postato il 8 Ottobre 2010 | in "Economia, Federalismo, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Riforme"

Approvato il federalismo fiscale, a risparmiare non sarà di certo il cittadino

Umberto Bossi di Lega Nord PadaniaOggi sono avvenuti dei cambiamenti negli umori degli appartenenti al governo, motivati da un unico provvedimento.

Fino a ieri la Lega agitava lo spettro di elezioni anticipate, anzi Maroni aveva già stabilito che se in tre settimane non si avesse avuto la certezza di poter pienamente dare seguito al programma il governo sarebbe caduto, mentre oggi lo stesso Ministro sostiene che non c’è bisogno di lezioni anticipate.

Cosa ha motivato questo cambio di umore in pochi giorni?

Semplice, il provvedimento preso oggi in Consiglio dei Ministri, ovvero il federalismo fiscale.

Un provvedimento preso forzando palesemente i tempi e che di fatto taglia via il Parlamento da ogni intervento e discussione sull’argomento e che è stato approvato in soli 30 minuti, pur andando a coinvolgere temi importantissimi: finanza regionale, provinciale e i costi standard in sanità.

Siamo di fronte ad una evidente e palese forzatura, visto che due giorni fa il governo medesimo aveva concordato con le Regioni di approfondire gli aspetti tecnici, e adesso, invece, pone la Conferenza Stato-Regioni di fronte al fatto compiuto, e la forzatura è resa tanto più evidente dalle reazioni dei Presidenti delle Regioni che hanno protestato contro un vero e proprio colpo di mano.

Ma andiamo ad esaminare questo provvedimento.

Come sempre si afferma che il federalismo fiscale porterà a dei risparmi. Può essere, ma per chi?

Avanzo una ipotesi: per lo Stato, ma non certo per i cittadini, i quali si troveranno, bene che vada, una partita di giro, ovvero pagheranno la stessa cifra senza avere un tangibile miglioramento dei servizi o un risparmio. Nell’ipotesi peggiore, ovviamente, il cittadino si troverà a pagare di più.

Ma come è possibile? Lo Stato spende di meno, non perché è più accorto, ma perché dà meno servizi ai cittadini, i quali dovranno rivolgersi alle Regioni, le quali già lamentano troppi tagli da parte dello Stato. Non ci vuole una grande fantasia per capire che dovranno aumentare l’imposizione fiscale sui cittadini.

Tutto questo lo si vede se si va a studiare il contenuto del decreto che riporta i seguenti provvedimenti: le Regioni hanno facoltà di aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015, in compenso non potranno aumentare l’Irpef per i primi due scaglioni di reddito (dipendenti e pensionati) e nemmeno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef.

In pratica, le regioni possono aumentare l’addizionale IRPEF (penalizzando i cittadini), ma se lo fanno non possono diminuire l’IRAP e quindi penalizzano le aziende.

Si dirà: ma i primi due scaglioni di reddito sono salvi. Vero, ma invito tutti a riflettere sul fatto che gli scaglioni per l’IRPEF vengono conteggiati al lordo di tutte le trattenute in busta paga, quindi con un valore complessivo superiore a quello che viene realmente percepito.

Altro provvedimento riguarda l’IVA dove il governo ha deciso che la compartecipazione regionale “potrà aggirarsi sul 45%”, dunque al livello attuale.

E’ finita qui? Assolutamente no.

Intanto vi è il cosiddetto Fondo di Solidarietà tra le regioni che servirà per i 5 anni successivi al 2014 a rendere meno traumatico il passaggio al federalismo per le regioni che attualmente non hanno i conti in ordine. Il fondo verrà alimentato con una parte dei fondi di compartecipazione dell’Iva, mentre l’attribuzione dell’IVA alle Regioni sarà determinata in base ai consumi sul territorio (penalizzando le Regioni che consumano meno).

Altro punto fondamentale sono le accise su energia elettrica, benzina e prodotti petroliferi che verrano redistribuite sulla base della competenza territoriale di produzione (quindi, ad esempio la Sicilia e la Sardegna verrebbero favorite).

Ma la cosa che veramente fa capire che non si prospetta una riduzione delle tasse per i cittadini, ma anzi un aumento, è quando il provvedimento dichiara che le Regioni potranno mettere nuovi tributi regionali e locali, anche se solo su beni che non sono già tassati dallo Stato.

Quanto scommettiamo che le Regioni troveranno sicuramente un sacco di nuovi beni da tassare?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

1 Commento

Commenti

  1. […] Di un assurdo federalismo, di cui non è lecito conoscere i costi e le conseguenze economiche,di una riforma scolastica e universitaria che è assurdo chiamare “riforma”, delle quote latte che hanno colpito soltanto gli onesti allevatori. Ecco qual è il bilancio di 3 anni di governo Berlusconi: il nulla. […]




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