro strappo gli danno l’occasione irripetibile di arrestare la deriva populista e antieuropea alla quale si era rassegnato, deriva fotografata su quel palco a Bologna che è stato un suo grande errore e una sua grande umiliazione».

Berlusconi tentava di ricostruire il centrodestra.
«La cosa più intelligente fatta da Berlusconi in questi anni è stato aderire al Ppe e contenere la spinta secessionista della Lega, mettendosi in sintonia con la grande pancia dei moderati italiani. Ha smarrito la strada quando nel 2006 ha rotto con chi come me ne aveva facilitato l’approdo europeo e ha continuato a fare errori negli anni a seguire, come testimonia anche l’esodo di tanti, da Fini ad Alfano, da Bondi a Fitto».

Oggi da dove dovrebbe ripartire?
«Dovrebbe semplicemente lasciare andare Salvini e Meloni dove li porta il cuore, ovvero verso una deriva lepenista, e superare i tanti livori del passato che gli hanno portato solo guai. Posso ben dirlo io che con lui ruppi per primo ma che con lui mantengo un buon rapporto personale, e che non ho nulla da chiedergli».

Cosa gli consiglia?
«A Roma ha la grande occasione di ricostruire un’unità dei moderati evitando di esporre Bertolaso ad un inutile logoramento e facendo il coup de théâtre di appoggiare Alfio Marchini».

Non è troppo tardi? 
«Marchini è stato un po’ confuso negli ultimi tempi, sono rimasto allibito vedendolo ai gazebo leghisti. Ma gli va riconosciuto di aver lavorato bene in consiglio comunale, di aver aperto alla società civile: con l’appoggio di Berlusconi potrebbe tornare in corsa per una battaglia non solo di testimonianza ma competitiva».

Che vantaggio ne avrebbe Berlusconi?
«Riaprirebbe quello spazio immenso per chi ritiene che bisogna salvare l’Europa rafforzando la Merkel, e frenerebbe la deriva populista esplicitata da Meloni con il suo appoggio già dichiarato, in un eventuale ballottaggio a Roma, alla candidata del M5S. Apra gli occhi Berlusconi, non si presti al tanto peggio tanto meglio che porterebbe lo stesso Renzi a dover affrontare solo opposizioni populiste che — se lui insisterà a fare tutto da solo e a difendere una legge elettorale che lo danneggia — rischiano di sommergerlo».

Vede possibile anche un riavvicinamento con Alfano?
«Alfano è un’ottima persona: deve finire la stagione degli odi e delle incomprensioni, ciascuno dia un contributo di serenità sapendo che servirà una nuova classe dirigente con una carta d’identità diversa dalla nostra ma con idee chiare di continuità. Spesso da un male nasce un bene, e oggi Roma offre l’occasione irripetibile di evitare un disastro assoluto. Berlusconi deve scegliere se essere umiliato o sorprendere tutti ancora una volta: i grandi giocatori non perdono la classe quando invecchiano, mi auguro sia lo stesso per lui».

 

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Anche gli svizzeri scaricano Berlusconi: niente soldi per l’Imu.

postato il 24 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Berlusconi aveva detto che avrebbe restituito l’Imu grazie ad un accordo con la Svizzera. Peccato che nessuno abbia avvisato il governo svizzero che ,in maniera garbata,  ha fatto sapere che non è disponibile ad un accordo.

E soprattutto hanno anche specificato che il gettito di un eventuale accordo non potrà essere usato per rimborsare l’Imu 2012. E sapete perché?

Intanto perché le trattative sono ad un punto morto e non si sa se e quando verranno chiuse; ma soprattutto, fa sapere Eveline Widmer Schlumpf, ministro delle finanza svizzero, che anche se per magia si riuscisse a firmare gli accordi quest’anno (cosa ritenuta altamente improbabile dagli svizzeri), i soldi arriveranno molto dopo.

Anzi, precisa il ministro svizzero “è difficile prevedere un’entrata in vigore prima del 1 gennaio 2015”.

A questo punto la domanda è scontata: come farà Berlusconi a rimborsare l’Imu prima casa e coprire i costi delle mancate entrate per il 2013?

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