postato il 10 Febbraio 2013 | in "app, In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo"

4 milioni di posti di lavoro? Sì, nella fantasia

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Le ultime promesse di Berlusconi sono quanto di meglio il panorama comico possa offrire. Sostanzialmente il Cavaliere  ha promesso 4 milioni di posti di lavoro e di pagare i 90 miliardi che la Pubblica Amministrazione deve ai fornitori privati tramite delle obbligazioni (in pratica tramite BTP di nuova emissione).

La proposta dei posti di lavoro è un vecchio classico della comicità del Berlusclown, e se nel 1994 erano 1 milione, e nel 2001 erano 1,5 milioni, oggi il nostro amatissimo venditore di pentole aumenta la sua proposta e, come se fossimo in tempi di saldi, arriva a 4 milioni di posti di lavoro in 5 anni. Sarebbe stupendo se non fosse irrealizzabile. Perché affermo ciò? La risposta semplice è che se Berlusconi non c’è riuscito con numeri inferiori in passato, come può riuscirci oggi con numeri più grandi e in piena crisi? Ma la risposta vera è un’altra e si chiama “Legge di Okun” dal nome del suo ideatore.

Cosa dice questa legge empirica (ma molto seguita e studiata in Economia)? La Legge di Okun, secondo la sua formulazione più autentica mette in relazione la produttività con la disoccupazione: in altre parole se la produttività aumenta a certi ritmi, la disoccupazione dovrebbe diminuire secondo una certa proporzione e viceversa. Nel tempo si è visto che il rapporto è confermato, anche se non l’intensità e l’incremento della disoccupazione è minore di quanto previsto da Okun: tra i 2008 e il 2010, in Europa ad un calo del PIL del 4,4% ha fatto seguito un aumento della disoccupazione pari a 2,8%. In Italia il PIL era diminuito del 5%, ma la disoccupazione e aumentata del 2%. Se partiamo da questi dati possiamo osservare che una diminuzione della disoccupazione presuppone un aumento del PIL e qui veniamo ai dolori per il nostro Berlosco: lui parla di 4 milioni di nuovi occupati, ma io sono generoso e considero solo i disoccupati effettivi attualmente in Italia che sono 3 milioni, pari al 12% (arrotondo per difetto). E ora facciamo una equivalenza semplice semplice: se con un PIL calato del 5% in due anni, la disoccupazione è aumentati di due punti percentuali, per togliere 12 punti percentuali di disoccupazione in 5 anni, quanto deve aumentare il PIL? Risposta: del 30%. In pratica nei prossimi 5 anni l’Italia dovrebbe crescere quasi al ritmo della Cina, ovvero del 6% annuo e considerato che per il 2013 si attende una riduzione del PIL, la promessa di Berlusconi è destinata già in partenza ad essere disattesa, come lo è già stato in passato e a rivelarsi come una promessa assolutamente infondata e falsa.

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