Archivio per aprile 2016

Nessuna nostalgia

postato il 30 aprile 2016

La lettera di Pier Ferdinando Casini al Direttore di Quotidiano Nazionale

11370467404_f60a564cea_oCARO DIRETTORE,

dopo aver letto l’edizione del Quotidiano Nazionale di ieri, non ho resistito alla tentazione di spiegare il mio pensiero al giornale della mia città, che pubblica una foto storica del comizio del Polo delle libertà del 1996 a Piazza San Giovanni. Proprio da quella foto e dai miei capelli neri traggo una prima considerazione: non c’è nulla di più patetico di 60enne che voglia dimostrarne 30!
Il tempo è passato e riproporre il centrodestra di 20 anni fa non sarebbe solo una nostalgia,ma soprattutto un errore colossale.
Stiamo vivendo tempi terribili; il Mediterraneo è in fiamme e i paesi del Centro e Nord Europa hanno la tentazione di alzare nuovi muri. La politica sta morendo e il populismo, le battute ad effetto, il cosiddetto popolo della rete rischiano di portare in trionfo Trump negli Usa, Le Pen in Francia, Podemos in Spagna, nuovi idoli che potrebbero vincere le elezioni, ma di certo non risolverebbero problemi destinati ad aggravarsi.

All’Italia non servono coalizioni che ripropongano, dalla giustizia all’economia, più o meno le stesse ricette di Beppe Grillo. C’è già l’originale e ogni copia sarebbe solo inutile. All’Italia serve un’area liberale moderna che abbia la visione di ciò che sta accadendo nel mondo e di come si può tutelare l’interesse nazionale; serve una nuova idea di Europa a noi indispensabile, perché la gente che ragiona ha capito che il nostro Paese sarà il primo a pagare il fallimento europeo, magari diventando un gigantesco hotspot per i rifugiati.

Si è interrotto negli anni scorsi un cammino per i moderati italiani. Non so se sarà possibile ricostruire un’idea comune del futuro, ma so che una deriva populista e demagogica non ci porta da nessuna parte. Per questo la scelta di Berlusconi a Roma è stata importante, ma è solo il primo passo di un percorso ancora da intraprendere.
Il vero favore a Renzi – mi si consenta di rispondere a polemiche un po’ ridicole – sarebbe quello di consegnargli l’esclusiva su questa area, inseguendo pifferai magici con spartiti tanto accattivanti quanto autolesionistici.

 

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Il Cavaliere graffia ancora. Prossimo passo, pace con Alfano

postato il 29 aprile 2016

Non è più tempo di risentimenti

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L’intervista di Ugo Magri a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Stampa

Berlusconi che scarica la destra: cosa fa venire in mente a un moderato come lei, Casini?
«Che la tigre magari non è più quella di trent’anni fa, però sa ancora graffiare. E soprattutto va nella direzione giusta».
Partiamo dalla tigre: come mai improvvisamente s’è risvegliata?
«Ma è ovvio. Salvini e la Meloni applaudono le esternazioni di magistrati come Davigo, svillaneggiano l’azienda di Berlusconi, sostengono che lui s’è venduto a Renzi per salvare le tivù, come possono poi pretendere che lui si accodi? Forse avevano fatto i conti con la sua caricatura. Invece con questa mossa Silvio ha dimostrato di essere lucido e ancora in campo».
In campo per cosa? Per riproporre se stesso come ai vecchi tempi?
«No, qui non si tratta di riprodurre le ricette del passato, perché quel passato non esiste più. Viviamo momenti difficili. Se pensiamo a ciò che succede nel Mediterraneo, alle guerre che ci mandano ogni mese migliaia di rifugiati, alle barriere che l’Austria vuole rialzare ai nostri confini, al rischio che l’Italia si trasformi in un gigantesco “hot spot” per gli immigrati, una cosa appare chiara: se l’Europa ha un torto è che non si fa rispettare abbastanza. E se la Merkel non piace, allora per l’Italia sono mille volte peggio i populisti nazionalisti che vogliono prenderne il posto».
Stavamo parlando dell’appoggio di Berlusconi a Marchini e lei tira fuori la Merkel. Perché?
«Perché i moderati non si possono più nascondere. Se ancora pensano che, per resistere, debbono inseguire o scimmiottare i populisti, vuol dire che faranno la fine dei socialisti e dei popolari austriaci i quali, sommati insieme, si sono fermati al 22 per cento. Invece con la scelta di Berlusconi a Roma c’è la possibilità di far pesare la differenza abissale che esiste tra moderazione e populismo. Cioè una questione che va oltre i destini personali di Marchini, di Bertolaso, di Casini. Qui si sta decidendo una certa idea della politica e dell’Italia».
Salvini e i Cinquestelle però insinuano che, in questo modo, Berlusconi fa un regalo a Renzi.
 «È esattamente l’opposto. Se i moderati italiani non rialzeranno la testa, quella sarà la volta che Renzi si approprierà definitivamente dei loro elettori. Non si fa alcun favore al premier, lo si fa all’Italia che ha bisogno di ragionevolezza e buonsenso».
Davvero crede che quest’area moderata possa rimettersi insieme?
«Certo, è un cammino pieno di incognite. Ma con la candidatura di Parisi a Milano, e con quella di Marchini a Roma, incomincia una stagione in cui i moderati la smettono di demonizzarsi reciprocamente. E’ più facile alle elezioni amministrative perché una parte collabora con Renzi, un’altra è all’opposizione. Però non credo che Berlusconi voglia stare nella politica italiana per favorire la vittoria dei Cinquestelle. Se non ricordo male, la firma sotto il patto del Nazareno ce l’aveva messa Berlusconi, mica Alfano».
Ha ottima memoria. Ma quelli che lei vorrebbe rivedere insieme hanno passato gli ultimi anni a litigare…
«Oggi i risentimenti sono un lusso che non ci possiamo permettere. C’è un’emergenza che riguarda i nostri figli e il futuro dell’Italia. Davanti a una simile situazione, che Alfano e Berlusconi non si parlino è una cosa fuori dal mondo e anche poco credibile, perché dopo essere stati insieme tutta la vita non è che improvvisamente possono pensarla all’opposto».
Lei ha buoni rapporti con entrambi. Tenterà di farli dialogare?
«Io il mio percorso l’ho fatto, non vivo né di rimpianti né di rivalse. Per cui posso impegnarmi perché tra tutti i moderati si riallacci un filo»

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E’ l’ora di un asse anti populista con Renzi

postato il 27 aprile 2016

L’intervista di Fabrizio de Feo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Giornale
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Presidente Pier Ferdinando Casini, lei davvero vuole fare il partito unico con Berlusconi e allearsi con Renzi?
«Diciamo che quella è la sintesi che ha fatto Repubblica più che la riproposizione esatta del mio pensiero. Ma è evidente che è arrivata l’ora di riaprire un dialogo. Scongelare i rapporti può essere utile sia a lui che a noi. Siamo di fronte all’ultima chiamata per i moderati».
Cosa risponde a chi ritiene che intraprendere un percorso del genere significa «consegnarsi» a Renzi?
«Io faccio un ragionamento disincantato osservando la realtà. Prima di tutto non si può andare avanti con questa assurda incomunicabilità tra Berlusconi e Alfano. Punto secondo non si può continuare a ragionare come se lo scenario politico fosse lo stesso di venti anni fa».
Qual è la differenza maggiore rispetto ai tempi in cui il centrodestra ha costruito la sua esperienza di governo?
«Innanzitutto sono cambiati gli equilibri elettorali con Renzi che oggi è nelle condizioni di dare lui le carte. E poi il bipolarismo di un tempo è finito con l’affacciarsi sull’orizzonte politico europeo di forze che abbinano caratteristiche lontane dalla nostra storia: il sentimento anti-europeo e il giustizialismo. E penso alla Le Pen come a Podemos mentre in Italia è evidente che sono i 5Stelle la forza trainante, con buona pace di Salvini e Meloni. Così come non si può ragionare senza tenere conto della minaccia terroristica e di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo a poche centinaia di chilometri da noi. Fattori che creano una instabilità che i partiti populisti non fanno che enfatizzare e cavalcare».
Quindi lei vede come inevitabile la costituzione di un asse anti-estreme tra forze del Ppe e del Pse?
«Non sarebbe certo un unicum italiano. É ciò che in Germania stanno sperimentando da tempo e lo stesso Europarlamento è governato così. Oggi l’incontro tra democristiani e socialisti è necessario per non essere sommersi dal populismo. In questo senso trovo irresponsabile chi in Italia tifa per la caduta della Merkel che ci consegnerebbe a soluzioni di governo tedesche per noi molto più negative».
Perché lei lancia adesso questo appello a Berlusconi?
«Nessun appello, ma in queste Amministrative è successo qualcosa di importante. Berlusconi a Milano ha indirizzato il centrodestra verso un candidato di garanzia democratica come Stefano Parisi. A Roma ha rifiutato di farsi schiacciare sulle estreme e diventare subalterno a Salvini e alla Meloni, dimostrando che non intende morire su quel versante, anche se io avrei preferito un ticket tra Alfio Marchini e Guido Bertolaso. Spero ci sia ancora la possibilità di un accordo. Ora, però, è arrivato il momento di sposare il Ppe come chiave identitaria e distintiva e riaprire davvero un cantiere così da dare forza e credibilità ai moderati e fermarne la dispersione».
Quale ruolo immagina per Berlusconi in questo contenitore?
«Berlusconi ha vinto quando si è posto come collante di sensibilità diverse. Io a Berlusconi voglio bene proprio perché mi sono diviso da lui mentre tutto il mondo lo applaudiva. Una cosa va riconosciuta: ha il merito storico di aver saputo convogliare il separatismo di Bossi verso il regionalismo e di aver costruito le condizioni per le quali Fini ha fondato Alleanza Nazionale, rinnegando il fascismo. Oggi bisogna trovare tutti insieme la forza, nel momento in cui il Ppe è più debole e l’Europa mostra di non saper più funzionare, di percorrere nuovi schemi. Ricordo bene quando Berlusconi – così come Prodi – dicevano che se non si fossero controllati i confini esterni saremmo finiti a costruire i muri interni. Questa profezia si sta avverando».

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Partito unico con Berlusconi e insieme sosteniamo Renzi

postato il 26 aprile 2016

CatturaL’intervista di Tommaso Ciriaco a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Repubblica

«La scelta di Bertolaso dimostra che Berlusconi non si rassegna a una sterile subalternità rispetto ai due populisti Salvini e Meloni. I moderati di Forza Italia e quelli che invece sostengono Renzi devono tornare a parlarsi».
Nel giorno in cui Silvio Berlusconi detta con una lettera al Giornale la nuova linea centrista («FI è come il Ppe») – e Giorgia Meloni giudica «finita la coalizione» – Pier Ferdinando Casini propone di sfruttare questo strappo per dar vita al Ppe italiano. «Ora o mai più, è l’ultima chiamata».

Casini, il caos di Roma può segnare la svolta?
«Io sostengo Marchini, ma l’aver resistito alla candidatura della Meloni è il segno che Berlusconi non vuole essere subalterno al populismo nazionalista e al becero qualunquismo antipolitico degli alleati. Oggi l’alleanza di centrodestra è sbilanciata a favore delle componenti estreme, che vogliono creare in Italia una succursale del lepenismo. Quelli che plaudono a Davigo sono Salvini e Meloni, dovrebbero riflettere i moderati di Forza Italia che propongono un vassallaggio completo a questi signori. Mi auguro che nasca un ripensamento che eviti la dispersione dei moderati».
Su quale terreno, quello del sostegno al governo?
«Si può discutere se la scelta giusta per un moderato sia sostenere Renzi, come faccio io, o se è meglio un’opposizione non populista al governo. Questi due filoni, in ogni caso, hanno grandi possibilità di incontrarsi, avendo più affinità di quanto si immagini. Pensate ad esempio al Jobs act e alla giustizia».
Quindi dialogo tra FI e Renzi?
«Non so dove porterà, ma certo chi sta oggi all’opposizione ha firmato ieri il Patto del Nazareno. C’è molto su cui lavorare. Ed è l’unica possibilità per Berlusconi di essere protagonista».
Protagonista o leader?
«La sua forza è quella di prendere ancora milioni di voti, però è fuori ormai dal Parlamento. Il tempo passa per me e anche per lui…».
E a Renzi conviene parlare con Berlusconi?
«Il dialogo è essenziale anche per lui, che mi sembra sia impegnato in una marcia tutt’altro che trionfale contro i cinquestelle. La sinistra interna lo boicotta, i costituzionalisti lo combattono. Da solo difficilmente riuscirà a occupare il fronte moderato».
E può farlo con FI, accreditata a un misero 6%?
«Non è un dato reale. Sono al 6% perché non si capisce da che parte sta Forza Italia. Io preferisco il Berlusconi che riceve Weber e dialoga con il Ppe».
Ppe italiano tutti assieme? 
«È la mia strada. Il Ppe vive una crisi profonda. O chiude baracca, oppure cerca di costruire contenitori moderati nella singole realtà nazionali».
Lei parla con l’ex Cavaliere?
«L’ho visto due o tre mesi fa a una cena. E sentito per Pasqua. Comunque non servono conciliaboli segreti, ma un percorso di unità dei moderati, sotto le insegne del Ppe, alla luce del sole. E poi scusi: non ha più senso l’incomunicabilità tra Berlusconi e Alfano. Ha visto cosa gli hanno fatto Salvini e Meloni? Molto meglio Angelino…».

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Migranti: estendere a Libia modello Turchia

postato il 22 aprile 2016

Conferenza stampa con il vice presidente del governo libico di unità nazionale, Ahmed Maitig ed il presidente della Commissione esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto.
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L’ idea é quella di estendere la cooperazione che l’Europa ha realizzato in Turchia anche in Libia e nei Paesi limitrofi. La strada é questa. E’ inutile vagheggiare operazioni militari che hanno già dato pessimo esito in passato.
Il governo al Sarraj, insediato a Tripoli, lavora per riunire i libici. Non servono interventi militari stranieri, ma piano di sostegno Ue.

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Regeni: Ora Mogherini faccia muovere l’Europa

postato il 11 aprile 2016

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L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Fa bene l’Italia con il governo Renzi a  pretendere dall’Egitto verità e giustizia sul caso Regeni. Un Paese che sta cercando di esercitare una leadership nel Mediterraneo, non può dimenticare che nel corpo martoriato di Regeni c’è la dignità di una Nazione».
Ad affermarlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato. Attraverso L’Unità, Casini rivolge un invito all’Alto rappresentante per al politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini: «Io mi auguro che come il ministro Gentiloni ha provveduto al richiamo del nostro Ambasciatore, così la responsabile della diplomazia europea studi, proponga e attui analoghe iniziative ritorsive. Non chiediamo questo alla Mogherini in quanto italiana, glielo chiediamo come europea».
Presidente Casini, è ormai crisi aperta tra Italia ed Egitto. Condivide la decisione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di richiamare per consultazioni il nostro ambasciatore al Cairo?
«Si tratta indubbiamente di una linea rischiosa ma d’altra parte non aveva- mo, non abbiamo alternative. Non è detto che in questo modo otterremo quanto giustamente intendiamo prefiggerci. Ma se seguissimo una linea diversa vorrebbe dire che rinunceremmo per cinismo politico a difendere la dignità del Paese. C’è di più. L’Italia è un grande Paese che col governo Renzi sta cercando di esercitare una funzione di leadership nel Mediterraneo. Ed anche per questo che l’Italia non può dimenticare che nel corpo martoriato di Giulio Regeni c’è la dignità di una Nazione. Mi lasci aggiungere che in questa ottica, il richiamo dell’ambasciatore Massari è il primo, dovuto passo. Al quale devono però farne seguito altri, se le autorità egiziane continueranno nell’opera di depistaggio e di mancata collaborazione. Misure che non siano solo simboliche. Ad esempio, si potrebbe inserire l’Egitto nella “black list” aggiornata dalla Farnesina dei Paesi ritenuti non sicuri, sconsigliandone i viaggi ai nostri turisti e ricercatori. Non sarebbe peraltro una forzatura, perché la vicenda di Gilio Regeni dimostra che oggi l’Egitto tutto è tranne un Paese sicuro».
Attorno a questa rivendicazione di verità e giustizia, attorno alla difesa della dignità nazionale, è possibile, a suo avviso, costruire una iniziativa comune che superi, a livello politico, le divisioni tra maggioranza e opposizione. È quanto dalle colonne de l’Unità si augura e propone Walter Veltroni.
«Non solo me lo auguro ma lo ritengo opportuno e fattibile. Io in Parlamento, a parte i toni come sempre scomposti dei Cinque Stelle che sono perennemente accecati dall’antirenzismo, ho registrato una ampia convergenza nazionale, e sono convinto peraltro che una linea diversa non poteva essere seguita. Si potrebbe discutere se il richiamo dell’Ambasciatore dovesse essere fatto una settimana prima o una dopo, ma stiamo davvero parlando del nulla, perché l’essenziale è che l’Italia abbia reagito dopo la conferma, molto triste, che le autorità egiziane non volevano collaborare. Noi siamo stati pazienti».
Qualcuno aggiungerebbe anche troppo…
«Non sono di questo avviso. Era giusto esserlo, pazienti, perché l’Egitto è un Paese amico e perché abbiamo sperato che anche nel regime maturasse la consapevolezza dei danni che questa triste vicenda provocherà all’Egitto, perché tutti abbiamo da perderci, ma loro più degli altri, e non solo per le misure ritorsive, ad esempio intervenendo sul turismo, ma per l’immagine che passa nella Comunità internazionale, che sta incominciando a maturare che questo regime, guidato dal presidente al-Sisi, è addirittura peggiore di quello di Mubarak. In due mesi, dall’Egitto abbiamo avuto solo ricostruzioni inverosimili, offensive, dichiarazioni pasticciate e nessuna risposta vera. E questo, lo ribadisco, è assolutamente inaccettabile».
Presidente Casini, in gioco c’è la verità sul caso Regeni o anche altro?
«L’Italia sta sollevando una questione di diritti umani e civili che riguarda tutti. Per questo l’Europa non può chiamarsi fuori. L’Europa è chiamata con i fatti e non con le chiacchiere, a sollevare il problema con le autorità egiziane. Io mi auguro che come il ministro Gentiloni ha provveduto a richiamare il nostro Ambasciatore per consultazioni, così la responsabile della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, studi, proponga e attui analoghe misure ritorsive. Sia ben chiaro: noi chiediamo questo alla Mogherini non in quanto italiana, in quanto europea. Perché l’Europa nel Mediterraneo rappresenta una comunità di valori e di ideali che non sono in vendita».

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Regeni: Se Egitto non collabora fermiamo i turisti

postato il 10 aprile 2016

L’Europa vari misure serie assieme a noi
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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su Il Messaggero.

E se il richiamo dell’ambasciatore non bastasse a convincere l’Egitto a collaborare?
«Esaurito l’elenco delle misure simboliche, bisognerà adottarne di nuove – avverte Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato -. Per esempio, si potrebbe inserire l’Egitto nella ‘lista nera’ dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina, sconsigliarlo come meta per i nostri turisti e ricercatori. La vicenda di Giulio dimostra proprio questo: che nessuno può sentirsi più al sicuro in Egitto».

Richiamare l’ambasciatore è stato giusto?
«Renzi ha difeso il decoro della nazione. Come ho detto subito al Tg arabo di Al Jazeera, noi italiani siamo tristi di questa decisione perché siamo, ci sentiamo, amici dell’Egitto, lo consideriamo un partner essenziale. Però siamo anche delusi: per due mesi siamo stati deliberatamente presi in giro con l’invenzione di verità di comodo presto rivelatesi improbabili, con un depistaggio perfino nei confronti dei nostri magistrati. Gli egiziani hanno sbagliato a considerare la visita a Roma poco più che una scampagnata».

Adesso tocca fare di più?

«Il richiamo dell’ambasciatore è un atto simbolico ben meditato e la scelta dei tempi probabilmente giusta, anche se io l’avrei fatto prima. Ma è una scelta che impone conseguenze: o gli egiziani capiscono che facciamo sul serio, oppure siamo obbligati a procedere con nuove misure».

L’indicazione dell’Egitto meta pericolosa va fatta subito?
«Sì, se nell’arco dei prossimi giorni non ci saranno risposte positive dal Cairo. Il regime egiziano e Al Sisi rischiano di sottovalutare la situazione, di non capire che da quello che forse considerano un granellino può venire giù una valanga. Il caso Regeni è solo la goccia che fa traboccare il vaso rispetto ad altri comportamenti egiziani poco convincenti: nello scenario libico il generale Haftar e il Parlamento di Tobruk, condizionati dal Cairo, continuano a opporsi al governo voluto dall’Onu e insediato a Tripoli. C’è chi continua a sostenere l’idea di tripartizione della Libia con la Cirenaica appannaggio dell’Egitto. Non è più solo un problema, noto, di diritti civili, ma anche di politica e scelte strategiche dell’Egitto».

 Stavolta riusciremo ad avere dalla nostra l’Europa?
«Chiediamo che la Ue su questa vicenda sia corresponsabile con l’Italia. L’Europarlamento l’ha già fatto con una mozione. Federica Mogherini ha un’occasione irripetibile per dare un contributo da commissario europeo. Le parole sono tante, ora bisogna passare ai fatti».

Anche noi abbiamo parecchio da perdere nel braccio di ferro…?
«Certo. Nello scontro tra due paesi amici a perdere sono entrambi, anche se l’Egitto ha da perdere più di noi. La contabilità di ciò che si può perdere non può però farci arretrare davanti ai valori indisponibili. Pur nel naturale cinismo della politica estera, che notoriamente non è un ballo per dilettanti, gli europei devono saper riconoscere i confini da non superare. Regeni è l’Italia, e la verità su Giulio è un valore insuperabile».

Renzi dice che non finirà come con i marò…
«Il rischio purtroppo c’è, perché le decisioni non dipendono solo da noi. Il governo sta mettendo tutta la determinazione, ma il pericolo che ci si vada a impantanare come con l’India esiste. E proprio considerando la relazione esemplare che c’era tra Italia ed Egitto, ulteriori reticenze da parte egiziana fotograferebbero un regime che non può permettersi alcun atto di verità. Da amici di Al Sisi diciamo: attento, i tuoi tanti nemici traggono alimento da questa vicenda per delegittimarti».

Si arriverà a sanzioni economiche?
«Scoraggiare i turisti dall’andare in Egitto sarebbe una misura concreta: gran parte del flusso di turisti è italiano e già è diminuito per il terrorismo. Sarebbe concreto pure il blocco di nuovi accordi commerciali e economici, e sarebbe un concreto dato negativo per l’Egitto operare nel Mediterraneo in una condizione di freddezza con un paese come l’Italia. Tanto più se l’Unione Europea sarà compartecipe delle nostre decisioni».

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Il governo merita, ma Renzi non sia altezzoso

postato il 4 aprile 2016

8181931983_b50588157a_oL’intervista di Alessandro Trocino a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Corriere della Sera

ROMA «Renzi ha fatto bene finora. Ma abbandoni certi toni da uomo della Provvidenza e certi slanci troppo autoreferenziali». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, fa il punto della situazione, dopo l’affaire Guidi. Non è un momento facile.

«Dopo due anni di governo, è fisiologico che si sia attenuato un certo entusiasmo e che si cominci a fare le pulci a tutto. Ma il governo merita di andare avanti».
In che direzione?
«Senza nervosismo e senza inutili esibizionismi. Renzi ha tanti nemici, ma non deve aggiungere il più pericoloso: lui stesso, quando assume atteggiamenti altezzosi. Dico a Renzi di stare sereno».
Lo «stai sereno» non portò bene a Letta.
«Ma è copyright di Renzi, quindi non si offenderà. Il solipsismo non ha mai portato bene. L’uomo solo al comando non fa bene a nessuno: in politica c’è bisogno di tutti. Dia dignità a chi in questi anni lo ha aiutato avendo come unico scopo il bene dell’Italia».
Chi nominare dopo la Guidi?
«Quando la Merkel vinse, nominò Schauble ministro dell’Economia, nonostante i pessimi rapporti. Capì che è meglio avere un alleato scomodo nel governo, piuttosto che un uomo di paglia in un dicastero fondamentale».
Renzi è spesso accusato di favorire il suo «giglio magico».
«Mi auguro che vada oltre l’Arno. Capisco che si senta rassicurato da chi conosce meglio. Ma per guidare un Paese bisogna saper guardare lontano».
Se fosse un centrista non le dispiacerebbe, ovviamente.
«Mi farebbe piacere solo che fosse una persona intelligente. La contabilità non mi interessa».
Tecnico o politico?
«E una distinzione da età della pietra. La vera distinzione è tra chi è autorevole e chi balbetta».
Ha fatto bene la Guidi a dimettersi?
«Sulla sua onestà non ho dubbi. Ma non poteva fare diversamente. Mi ha fatto sorridere amaramente leggere i tweet antipolitici del suo compagno».
Qualcuno dice che i poteri forti si muovono contro Renzi.
«I poteri forti in Italia non esistono da tempo. Il modo con cui Renzi è arrivato al potere è la dimostrazione che, se c’erano, sono liquefatti. Basti pensare alla demolizione del governo Monti».
E i magistrati?
«Mi piacerebbe che diventassimo un Paese normale, dove le azioni della magistratura non fanno necessariamente parte di un complotto e non sono una verità rivelata. Se poi negassimo che ci sia in Italia, a fronte di una stragrande maggioranza di magistrati perbene, una minoranza politicizzata, vinceremmo il Nobel dell’ipocrisia».
C’è un problema di moralità nel governo?
«Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Si chiede a Cantone di dare certificati di buona condotta: penso a quanti filibustieri si preoccuperanno di avere un timbro vidimato da lui. La moralità deve far parte del codice genetico della nazione e non prevede l’appalto a salvatori della patria».

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