Tutti i post della categoria: Agricoltura

Il nostro impegno per una nuova politica agricola

postato il 13 febbraio 2013

di Mario Pezzati

Ieri, Pier Ferdinando Casini e il Ministro delle politiche agricole, ora nostro candidato alle prossime elezioni per la Camera dei Deputati, Mario Catania hanno incontrato la Coldiretti, nell’ambito di un ciclo di incontri e dibattito sul documento che proprio la grande associazione dei Coltivatori diretti ha preparato, dal titolo “L’Italia che Vogliamo”.

Proprio Mario Catania, che nel suo anno di Governo ha combattuto un’ottima battaglia in difesa del comparto agricolo italiano – difendendo in Europa gli agricoltori onesti e dismettendo la politica di acquiescenza sulle quote latte portata avanti dalla Lega, ha affermato che il negoziato condotto da Monti in sede UE è stato ottimo, perché ha ribaltato il pessimo accordo raggiunto nel 2005 da Berlusconi, che penalizzava l’Italia con un saldo negativo di 6 miliardi di euro. Grazie al Governo Monti, invece, anche se abbiamo perso qualcosa sugli aiuti diretti, è pur vero che abbiamo guadagnato tantissimo sul sostengo allo sviluppo rurale che è la vera sfida che può fare crescere ulteriormente l’agricoltura in Italia (mentre resta aperto il tema della contribuzione netta italiana, visto che non sappiamo usare bene i fondi europei che spesso tornano indietro, mentre dovrebbero essere uno stimolo fondamentale della nostra politica economica).

A tal proposito, Catania ha giustamente sottolineato che per aiutare gli agricoltori si deve distinguere a livello fiscale tra chi è agricoltore “attivo” e chi semplicemente possiede la terra, ma non è un imprenditore agricolo.

Tra le varie proposte di Catania e dell’Udc, merita menzione particolare quella per la certificazione “all’origine” dei prodotti agricoli, che permetterebbe di rilanciare il vero made in Italy e impedirebbe i furti di identità da parte di quei prodotti che di italiano non hanno nulla e sono fatti con prodotti stranieri.

Altro punto fondamentale è concentrare tutte le risorse disponibili verso gli agricoltori veri, e per quanto riguarda la regionalizzazione si deve procedere in maniera certosina per evitare strappi che danneggiano questa o quella azienda. Infine c’è da riscrivere la politica economica per il Mezzogiorno, che in questi anni è stata fallimentare, in quanto ha privilegiato una industrializzazione a forte impatto ambientale, e ha dato mano libera alla speculazione edilizia.

Pier Ferdinando Casini ha sottolineato la grande competenza, universalmente riconosciuta, di Mario Catania, che proviene da questo mondo e che meglio di tanti altri ne comprende le esigenze di sviluppo futuro.

Proprio Casini ha ricordato che “o il comparto agricolo diventa una delle priorità del paese, perché è una chance di questo paese, o perdiamo una grande occasione”. Per questo è fondamentale puntare ad un agroalimentare che parli il linguaggio del territorio, che sia alfiere della italianità e che sia da argine all’illegalità, alle frodi, alle cattive abitudini alimentari. Per riuscirci, è fondamentale rilanciare il tema della tracciabilità dei prodotti, rendendo al contempo il Ministero per le politiche agricole un ministero fondamentale e portante per la politica economica italiana.

Altro punto fondamentale, portato avanti da Casini è il taglio della spesa pubblica per alleggerire il peso fiscale: obiettivo che si raggiunge con proposte concrete e non con slogan e facili illusioni. Questo perché, mentre noi proponevamo di ripensare, snellendola, la macchina dello Stato (vedi abolizione delle province), gli altri, tutti presi dalla febbre del federalismo (Pd compreso), hanno preso ad inseguire la Lega sul sogno del federalismo fiscale. Con il risultato di aver causato una gran confusione amministrativa e di aver raddoppiato i centri di spesa raddoppiati (visto che, in dieci anni, complice la riforma del Titolo V, il falso federalismo leghista ha fatto aumentare le tasse del 50%, con le imposte pagate da cittadini e imprese aumentate del 31,6%, mentre le richieste dello Stato centrale non sono diminuite). Come costruire una casa senza fondamenta!

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Quote latte, una truffa in salsa leghista che ci è costata quanto e più dell’IMU

postato il 2 febbraio 2013

di Mario Pezzati e Giuseppe Portonera

Tutti sappiamo che il latte è dolce, ma il conto che l’Italia ha pagato sulle quote latte è stato estremamente salato a causa della Lega.

Volete sapere quanto salato? Circa 4,5 miliardi di euro, che pesano sulle tasche dei cittadini italiani

Come si arriva a questa cifra? Da anni, pochi allevatori (stando alla Coldiretti si parla di circa il 5% di tutti gli allevatori italiani e tutti riconducibili all’area dei COBAS) violano sistematicamente il sistema delle quote latte, e per ogni anno di violazione l’UE ha comminato una multa. Lo Stato italiano si è accollato le multe dei primi anni (dal 1984 al 1996), con il patto che il resto sarebbe stato pagato dagli allevatori. Se non fosse stato per la Lega che ha scelto di favorire e sostenere la loro situazione di illegalità.

I numeri parlano chiaro: 1.700 milioni sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996. Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 milioni di euro: ma di questi solo 246 stati riscossi e altri 346 milioni sono in rateizzazione con la legge n. 119/2003. 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacità definitiva di versare, per sentenza di annullamento. Restano quindi da riscuotere circa 1.500 milioni, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili. L’Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2.000 produttori coinvolti. 600 di loro devono pagare somme superiori a 300.000 euro, cioè la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni – conclude la Coldiretti – si è invece messa in regola, acquistando o affittando.

A queste cifre sarebbero da aggiungere alcune quote di interessi passivi che si stanno accumulando e portano il totale oltre i 4 miliardi di euro.

Queste cifre vi sorprendono? Bene, sappiate che da anni l’UDC è l’unico partito che ha condotto una battaglia forte perché questa incresciosa e costosissima situazione fosse conclusa: ricordiamo, per fare un solo esempio, la contestazione subita da Pier Ferdinando Casini nel 2009, quando chiese che la legge fosse rispettata, richiesta reiterata nel 2010 e nel 2011 assieme all’onorevole Mauro Libè.

Ma la Lega, che evidentemente ritiene “sprecona” solo la parte d’Italia a sud di Roma, si è sempre opposta alle richieste dell’UDC di fare rispettare la legge, e si è eretta a baluardo dell’illegalità, difendendo gli allevatori legati ai Cobas, loro elettori. Uno di questi è perfino stato eletto prima Senatore e poi Europarlamentare proprio nelle fila della Lega: Giovanni Robusti, che è stato condannato a pagare 182 milioni di euro per evasione (tramite un sistema di società fittizie) e a 4 anni e mezzo di reclusione dalla Corte di Appello di Torino con sentenza dell’estate scorsa, secondo la quale Robusti si è posto come promotore di «un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa nei confronti degli enti pubblici».

La Lega è la principale responsabile dei 4,5 miliardi di euro di multe che siamo stati costretti a pagare – tutti, dal Veneto alla Sicilia – per le illegalità perpetrate da pochi agricoltori: sono ben 75 € a cittadino. “Quanto l’Imu e più dell’Imu”, come ha scritto su Twitter proprio Pier Ferdinando Casini. Un salasso che porta la firma e la responsabilità di Berlusconi, Tremonti e Maroni e che è stato pagato da cittadini onesti e incolpevoli. Altro che 75% delle tasse trattenuto al Nord: l’asse PDL-Lega faccia ammenda e la smetta di difendere le pretese di chi viola le leggi e poi accolla il costo all’intera collettività! 

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Saggio ripensare l’IMU in agricoltura

postato il 24 marzo 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Roberto Dal Pan

Nei giorni in cui l’attenzione del modo agricolo ed agroalimentare si focalizza sulla città di Verona, dove si svolge la 46° edizione del “Vinitaly – Salone Internazionale del Vino e dei Distillati” con i contestuali eventi “Agrifood – Rassegna dell’agroalimentare  di qualità” e “SOL – Salone Internazionale dell’Olio Extravergine di Qualità”, continua a tenere banco tra gli addetti ai lavori la preoccupazione per la prossima entrata in vigore della normativa che potrebbe prevedere l’applicazione della IMU – Imposta Municipale Unica sugli immobili ad uso agricolo.

Il grido d’allarme di tutte le organizzazioni rappresentative del comparto agricolo si è già fatto sentire nelle settimane scorse ed ha consentito di chiarire che alla base della protesta c’è la preoccupazione per il futuro di un settore che già si trova a combattere quotidianamente durissime sfide. Un settore da sempre considerato fondamentale sia per la rilevanza economica che per l’insostituibile ruolo sociale e di salvaguardia del territorio e dell’ambiente e che rappresenta una vera miniera di potenzialità di sviluppo anche per i giovani che intendano impegnarsi in tale direzione.

D’altro canto, la reale applicabilità dell’IMU al settore è oggetto di forti dubbi in quanto è ancora in corso l’aggiornamento delle procedure di accatastamento dei fabbricati rurali che dovrebbe terminare, per legge, entro il 30 novembre 2012; da qui il rischio concreto di un’applicazione disomogenea ed ingiusta della normativa stessa che sembrerebbe inoltre penalizzare le aziende più strutturate ed aperte all’innovazione: il contrario di quanto ci si aspetterebbe per logica.

Sembra pertanto più che ragionevole ipotizzare un differimento dell’applicazione delle norme sull’IMU per gli immobili destinati all’agricoltura al fine di consentire il perfezionamento della base di calcolo e l’introduzione di opportuni meccanismi di sgravio da destinare al sostegno di un settore che, per sua natura, deve tornare a rappresentare una priorità negli interventi del Governo miranti a condurre il nostro Paese fuori dall’area di crisi.

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Onorevoli rispettate la legge: la strana storia delle quote latte

postato il 30 gennaio 2011

“Ancora una volta, purtroppo, avevamo ragione noi: il disegno della Lega era chiaro e ora si sta confermando come una colossale truffa ai danni di tutti gli italiani”. Mauro Libè, deputato e responsabile Enti locali dell’Udc, commenta così all’agenzia ANSA  il tentativo della Lega Nord di inserire nel cosiddetto “decreto milleproroghe” una nuova sospensione al pagamento delle multe per le quote latte.

La questione era già stata abbondantemente dibattuta in passato ed allora come adesso si era levata forte la voce del fronte contrario a tale iniziativa: fronte che comprendeva sia le organizzazioni del mondo agricolo che lo stesso Ministro dell’Agricoltura Galan oltre ovviamente allo schieramento di opposizione. Nessuna particolare obiezione era ed è  invece pervenuta dal solitamente rigido custode della finanza pubblica e cioè il Ministro Tremonti.

Ed è davvero curioso e paradossale chiedersi il perché di questo accanimento leghista nel volere a tutti i costi difendere uno sparuto gruppetto di qualche decina di allevatori padani che consapevolmente hanno infranto le regole, danneggiando la maggioranza dei loro colleghi che infatti sono unanimemente schierati contro ogni proroga dei pagamenti.

Per chiarirci le idee, o forse complicarcele ulteriormente, può allora essere utile rileggere un articolo pubblicato nel luglio scorso sul blog “Finanza e Potere” del giornalista de “Il Sole 24 Ore” Giuseppe Oddo in cui si pone in esplicito riferimento la questione delle”quote latte” con quella ben più spinosa della fallita banca padana CrediEuroNord, che doveva essere la testa di ponte leghista nella conquista del sistema bancario italiano.

Singolare poi risulta l’appello del Ministro Galan che dice: “Mi rivolgo ai parlamentari di maggioranza ed opposizione perché venga bocciato l’emendamento leghista al decreto legge Milleproroghe che prevede lo slittamento a giugno del pagamento delle quote latte.  Accoglierlo non sarebbe né legale né etico: le leggi vanno rispettate”; singolare dicevo perché dovrebbe essere superfluo e finanche offensivo il richiamo ai parlamentari affinché rispettino le leggi, visto che ne dovrebbero essere gli estensori!

Rimane l’ultima amara considerazione e cioè che il tutto si svolge lucrando sulle spalle dei moltissimi agricoltori onesti che, tra grandi sacrifici, continuano a portare avanti la loro opera in questo settore fondamentale per l’economia nazionale e nei fatti spesso dimenticato o quanto meno sottovalutato.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Roberto Dal Pan

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Il governo latita e il cittadino ne paga le conseguenze: multe europee e aumento dei prezzi degli alimenti

postato il 19 novembre 2010

Questo governo sofferente e moribondo sta calamitando tutta l’attenzione dei media italiani, che sembrano essersi dimenticati che le esigenze delle persone sono anche altre: la gente non ha solo bisogno di chiarezza politica, ma anche di qualcuno che risolva i problemi che si accavallano e che, se ignorati, si ingigantiscono.
Un esempio lampante di ciò è nelle multe che recentemente l’Unione Europea ha sanzionato al governo italiano, reo di non avere preso provvedimenti dopo gli avvisi e le comunicazioni inviate dalla UE medesima.
Le multe in questione sono due: la prima riguarda la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano nei Comuni di Rodano e Pioltello, e contenenti rifiuti industriali. Queste discariche contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali (come si legge dal provvedimento dell’UE), e le sanzioni richieste all’Italia ammontano ad una multa giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda. Considerando che sono passati ormai 6 anni, la somma sarebbe davvero elevata, circa 440 milioni di euro, paragoniamoli ai 100 milioni messi a disposizione per le cure dei malati di Sla.
Per altro solo una delle tre discariche risulta bonificata (con l’asportazione di 35.000 tonnellate di rifiuti), mentre la seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata, nonostante la vicenda del “Polo Chimico di Pioltello-Rodano” fosse nota dal 1986.
La maggiore responsabile del danno è la Sisas, Società Italiana Serie Acetica Sintetica, che nel frattempo è fallita, lasciando, ancora oggi, circa 280 mila tonnellate di rifiuti industriali da smaltire nelle vasche A e B. La bonifica era stata affidata, nel frattempo alla Tr Estate 2, società che faceva capo a Giuseppe Grossi, l’imprenditore arrestato nell’ambito dell’inchiesta Montecity-Santa Giulia assieme a Rosanna Gariboldi, assessore all’Organizzazione Interna e Relazioni Esterne della provincia di Pavia e moglie di Giancarlo Abelli, deputato del Pdl.

L’altra multa è stata comminata al governo italiano per non avere recuperato, come gli era stato imposto, fli aiuti di Stato concessi a imprese di servizi pubblici a prevalente capitale pubblico.
“La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia per non aver eseguito una decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea che ordina il recupero di aiuti di Stato illegali e incompatibili da imprese di servizi pubblici a prevalente capitale pubblico”, dice la nota.
La sentenza risale al 2006 e, la cosa più incredibile è che, nonostante i progressi compiuti nel recupero, le autorità italiane non hanno notificato alla commissione l’avvenuto completamento di tale operazione. Trattandosi di un deferimento alla Corte per il mancato rispetto di una precedente sentenza della Corte, “la Commissione ha deciso di chiedere alla Corte di imporre il pagamento di una penalità di 65.280 euro per giorno di ritardo successivo alla seconda sentenza della Corte fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione e di una somma forfettaria di 7.140 euro al giorno per il periodo intercorso tra la sentenza della Corte del 2006 e la seconda sentenza della Corte”, come recita il comunicato UE.
In pratica, paghiamo questa multa, perché il governo italiano si è scordato di comunicare alla UE di avere adempiuto ad una sentenza; per avere scordato di spedire una lettera con annesso francobollo (se consideriamo una raccomandata, diciamo 5-10 euro), noi pagheremo alcuni milioni di euro.
In mezzo a tutto questo, suona strano e preoccupante il silenzio assordante del ministero delle politiche agricole, relativo al nuovo rapporto FAO che prevede un notevole aumento nei prezzi dei cereali e delle derrate alimentari, aumento di prezzo che verrà pagato dai cittadini. Concordo con chi chiede un rilancio del settore agricolo, considerando che sempre la FAO prevede che, per evitare tensioni, bisognerà raddoppiare la produzione mondiale a breve, invocando una politica agricola non velleitaria, ma concreta e pragmatica. Ma la cosa peggiore è che la FAO prevede che questo aumento riguarderà tutto il comparto alimentare, considerando, ad esempio, che il mercato ittico da alcuni mesi ha visto impennarsi i prezzi, come anche lo zucchero, la soia, i cereali e così via, mentre le scorte di cereali stanno diminuendo.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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I temporeggiatori: la crisi uccide l’agricoltura e loro aspettano

postato il 14 ottobre 2010

Aratura del terreno di Vito - BariQualche giorno fa, alla Camera dei Deputati, gli onorevoli Mauro Libè, Teresio Delfino e Gian Luca Galletti, hanno presentato all’aula parlamentare alcuni ordini del giorno, che prendendo atto della grave situazione dell’agricoltura italiana, delle aziende agricole, degli alti costi di produzione e dei bassi prezzi di vendita, che non riescono a ripagare le spese sostenute dagli agricoltori, della crisi del settore bieticolo-saccarifero e della forte incertezza dei mercati mondiali di materie prime. Gli ordini del giorno sono stati approvati, anche con alcuni voti della maggioranza, ed ora impegnano il Governo e il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan ad attivarsi con tutti mezzi, a livello locale, nazionale e comunitario per reperire risorse da investire in questi settori vitali per molte aree d’Italia. Non basta: bisogna cercare concertazione a livello europeo per ridistribuire la ricchezza prodotta nella filiera agroalimentare in maniera più equa e soprattutto guardando al produttore.

Ha ragione il ministro Giancarlo Galan quando dice che l’ordine del giorno dell’onorevole Libè e colleghi è aria fritta. Infatti la situazione è continuamente peggiorata, in un’univoca discesa dei redditi che ha portato all’azzeramento totale dei profitti, fino al sorgere di gravi situazioni di indebitamento degli agricoltori. Ma al ministro ha risposto la Camera dei Deputati, approvando l’odg presentato dagli onorevoli dell’Udc, con 247 voti a favore. Dopo tanti anni di crisi perenne, dopo tanta rabbia degli agricoltori, dopo tante belle parole spese da destra e sinistra, il Governo del Fare, cosa ha fatto? Rappresentato dal ministro competente, il Governo ha rigettato al mittente l’ormai arcinota “questione agricola”, tacciandola come vecchia.

Ma cosa si può fare per rialzare il settore primario? Le risposte potrebbero essere tante. Le vie per il rilancio organico dell’agricoltura sono infinite e tutte potrebbero portare a dei risultati, ma il Governo quale di queste strade ha preso? Per ora è al bivio, in attesa che qualche azienda chiuda, che qualche altra vada in mano alle banche, che qualche agricoltore venda i terreni e la casa, da dove la sua famiglia vive da più di 3-4 generazioni e vada a fare il disoccupato in “città”. Il Governo attende una possibile ripresa interna dei consumi, una nuova politica economica dall’Unione Europea, un rilancio delle esportazioni, un’annata climatica decente. Forse il Governo attende che il mercato faccia la sua parte e che la regola del più forte prevalga anche in agricoltura: pesce grande mangia pesce piccolo.

Gli onorevoli Libè e Galletti chiedono al Governo di investire risorse e tempo nel settore bieticolo-saccarifero, ormai allo stremo dopo anni di completa distruzione attuata dalla Comunità Europea. Io mi chiedo: perché continuare con lo stato comatoso in cui persistono le aziende agricole del comparto bieticolo-saccarifero? I soldi ci sono solo per rottamare le attrezzature delle aziende del settore e per la riconversione di tutte le strutture industriali e produttive che lavorano le barbabietole. Se si tratta di un settore vitale per l’economia locale e per le migliaia di lavoratori che vi sono impiegati, perché riconvertirlo ad altre produzioni, che poi faranno la stessa fine del settore bieticolo-saccarifero tra qualche anno? Perché un settore di 10 mila aziende agricole, in 11 regioni italiane, con 62 mila ettari che riforniscono 4 stabilimenti industriali produttori di zucchero completamente consumato dal mercato italiano, occupando il 30% del mercato nazionale, deve essere dismesso? Perché questo suicidio? Perché i costi superano i ricavi e allora c’è bisogno di soldi pubblici per reggere a galla la barca: contributi, premi, finanziamenti, ecc.

Possibile che la Grande Europa non riesca a trovare un equilibrio ai settori agroalimentari? Possibile che non riesca a difendere le produzioni locali, le produzioni nazionali, le produzioni autoctone? Possibile che non sappia fare altro che concedere a destra e a manca indicazioni di origine protetta e denominazione di origine controllata e altre sigle varie? E bene si: i tanti governi dell’Europa unita non riescono a governare i mercati internazionali di materie prime. L’unico modo sarebbe reintrodurre dazi doganali degni di tale nome e portare ad un aumento consistente del prezzo dei prodotti di consumo alimentare, spostando i problemi dal produttore al consumatore, senza penalizzare i livelli intermedi. Quale la via da intraprendere? Anche l’Europa aspetta. Attende i mercati, la fine della crisi, la ripresa dell’economia. Ma forse attende ancor più il 2013, anno della scadenza dell’attuale Pac (politica agricola comunitaria), per iniziare a discutere di una nuova Pac più equa, meno spendacciona, più mirata alle vere esigenze del settore, più sana. Insomma tutti attendono.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonio Di Matteo

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Quote latte, diamo voce ad un allevatore veneto che ha sempre rispettato la legge

postato il 22 luglio 2010

“Riceviamo e pubblichiamo” la testimonianza di Stefano Baldan, imprenditore agricolo di Mira (Venezia)

Sono un imprenditore agricolo, allevatore di vacche da latte. In questi giorni mi sento profondamente indignato, offeso e preso in giro. Svolgo il mio lavoro quotidianamente, mi alzo alle 5 tutte le mattine, giorni feriali e festivi, pago il mio lavoro e quello dei miei dipendenti tutti i giorni perché rispetto la legge: sono in regola con le quote latte, acquistate negli anni con grande sacrificio.

Negli scorsi giorni sono stati pubblicati vari articoli sui quotidiani che parlavano di persone (che non definisco allevatori ma “truffatori”) che hanno contenziosi con lo stato, ossia multe da pagare di 3,5 milioni di euro, che si presentano a trasmissioni televisive e hanno spazio sui giornali, come vittime o eroi di turno; si presentano però alle manifestazioni con trattori nuovi da 100-150 mila euro, fanno parte di cooperative fasulle, create per non versare le multe, sono venditori di latte “in nero”… ma io mi chiedo: tutti i soldi del latte venduto fuori regola, che fine hanno fatto?

L’anno scorso il ministro Zaia aveva promulgato una legge per sistemare in modo definitivo il problema delle quote latte. Dopo meno di un anno ed il parere negativo dell’Unione Europea sulla questione, a questa legge, fatta da un ministro leghista, subentra una nuova proroga e “questi” continuano a non pagare!Qual è la morale? Io, che come tanti italiani, rispetto le leggi e le regole civili, giuste o non giuste che siano, educo i miei figli a questi valori, assisto continuamente alla vittoria degli imbroglioni, degli irrispettosi e dei furbi.

Lo stato italiano si sta sporcando, perdendo dignità davanti all’Europa e togliendo soldi dalle tasche di tutti gli italiani per salvaguardare un manipolo di 400 “allevatori” fuorilegge.

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I furbetti del latte

postato il 17 luglio 2010

di Giuseppe Portonera

Una signora (su un sito dal nome che è tutto un programma: “Il Padano”, sottotitolo esplicativo: “Una terra, un popolo, il suo quotidiano”) si chiede perché l’On Casini e l’Udc stiano conducendo una battaglia così aperta contro il condono per le quote latte in eccedenza e perché “Casini, che non rinnega il suo passato democristiano, non fa il bel gesto di pagare di tasca sua le assurde e democristiane multe che ridurrebbero sul lastrico le famiglie dei nostri allevatori?”. Sembra una richiesta accorata, da non sottovalutare. Peccato sia soltanto falsa e faziosa. Perché intanto le famiglie che rischierebbero di essere ridotte sul lastrico sarebbero una irrisoria parte degli attuali 40 mila allevatori: solo quelle, cioè, dei furbetti, di coloro che si sono rifiutati di mettersi in regola con le direttive europee e hanno optato per la resistenza ad oltranza, non tirando mai fuori un centesimo. Ed ora, come se niente fosse, saranno proprio loro a beneficiare addirittura di una sospensione del pagamento delle multe, perché gli amici leghisti (sì, proprio quelli di Roma Ladrona), hanno ben pensato di salvare i (loro) furbetti della mangiatoia, quel 10 per cento di allevatori del Nord che si è fatto beffe dei colleghi onesti. Quindi, signora, perché pensare a Casini? C’è già Bossi, per questo.

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Quote Latte, la multa di pochi che paghiamo tutti

postato il 15 luglio 2010

di Gaspare Compagno

Le quote latte sono lo specchio della deriva della politica della maggioranza in questo paese: poche voci di buon senso che vengono fatte tacere in nome della tenuta del governo.

E’ di queste ore la notizia che nel braccio di ferro sulle quote latte, il grande sconfitto è il ministro per l’agricoltura Giancarlo Galan, uno che conosce il Veneto e la Lega (che è la vera vincitrice di questo braccio di ferro), che ha dichiarato che i leghisti sono stati “arroganti e irresponsabili”.

 Sulla stessa onda i giudizi, espressi nei giorni passati, dagli onorevoli Casini (che ha dichiarato: ”non si puo’ privilegiare chi per anni non ha pagato il proprio impegno con lo Stato. E’ un pessimo segnale ai cittadini italiani”) e Libè (che ha dichiarato: “Oggi la Lega vuole congelare anche le rateizzazioni che, se così fosse, dovrebbero essere pagate all’Europa dall’intero Paese. E questo mentre agli Italiani onesti vengono chiesti duri sacrifici. Siamo al paradosso”).

Cosa è accaduto oggi? Nonostante l’opposizione del ministro Galan, della Commissione Europea (per bocca del commissario all’Agricoltura, Ciolos) e del variegato fronte dei legalisti che comprende pure le massime organizzazioni del settore, tra cui Confagricoltura, secondo i quali «le multe vanno pagate e basta compromessi», la sospensione delle sanzioni fino al 31 dicembre è entrata nel maxiemendamento alla manovra economica, blindato con la fiducia, che va al voto oggi in Senato.

Ma questo non era sufficiente: i leghisti hanno anche ottenuto che il nuovo testo del provvedimento contenga un esplicito rimando agli «accertamenti in corso», cioè alle indagini condotte dall’Arma dei carabinieri e dall’apposita commissione di indagine sulle quote latte rimandando i pagamenti quanto meno al 31 dicembre.

Ma adesso si pone un problema serio: non solo l’Italia ha già un buco nero di 4 miliardi di euro, ma quasi sicuramente, questa sospensione comporterà una multa da parte di Bruxelles. Multa che si aggira intorno al miliardo di euro come afferma Ciolos, commissario europeo all’agricoltura che ha affermato che la decisione del governo italiano è in contrasto non solo con le norme comunitarie, ma soprattutto con gli impegni assunti da questo governo in sede europea. E non è vero che questo provvedimento del governo va incontro a tutti gli operatori del settore, in quanto proprio le associazioni di categoria sono le prime a scendere in campo contro il governo.

Facciamo i conti: 4 miliardi più 1 miliardo fanno 5 miliardi di euro. Che tutti gli Italiani pagano, solo perchè la Lega deve proteggere i suoi interessi localistici. Perchè badiamo bene, qui non si parla di tutelare i produttori di latte italiani, ma si tratta solamente di premiare i soliti furbi che, non hanno rispettato la legge e ceh scaricano i loro costi su tutti gli Italiani.

In questo caso, alla Lega conviene parlare di una sola Italia, quando i furbastri che la sostengono, devono pagare, allroa è bene spalmare tutte le multe su tutti gli italiani; mentre quando c’è da ricevere soldi, allora non si parla più di Italia, ma di Padania. Tutto questo all’insegna del “ciò che è tuo è mio, e ciò che è mio, resta mio”.

Con questo miliardo avremmo potuto finanziare i bonus di merito degli insegnanti; magari pagare gli insegnanti di sostegno per i bambini portatori di handicap. Magari si potevano migliorare alcuni presidi ospedalieri, o mitigare i sacrifici che questa finanziaria chiede agli Italiani.

E invece no, si tratta di soldi che tutti noi pagheremo per permettere ai soliti furbi di avvantaggiarsene.

Brunetta, ieri ha affermato che le auto blu costano all’Italia 4 miliardi di euro, e poi ha detto che si potrebbe risparmiare la metà di questi soldi, ma io non arrivo a chiedere tanto. Basterebbe risparmiare il 30% per arrivare ad avere 1,2 miliardi di euro in più nelle tasche dello Stato.

Con questi soldi si potrebbero finanziare due, tre progetti bene per vedere dei risultati concreti. E invece no, serviranno a ripianare i debiti dei furbetti delle quote latte.

Con questi soldi, ad esempio, si potrebbe istituire un fondo per le giovani coppie che volessero comrpare casa, o aiutare i lavoratori licenziati, magari proprio le famiglie degli operai che, dati alla mano, sono sempre più povere.

Invece no.

Noi non potremo attuare nulla di tutto ciò, perchè dobbiamo pagare la cecità, la scarsa lungimiranza, l’affarismo, il clientelismo della lega.

Con questo miliardo, potevamo finanziare il quoziente familiare, e invece no, dovremo dire alle famiglie, ai giovani disoccupati, ai meno fortunati, che anche oggi subiranno l’ennesimo ladrocinio, per tutelare i soliti furbi.

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Quote latte, no ai ricatti della Lega

postato il 10 luglio 2010

In queste ore sta avvenendo una cosa molto grave sulle quote latte nonostante l’impegno del ministro Galan, che ha chiesto di rispettare la legge e dare un segnale ai cittadini onesti abolendo l’emendamento che consente ai cosiddetti splafonatori di essere ancora una volta sanati.
Chiediamo al governo di dare un segnale ai cittadini onesti: sulle quote latte nuove truffe non sono accettabili, bisogna che chi deve pagare le multe le paghi, perché non si puo’ chiedere una manovra di sacrifici così come ci chiede l’Europa e poi consentire che i sacrifici li facciano solo i cittadini onesti.
E’ una grande questione morale. Chiediamo al governo di ripristinare la legalita’, di appoggiare la linea del governo espressa da Galan e non certo quella ancora una volta di sottostare ai ricatti della Lega.

Pier Ferdinando

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