postato il 31 Dicembre 2013 | in "Politica"

Casini: «Un governo che tira a campare tira le cuoia presto»

«Negli ultimi tempi diverse battute a vuoto, a partire dalle Province. Anche Letta sa che l’ordinaria amministrazione non è sufficiente»

Intervista-Casini-Messaggero-1L’intervista pubblicata sul “Messaggero” di Mario Ajello

Presidente Casini, non crede anche lei che il governo si stia muovendo poco?
«In questi ultimi tempi, ci sono state diverse battute a vuoto. Maa prescindere dal Salva Roma, bisognerebbe capire quali. Ai miei occhi, ad esempio, la legge che finirà per istituire un’enormità di aree metropolitane, e che oltretutto non abolirà le Province, più che produrre vere novità risulta un tentativo per dare senza voto popolare nuovi poteri a sindaci, che si sono rivelati palesemente inadeguati».

E’ tutta la politica che gira a vuoto?
«Non tutta, e guai a generalizzare. Va benissimo criticare una politica che ha prodotto cattivi risultati, ma non siamo tutti uguali. Ci sono i ladri e ci sono le persone oneste. C’è chi ha dedicato la propria vita, con passione e dedizione, alla politica e c’è chi ha cercato di approfittare per risolvere i propri affari con la politica».

Sta parlando di Berlusconi?
«Quella di cui sto parlando è una malattia molto diffusa. A Berlusconi, bisogna riconoscere una coerenza cristallina. Sono passati gli anni, ha presieduto per circa undici anni i governi del Paese, ha subito condanne ed anche un eccesso di persecuzione, ma la colpa è sempre degli altri e da parte sua nemmeno un briciolo di autocritica. Addirittura, mi sembra che la nuova Forza Italia in queste ore sia impegnata nell’inseguimento a Grillo. In bocca al lupo».

Ma voi dell’area di Centro non vi sentite schiacciati dal nuovo bipolarismo: da una parte Grillo e Berlusconi e dall’altra Renzi e il Pd?
«Grillo e Berlusconi sono associati da una critica al governo e da una sorta di anti-europeismo populista. Due ingredienti avvelenati ma che nel breve periodo svolgono una funzione ricostituente per chi cerca consenso».

E Renzi, sbaglia ad attaccare di continuo il governo?
«Renzi deve ancora essere messo alla prova. E non è un caso che cerchi di re spingere ogni tentativo di omologazione da parte dei coetanei Letta e Alfano. Sul breve periodo è efficace la sua linea. Ma un leader vero si misura alla distanza. E soprattutto, si misura sulla capacità che ha di risolvere i problemi degli italiani».

Non le piace il suo modo poco democristiano di muoversi a spallate?
«Il problema non è che piaccia o dispiaccia a me. Il problema è che i sondaggi e le primarie lo hanno premiato. Io constato solo che di Renzi ne abbiamo visti passare tanti in questi anni. Ho imparato a diffidare degli uomini della Provvidenza».

Monti in una fase lo è stato.
«Per me, Monti è dottor Jekyll e mister Hyde. Mentre governava, mi è sembrato animato da un autentico spirito di servizio. Quando è sceso personalmente in politica, mi è sembrato preoccupato soltanto di sedersi in una qualche poltrona. La presidenza del Senato o qualche altro posto. Confido in nuove metamorfosi positive».

Il governo o si dà una mossa o si va a votare?
«Mai come oggi, chi tira a campare tira le cuoia. Letta è troppo intelligente per accontentarsi di un’ordinaria amministrazione. Sono convinto che il cosiddetto patto di coalizione debba prendere di petto alcuni punti. Ne indico tre. Il primo è il lavoro: e qui, se Renzi avrà il coraggio di sfidare le parole d’ordine della sinistra e della Cgil, sarà un bene per tutti. Il secondo è la riforma della giustizia, dove non servono provvedimenti ad personam ma è necessario ristabilire lo stato di diritto: non è possibile che la politica industriale (vedi il caso Ilva) la facciano i magistrati e che qualsiasi nuova iniziativa o gara d’appalto venga bloccata da contenziosi amministrativi. Altro che politica del fare! ».

Il terzo punto?
«E’ che bisogna fare un piano efficace e realistico contro la povertà. Perché tanti italiani sono costretti a ricorrere all’ aiuto della Caritas, a Sant’Egidio e alle associazioni di volontariato».

Se si andrà alle elezioni anticipate, che lei non teme, sarete alleati con Berlusconi e con Alfano o con uno dei due?
«Mi sembra difficile oggi conciliare le posizioni di Berlusconi e di Alfano. A meno che uno dei due non faccia dietrofront su quello che ha detto e fatto negli ultimi mesi».

Andrete da soli già alle Europee?
«Saremo presenti sia noi dell’Udc sia i Popolari per l’Italia di Mario Mauro. Faremo una lista, chiedendo un cambio della politica europea. Perché l’antidoto al populismo non può più essere l’euro-retorica».

Nel frattempo, il rimpasto è una soluzione per il governo?
«Se Letta vuole cambiare alcuni ministri che non lo soddisfano, non ha bisogno dell’autorizzazione di nessuno. Basta che non si proceda per mistificazioni».

Cioè?
«Scopro che il ministro Moavero, candidato di Scelta civica, non c’entra più niente con Monti e che la Cancellieri, nostra candidata alla Presidenza della Repubblica, è priva d’identità politica. Suvvia, non si capisce dove finisce il ridicolo dove cominciano le cose serie. Comunque, sul rimpasto, Letta deve fare ciò che ritiene opportuno».

Napolitano potrebbe lasciare, nel caso non si facciano le riforme e s’intensifichino gli attacchi?
«Appare chiaro oggi a tutti che Napolitano si è trovato davanti a un bivio. O fare una scelta egoista e andarsene a casa o fare una scelta, assai più costosa, di servizio alla comunità nazionale. Gli attacchi che sta ricevendo sono il segno che chi vuole che l’Italia piombi nel caos deve solo abbattere lui».

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