Tutti i post della categoria: Economia

Banche: i manager non hanno pagato

postato il 26 Novembre 2017

Ora stop ai mega stipendi
L’intervista di Alessia Gozzi pubblicata su Quotidiano nazionale

UN GIOCO sporco nel quale troppi manager infedeli sono riusciti a farla franca occultando i propri patrimoni grazie alla complicità della politica e alle falle nei controlli.
È il quadro che sta emergendo dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. Due mesi di tempo e migliaia di documenti, con una missione impossibile: non cedere alle strumentalizzazioni politiche. È davvero dura abbassare i toni con i venti elettorali che soffiano…
«Una commissione d’inchiesta, avendo i poteri ma anche i doveri dell’autorità giudiziaria, dovrebbe eliminare qualsiasi strumentalizzazione politica. Purtroppo, a fine della legislatura, è una missione impossibile. Detto questo, abbiamo fatto un lavoro che nessuno poteva immaginare per intensità e costruttività».
L’ultima audizione, quella del dg del Tesoro, non ha soddisfatto nessuno. E lei?
«Nella mia veste di presidente devo essere equilibrato e vedere il bicchiere mezzo pieno ma, francamente, non è stata una performance brillante, su diverse domande è sembrato molto evasivo e sulla difensiva. Capisco il malumore tra i colleghi. Ma il vero confronto si avrà col ministro Padoan».
Tra le richieste ‘scottanti’ ci sono quelle di sentire Draghi e l’ex numero uno di Unicredit Ghizzoni. Che cosa ne pensa?
«La proposta di audire Draghi l’ha formulata solo il gruppo dei 5 Stelle. Una commissione d’inchiesta seria acquisisce il materiale relativo ai tempi in cui era governatore, ma evita di tirare in ballo il presidente della Bce, un signore che ha salvato l’euro e l’Europa. La cultura istituzionale è anche questa. Quanto a Ghizzoni, deciderà l’ufficio di presidenza dopo che avremo completato il tema Etruria. Francamente, se non fosse per le polemiche politiche sollevate, il tema sarebbe irrilevante».
In un primo bilancio del lavoro fatto finora, con lo scaricabarile che abbiamo visto tra Consob e Bankitalia, emerge che le cose così non funzionano…
«Che la Vigilanza abbia avuto delle falle e debba essere migliorata lo hanno ammesso gli stessi esponenti di Bankitalia e Consob, dai quali abbiamo avuto una collaborazione istituzionale notevole. Per questo, nel documento finale, non dobbiamo mettere solo critiche ma anche proposte concrete per prevenire altre crisi. Molte volte Bankitalia ha fatto esposti alle procure ma non tutte sono attrezzate per indagare reati così sofisticati: ci sarà bisogno di sezioni specializzate o di una procura nazionale contro i reati finanziari. Spesso, poi, il malaffare è stato possibile con la complicità della politica locale e di istituzioni finanziarie internazionali che si sono prestate al gioco sporco».
I manager sono bravi a nascondere i propri patrimoni…
«Finora abbiamo constatato che una quantità eccessiva di manager infedeli ha manipolato il mercato, alterando i dati reali delle aziende e vendendo prodotti tossici a risparmiatori deboli. Naturalmente, si sono premurati in tempo di occultare i loro patrimoni per rendere impossibili i doverosi risarcimenti ai truffati. Per non parlare di sproporzionati guadagni dei manager: non è possibile che in banche con pessime performance si prendano milioni per qualche mese. Anche questa è una riflessione seria che andrà fatta nelle conclusioni».
In questi giorni sono nate polemiche per la fuga di notizie sulle liste dei debitori, come risponde?
«Ho elementi concreti per ritenere che gli atti non siano usciti dalla commissione. Comunque, anche a nostra tutela, ho fatto un esposto alla procura di Roma. Ma mi meraviglio dell’ignoranza con cui si fa finta di non capire che la pubblicizzazione di questi atti non dipende da noi, che osserviamo uno specifico regolamento: la secretazione delle carte è decisa dalle fonti. Se poi qualcuno vuole fare la corrida…».
Molto materiale e poco tempo: pensate di riuscire a chiudere entro la legislatura?
«La quantità di carte che abbiamo ricevuto era preventivabile. Noi faremo il nostro dovere fino allo scioglimento del Parlamento e, poi, avremo comunque tempo per l’approvazione dei documenti finali».

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“Io non processo Consoli e Zonin”

postato il 23 Novembre 2017

E’ emerso un quadro sconcertante di corruzione e di prodotti tossici

L’intervista di Mattia Pertoldi pubblicata sul Mattino di Padova

L’indagine parlamentare dei crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza ha fatto emergere «un quadro sconfortante». Il flash è firmato da Pier Ferdinando Casini, presidente di quella Commissione d’inchiesta sulle banche che ha cominciato la sua analisi – e ormai l’ha conclusa per quanto riguarda gli istituti che toccano più da vicino il Nordest – proprio dalle ex Popolari venete.

Presidente, che quadro è emerso dalle vostre inchieste su Veneto Banca e Popolare di Vicenza?

«Sconfortante. Un quadro di corruzioni private e di tanti risparmiatori truffati cui sono stati collocati prodotti tossici. Risparmiatori che, in molti casi, non erano dotati di una cultura e di una professionalità sufficiente per valutare i rischi cui andavano incontro. Le audizioni, poi, hanno fatto emergere molte operazioni borderline come quelle legate alle cosiddette “baciate”, cioè a un sistema fatto di crediti elargiti in cambio dell’acquisto di azioni della banca. Senza dimenticare un sistema di controllo in cui non tutto ha funzionato a dovere. Direi che ce n’è a sufficienza per sostenere come questi siano esempi tipici di una crisi bancaria che non si dovrà ripetere. E il nostro compito è quello di offrire al legislatore le indicazioni giuste per evitare che in futuro si replichino episodi simili e garantire un sistema di prevenzione e controllo più efficace».

A fine ottobre aveva descritto la situazione che stava emergendo come “uno spettacolo non bello”. È emerso davvero un sistema di complicità quantomeno sospetto come hanno riportato i media in questi mesi?

«Mi sembra che questi aspetti siano già emersi nelle Aule di Tribunale. Il nostro compito non è quello di fare processi alle persone. Quelli si svolgono in Tribunale dove gli imputati possono difendersi. Noi dobbiamo analizzare i fatti da un punto di vista sistemico muovendoci, tra l’altro, in un orizzonte temporale molto limitato. Questa Commissione ha iniziato la sua operatività da un mese e ne avrà a disposizione più o meno un altro per una serie di inchieste che abbracciano la crisi delle ex Popolari, di Banca Etruria, Marche, Chieti e Ferrara oltre a Mps». [Continua a leggere]

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“Fare luce sarà spiacevole. In futuro servono nuove regole”

postato il 13 Novembre 2017

«Ascolteremo Visco e Vegas alla fine. Le tensioni? Sono inevitabili»

L’intervista di Ugo Magri pubblicata su La Stampa

Presidente Pier Ferdinando Casini, quando prevede che l’indagine parlamentare sul crac delle banche entrerà nel vivo?
«Nel vivo ci siamo già. La Commissione d’inchiesta non ha perso tempo e segue una linea chiara: approfondire le crisi bancarie partendo dalle più recenti e procedendo a ritroso. Abbiamo indagato sui due istituti veneti, domani inizieremo con Montepaschi di Siena, cioè il caso più rilevante sul piano sistemico. Seguiamo un metodo istituzionale».

In che consiste?
«Nel sentire anzitutto i magistrati, nel dare voce alle associazioni dei risparmiatori, nell’ascoltare gli istituti di vigilanza e gli attuali liquidatori».

Verrà anche il turno di Ignazio Visco?
«Mi sembra difficile che questa Commissione possa concludere i lavori senza nemmeno aver sentito il governatore di Bankitalia e il presidente della Consob. Ascolteremo entrambi, ma verso la fine».

Perché non all’inizio?
«Prima occorre che tutti gli aspetti da chiarire siano già sul tavolo, adesso sarebbe prematuro».

Ieri il segretario Pd, Matteo Renzi, nella sua lettera a La Stampa, scriveva: «Da questa vicenda tutti dobbiamo imparare qualcosa, non per regolare conti del passato ma per aiutare l’economia italiana del futuro». Sottoscrive?
«E’ un proposito assolutamente condiviso non solo da me, ma in generale da tutte le forze politiche. Il nostro sistema bancario non può permettersi di diventare terreno di conquista da parte della finanza internazionale, e chi vuole intendere non ha bisogno che io aggiunga altro». [Continua a leggere]

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Banche: Non siamo un tribunale ma sta emergendo una rete di anomalie e complicità

postato il 29 Ottobre 2017

L’intervista di Carmelo Lopapa pubblicata su La Repubblica

“Una rete di complicità fatta di offerte di impiego e consulenze. Dirigenti controllori di Bankitalia passati in corsa ai vertici delle banche controllate. Quel che sta già emergendo non è un bello spettacolo. Detto questo, la commissione d’inchiesta che presiedo non guarderà in faccia nessuno, deve essere chiaro, non rispetterà santuari. Ma i processi e le attribuzioni delle responsabilità penali, in uno stato di diritto, si fanno nei tribunali e non nelle aule parlamentari”. Parla Pier Ferdinando Casini, da un mese alla guida della Bicamerale sulle banche che, assicura, arriverà alle conclusioni prima della chiusura della legislatura. Dalle prime risultanze, “un insieme di luci e ombre”, è già chiaro che le sorprese non mancheranno.

Siete finiti nell’occhio del ciclone per un’attività di inchiesta che rischia di condizionare la campagna elettorale. Come pensate di uscirne, presidente Casini?
“Tutti sapevano che la commissione avrebbe lavorato con un orizzonte temporale limitato e a ridosso della campagna elettorale. Quando è stata istituita avevo denunciato i rischi, ora sarò garante affinché la commissione non sia terreno di scontro politico”.
Ma lo è già. Il Pd renziano da una parte e le opposizioni dall’altra si preparano a utilizzare il vostro materiale come munizioni in campagna elettorale.
“La propaganda si fa sulle piazze. In commissione si approfondiscono fatti e finora mi sembra che tutti i gruppi abbiano dimostrato senso di responsabilità e scrupolo istituzionale”.
Renzi chiamando in causa la vigilanza di Bankitalia in questi anni ha già scritto le sue conclusioni.
“Al di là delle chiacchiere, mi sembra che i colleghi del Pd stiano lavorando senza riserve mentali o zone d’ombra da salvaguardare, non mi sembra siano animati da livore particolare. Il tema Banca d’Italia e tutte le procedure di nomina connesse, poi, non sono un tema che riguarda la commissione”.
La vigilanza di Bankitalia sulle popolari venete e su Etruria però sì.
“Dobbiamo capire se la vigilanza ha funzionato bene, se ci sono state omissioni o ritardi, se il risparmio è stato tutelato con interventi idonei. Di materiale, a cominciare dalle venete, ne sta emergendo parecchio”.
Ecco, cosa sta emergendo?
“Un giudizio finale lo potrà dare solo la commissione nel suo complesso, certamente dei comportamenti scorretti sono stati evidenziati. Ad esempio, il tentativo costantemente posto in essere dai vigilati di catturare i vigilanti “.
Catturare? Che vuol dire?
“Mi riferisco al tentativo di coinvolgerli in una rete di complicità che portava a offerte di impiego o consulenze. Non è certamente un bel vedere il fatto che dirigenti della Banca d’Italia siano passati in corsa ai vertici delle banche oggetto delle indagini. Penso che se questo fosse capitato a un politico certamente ci sarebbe stato un coro di opportuni biasimi. Allo stesso tempo, molte delle indagini giudiziarie sono scaturite proprio dalle ispezioni della Banca d’Italia. È un insieme di luci e di ombre, insomma. Bisognerà capire se abbiano prevalso le une o le altre”.
Pensate di farcela nel poco tempo che vi è dato?
“Per fare un lavoro completo avremmo avuto bisogno dell’anno previsto dalla legge istitutiva. Ma arriveremo comunque alle conclusioni. Di prassi, si può lavorare al documento conclusivo anche nelle settimane che seguono lo scioglimento delle Camere”.
Corretta secondo lei la gestione della conferma di Visco a Bankitalia?
“Dare un giudizio sulla conferma del governatore prefigurerebbe già un esito chiaro su quel che accerteremo. Tutto sommato mi sembra che anche in altri paesi, penso agli Usa, le nomine ai vertici delle autorità di vigilanza provochino intensi dibattiti politici. Da noi ancora peggio perché manca sempre più la terzietà di tante istituzioni”.
Dal lavoro fatto finora, si è fatto un’idea sui risparmiatori coinvolti? Sono tutti vittime o in alcuni casi si tratta di piccoli speculatori più sfortunati?
“C’è l’uno e l’altro, riceviamo dossier di tanti risparmiatori. Ci ha scritto l’invalido che racconta di aver perduto tutte le risorse messe da parte dai genitori a sua tutela e investite in queste banche, come pure ci saranno stati degli speculatori”.
Lei aveva detto che non riteneva opportuna la commissione che ora presiede. Ha cambiato idea?
“No, non ho cambiato idea. Ho sempre denunciato la patologia che porta il legislatore a moltiplicare le commissioni d’inchiesta: solo in questa legislatura ne sono state proposte duecento. Io non ho fatto nulla per presiederla, ma poiché ritengo che chi ha una lunga esperienza come la mia debba essere al servizio delle istituzioni, diciamo che da quando la presiedo opero per fugare i dubbi che io stesso avevo”.
A proposito della sua esperienza, cosa farà tra pochi mesi? Si ricandiderà? E con chi?
“Dico la verità: non lo so. È una cosa che vivo con distacco. Di certo, al di là della candidatura, il mio servizio alle istituzioni e alla politica continuerà. Guai, in questo momento in cui assistiamo a ondate di populismo crescente, se qualcuno per comodità personale disertasse. E poi vedo Veltroni o Fassino o D’Alema far politica come quando erano in Parlamento. Non mi sembra siano tornati a vita privata, ecco. Mi porrò il problema al momento opportuno”.

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«Sulle banche non faremo processi. Verrà anche Visco, ci siamo sentiti»

postato il 14 Ottobre 2017

L’intervista di Enrico Marro a Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, pubblicata sul Corriere della Sera

Presidente Casini, finalmente martedì si parte con le prime audizioni.
«Guardi — risponde il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini — che non ci sono altre commissioni d’inchiesta che abbiano prodotto tanti atti quanto la nostra in quindici giorni».

Sì, ma voi avete anche poco tempo davanti e se non vi sbrigate rischiate di fare un buco nell’acqua.
«Non dipende da noi se la legislatura è alla fine. Ma se lavoreremo tutti seriamente e con lo spirito giusto non sarà una commissione inutile».

E qual è lo spirito giusto?
«Quello che porta a fare seriamente il proprio dovere, avendo soprattutto presente che c’è una sede per la campagna elettorale che è la piazza e c’è una sede per l’inchiesta parlamentare che è San Macuto. Sovrapporre i due piani sarebbe pernicioso per il Parlamento, per i risparmiatori e per l’Italia. Qui non dobbiamo fare processi, che fanno i magistrati, e qualsiasi interferenza nostra sarebbe inopportuna e impropria». [Continua a leggere]

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«Il sistema non ha funzionato, indagheremo su tutti i dissesti»

postato il 14 Ottobre 2017

L’intervista di Giorgio Santilli a Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, pubblicata sul Sole 24 Ore

I fatti dimostreranno che avremo tempo per indagare su tutti i casi di dissesto bancario, compresa Banca Etruria. Ho già chiesto a Bankitalia e Consob di fornirmi atti e documenti relativi a tutti questi casi, non solo ai primi che esamineremo».

Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione di inchiesta sulle banche, rimanda al mittente le accuse di ritardi. Rassicura sul fatto che la commissione non farà gossip «perché la campagna elettorale deve stare fuori delle stanze della commissione». E’ convinto che «il sistema non ha funzionato bene» e «dobbiamo capire se le varie autorità di vigilanza hanno fatto il loro dovere o se si sono manifestati falle o ritardi». La commissione proporrà norme «perché fatti così gravi non si ripetano».

Presidente Casini, partono i lavori della commissione. C’è stata polemica sui tempi di avvio dei lavori. Questi mesi che mancano alla fine della legislatura saranno sufficienti per arrivare a una relazione finale?
Personalmente non rispondo in alcun modo di tempi che ci sono stati assegnati. Rispondo di ciò che ho fatto dal giorno della mia elezione a presidente il 27 settembre. Non abbiamo perso un minuto: abbiamo redatto il regolamento,fatto un primo programma e martedì avremo le audizioni di due autorevoli personalità, il dottor Orsi e il dottor Greco, che sanno di cosa parlano:hanno fatto indagini e possono fornire elementi utili alla commissione. Subito dopo ci addentreremo sul caso specifico delle banche venete. Sfido chiunque ad andare a fare verifiche con le altre commissioni d’inchiesta… Vedranno che abbiamo corso. [Continua a leggere]

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Bce: le scelte sui crediti deteriorati aumentano l’incertezza

postato il 10 Ottobre 2017

La mia lettera al Direttore Mario Calabresi, pubblicata su La Repubblica 

Caro Direttore,

in un articolo pubblicato ieri, Ferdinando Giugliano riporta alcune affermazioni con le quali, in riferimento a recenti interventi della Bce, ho definito la stretta della Banca centrale “preoccupante” e invitato il governo a “prendere il toro per le corna”. Confermo e ribadisco quello che ho detto.
Nella mia esperienza parlamentare, ho costatato che l’efficacia del legislatore non dipende tanto dal numero delle leggi approvate, quanto piuttosto dalla loro qualità, dalla capacità di assicurare stabilità normativa soprattutto in settori sensibili, come quello finanziario e creditizio.

Per queste ragioni ho espresso le mie riserve su alcune scelte compiute dalla Banca centrale europea, la quale, recentemente, è intervenuta due volte sulla stessa materia, il 20 marzo approvando un corposo e dettagliato documento sul tema dei crediti deteriorati; il 4 ottobre con un “addendum”, che in parte contraddice quanto previsto nel documento di marzo. Tali scelte, a mio avviso, accrescono l’incertezza e contribuiscono a rallentare il processo di ripresa in atto.
Non si tratta di prestarsi al solito “gioco dello cerino”, imputando all’Europa ogni responsabilità, così alimentando la retorica sovranista che si sta diffondendo in molti Paesi. Si tratta semplicemente di assicurare stabilità al quadro normativo, nel segno della coerenza e della fiducia. Inoltre, nel concreto, occorre un impegno affinché la ripresa in atto, che coinvolge la vita di famiglie e imprese, già provate da una lunga crisi economica e finanziaria, sia accompagnata da adeguate garanzie.
Quanto all’invito ad impegnarsi per un reale miglioramento del funzionamento della giustizia civile, condivido pienamente. In questa legislatura molto è stato fatto: sono state adottate normative per rendere più efficiente l’escussione delle garanzie; in questi giorni, la Commissione Giustizia del Senato ha approvato senza modifiche il testo del disegno di legge delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, già approvato dalla Camera dei deputati; contestualmente è all’attenzione del Senato anche il disegno di legge delega per l’efficienza del processo civile. Certamente, ancora molto resta da fare, nella consapevolezza di quanto sia essenziale, anche in campo finanziario e creditizio, una riforma che assicuri snellezza dei procedimenti e rapidità delle decisioni.

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario

 

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Banche: Commissione per verità ai risparmiatori, non palcoscenico campagna elettorale

postato il 28 Settembre 2017

Eletto alla Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

Mai, nella mia vita parlamentare, mi sono trovato a non ricercare un incarico come quello che oggi avete deciso di conferirmi. Ma credo che prima delle inclinazioni personali, vengano i doveri istituzionali.

Non vi nascondo che sono preoccupato per il compito che abbiamo davanti, con tempi limitati e con una campagna elettorale per alcuni versi già cominciata.
È necessario dare una prima risposta di verità ai risparmiatori italiani che sono stati coinvolti, verificando l’eventuale esistenza di manipolazioni o truffe: lo dovremo fare in tempi limitati e indagando su un periodo di tempo che andrà prioritariamente definito dalla Commissione stessa.
Fermo restando l’autonomia delle indagini giudiziarie che sono in corso e in uno spirito di leale collaborazione tra i poteri dello Stato, guiderò la Commissione senza timidezze nell’individuare responsabilità personali o istituzionali che dovessero emergere.
Allo stesso modo, se qualcuno ritiene che questa sede debba diventare l’ideale palcoscenico di una lunga campagna elettorale in corso in Italia, non pensi di trovare nel presidente alcuna complicità: una Commissione come questa o lavora con serietà o diventerà un altro elemento di discredito della politica.
Abbiamo poco tempo, e non possiamo perderne. A cominciare dal primo adempimento che è quello del regolamento, che sarà la nostra bussola.
Evidentemente questa Commissione dovrà lavorare anche il lunedì e il venerdì, giorni inconsueti per l’attività parlamentare. Ma o si lavora così, o nei prossimi mesi si potrà fare ben poco.

 

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Sull’aumento dell’IVA

postato il 25 Giugno 2013

5889082-paniere-riempito-con-frutta-fresca-e-ortaggi-640x571Riceviamo e pubblichiamo di Mario Pezzati

La prima cosa da specificare è che questo aumento non riguarda i generi alimentari prima necessità e tutti i beni che hanno IVA agevolata al 4% e che sono ritenuti fondamentali e di prima necessità. Certo l’auto avrà questo aumento, ma mentre il pane o il latte sono imprescindibili, lo stesso non si può dire per l’auto nuova.

Nei giorni precedenti le varie parti politiche e i rappresentanti del governo hanno parlato di questo aumento, e a mio avviso uno dei più chiari è stato il ministro dello Sviluppo Economico Zanonato quando ha affermato: “Non è che non voglio bloccare l’aumento dell’IVA. Dico che è molto difficile trovare le coperture, visto il poco tempo a disposizione”. Ma quanto servirebbe per coprire il mancato aumento dell’IVA? Circa 4 miliardi, ragione per la quale, l’aumento può essere posticipato, ma non evitato.

L’emendamento è stato approvato dal governo Berlusconi il 17 settembre 2011, per rimediare al pareggio di bilancio nel 2013, come da impegni presi con l’Unione Europea. Per questo motivo, al testo della legge venne inserita nell’agenda di governo l’aumento dell’IVA, attraverso una “rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa” in sostituzione della revisione. A mettere tutto in pratica, Mario Monti, che nel decreto salva-Italia stabilì l’aumento di due punti delle aliquote del 10 e del 21 per cento, dal primo ottobre 2012, e di altro mezzo punto dal 2014, per un importo del valore di 16,4 miliardi a regime dal 2014.
Finora, attraverso i tagli sulla spesa pubblica e altre manovre, nessuno di questi aumenti è scattato, tranne la questione dell’aumento dell’Iva che vale 4,2 miliardi l’anno

Ma davvero non vi sono alternative? Secondo alcuni la soluzione ci sarebbe, ma anche qui impone di trovare risorse non indifferenti: come è stato detto in passato anche qui, la Pubblica Amministrazione ha un debito verso fornitori privati pari a circa 60-80 miliardi di euro, e si sta provando a saldare questo debito; purtroppo la procedura è lenta (anche per non creare tensioni nelle uscite di cassa del Ministero del Tesoro).

Come si lega questo debito all’aumento dell’IVA? Molto semplicemente, se acceleriamo sul pagamento della pubblica amministrazione dei debiti alle imprese e oltre ai 40 miliardi già stanziati, ne rimborsiamo altri 15, otteniamo Iva aggiuntiva per almeno un paio di miliardi.

Questo provvedimento permetterebbe di bloccare l’aumento dell’IVA per tutto quest’anno e forse eliminarlo definitivamente con la legge di stabilità in autunno.

Purtroppo anche questa soluzione non è esente da problemi, e presenta alcuni rischi.

La Ragioneria Generale dello Stato ha già esaminato la questione nella relazione tecnica del decreto sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. Il primo ostacolo da superare è che lo Stato non ha in cassa i 15 miliardi necessari a finanziare questa spesa aggiuntiva, a meno che non si vada sul mercato ed emettere Bot e Btp. Insomma, se è vero che il deficit non aumenta, è vero anche ad aumentare sarebbe il debito. I 40 miliardi già messi in pagamento, costeranno alle casse pubbliche circa 2 miliardi in più di interessi passivi. Il governo ha recuperato le risorse per pagare queste somme dalla contabilità 1778 dell’Agenzia delle Entrate, quella con la quale il Fisco rimborsa ai contribuenti i crediti d’imposta.

La seconda difficoltà è convincere i mercati che l’Italia può ancora indebitarsi senza mettere a rischio la tenuta dei suoi conti. Le tensioni sullo spread stanno tornando, anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Bernanke che di fatto ha vanificato in questi giorni l’obbiettivo di portare lo spread sotto quota 200.

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Ilva, Parlamento chiamato a un attento esame. Lettera al direttore Roberto Napoletano, pubblicata sul Sole24Ore.

postato il 6 Giugno 2013

Caro Direttore,

sarebbe fatale se le imprese estere che sono presenti in Italia o che potrebbero investire nel nostro Paese avessero da temere da una forma non chiara di intervento dello Stato che limiti la libertà economica. Il provvedimento del governo su Ilva rappresenta un “brutto precedente” come denunciato ieri da queste colonne? Una ipotesi simile non può neppure essere presa in considerazione. L’interesse nazionale è una categoria politica che stenta ad affermarsi nel dibattito ma non può sfuggire a nessuno che abbia ruoli nelle istituzioni repubblicane. Il compito del governo non è quello di intromettersi in un procedimento giudiziario (ancora nella fase delle indagini preliminari). Piuttosto, l’esecutivo deve garantire che i soggetti economici operanti in Italia corrispondano ai loro doveri senza che vengano calpestati i loro diritti. In questo senso, i contenuti del decreto legge varato dal governo dovranno essere esaminati con particolare attenzione dal Parlamento. Va sventato il rischio dell’esproprio di fatto e anche quello della manleva per decreto. Soprattutto è doveroso per il legislatore evitare che per inseguire un presunto beneficio sul presente si determini un danno sicuro per il futuro. Chi potrebbe garantire che un domani, con motivazioni ambientali non supportate neppure da una sentenza, si determini un vulnus così grave del principio della libertà di impresa? La tutela dell’ambiente e della salute è un valore sul quale non si discute, ma non si può accettare che questi valori siano utilizzati come un grimaldello per minare la capacità produttiva del Paese.
Le imprese estere, così come quelle italiane, è giusto che sappiano che il governo – nel rispetto delle leggi – non è disponibile a vedere compromesso il suo Pil ed il suo tesoro che deriva dall’essere fra le prime potenze manifatturiere in Europa. È stata la linea del governo Monti (sostenuta a larghissima maggioranza dal Parlamento) e deve essere la linea del governo Letta, senza ingenerare equivoci di sorta. Chi investe da noi può avere consapevolezza che non resterà in mezzo al guado e che la difesa e la promozione dell’interesse nazionale passa anche dal riconoscimento dei settori economici strategici, come è appunto lo stabilimento Ilva di Taranto.
Il decreto deve essere oggetto di una riflessione critica e non escludo che il Parlamento possa intervenire con una indagine conoscitiva ad hoc su quanto accaduto a Taranto.
Intanto, è fondamentale che il nostro Paese ponga, anche e soprattutto in sede europea, il tema di una più efficace ed armonica regolamentazione degli aspetti ambientali e sanitari nell’ambito delle attività produttive. Il principio che deve essere chiaro è doppio: senza imprese non può esserci nè sviluppo nè occupazione e, allo stesso modo, Italia e Ue non possono competere sui mercati globali se non scommettendo sulla sostenibilità. Ilva deve essere, in questo senso, l’occasione di un bel precedente. Oggi può sembrare una illusione ma dobbiamo crederci e riuscirci.

Pier Ferdinando Casini, presidente Commissione Affari esteri – Senato

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