postato il 6 Novembre 2015 | in "Spunti di riflessione"

«Br battute grazie a Berlinguer»

Il Pci di Berlinguer non fu mai una succursale del Pcus e sul divorzio non cercò mai la rottura col mondo cattolico

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Federica Fantozzi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “L’Unità”

Pier Ferdinando Casini, classe ’55, è di un’altra generazione rispetto a quella di Enrico Berlinguer. E comunque è entrato in Parlamento ne11983, un anno prima della morte del leader comunista. Ne ha un ricordo personale?
«L’ho incontrato rapidamente a Bologna quando ero un giovane studente, usciva con Renato Zangheri da una colazione al ristorante “Diana” e il sindaco mi presentò. Ne ricordo il tratto umano da grande signore, da uomo di quei tempi. L’unico rimasto in politica di quella generazione è oggi Giorgio Napolitano, con cui, pur essendo in confidenza, avverto sempre anche una sorta di soggezione. Come coi grandi della Dc, persone di grande autorevolezza morale e rigore, ad esempio Amintore Fanfani».

Guardandolo con le lenti di trent’anni dopo, Berlinguer fu conservatore o rivoluzionario?
«Con il passare del tempo che colloca le cose in una prospettiva storica ci si accorge, almeno dal mio punto di vista di giovane democristiano dell’epoca, che Berlinguer ha cercato di creare un’alternativa alla Dc rendendosi conto della complessità della situazione nazionale e internazionale. E per questo rassicurando una parte cospicua dell’Italia che la sua svolta non aveva carattere rivoluzionario nel senso tradizionale del termine».

Nel senso che era lontana da ogni forma di violenza?
«Berlinguer fu come Castro o Che Guevara in America Latina? Penso di no. Ha riproposto molti elementi già introdotti dalla Dc. Nella collocazione estera comincia il percorso verso il socialismo europeo. Accetta la Nato fino al punto di dire che si sente più tranquillo sotto il suo ombrello. Crea con i colleghi francesi e spagnoli l’eurocomunismo ».

Che però non riuscì.
«È stato il tentativo disperato ma lucido e razionale di creare una terza via tra comunismo sovietico e scelta atlantica. Storicamente un elemento fondamentale che ha posto le basi per la successiva lotta al terrorismo. Se Berlinguer non avesse assunto questa posizione prima sarebbe stato molto difficile poi quel contributo straordinario del Pci per battere le Brigate Rosse».

Dunque, lei non è tra quelli che ritenevano il leader comunista troppo legato o condizionato da Mosca.
«Se il Pci fosse stato solo una succursale del Pcus, le scelte sarebbero state altre anche sul terrorismo. Invece il Pci su quel fronte assunse una posizione esemplare. Berlinguer non fu rivoluzionario in senso etimologico, ma innovatore certo. L’alternativa fu una trasformazione politica radicale. Addirittura, in una seconda fase, aprì alla solidarietà nazionale. In un passaggio storico la Dc diventò interlocutore necessario ».

Antonio Bassolino ha raccontato che la svolta di Salerno fu una scelta in qualche modo obbligata, chissà se Berlinguer se ne pentì mai…
«Il pentimento è una categoria dello spirito. La collaborazione con la Dc nella lotta alle Brigate Rosse è stato il ‘merito storico del Pci in quegli anni. Mentre una parte degli intellettuali teorizzavano atteggiamenti “né con lo Stato né con le Br”, Berlinguer non ha mai avuto questa tentazione: è stato con lo Stato contro le Br. Non fu una cosa da poco».

Beppe Vacca sostiene che la famosa denuncia della questione morale fu importante ma non riuscì ad essere incisiva a causa della debolezza della proposta politica comunista negli anni 80. È così?
«La teoria che la società italiana avesse bisogno di una rigenerazione morale era giusta. Al di là di quello che pensava Giulio Andreotti, la verità è che il potere logora chi ce l’ha. Se si sta al governo per tanti anni è imprescindibile che si crei una sorta di alternativa, serve a mantenere freschezza. Ma che il Pci fosse la forza più accreditata e credibile per costituire un’alternativa morale, io non l’ho mai creduto né lo credo adesso. Basta osservare cosa succedeva in quel periodo nelle Regioni rosse».

Da cattolico, come valuta Berlinguer sui diritti civili? Occhetto lo ricorda tiepido sul divorzio, mentre per Bassolino fu poi conquistato alla causa del referendum come grande mobilitazione civile.
«Ho la sensazione che si rendesse conto dell’importanza decisiva dell’elettorato cattolico in Italia. Quindi, pur assecondando i temi del divorzio e dell’aborto non ha mai voluto creare uno strappo definitivo con quel mondo. Aveva, insomma, una convinzione autentica che però si mescolò a una scelta politica: non spaventare i cattolici che rappresentavano la metà degli italiani, anche se in grande maggioranza votavano Dc».

Insomma, sul divorzio Berlinguer non era rivoluzionario nel cuore?
«A mio avviso fece il minimo indispensabile per stare dentro il fronte referendario senza però confondersi con alcun fanatismo».

De Giovanni nel suo lungo intervento sostiene che l’eredità della sinistra dopo la fine dell’Urss non è stata incarnata dal Pd in quanto «sintesi di due culture sconfitte», ma potrebbe esserlo dal Partito della Nazione. Lei che lo ha teorizzato prima di Renzi, che ne pensa?
«I grandi partiti che si ripromettono di guidare il Paese sono di per sé partiti della nazione: la Cdu in Germania, la socialdemocrazia di Mitterrand, la Dc. Anche il Pci a un certo punto fu costretto a uscire dall’antagonismo fine a se stesso».

E oggi?Può essere l’evoluzione del Pd?
«Sul Pd esito a rispondere per rispetto del suo dibattito interno, che a volte mi sfugge. Per qualcuno il partito della Nazione è una melassa difficile da teorizzare. È una tesi diffusa, ma politicista. Per me le differenze tra destra e sinistra sono ampiamente superate nei fatti, figlie di un ideologismo di una stagione che non c’è più».

Destra e sinistra non esistono più?
«Partiamo dai dati: un sindaco che diventa premier può dirsi contrario alle privatizzazioni quando le vecchie municipalizzate hanno fatto gli interessi di tutti tranne ” che dei cittadini più deboli? Si può dire di qualcuno che voglia abbandonare gli indigenti nelle loro condizioni? E il Jobs Act è di destra o di sinistra? Sono questioni ormai mature nella nostra società. Leggerle con le categorie politiche degli anni ’90 è un approccio datato. Anche in politica estera, le scelte principali ormai sono di unità nazionale, come dimostra la coalizione contro il terrorismo. E sull’immigrazione io sto con Angela Merkel».

Quale, l’ultima Merkel o la penultima?
«Ormai le divisioni non passano più attraverso le grandi famiglie europee bensì attraverso la sensibilità nazionale. Credo che non si debbano costruire muri ma nemmeno andare verso un’accoglienza infinita che provocherebbe razzismo e tensioni. Il punto più generale, però, è la nostra capacità di leggere la realtà con lenti aggiornate. Per molti è più facile e conveniente restare prigionieri della pigrizia».

1 Commento

Commenti

  1. Il pentimento è una categoria dello spirito o uno pratica spirituale usitata in grande pompa dalla sua scuola personale di pensiero se non sbaglio? e la tentazione no? non ci sarei stati tanti strappi tragici nel passato nel suo paese se tali argomenti avessero meno trascendati la societa italiana con nessuno che abbia la voglia di tentare la moderazione nel impiego di tale materi! al moi avviso la voglia di didattica non e buona ne sognare di lasciare condurre un paese da partiti politici in continua sfida di passionale confronti arbitrati da giornalismo al puritanismo di facciata ! per il moi avviso un paese deve funzionare secondo criteri oggettivi e non nelle mani di partiti e di dottrine . Diverso molto il concetto della vita e del ben vivere in un paese prospero del suo e dei suoi colleghi o maestri ! devo notare che pero lei in ogni caso non solleva mai nel corso dei suoi incontri casuali o fissati anche da giovani una qualunque reticenze !




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