Archivio per luglio 2012

D’Ambrosio: Bisogna avere più rispetto per i servitori dello Stato

postato il 28 Luglio 2012

Bisogna avere più rispetto per i servitori dello Stato e per chi ha combattuto una vita contro la mafia e la criminalità.
La faziosità non può prevalere sulla verità.

Pier Ferdinando

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Se i consumatori sono costretti a pagare i costi di investimenti sbagliati

postato il 27 Luglio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giovanni Portonera

Qualche giorno fa la Camera ha approvato, all’interno del decreto sviluppo, un emendamento bipartisan che introdurrà il capacity payment, una remunerazione degli impianti calcolata in base alla potenza messa a disposizione e non alla semplice produzione. Si tratta di un salvagente per le centrali termoelettriche messe in difficoltà in questi mesi dall’alta penetrazione delle fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, che ormai sono arrivate a produrre kwh a costi minimi e con priorità di dispacciamento.

Le fonti rinnovabili sono però intermittenti e non programmabili, quindi è necessario tenere centrali termoelettriche a ciclo combinato in funzione, pronte a riequilibrare il sistema elettrico in caso di mancanza di approvvigionamento da energia verde. I costi saranno pagati però dai consumatori e la bolletta potrebbe subire un aumento di 500-800 milioni di euro, con un carico maggiore per le pmi e le famiglie. Questo senza contare che nel mercato elettrico italiano c’è una sovraccapacità di circa il 30%, che in questo momento non serve ai consumatori: con il capacity payment questa potenza in eccesso verrà remunerata e per il consumatore si tratterà di una doppia beffa, perché si tratterebbe di un prelievo oneroso per un bene di cui non ha bisogno.

A cosa si deve questa situazione di stallo? Principalmente alla mancanza di un serio piano energetico nazionale, più volte chiesto dagli operatori del settore, e da scelte avventate – e alla prova dei fatti, non proficue – di imprenditori che, pur consapevoli della possibile espansione del settore delle rinnovabili, hanno continuato a fare investimenti sbagliati. Infatti le centrali termoelettriche dovrebbero lavorare per circa 5000 ore  per ripagare i costi fissi: oggi, però, ne lavorano per 3000-4000 a causa del fotovoltaico e per rifarsi dei mancati guadagni alzano il prezzo dell’energia durante le ore serali in modo ingiustificato. Un comportamento economico, suicida e ingiustificato, oltre che inaccettabile per i consumatori.

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Crisi: sacrifici italiani non vani, ora Stati uniti d’Europa

postato il 26 Luglio 2012


La conferenza stampa di Pier Ferdinando Casini dopo l’incontro con il presidente del Consiglio Mario Monti. Il leader Udc parla di crisi economica dell’area euro e della prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, e affronta anche temi interni come quello della legge elettorale .

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Servono gli Stati Uniti d’Europa

postato il 25 Luglio 2012

E manca una leadership europea
Siamo in una fase in cui il problema, per noi e per gli altri Paesi, è la costruzione dell’Europa. Oggi o noi andiamo velocemente verso gli Stati Uniti d’Europa o rischiamo di non uscire da questa situazione. Adesso abbiamo difficoltà di orientamento anche perché non abbiamo una vera leadership europea e tutti si sono rinchiusi nel loro orizzonte nazionale.  Così rischiamo di mancare il nostro appuntamento con la storia.

Pier Ferdinando

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La tragica fine di un coraggioso

postato il 25 Luglio 2012

L’intervento di Pier Ferdinando Casini sul quotidiano “La Repubblica”

Caro direttore,
da quando nel febbraio del 2008 all’anziano e malato Fidel è subentrato Raul Castro, la questione del rispetto dei diritti umani a Cuba è sostanzialmente scomparsa dalle cronache dei grandi media e dalle preoccupazioni della comunità politica occidentale. Come se, venuto meno il blocco comunista sovietico da una parte e costretto dall’età a fare un passo indietro Fidel dall’altra, il problema fosse destinato a risolversi naturalmente. Raul ha prima promesso e poi attuato alcune limitate riforme economiche, vagheggiando il sogno di trapiantare sull’isola caraibica il modello di capitalismo socialista di Stato che ha proiettato negli ultimi anni la Cina ai vertici delle graduatorie mondiali della crescita. [Continua a leggere]

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Che noia perdere l’aereo (in Italia)!

postato il 25 Luglio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Marco Da Rin

A quanti viaggiano, per lavoro o per diletto, prima o poi immancabilmente succede: ritrovarsi con il naso all’insù contemplando il soffitto dell’aeroporto o peggio passeggiando davanti a vetrine di improbabili souvenir per colmare le ore di attesa dell’aereo in ritardo.

Fortunatamente anche in questo la tecnologia ci viene in aiuto: da alcuni anni tutti i pc portatili, gli smartphone, ma anche ebook reader o addirittura macchine fotografiche escono dalle fabbriche predisposti per accedere alle reti senza fili wi-fi.

E così arriva il lieto fine, in cui il viaggiatore può alleviare le sue pene lavorando direttamente dall’hub o rilassandosi navigando i suoi siti preferiti. Se non si trova in Italia!

Eh si perché nel nostro paese lo “spread digitale” non manca di affliggere anche la rete aeroportuale, dove è impossibile accedere gratuitamente a internet o ricaricare la batteria dei nostri dispositivi. E il paragone non è con i soliti Stati Uniti, dove compagnie come Google garantiscono la connettività anche negli scali minori, ma con quasi tutto il mondo conosciuto: in Asia, Sud America, Australia il wi-fi free è la regola, non l’eccezione.

Fanalino di coda il vecchio continente, dove internet spesso è considerata un lusso da far pagare a caro prezzo, che può raggiungere i 10€ all’ora. Un panorama sconfortante che non trova giustificazioni se non in una sottovalutazione culturale dell’importanza della rete nel presente e nel futuro.

Ah, se perdete l’aereo in Italia fatelo a Fiumicino, sembra ci sia un barlume di wi-fi gratuito. Ovviamente al gate della British Airways.

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Se la Grecia diventa un monito

postato il 24 Luglio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

In questi giorni i mercati finanziari europei sono scossi da impetuosi venti ribassisti che hanno molteplici radici accomunate tutte da un palese nervosismo motivato da una paura verso il fallimento della Spagna. I recenti sviluppi, alla luce di alcuni fatti riportati in passato, impongono una riflessione molto seria.

Se la Spagna cadesse, la prossima a rischiare potrebbe essere la Germania a causa della fragilità del sistema bancario tedesco, inoltre ho affermato che se la Grecia dovesse dichiarare fallimento, le perdite per il sistema industriale tedesco si aggirerebbero intorno ai 200 miliardi di euro (circa il 10% del PIL tedesco); la Cina sta rallentando pesantemente e questo apre un possibile scenario di crisi anche in Asia; questi sono fatti oggettivi. In questi giorni, tra altro,  l’agenzia Moody’s ha abbassato a “negative” le prospettive future per l’economia tedesca.

I recenti sviluppi sono legati ad alcune dichiarazioni: pochi giorni fa il ministro spagnolo Montoro ha dichiarato che, se la BCE non avesse comprato i titoli di stato spagnoli (Bonos), il paese iberico non avrebbe avuto la liquidità (ovvero i soldi in cassa) per pagare i servizi.

E’ una dichiarazione pesante, resa al parlamento spagnolo, quindi un contesto ufficiale e nel quale le parole vengono scelte accuratamente e pesate e sono state dette per motivare le pesantissime misure prese dal governo spagnolo. A questo aggiungiamo le recenti richieste da parte di alcune regioni spagnole (Valencia e soprattutto la Catalogna, che, per importanza economica, è la seconda regione del paese iberico). Domenica, invece, il ministro tedesco Rosler ha affermato che l’eventualità del default della Grecia è una ipotesi concreta e che non preoccupa. Ipotesi che anche l’FMI sembra che stia considerando.

Detto ciò, cosa possiamo concludere? E’ possibile che la Germania accetti tranquillamente il costo che comporta il default greco per il suo sistema industriale?

La risposta è si. Nonostante le recenti dichiarazioni da parte del Presidente dell’Eurogruppo Juncker. Evidentemente la riflessione della Germania parte dal presupposto che ormai per la Grecia non ci siano più speranze, ma questo non basterebbe a giustificare l’uscita del ministro.

A mio avviso, la dichiarazione tedesca fa eco a quella del ministro Monitoro e ha un duplice scopo: da un lato spingere affinché Madrid approvi il prima possibile il piano stabilito dal governo, e dall’altro lato usare la Grecia (e le conseguenze che avrebbe il popolo greco uscendo dalla UE) come monito e come esempio verso quelle persone che non accettano il piano di tagli e risanamento varato dai vari governi.

Insomma, si può ipotizzare che la Grecia venga usata come esempio (in negativo) di quel che può accadere se non si rispetta un piano di austerity e si va in default.

Se questa mia personale riflessione è corretta, nel giro di poche settimane vedremo l’uscita della Grecia dalla UE e la sua contestuale dichiarazione di default, con tutto quello che comporterà (aumento dell’inflazione, della disoccupazione e, potenzialmente, disordini).

In ogni caso, nei prossimi giorni vedremo un aumento della volatilità sui mercati finanziari e altri ribassi, come avevo affermato in passato, ma ribadisco che se la Spagna cade, la prossima a seguirla potrebbe essere il sistema bancario tedesco.

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