postato il 9 Maggio 2016 | in "Immigrazione"

Aprire le porte ai migranti un dovere morale e pure convenienza

casiniL’intervista di Osvaldo Baldacci a Pierferdinando Casini pubblicata su Il Giornale di Sicilia.

II Papa latinoamericano e il presidente statunitense gridano agli europei smarriti che serve più Europa, e hanno ragione. Chi fa demagogia in Italia dovrebbe capire che se l’Europa si dissolvesse l’Italia rischierebbe di diventare un enorme campo profughi per migranti, chiusa dai muri. Un’Europa forte, con valori chiari, è un elemento imprescindibile del nostro futuro. Ne è convinto Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Presidente, venerdì tutta la leadership europea era riunita in Vaticano per consegnare il Premio Carlo Magno a Papa Francesco, il quale ha rivolto parole alte ma anche incandescenti. Che ne pensa?
«Il Papa coglie il terribile vuoto di leadership che c’è in Europa e lo colma in un’epoca in cui gli stessi leader europei sembrano alla ricerca di una fonte d’ispirazione che hanno perso. È simbolica la consegna del premio al pontefice da parte di tutta Europa che va a cercare conforto dalle parole del Papa. D’altro canto già Giovanni Paolo II è stato un gigante della nostra epoca in Europa, ma comunque il più grande tra altri giganti, come Helmuth Kohl e Mitterrand, e c’erano anche personalità come Andreotti e Ciampi. Oggi invece a parte la figura della Merkel appare solo un deserto».
Il Papa parla anche da capo della Chiesa, dopo che l’Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane.
«Per un malinteso senso del multiculturalismo ci si rifiutò di inserire nella costituzione poi bocciata il richiamo alle radici cristiane. Quello è stato un errore capitale, la proiezione di una illusione grande come una casa, cioè che in nome dell’accoglienza noi dobbiamo abdicare alle nostre bandiere. Pensare che per accogliere altri dobbiamo essere privi di identità è follia. Anzi, solo la consapevolezza della nostra identità, solo se sappiamo chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo possiamo accogliere gli altri, tanto più se questi hanno un’identità forte come quella islamica».
Quindi cosa dobbiamo fare secondo lei?
«Occorre una grande semina dei nostri valori, che è il presupposto per accogliere. Inoltre quando accogliamo dobbiamo avere chiari dei valori indisponibili, punti dai quali non si recedere: ad esempio la parità delle donne, la tutela dei minori, la libertà religiosa. D’altro canto vorrei aggiungere che c’è chi fa la battaglia contro le moschee, ma io invece preferisco le moschee agli scantinati dove si trovano ammassate centinaia di persone senza alcun controllo e che magari vengono trasformati in luoghi di propaganda. Nelle moschee invece ci possono e ci devono essere verifiche, controlli delle autorità, sermoni in italiano».
Accogliere è anche un problema di gestione delle risorse…
«Accogliere è un’esigenza non solo morale ma anche economica, gli indici demografici sono un dato da cui non possiamo scappare, con la denatalità dell’Europa e la grande crescita dei Paesi alle nostre porte. Bisogna scegliere tra integrazione o invasione».
In Italia i sentimenti di ostilità all’Europa e all’immigrazione sembrano crescere.

«In Italia c’è un’invasione di stupidità e di luoghi comuni, senza capire la portata di quello che sta capitando e i suoi possibili effetti. Milioni di rifugiati spingono dall’Africa verso il nord. Oggi tutti questi imbecilli che hanno ritenuto di fare una propaganda antieuropea dovrebbero capire che se l’Europa si dissolvesse ci sarebbero vittime designate di questa situazione, e l’Italia è tra queste. Insieme alla Grecia e forse ad altri diventeremmo un grande hotspot chiuso dai muri e invasi dai migranti. Se cade l’idea di Europa, se viene meno il controllo comune delle frontiere, l’Italia per prima subirà conseguenze nefaste. Se l’Europa è necessaria per tutti tanto più lo è per noi. Lo pensano persino gli Stati Uniti».
In che senso?
«Recentemente il presidente Usa Obama ha fatto due cose molto significative. Primo, è andato dal referente storico degli Usa, la Gran Bretagna, e ha spiegato che non deve uscire dall’Europa. Poi è andato in Germania e ha spiegato l’importanza dell’Europa unita e praticamente ha fatto campagna elettorale per la signora Merkel. Gli americani hanno bisogno di un’Europa unita mentre stanno ridefinendo una strategia globale, che è anche di disimpegno e multipolarismo. Questo però richiede la presenza forte dell’Europa altrimenti degenera nel caos totale, come sta succedendo in Medio Oriente. L’Europa è una priorità Usa».
Come si sta comportando il governo italiano?
«Bene. Ritengo che Renzi abbia fatto bene a rilanciare la politica mediterranea e a sollevare il problema di aiutare i Paesi africani a svilupparsi in casa loro. E benissimo ha fatto il presidente Mattarella a fare un grande giro dell’Africa. La politica di vicinato europea in realtà negli ultimi anni è stata fatta solo verso il nord e l’est dell’Europa, dimenticando la politica verso il Mediterraneo».
Quali sono le prospettive adesso?
«Non c’è alternativa all’Europa. Per questo serve un’offensiva pedagogica enorme, contro la demagogia di chi dice di avere pronte facili soluzioni, sciacalli che si scagliano contro l’Europa, contro gli immigrati, e in realtà mettono solo i presupposti per il caos finale. È il momento che la gente responsabile esca dalle proprie tane e si metta a spiegare all’elettorato cosa sta succedendo e cosa può succedere se inseguiamo i pifferai e non ci diamo da fare».

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