Tutti i post della categoria: Elezioni

Elezioni: partita apertissima, Bologna può fare la differenza

postato il 11 Settembre 2022

L’intervista a cura di Luca Orsi, pubblicata su Il Resto del Carlino

Senatore Pier Ferdinando Casini, candidato per il Pd al seggio uninominale di Bologna per il Senato, che cosa ne pensa?
“Per rispetto degli elettori e dei partiti– spiega l’ex presidente della Camera, in una pausa nel tour de force della campagna elettorale– ho sempre ritenuto utili tutti i voti. Però…”.
Però?
“C’ è un elemento da cui non si può prescindere”.
Quale?
“Nei collegi uninominali, a partire dalla città di Bologna, o viene eletto il candidato del centrodestra o quello del centrosinistra”.
Nel suo caso, o lei o Sgarbi?
“O vengo eletto io, o viene eletto Vittorio Sgarbi. Non ci sono altre possibilità”.
Resta il fatto che il voto al proporzionale pesa di più.
“È vero che i due terzi dei voti si giocano nel proporzionale. Ma la differenza la farà il terzo dei seggi che saranno distribuiti con l’uninominale”.
Sgarbi ora si fa disegnare come un supereroe che disintegra un busto che la ritrae. Come replica?
“Conosco Sgarbi da una vita. Non ho mai demonizzato gli avversari, che vanno sempre rispettati. Non cambio certo adesso che ho passato i sessant’anni”.
In caso di vittoria del centrodestra vede, come alcuni, il rischio di una deriva fascista?
“Non ho questa paura. Ho una paura diversa”.
Quale?
“Temo che in un momento drammatico per l’Italia, in cui dalla guerra discendono problemi gravissimi che riguardano l’energia e l’alimentazione, il Paese, la nostra casa comune, finisca nelle mani di incompetenti che non ne sapranno risolvere i problemi”.
Non è un giudizio un po’ prevenuto?
“Quando Giorgia Meloni evoca il blocco navale…”.
Che ne pensa?
“Può essere forse un’idea pubblicitaria. Ma va contro i trattati internazionali, nessuno l’ha mai attuato. E non riuscirà a farlo neanche la Meloni”.
Calenda chiede voti agli elettori di centro, assicurando che il Terzo polo diventerà il‘baricentro’ della prossima legislatura. Che ne pensa?
“Se fossi in lui e Renzi, anch’io mi inventerei qualche argomento per raccogliere voti”.
Non sembra dare molte chance al Terzo polo.
“Ripeto: nei collegi uninominali, che fanno la differenza, o c’ è il candidato di centrodestra o di centrosinistra. Tertium non datur”.
Lei era favorevole a un’alleanza fra il Partito democratico e Calenda?
“Io avrei voluto fare l’accordo con Calenda. E segnalo che Enrico Letta l’aveva fatto. Poi è saltato tutto, ma la responsabilità non è stata certo del segretario Pd. Lui, l’accordo l’aveva voluto e fatto”.
Calenda e Renzi, intanto, puntano a conquistare il 10% per poi confermare premier Mario Draghi.
“È inutile tirare Draghi per la giacchetta”.
Lei, dai banchi del Pd in Senato, ha difeso il premier fino all’ultimo.
“Se c’ è un argomento su cui il Pd non deve prendere lezioni da nessuno è l’appoggio dato a Draghi. Fino al voto della mia mozione, il Pd è rimasto schierato al fianco del premier, anche rischiando di perdere voti. Ha scelto di privilegiare l’Italia invece di fare altri calcoli”.
Dal centrodestra, intanto, si chiede a Draghi di mettere in campo misure anticrisi. Che ne pensa?
“Trovo singolare che Lega e Forza Italia chiedano al premier di assumere provvedimenti di emergenza”.
Perché?
“Perché facendo cadere il governo hanno lasciato l’Italia nel mare in tempesta senza un nocchiero a bordo. Per non dire dei Cinque stelle…”.
Dica.
“Hanno aspettato di maturare la pensione e poi hanno fatto cadere il governo”.
I sondaggi danno il centrodestra in largo vantaggio. Ritiene possibile un recupero del centrosinistra in sole due settimane?
“La partita è apertissima. I sondaggi rilevano delle tendenze, ma sono sempre poco credibili”.
Si prevede una vera e propria fuga dalle urne. Teme un possibile forte astensionismo?
“Io spero che il 25 settembre tutti vadano a votare. La forza della democrazia è questa: sperare che tutti vadano alle urne. Non solo quelli che votano per te”.
Lei è candidato a Bologna, e si sta impegnando in un tour del territorio. Che situazione ha trovato?
“Bologna è la città che amo. E dico che dobbiamo ritenerci fortunati. La città e la Regione sono amministrate molto bene da Matteo Lepore e Stefano Bonaccini. Con tutti i difetti, sono largamente fra le migliori amministrazioni in Italia”.
Beh, i problemi certo non mancano neppure qui. Né sotto le Due Torri né in giro per la regione.
“I problemi esistono anche qui, non siamo in un’isola felice. Ma stiamo infinitamente meglio che nel resto d’Italia. Basta vedere la qualità dei nostri servizi ospedalieri e dei nostri servizi assistenziali. Ed è proprio qui, da queste terre, che il 25 settembre possiamo davvero fare la differenza”.

 

 

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Io scivolato a sinistra? Il baricentro della coalizione non sarà certo Fratoianni

postato il 23 Agosto 2022

L’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, a cura di Giuseppe Alberto Falci

 

Presidente Pier Ferdinando Casini, è la sua seconda volta a Bologna da candidato del centrosinistra al Senato. Ritiene di aver fatto abbastanza per costruire un rapporto con un territorio che conosce bene e che però ha un’identità chiara e diversa dalla sua?
«Questo lo devono dire i bolognesi che mi conoscono da più di 40 anni, che sanno come sono stato sempre presente e attivo nei momenti belli e in quelli brutti della nostra comunità».

Nel 2018 come andò la campagna elettorale? Si ricorda che parlò attorniato da una corona di ritratti del comunismo italiano: Palmiro Togliatti, Antonio Gramsci, Giuseppe Di Vittorio ed Enrico Berlinguer?
«Già alle ultime elezioni fu chiaro che non si trattava e non si tratta di omologare storie diverse, ma di trovarci insieme a difendere alcuni principi. Non possiamo più rimanere prigionieri degli stereotipi di Don Camillo e Peppone, ma nessuno deve vergognarsi del suo passato. Se si è fatta politica con onestà e sentimento, significa aver dato il proprio contributo in buona fede».

Restano critiche da parte dei circoli del Pd. Come replica?
«Con rispetto ma con la convinzione che il risultato farà giustizia di molte amplificazioni giornalistiche».

La sfiderà Vittorio Sgarbi che dice: «Pier Ferdinando viene da un mondo che ora è lo stesso che propone me al suo posto».
«Sgarbi lo conosciamo tutti, può dire ciò che vuole. Per me è solo benvenuto a Bologna».

Con la sua candidatura nel Pd lei è l’unico Dc che rischia di non morire democristiano?
«Non ho capito la domanda».

Per dirla con Totò, si butta a sinistra…
«Per quanto mi riguarda la Dc è stata la mia vita e sono fiero di aver militato in questo partito. Ma la Dc dal 18 gennaio del 1994 non si presenta alle elezioni e lo stesso vale per il vecchio Pci. Per quanto riguarda la mia morte, preferirei parlarne un po’ più avanti». [Continua a leggere]

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Il No di Casini: “Un referendum da Robespierre”

postato il 1 Settembre 2020
Le primarie non siano un affare
di famiglia Pd. Meglio Gualmini. 
Mi schiero contro i tagli alla Camera e al Senato. Sono in compagnia della sinistra? È uno scherzo della storia. 


L’intervista di Silvia Bignami pubblicata su Repubblica di Bologna.

«Questo referendum serve solo a
tagliare delle teste, alla Robespierre:
io non ci sto», Pier Ferdinando Casini
vota No al taglio di un terzo dei
parlamentari al vaglio delle urne il
20-21 settembre. «Vedo molti
convertiti dell’ultima ora, ma io ho
votato sempre No in parlamento e
non cambio idea» assicura,
sorridendo sulla congiunzione
astrale che lo mette in sintonia con la
sinistra radicale, in gran parte
schierata sul voto negativo: «Uno
scherzo della storia, ma posso giurare
che non sia voluto né da me né da
loro». Piuttosto a sorprendere è il Pd,
che pecca di «generosità» per
compiacere i 5 Stelle e salvare il
governo. E che rischia di sbagliare
anche sulle comunali per Bologna:
«Un errore fare le primarie nel cortile di casa per scegliere il prossimo sindaco. Serve un profilo alto».

Casini, quindi il suo è un no al taglio dei parlamentari.
«Ho votato sempre no a questa riforma. La riduzione dei parlamentari ci può stare, a valle di una riforma del sistema e della legge elettorale, ma una sforbiciata lineare di questo tipo è solo un modo per dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio. È una presa in giro propagandistica. E siccome io ormai ho una certa esperienza di queste cose, voto contro». [Continua a leggere]

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I dem non pensino all’autosufficienza, si vince solo conquistando i moderati

postato il 31 Gennaio 2020

L’intervista a cura di Fabrizio Nicotra pubblicata su Il Messaggero


Presidente Casini, che lettura dà dal risultato delle elezioni in Emilia?
«Il Pd ha avuto un ottimo risultato e tutto sommato lo ha avuto anche in Calabria per cui ha legittimi motivi di soddisfazione. Può essere contento anche per il risveglio di un mondo giovanile che quando va in piazza, e mi riferisco alle Sardine, con civiltà con educazione e con gioia, è il benvenuto. Però guai se i dem facessero analisi sbagliate su questo successo perché quel risultato parla da solo: il buongoverno di Bonaccini ha convinto gli elettori moderati, che fanno la differenza in ogni elezione, a votare per il centrosinistra».

Quindi la lettura che dà il Pd, quella di un ritorno del bipolarismo, non la convince?
«E’ un’analisi che può andare nella direzione giusta se il Pd è consapevole di dover fare i conti non solo con una componente più giovanile e più radicale, ma anche con un grande bacino di elettori moderati. E’ un’analisi sbagliata se il Pd pensa a quella che una volta si sarebbe chiamata l’autosufficienza della sinistra. Il risultato, soprattutto quello dei quartieri delle grandi città emiliane, ci dice che la coalizione di centrodestra (la cui componente centrista, Forza Italia, si è fermata al 2%) ha preso gli estremisti, quella di Bonaccini ha preso gli elettori moderati.
Lo stesso Salvini dovrebbe riflettere profondamente sul tipo di messaggio che gli arriva dall’Emilia: la Lega ha avuto un risultato strabiliante, quindi è tutt’altro che in crisi, ma la sua espansione partitica non ha coinciso con l’espansione della coalizione. E questo cosa significa? Che la differenza la fanno gli elettori moderati: in Emilia sono andati con Bonaccini in parte perché il governatore li ha convinti e in parte perché Salvini li ha spaventati. Se la riflessione interna al Pd si allontanasse da questi dati e portasse a una radicalizzazione a sinistra, il vantaggio si perderà in poco tempo».

Nel Pd però prevale la linea di un’alleanza organica con M5S.
«Secondo me è uno schema politichese. Bonaccini dimostra che l’alleanza con M5S non sarebbe servita a nulla, sarebbe stata una forzatura che avrebbe portato molti elettori di M5S a votare per la Lega. Il problema non sono le alleanze ma la proposta politica. Bonaccini ha preso i voti degli industriali, dei commercianti e in genere di tutte le categorie che al Nord sono schierate con il centrodestra».

In vista delle prossime regionali cosa succederà?
«Mi auguro che il Pd non abbia la sindrome dell’autosufficienza. Sono d’accordo con Franceschini e Gualtieri: entrambi dicono che l’Emilia è una tappa importante, ma anche che è una tappa che non può essere soffocata da analisi sbagliate. Gualtieri, che non a caso è candidato alle suppletive nel collegio di Roma 1, ha fatto un esplicito riferimento agli elettori moderati. Fa benissimo perché se fa appello solo alla sinistra quel collegio è perso».

I movimenti al centro continuano. Da Renzi a Calenda a quella parte di Forza Italia anti-salviniana. Che spazio c’è?
«Lo spazio politico c’è e il proporzionale lo amplierà. Ma non si può pensare che la legge elettorale determini le svolte politiche. Prima di tutto serve un progetto che deve essere credibile. Renzi ha ancora del filo da tessere, e io gli ho dato un consiglio: lui è un leader, ma deve girare l’Italia e dedicarsi alla costruzione del partito. La leadership non basta, serve far crescere la classe dirigente in periferia e avere un partito che sia credibile. Non è una cosa semplice e non è sufficiente delegare».

La riforma della giustizia e il nodo prescrizione sono il primo scoglio per governo e maggioranza. Andranno a sbattere?
«La riforma così com’è non va: i cittadini che entrano nel tunnel della giustizia non possono rimanere in eterno appesi a un pregiudizio. Una democrazia liberale non ha nulla che fare con il populismo giudiziario, per cui questo è un banco di prova per capire se la lezione emiliana è stata capita bene».

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Emilia-Romagna: premiato il buon governo. Ora evitare ammucchiate a sinistra

postato il 27 Gennaio 2020

Salvini ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più

L’intervista a cura di Alessandro Di Matteo pubblicata su La Stampa

Pier Ferdinando Casini, la spallata leghista non c’è stata. Salvini ha fatto male i conti, con la sua “citofonata”?
«Se il dato è confermato, questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol. L’idea che il buongoverno, l’amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita. È stata un voto su come è stata amministrata la regione. L’idea di evocare la liberazione dell’Emilia-Romagna (come ha detto Salvini, ndr.) poteva andare bene in un’epoca post-ideologica: Guazzaloca ha fatto questo discorso 20 anni fa. Oggi non c’era più da liberare un bel niente, oggi facendo campagna elettorale ho visto le eccellenze dell’imprenditoria europea. Il pragmatismo di un buongoverno ha prevalso rispetto a una connotazione ideologica che si voleva dare, in un momento in cui il tema ideologico è superato».

Salvini sembrava ormai inarrestabile, questa sconfitta può sporcare la sua immagine di leader vincente?

«È chiaro che sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione, Salvini non è sconfitto. Qui il problema è semplice: lui ha polarizzato, convinto che giocasse a suo favore. In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare. Berlusconi mobilitava voti a favore, ma anche contrari. Salvini ha talmente personalizzato che probabilmente ha mobilitato tutti quelli che non andavano più a votare. Gente sfiduciata e delusa dal Pd che è andata a votare per sconfiggere Salvini. Le sardine sono emblematiche da questo punto divista».

Si va verso il nuovo bipolarismo che vuole Zingaretti? Un centrosinistra con M5S e Uste civiche intorno al Pd e Salvini dall’altra parte?

«Il dato da tenere presente è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta. E i partiti moderati alleati di Salvini che sono andati malissimo sono la dimostrazione del fatto che c’è da recuperare un sentiment liberale che non è più disponibile a votare la destra. La stampa continua a parlare di centrodestra, ma non c’è più il centrodestra: c’è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla… ».

Dunque ha ragione Zingaretti?

«Penso sia molto prematuro parlare di questo. Non credo a un’ammucchiata di centrosinistra, faremmo lo sbaglio di Salvini. Serve qualcosa di diverso. Credo serva una proposta di governo convincente. Se vogliamo partire dall’Emilia dobbiamo partire dal buongoverno. Dunque anche a livello nazionale questo governo deve amministrare bene. Sulla prescrizione, per esempio, troviamo una soluzione mettendo da parte approcci ideologici».

Per il governo adesso la navigazione si fa più tranquilla. L’obiettivo di arrivare almeno all’elezione del nuovo presidente, nel 2022, non sembra più un miraggio…

«Attenzione: Salvini ha perso, ma se il governo non governa bene alle elezioni ci si può andare. C’è bisogno di buongoverno, se si vuole andare avanti».

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Emilia-Romagna: La scelta dei moderati? Non sarà per Salvini. E lasciate stare Guazza»

postato il 11 Gennaio 2020

Il voto disgiunto? Anche da destra

L’intervista a cura di Francesco Rosano pubblicata sul Corriere della Sera edizione di Bologna

Senatore Pier Ferdinando Casini, dove finiranno i voti dei moderati alle Regionali? L’impressione, sentendo i protagonisti della svolta guazzalochiana del ‘99, è che sia una diaspora.

«Innanzitutto togliamo dal campo una disputa disgustosa, quella sull’interpretazione postuma del pensiero di Guazzaloca».

Chi l’ha avviata secondo lei? L’ex An Enzo Raisi?

«Chi l’ha avviata non mi interessa. Io credo di esser stato la persona più vicina a Giorgio, l’ho accompagnato negli ultimi anni, venivo a Bologna solo per incontrarlo. Non posso accettare lezioni, anche perché nessuno sa come avrebbe votato Guazzaloca. Probabilmente, conoscendo il suo sguardo critico, si sarebbe astenuto. Ma mi sembra poco serio porre certe questioni, come chiedersi cosa avrebbe fatto De Gasperi se fosse vivo».

Resta il fatto che Guazzaloca scese in campo la tradizione degli ex Pci.

«Oggi la condizione è totalmente diversa. Guazzaloca ha abbattuto un santuario comunista, oggi non esiste nulla del genere. Alle Europee la Lega ha avuto due punti più del Pd. Altro che regione rossa, al massimo è “rosina”. Lascerei perdere Guazzaloca, chi gli ha voluto bene ne deve rispettare la memoria senza strumentalizzarla. Detto questo una coalizione a guida Salvini non è moderata. Non lo dico io, lo dice anche una parte consistente di Forza Italia. Salvini ha deciso di non essere un moderato, rispettiamo la sua scelta ma è inutile sostenere il contrario».

E Bonaccini è l’uomo dei moderati? In fondo è l’ultima incarnazione della tradizione che dal Pci al Pd ha governato la Regione.

«L’annotazione è legittima, ma vorrei dire una cosa: Gentiloni, Renzi o Minniti sono lasciti preoccupanti del comunismo o persone che hanno governato in piena sintonia con gran parte del mondo moderato?».

Non ha citato Zingaretti.

«Io parlo di chi ha governato rappresentando gran parte del sentimento moderato. A tal punto da rompere con la tradizione comunista, come ha fatto Renzi».

Insomma, niente test del dna per scegliere da che parte stare.

«Non si può interpretare la politica di oggi con le lenti di venti anni fa, il mondo va da un’altra parte. Bonaccini è stato rispettoso del mondo delle categorie, non ho mai sentito rilievi contro di lui da industriali, commercianti o artigiani. Da moderati bisogna ragionare sui fatti, non per slogan. Rispetto Lucia Borgonzoni, ma ha un’idea diversa da quella che ho io. Credo che molte persone faranno voto disgiunto anche dal centrodestra, per quanto sia una possibilità poco nota: voteranno Bonaccini perché lo ritengono più capace, pur votando un partito di centrodestra. Il vento della destra soffia forte anche in Emilia-Romagna, ma qui c’è un argine. Ed è la stima di cui gode il governatore. Ecco perché questa campagna elettorale è “Bonaccini conto tutti”».

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EMILIA-ROMAGNA: BONACCINI SIA CANDIDATO CIVICO COME FU GUAZZALOCA

postato il 24 Novembre 2019
Sardine? Fiero che l’Italia abbia prodotto un movimento non violento, creativo e propositivo

L’intervista di Silvia Bignami su Repubblica, edizione di Bologna

«Bonaccini deve essere un candidato civico per vincere in Emilia Romagna. Come fu a suo tempo Giorgio Guazzaloca».
Il senatore di Pier Ferdinando Casini consiglia a Stefano Bonaccini di chiudere i partiti in cantina, proprio come fece Guazzaloca con i manifesti elettorali di Silvio Berlusconi nel ‘99. E di usare, per restare in sella, «l’arma più forte che ha, cioè la buona amministrazione».
«Non fare l’alleanza con il M5S potrebbe essere quasi meglio, perché tante volte i voti non si sommano» spiega. Quanto poi alle sardine, «dò loro un consiglio»: «Non esagerino, siano gelosi di quel che hanno fatto sin qui».
Casini, il Pd però è preoccupato. Si può vincere senza i 5 Stelle?
«La storia è piena di contabilità elettorali che dimostrano che tante volte i voti non si sommano. O c’è una convergeza reale, oppure se è un “vorrei ma non posso”, forse è meglio lasciar perdere. Tanto più che non sappiamo quanti voti i grillini riescano a sottrarre al populismo leghista. E senza contare che oggi l’elettorato è estremamente mobile ed emancipato. Non basta fare una alleanza per “trasferire” i voti».
Quindi Bonaccini sta meglio senza pentastellati secondo lei?
«Bonaccini vince se fa il candidato “civico”. Lasci perdere le questioni nazionali e le foto di Narni. La sua unica arma è il fatto che ha governato bene, e che tante categorie, di commercianti, di artigiani, di persone che alle politiche non scelgono la sinistra, sono pronte a votare per lui. Nel ‘99 la sinistra ha pagato il civismo, questa volta invece proprio col civismo si può vincere. Ricordo quando Guazzaloca chiuse in cantina i manifesti di Berlusconi…».
Bonaccini deve chiuderci quelli di Zingaretti?
«Non è un problema di Zingaretti, è che il Pd ha già preso due punti meno della Lega alle Europee. Il Pd in Emilia Romagna è sotto in questo momento, e non si può ragionare come se non ci fosse un pregresso».
Bonaccini sta già facendo una campagna molto in solitaria. Molti lo reputano troppo “renziano”…
«Non è renziano, è civico. E fa benissimo a esserlo. Come ha fatto bene a contestare la plastic tax del governo, che poteva danneggare le imprese, e i tempi in cui è stato proposto lo Ius Soli. Fa bene a ricordare che lui resterà in Emilia, mentre Salvini deve invece dividersi tra 21 regioni. Nel confronto con la Borgonzoni ho apprezzato che abbia tenuto un tono pacato, da “forza tranquilla”, come era la Dc. Del resto, l’Emilia Romagna è una regione conservatrice. Ha conservato il Pci per 50 anni. Ha conservato persino me, che non sono mai stato comunista, ma che sono stato eletto perché rappresento Bologna».
Eppure questa idea di Bonaccini di fare una campagna elettorale solo sui temi amministrativi desta qualche perplessità. La piazza delle sardine è una piazza politica, di valori. Non sarebbe meglio puntare su quelli? [Continua a leggere]
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Contro Salvini l’antifascismo non basta

postato il 18 Maggio 2019

I Dem sono l’unica forza in grado di ridare dignità al paese, ma c’è bisogno anche di noi moderati. I delfini di Merola? Finiranno in acquario.

L’intervista di Andrea Chiarini pubblicata su la Repubblica di Bologna

Pier Ferdinando Casini, un centrista sbilanciato a sinistra. Tanto da organizzare per oggi un’iniziativa targata Pd con i candidati alle Europee Paolo De Castro e Francesca Puglisi (Oratorio dei Fiorentini, alle 10). Forse anche per smentire le voci di un riavvicinamento a Forza Italia.

Casini, finirà che l’esorcista arriverà anche per lei.
«Non lo temo, anzi, considerata la mia ormai lunga carriera politica gli esorcismi potrei farli io…».

Battute a parte, ora promuove eventi Pd: è l’ultima svolta?
«Intanto lo faccio per sdebitarmi con quel popolo che mi ha sostenuto e votato alle politiche, poi De Castro e Puglisi sono due persone che conosco e stimo. Francesca ha solo un difetto: è fortitudina». [Continua a leggere]

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Appello ai moderati per un’alleanza con i dem

postato il 19 Novembre 2017

L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su La Repubblica

L’hanno descritto come il regista della quarta gamba centrista di una coalizione di centrosinistra. Un’impresa contro vento, quella di Pier Ferdinando Casini, ora che il centrodestra vola. «Sarei uno stupido se non ammettessi che l’aria è chiaramente per il centrodestra. Ma è proprio adesso che serve responsabilità».

Partiamo dalle premesse di questa scelta di campo.

«Veniamo da una legislatura in cui i governi Letta, Renzi e Gentiloni sono stati in piedi grazie alla cooperazione dell’area moderata».
Ora si vota. E lei pensa a un partitino centrista con il Pd.
«Una premessa: ho avuto tante soddisfazioni, per me sarebbe facile dire grazie e arrivederci. Ma non possiamo lasciare l’Italia nelle mani di Grillo o Salvini». E quindi pensa alla gamba centrista.«Senta, la “coalizione coriandoli”, quella dove c’è il Pd e poi tanti coriandoli attorno, è destinata a fare la fine dell’alleanza in Sicilia. Perderemmo rovinosamente, perché la gente capisce quando un progetto non ha credibilità ».
E quindi che fare?
«Il Pd deve dismettere la presunzione di autosufficienza e il suo strabismo e puntare davvero su questa coalizione. Guardare a sinistra, ma anche alla sua destra. E l’area moderata, che sembra voler tornare sui propri passi virando a destra, deve mobilitarsi. O facciamo così, o la vedo male non per il Pd, ma per l’Italia».
Non è dura portare nel centrosinistra chi è nato altrove?
«Lo so che ci sono molti amici che fanno fatica, perché per una vita non sono mai stati con la sinistra. Ma non possiamo sottrarci. Avete visto cosa combina gente senza esperienza? Cosa genera il dilettantismo a Roma? E qualcuno si prende la briga di spiegare alla gente poi che l’attuale ministro dell’Interno in due anni ha fatto più di Maroni in dieci…».
Resta il fatto che l’Italia sembra andare verso il centrodestra. Come se lo spiega?
«Berlusconi, con il massimo dell’intelligenza politica che gli va riconosciuta, si propone come la barriera contro il grillismo e per questo chiede ai moderati di stare con lui. Poi però fa l’alleanza con Salvini e Meloni, che sono l’altra faccia del grillismo. Questa è una cosa che non sta in piedi. Il vero rischio dei moderati è ritrovarsi Grillo e Salvini che insieme prendono il 51% dei voti».
Il suo progetto centrista prevede anche la presenza di Ap e di Alfano? Molti dei suoi guardano a Berlusconi.
«Gli attacchi che Renzi gli ha rivolto nei mesi scorsi sono stati ingenerosi. Ma fossi oggi nei suoi panni, eviterei la tentazione di tornare nel centrodestra. E pure quella di una corsa solitaria, sarebbe davvero inspiegabile dopo anni al governo insieme. Comunque siamo amici e lo rispetto profondamente».
Toccherà a Renzi tenere assieme l’alleanza. Che consiglio vuole dargli?
«Evito, perché lui ascolta tutti e poi fa come gli pare… Ha costruito la sua politica sull’idea che non servivano alleanze, oggi deve costruirne una. Per lui il vento è contrario, ma resta un cavallo di razza: può cadere, ma si rialza. L’importante è non inseguire il grillismo. Quando stai tre anni a Palazzo Chigi, la gente ti percepisce come il potere. Non puoi più fare il rottamatore».

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Amministrative: Raggi? Una dilettante allo sbaraglio. Io voto Giachetti

postato il 13 Giugno 2016

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Quando sento che coloro che stanno nel centrodestra annunciano o fanno intendere il voto alla Raggi, seguendo la logica del tanto peggio tanto meglio, capisco fino in fondo le ragioni per cui il centrodestra rischia di non risollevarsi più».
Ad affermarlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato. L’Unità l’ha raggiunto telefonicamente a Buenos Aires, dove Casini ha incontrato il presidente della Repubblica argentina, Mauricio Macri, e altre autorità istituzionali e di governo. I riflettori sono accesi soprattutto sul ballottaggio a Roma fra il candidato del centrosinistra, Roberto Giachetti, e la candidata del Movimento Cinquestelle, Virginia Raggi.
«Giachetti lo conosco bene – dice a l’Unità l’ex presidente della Camera dei Deputati -. È un “rompiballe” straordinario, ma ha una correttezza totale, una capacità di lavoro straordinaria e conosce Roma».

Presidente Casini, domenica sarà la giornata dei ballottaggi per le elezioni a sindaco in diverse, importanti, città italiane, a cominciare dalla capitale, Roma. Quale valutazione politica complessiva è oggi possibile fare su questa tornata di elezioni amministrative?
La valutazione è la conferma di un tripartitismo, tra il centrosinistra, il centrodestra e Grillo. Però è tutto molto confuso, molto lacerato. Negli schieramenti ci sono visioni e contraddizioni enormi, ed esse vengono a galla anche in chi sembrava messo meglio, come il centrosinistra e il Partito Democratico.
Non vi è dubbio, senza nulla togliere a Milano, Torino, Napoli e Bologna, che l’attenzione maggiore è concentrata su Roma. Come la vede? [Continua a leggere]

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