Archivio per febbraio 2016

«Basta sfide, andiamo in Ue con piani concreti»

postato il 11 Febbraio 2016

Servono fatti, il premier non deve adattarsi al cliché del leader populista
11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Paola Di Caro a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Più che un consiglio è un avvertimento. E arriva da chi come Pier Ferdinando Casini – presidente della Commissione esteri del Senato – la materia la conosce bene, e al premier non è affatto ostile: «Proprio perché apprezzo Renzi – politico puro, un uomo di energie, intelligente -, mi permetto di metterlo in guardia: l`Europa non è l`Italia. In Europa con la politica delle battute e dell`esibizione muscolare non si va lontano, non si garantisce l`interesse nazionale e non si rafforza il Paese».

Renzi sbaglia sfidando l`Europa dei «burocrati» come fece evocando la «rottamazione» per gli avversari?
«La vecchia classe dirigente che lui ha sconfitto in Italia era una tigre di carta, arrivata al termine di un processo di logoramento che ha travolto anche gente di valore. In Europa serve un approccio completamente diverso. È necessario presentarsi con un piano concreto e coerente, con fatti non parole».

Renzi era stato accolto bene al suo esordio da premier
«Vero, perché si era presentato con riforme fatte importanti. Ma se da quelle si passa al cicaleccio, si ha solo da perdere. I toni alti sui giornali, gli attacchi frontali sono inutili se non dannosi». [Continua a leggere]

1 Commento

Regeni: l’Italia vuole la verità

postato il 8 Febbraio 2016

Nello spazio di approfondimento mattutino di Rai 1 parlo dell’omicidio di Giulio Regeni

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A L’intervista della domenica

postato il 7 Febbraio 2016

Nello spazio di approfondimento di Rainews24, condotto da Enrica Agostini, rispondo alle domande sul caso Regeni e sul Ddl Cirinnà

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Regeni: Serve la verità, non un colpevole di comodo

postato il 6 Febbraio 2016

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Daniela Preziosi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Manifesto

«L’Italia e l’Egitto hanno un legame forte. Ma il realismo politico ha un limite. Sulla morte di Regeni serve la verità, non gli arresti per far contenta l’opinione pubblica». Parla il presidente della commissione esteri del senato: «Giulio, un ragazzo per bene, il prototipo del meglio del nostro paese».

«Non conoscevo Giulio Regeni, ma leggo che ha l’età delle mie figlie grandi, che ha girato per il mondo. Che era un ragazzo pieno di curiosità, un ragazzo per bene, impegnato. Scriveva sul manifesto forse anche a rischio anche della propria vita». Il primo pensiero di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione esteri del Senato, è un pensiero da padre. «Per me questo è il prototipo delle persone migliori di un paese. Non so come votasse, non so se le sue idee combaciassero con le mie. Non mi interessa. Mi interessa che era un ragazzo pieno di buona fede, volontà e passione civile».
Presidente, all’inizio le autorità egiziane hanno dato versioni contraddittorie sulla morte di Giulio.
La vicenda è iniziata male. C’è stato un tentativo di depistaggio, si è parlato di delinquenza comune, di incidente stradale. Peraltro l’eterogeneità delle tesi era evidente: nello stesso giorno a distanza di pochi minuti autorità dello stesso paese davano versioni opposte dello stesso fatto. Ma il tentativo di depistaggio non è andato a buon fine anche grazie anche alla ferma reazione dell’Italia, a partire dal rientro della delegazione commerciale. Mi auguro che l’Egitto non voglia mettere a repentaglio un rapporto bilaterale così forte. Per noi la morte di Giulio è una vicenda gravissima. Serve la verità.
Dal Cairo arriva la notizia di due arresti. È un buon segno?
Mi auguro che le indagini prendano i connotati della serietà, anche grazie alla collaborazione degli inquirenti italiani. Non ci interesserebbero arresti immediati e di comodo per soddisfare l’opinione pubblica. La nostra opinione pubblica è matura. Vuole la verità, e in base alla verità, l’arresto dei responsabili. Diffido delle indagini che si risolvono nel giro di poco. Danno l’impressione che se pasticci ci sono stati prima, possono esserci anche dopo.
Diceva che quello fra Italia e Egitto è «un rapporto forte». In queste ore anche l’opinione pubblica scopre che il regime militare di Al Sisi calpesta i diritti umani su scala larghissima.
I vicini non si scelgono. Noi non possiamo fare a meno di un rapporto buono con l’Egitto che, non dimentichiamolo, è a sua volta oggetto di attentati terroristici. Si vuole destabilizzare l’Egitto per allargare il fronte del terrore. Ma questo non significa che esprimiamo assenso verso i metodi che usano le autorità egiziane. E aggiungo: a volte delle migliori intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno. Guardate cos’è successo con Gheddafi. Abbiamo contribuito a rimuovere un dittatore, ma oggi la situazione in Libia non è migliore di prima. Ma tutto questo prescinde dal discorso per il nostro caduto: vogliamo la verità. Diversa è la riflessione geopolitica le primavere arabe hanno avuto esiti diversi. In Marocco si è arrivati a una riforma costituzionale che ha fatto avanzare i diritti delle donne. In Tunisia, nonostante tutti i problemi, un partito islamista ha accettato di perderle. Vorremmo questo modello, sappiamo che l’Egitto non lo è. Ma la politica internazionale è fatta di realismo. In quell’area l’unico paese democratico è Israele, eppure ci riserviamo di criticare tanti aspetti della sua politica, come gli insediamenti.
Quindi per ‘realismo’ sulla morte di Regeni l’Italia potrebbe accettare una soluzione pur che sia?
No. Il realismo ha dei limiti. Questo ragazzo è un figlio del nostro paese. Ma ribalto il suo ragionamento: l’Egitto si può permettere una verità di comodo anche meno di noi. Influenzerebbe i suoi rapporti con l’Italia. Perché? Con quello che sta succedendo in Libia e nel Mediterraneo, con le iniziative assunte in quell’area, e anche con le scoperte dei giacimenti di gas, l’Egitto non può fare a meno di partner importante come l’Italia. Un partner che non gli ha mai voluto le spalle. Da qui mi pare che nascano le ripetute telefonate di Al Sisi a Renzi. Le autorità egiziane sanno che questa vicenda va maneggiata con cura e rigore. Ma credo che abbiano capito la gravità della vicenda, e infatti hanno accettato subito la collaborazione del team italiano alle indagini. Al Cairo qualcosa potrebbe essere sfuggito al controllo delle autorità. Ma se è capitato questo, lo vogliamo sapere: con nomi e cognomi.
Si è fatto un’idea di com’è stato ucciso Giulio?
Ho un’idea personale, e mi auguro che venga smentita nei fatti. Potrebbe essere successo che in nome e per conto della lotta al terrorismo in Egitto si tollerino abusi che in Europa non sarebbero neanche concepibili. Nell’apparato militare potrebbero esserci schegge impazzite, responsabili della vicenda. Ma, ripeto, mi auguro di essere presto smentito.

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Regeni: tentato depistaggio, Italia inflessibile nel chiedere chiarezza

postato il 5 Febbraio 2016


Ospite di “Mattino 5”, spazio di approfondimento di Canale 5 condotto da Federico Novella

Una cosa e’ chiara: non possiamo accettare la manipolazione della verita’ e la manipolazione c’e’ gia’ stata perche’ nel giro di una giornata fonti egiziane, attribuibili ad autorita’ diverse, hanno dato versioni diametralmente opposte. E proprio alcune di queste spiegazioni, artatamente fuorvianti, inducono l’Italia ad essere inflessibile. Il Presidente Mattarella e Renzi ieri sono stati espliciti. Sconti non ne possiamo fare.
Siamo in presenza di un tentativo di depistaggio e la comprensione che va ad un Paese martoriato dalla minaccia terroristica come l’Egitto, bastione importante contro il proliferare dell’Isis, non ha nulla a che vedere con quello che e’ capitato: noi vogliamo che sia fatta chiarezza a 360 gradi, perche’ non possiamo accettare che la vicenda che ha portato alla morte di un nostro connazionale, un bravo ragazzo che si trovava al Cairo per fare una tesi sul diritto del lavoro, possa restare impunita. Giulio Regeni e’ espressione di una generazione, di quei nostri figli che si impegnano e vanno all’estero a studiare che sono veramente l’immagine migliore dell’Italia

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No al modello Bush, serve intesa con le forze sul terreno

postato il 3 Febbraio 2016

Casini Zuccari

 

L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

La Conferenza di Roma della Coalizione anti-Isis, il ruolo dell’Italia nelle aree di crisi. L’Unità ne discute con Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.
«Non si devono ripetere interventi unilaterali – rimarca l’ex presidente della Camera – ma è necessario preventivamente creare le condizioni politiche per le intese necessarie con le forze sul terreno».
E questo vale sia sul fronte siro-iracheno sia su quello libico: «Il “modello Bush” per l’Iraq non può essere replicato». Quanto all’Italia, «il nostro Paese – dice Casini – sta giocando un ruolo importante e non solo in Libia, come dimostra il riconoscimento di Kerry. Semmai i problemi esistono in Europa…».

“Schiacceremo lo Stato islamico ovunque”, ha affermato il segretario di Stato Usa John Kerry a conclusione del summit di Roma, ma, ha avvertito,”sarà una guerra di lungo periodo”. Presidente Casini, come valuta queste affermazioni?
«La considerazione di Kerry è sottoscrivibile. D’altra parte, il Daesh sta cercando di realizzare una piattaforma geopolitica che superi le vecchie statualità e che si irradia dal Medio Oriente all’Africa. Sono di queste ore gli ennesimi atti terroristici compiuti da Boko Haram in Nigeria, e questo movimento è un neo affiliato all’Isis. La guerra sarà lunga e dolorosa, e potrà incidere anche sulla qualità della nostra vita e delle nostre abitudini».
Sia il segretario di Stato Usa che il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e la responsabile della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, hanno insistito sul fatto che l’azione militare non può surrogare l’iniziativa politica.
«Questa è la novità di questi mesi. Non si devono ripetere interventi unilaterali ma è necessario preventivamente creare le condizioni politiche per le intese necessarie con le forze sul terreno, e non è un caso che americani ed europei cerchino insistentemente l’aiuto dei principali Paesi islamici. Il “modello Bush” per l’Iraq non può essere replicato».
Il vertice di Roma ha affrontato i dossier più caldi, in particolare Siria e Libia.
«Sulla Siria, il tema di fondo che domina tutti questi colloqui, è il ruolo di Assad. La convergenza contro l’Isis è totale, ma si indugia da parte di alcuni per la paura di favorire Assad che ha rotto il suo rapporto con la popolazione siriana. Tutti sanno che non si possono combattere contemporaneamente le milizie del sedicente “Califfato” e quelle di Assad, ma soprattutto il fronte sunnita vuole la garanzia che non si stia portando solo acqua al mulino del regime».
E in Libia? [Continua a leggere]

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