postato il 29 Giugno 2010 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Riforme"

Accorpare i piccoli comuni. Efficienza Vs campanilismo

di Livio Napoleone

La manovra che il ministro Tremonti, non senza polemiche, (talvolta esagerate) ha presentato qualche settimana fa sembrava essere imperniata su una drastica riduzione della spesa pubblica tramite tagli piuttosto pesanti nel settore del pubblico impiego. Molti hanno fatto notare come poco, in realtà, si stia facendo per circoscrivere un grandissimo problema di questo Paese come l’evasione fiscale e come suddetta manovra, necessariamente restrittiva, manchi, tuttavia, di prospettive di crescita, attraverso, investimenti sia pur limitati in settori strategici per l’economia nazionale, in particolare in favore delle piccole e medie imprese, che più hanno subito il fardello della crisi e che da sempre hanno rappresentato il “nocciolo duro” del sistema produttivo italiano. E’ un’altra, però, la questione di grande rilievo che l’esame della manovra ha posto in luce: la necessità impellente di tagliare Enti inutili e dispendiosi quali le Province.

E’ riguardo a questo tema che la linea rigorosa del super-ministro dell’economia ha dimostrato tutte le sue contraddizioni. Prima l’annuncio in pompa magna dell’eliminazione di tutte le province, poi, in seguito alle prime reazioni negative della Lega (ancorata molto più di quel che vuol far credere alle poltrone e alle logiche clientelari) le province da abolire si sono ridotte a una manciata (in base a una discriminazione non fondata su criteri di efficienza, ma di popolazione). Infine, a quanto si apprende dalle ultime indiscrezioni, tali enti non saranno toccati. Allora a questo punto è legittimo porsi una domanda: dov’è la credibilità di un partito come il Pdl che gode ancora del consenso maggioritario degli Italiani? Questa è una domanda cui sarebbe fin troppo semplice dare la seguente risposta: il Pdl non è un partito, ma un gruppo di persone variegate (molte anche perbene) che ha delegato al proprio capo il compito di siglare un patto di sottomissione alla Lega.

La manovra, però, non è ancora stata approvata e allora bisognerebbe fare in modo (come peraltro il gruppo Udc sta facendo con gli emendamenti presentati), di collaborare in maniera costruttiva con il Pdl per riportarlo nel solco della ragionevolezza e spingerlo ad assumere un atteggiamento coraggioso, indispensabile per ridurre gli sprechi e fronteggiare la crisi. Non serve un’ opposizione gridata come quella dell’Idv o sterile come quella del Pd. V’è bisogno al contrario di una opposizione decisa a contrastare ogni forma di deroga al principio del rigore e della legalità (condoni edilizi, sanatorie ecc.), ma allo stesso tempo a favorire l’emergere dell’anima riformista del Pdl, compressa finora dal paradossale burocratismo leghista. Bisogna perseguire l’efficienza come valore di sobrietà e di buon governo ecco, perchè, ritengo assolutamente indispensabile l’accorpamento di tanti Comuni che spesso son distinti, per motivi esclusivamente campanilistici, pur occupando delle aree economicamente e socialmente, molto affini ed essendo situati in un fazzoletto spesso ristretto di territorio. Il riferimento ovviamente, non è legato a situazioni specifiche, ma a tantissime di questo tipo sparse un pò in tutta Italia. Anche se, a dir il vero, vivendo in un Paese (Parabita) in provincia di Lecce, con poco meno di diecimila abitanti, spesso mi chiedo se non sia opportuno accorparlo insieme ad altri Comuni adiacenti per farne una città di dimensioni rispettabili in cui vi possano essere più opportunità per tutti e in particolar modo per i tanti giovani che sempre più di frequente vanno via in cerca di un domani migliore.

Se la Lega ci tiene al federalismo, deve sapere che federalismo significa in primo luogo riduzione di sprechi e di trasferimenti a pioggia, ma significa altresì abolizione delle province accorpamento dei Comuni, autonomia d’imposta con vincoli su un fondo perequativo comune. Ma, soprattutto, il federalismo implica fedeltà assoluta al vincolo di bilancio per tutti gli Enti pubblici locali (art. 31 Cost.), realizzabile solo attraverso quel coraggio riformatore che consenta di aprire al mercato e all’efficienza settori ancora sotto la cappa protettiva e corporativa delle autorità pubbliche centrali e locali e finanziate essenzialmente attraverso il circolo vizioso del ricorso al debito, da scaricare sulle generazioni a venire. Questo coraggio è mancato finora al Governo e a un “partito”, il Pdl, che pure fa nominalmente riferimento al valore della libertà, ma che stenta a praticarlo concretamente con liberalizzazioni e privatizzazioni non più rinviabili, se si vuole garantire un futuro alla nostra finanza pubblica. Non basta sollevare la questione, peraltro infondata, della presunta inadeguatezza dell’art.41 della Costituzione (molto spesso interpretato a proprio piacimento dal legislatore, soprattutto per giustificare con finalità sociali e redistributive operazioni clientelari di trasferimenti pubblici), serve una svolta riformista, che coordini le esigenze centrali e quelle locali, senza mai cedere a posizioni di privilegio.

2 Commenti

Commenti

  1. ottima analisi. un governo deludente in tutto e non sto qui ad elencare in cosa. c’è bisogno di qualcosa di diverso, di una nuova classe governativa, che prometta poco e che mantenga le promesse.


  2. i comuni sono 8104
    andrebbero tutti condensati nei 110 comuni capoluogo di provincia e in questi incorporate le province.

    Cosi’ facendo, l’Italia uscirebbe dal medio evo ed entrerebbe nella modernita’ delle autostrade a banda larga.

    Maggiori efficienza ed efficacia amministrativa, minor corruzione, maggior isolamento della criminalita’ organizzata, per annientare la quale bisognerebbe abolire la moneta cash e stabilire la tracciabilita’ di ogni e qualsiasi transazione.

    Franco




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