Archivio per settembre 2011

Bankitalia, Berlusconi si assuma la responsabilità di governare

postato il 30 settembre 2011

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Abbiamo un presidente del Consiglio che si lamenta di non avere poteri per governare ma quando ce li ha non decide, è paralizzato dai veti del ministro dell’Economia e non fa una proposta per il nuovo governatore della Banca d’Italia. E’ una proposta che spetta a lui e noi speriamo che si muova, perché tenere la situazione bloccata è da irresponsabili.
Berlusconi non ha bisogno di vertici, si svegli e si assuma la responsabilità di governare.

Pier Ferdinando

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Accogliamo l’appello delle parti sociali

postato il 30 settembre 2011

La paralisi del governo è inaccettabile
Accogliamo l’appello delle forze sociali, lo riteniamo importantissimo perché supplisce l’assenza del governo e lo accettiamo nel merito. Pensiamo che i cinque punti indicati – riforma delle pensioni, riforma fiscale, gestione del patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia – debbano essere i capitoli di un’iniziativa per la crescita che il governo aveva promesso entro questa settimana e che sta rinviando a metà mese.
E’ inaccettabile la paralisi di un governo che dopo aver annunciato il decreto per la crescita lo rinvia sine die. Questo fa parte della noncuranza completa che questo esecutivo ha rispetto ai problemi del Paese. Il governo si muova, perché il Paese sta andando a fondo e non possiamo assistere inerti.

Pier Ferdinando

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Lo strano caso delle frequenze del digitale televisivo

postato il 30 settembre 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

L’asta per le frequenze 4G è andata a buon fine, ma c’è una domanda che sorge spontanea: se avessimo venduto anche le frequenze del digitale televisivo? Il quesito è più che legittimo, perché oggi si è chiusa l’asta per le frequenze 4G, con un incasso di 3,9 miliardi di euro, ovvero circa il 60% in più di quanto preventivato. Da mesi l’Udc sostiene che il governo doveva vendere e non regalare le 6 frequenze del digitale terrestre, soprattutto in un periodo in cui lo Stato cerca di racimolare soldi per rilanciare l’economia e pagare i debiti.

A tal proposito l’on. Roberto Rao si chiede “ora che si è conclusa l’asta per l’assegnazione delle frequenze 4G con un incasso di circa 4 miliardi di euro, circa il 60% in più di quanto previsto del Governo, ci chiediamo cosa sarebbe successo se non si fossero assegnati i sei multiplex delle frequenze radiotelevisive attraverso il beauty contest”.

Ricordiamo che una stima conservativa, attribuiva a queste 6 frequenze un valore complessivo di 3 miliardi di euro, ma il governo ha deciso di rinunciare a questi soldi. Incomprensibile risulta il balletto del ministro Romani a giustificazione dell’ingiustificabile. L’on. Romani afferma che “in caso di gara economica  i nuovi entranti avrebbero protestato sostenendo che il governo vuol far pagare barriere di accesso al settore e avvantaggiato chi è già dentro”. Inoltre, sostiene Romani, “in Europa nessuna concessione televisiva è mai stata data a pagamento”.

Ma allora perché Telecom, Vodafone e Wind hanno pagato oltre 500 milioni di euro per le stesse frequenze che Rai e Mediaset avranno gratis? Il ministro risponde che il “settore tv è diverso da quello delle Tlc, oggi chi fa tv deve poter competere con i nuovi entranti”. Ma quali nuovi entranti se le frequenze sono state regalate ai soliti noti? ovvero a Rai e Mediaset che sono da anni nel mercato televisivo?

Quindi per il Ministro, Rai e Mediaset dovevano avere le frequenze gratuitamente perché sono dei nuovi competitor, ma allora mi chiedo: Canale 5, Rete 4, Italia 1, non sono Mediaset? Per tutelare i nuovi favorisco i vecchi? Da questi quesiti, che non possono avere una risposta coerente, osserviamo che il governo è privo di logica, e, pur di nascondere la realtà, afferma tutto e il contrario di tutto.

I fatti parlano chiaro: avevamo delle frequenze che valevano 3 miliardi di euro, e sono state regalate a Rai e Mediaset, mentre gli altri attori hanno pagato. Poi però il governo parla di valorizzare il proprio patrimonio, potevano pensarci due settimane fa, adesso ci ritroveremmo con 3 miliardi di euro in più in tasca.

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Rassegna stampa, 30 settembre 2011

postato il 30 settembre 2011
La nostra rassegna stampa di oggi è assai “succulenta”, con diverse “matrici” di lettura. Si parta da quella squisitamente politica, con i guai e i rimescolamenti interni al centrodestra: ieri il deputato Pdl Santo Versace ha abbandonato il suo partito, aderendo al Gruppo Misto (anche se voci insistenti lo danno prossimo a un passaggio con l’Udc), che ormai è in fase di “sbriciolamento” (così come spiega a Roncone sul Corsera): altri 15 deputati starebbero meditando un passaggio simile e Monica Guerzoni ci racconta di un pranzo con Pisanu di 12 senatori “inquieti”, delusi dalla linea attendista e inconcludente del governo e orientanti verso nuovi lidi politici (“c’è il rischio di qualche sgradita sorpresa”). Quali siano, però, questi lidi politici non è semplice definirlo: dopo la prolusione del Card. Bagnasco al Consiglio permanente della Cei, molti opinionisti si sono detti convinti che il rapporto politico che c’era tra la Chiesa e Berlusconi possa dirsi definitivamente concluso e che, molto presto, il centrodestra potrebbe riarticolarsi in modo assolutamente nuovo, mettendo finalmente da parte il berlusconismo: come spiega bene, infatti, Damilano sull’Espresso, il vero succo del discorso di Bagnasco non sta nell’attacco sferrato al Premier (ormai da molto tempo i vescovi italiani non lo considerano più un interlocutore) ma nell’esplicita richiesta ai cattolici di riorganizzarsi e tornare ad essere centrali in uno schieramento politico ben definito (tesi contestata dal direttore dell’Unità, Claudio Sardo). Ma come? Rifacendo la Dc, forse? No. Un partito cattolico monolitico non serve più a nessuno: l’esempio da seguire c’è e si chiama PPE (Labate sul Riformista ci racconta delle strategie a tal proposito di Angelino Alfano). È senza dubbio una strategia affascinante, ma che non ci convince in pieno: Alfano ci ha deluso più volte, non riuscendo a dimostrare un’autonomia di pensiero e di azione politica che gli permetta di superare la “sindrome del berlusconismo” e finché il centrodestra non si decide a chiudere questa deludente fase politica e ad aprirsi a nuove sfide, un dialogo tra noi e loro (come auspicato da Balardinelli sul Foglio) è impensabile, oltre che impossibile. Altra matrice di lettura è quella economica: ieri il contenuto della lettera inviata da Draghi e Trichet al Governo italiano è stato svelato e ha dimostrato, ancora una volta, come Berlusconi e Tremonti siano stati incapaci di affrontare adeguatamente la crisi – che pure poteva essere, come abbiamo sempre ripetuto noi e sostiene oggi Sofri su Repubblica, un’occasione (vi abbiamo selezionato tre commenti da leggere a tal proposito: uno di Palmerini sul Sole, un altro di Sabatucci sul Messaggero e un ultimo di Menichini su Europa); il grave è che questa incapacità cronica si riflette in ogni azione del governo: prova ne è la mortificante gestione della successione alla Banca d’Italia: non si riesce a scegliere tra Grilli e Saccomanni, minando così l’autonomia gestionale di Palazzo Koch.

Casini: “Non devono scegliere il direttore di un Tg” (Il Giornale)

Versace: “Esco dal Pdl, si sta sbriciolando tutto” (Fabrizio Roncone, Corriere della Sera)

A pranzo con Pisanu 12 senatori ribelli. Il rischio di sorprese (Monica Guerzoni, Corriere)

Alfano a Bruxelles per sposare il Ppe (Tommaso Labate, Il Riformista)

Ricomincio dalla Tecno-Dc (Marco Damilano, L’Espresso)

Cattolici dopo Berlusconi (Claudio Sardo, l’Unità)

Il pubblico decoro non basta, ci vuole la politica (anche con il Pdl e l’Udc) (Sergio Balardinelli, Il Foglio)

Pensioni e liberalizzazioni, lettera Bce senza risposte (Lina Palmerini, Sole24Ore)

La lettera della BCE senza risposte (Giovanni Sabbatucci, Il Messaggero)

Una lettera indirizzata anche a noi (Stefano Menichini, Europa)

L’occasione della crisi (Adriano Sofri, La Repubblica)

Cellulari, l’asta delle frequenze porta allo Stato 3,9 miliardi (Sara Bennewitz, Repubblica)

«No alla legge bavaglio», la protesta arriva in piazza (Ettore Colombo, Il Messaggero)

Tg1, Minzolini indagato per il caso della Ferrario (Fabrizio Caccia, Corriere della Sera)

Geremicca – Terzo polo, una chimera per il Pd (Federico Geremicca, La Stampa)

Buttiglione – Una proposta da prendere sul serio (Rocco Buttiglione, Liberal)

Nel partito assedio a Tremonti. E Saccomanni resta in pole (Amedeo La Mattina, La Stampa)

Fuori dal tunnel (Massimo Gramellini, La Stampa)

Perché Bersani s’è infilato in quel radicale pasticcio (Salvatore Merlo, Il Foglio)

Ma che si aspetta? (Luigi Campiglio, Avvenire)

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La banda larga per battere la crisi

postato il 29 settembre 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Il governo continua nel suo indecoroso balletto di promesse tradite, spot elettorali, ripensamenti.

L’ultima puntata riguarda gli investimenti per lo sviluppo della banda larga: il ministro Romani afferma che la banda larga è un pilastro per la crescita e il suo sviluppo sarà uno dei pilastri del  prossimo piano per lo sviluppo economico dell’Italia, dichiarando che il 50% dei soldi provenienti dalla gara per le frequenze della banda larga della telefonia mobile (asta arrivata a circa 3 miliardi di euro complessivi).

La notizia deve essere accolta con favore, soprattutto visto che da più di un anno proprio l’Udc ha lanciato una campagna per lo sviluppo della banda larga, vista come uno strumento di sviluppo per l’economia italiana. Purtroppo credo che la promessa del ministro Romani sia da prendere con le molle, visto che due mesi fa, ad Agosto, il governo stesso aveva cancellato i fondi per le infrastrutture legate ad internet.

Cosa è cambiato da Agosto ad oggi?

Evidentemente il governo ha imparato a contare e, facendo due conti, si è reso conto di ciò che l’Udc dice da più di un anno, ovvero che lo sviluppo di Internet e la banda larga sono una strada per abbattere il gap tecnologico che ci separa dagli altri paesi e soprattutto che è un investimento con un potenziale enorme che si ripaga da solo.

Secondo le stime della banca mondiale c’è un aumento dell’1,20% del Pil per ogni 10% di diffusione della banda larga, a cui aggiungere un risparmio pari a 40 miliardi di euro annui (2 mld per il telelavoro, 1,4 mld per l’e-learning, 16 mld per l’e-government e l’impresa digitale, 8,6 mld per l’e-health, 0,5 mld per la giustizia e la sicurezza digitale, 9,5 mld per la gestione energetica intelligente).

Ma quanto costerebbe sviluppare la banda larga in Italia? Secondo le ultime stime basterebbero circa 10-14 miliardi di euro, che produrrebbero un aumento del PIL tra il 3 e il 4% del Pil, quindi tra i 55 e i 73 miliardi di euro. Sembrano cifre alte? Mica tanto, infatti se consideriamo il rapporto di Boston Consulting e Google, scopriamo che internet in Italia pesa per il 2% del PIL e produce un fatturato di 31,6 miliardi di euro; se confrontiamo l’Italia con altre nazioni come Gran Bretagna e Danimarca, scopriamo che internet ha un ruolo marginale da noi, infatti nei due paesi il peso è pari rispettivamente al 7,2% e al 7,3%. In questo studio, si scopre che con una crescita annua attesa fra il 13% e il 18% dal 2009 al 2015, l’Internet economy italiana rappresenterà nel 2015 fra il 3,3% e il 4,3% del Pil, cioè fra i 59 e i 77 miliardi di euro.

Riassumendo: con un investimento di 14 miliardi di euro, possiamo risparmiarne 40 e possiamo aumentare il PIl di circa 65 miliardi di euro; ecco perché da un anno proponiamo incessantemente maggiori investimenti sulla banda larga e speriamo che finalmente anche il governo impari a contare e capisca la nostra proposta.

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L’autonomia dei direttori è sacrosanta come il diritto di critica

postato il 29 settembre 2011
Inutile negare la profonda crisi nel rapporto tra politica e giustizia: per noi il garantismo è una vocazione autentica e non può essere confuso con l’impunità o con l’idea di una casta che si autoassolve sempre.
Detto questo, c’è da preoccuparsi per la spettacolarizzazione di alcune inchieste giudiziarie e per l’invasione impropria di sfere che appartengono alla discrezionalità e al libero arbitrio professionale.
E’ il caso dell’irruzione della Guardia di Finanza nella sede Rai disposta dal magistrato titolare dell’inchiesta, nell’ambito della vertenza di lavoro tra il direttore del Tg1 Minzolini e la giornalista Tiziana Ferrario.
In uno stato liberale l’autonomia dei direttori è sacrosanta almeno quanto il nostro diritto di criticarli poiché la scelta di chi conduce un Tg non può spettare a un giudice. Una democrazia muore anche per le continue invasioni di campo e per la confusione di competenze.

 

Pier Ferdinando

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Bisogna rinnovare l’impegno dei cattolici in politica

postato il 28 settembre 2011

Questa triste stagione sta per finire, ora servono i valori

La partecipazione dei cattolici deve essere aggiornata, nuova. C’e’ bisogno dei democratici cristiani e di rinnovare l’impegno dei cattolici in politica per costruire una politica che sia fondata sulle grandi idealità, perché quello attuale è diventato un mercato indecente in cui tutto interessa, salvo il bene del Paese.
E’ chiaro però che le forme della presenza cattolica devono essere aggiornate: non può trattarsi della riproposizione di quelle pagine grandi che furono della Dc di Moro e De Gasperi. Le stagioni cambiamo e bisogna adeguarsi ai cambiamenti ma tornare alle sorgenti è importante: è una stagione triste quella che si avvia a finire e dobbiamo evitare di ricostruire sulle sabbie mobili il futuro dei democratico cristiani.
Non è un caso che la Chiesa ci richiami a ritrovare la politica alta, costruita sui valori, e abbattere le barriere di egoismo e individualismo che stanno distruggendo le società contemporanee. E’ molto importante la coincidenza tra la celebrazione della storia dell’unione internazionale dei democratico cristiani e il richiamo della Chiesa italiana, che si dimostra grande ricchezza e forza per tutti noi.
Dobbiamo dire ai giovani che la politica non e’ solo la cosa triste che sta emergendo sui giornali, ma e’ una cosa nobile, costruita su valori e grandi idealità, se risponde alle esigenze del Paese, sennò e’ una cosa degradata.

Pier Ferdinando

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Il braccio di ferro di Tremonti è degradante

postato il 28 settembre 2011


Attendiamo i provvedimenti sulla crescita che purtroppo si stanno allontanando, mentre vediamo il ministro Tremonti impegnato in un braccio di ferro spasmodico per imporre un suo uomo in Bankitalia. E’ una cosa degradante rispetto alle difficoltà del Paese.

Pier Ferdinando

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Rassegna stampa, 28 settembre 2011

postato il 28 settembre 2011
Nel bel mezzo della crisi e nel generale quadro della politica immobilista, qualcosa si muove. Da mesi, ormai, ve lo abbiamo raccontato anche noi nella nostra rassegna, il mondo cattolico (fatto da associazioni, movimenti, intellettuali e uomini politici) ha cominciato a ridialogare al proprio interno, cercando un terreno di interlocuzione comune, per superare definitivamente l’infruttuosa stagione della “diaspora” post-Dc (trovare un intervento di Casini a tal proposito, assai interessante). Un riassunto generale della situazione ce lo fornisce De Marchis su Repubblica, che ci spiega come – specie dopo la prolusione di Bagnasco di qualche giorno fa – appaia evidente e ormai prossima la nascita di un nuovo “soggetto” politico, che raccolga i cattolici dispersi e desiderosi di portare una ventata di nuovo ossigeno alla stantia politica italiana: “dalle macerie del Pdl e dalla resistenza dell’Udc”, scrive il notista politico, “nascerebbe questa nuova forza”; non una nuova Dc, ma la sezione italiana del PPE (ma è così berlusconiana come strategia direte voi! E invece no: perché noi abbiamo sempre lavorato per creare un Partito Popolare, “altri” si sono impegnati per far nascere un Partito Populista). Come ci spiega Alessandro Da Rold su Lettera43, infatti, il convegno che si terrà a Todi il prossimo fine ottobre sarà il momento chiave (per usare le parole di Francesco Bonini, editorialista del Sir) per «articolare una proposta» per superare «il senso di blocco che segue quasi 20 anni di alternanze, tra il centrodestra e il centrosinistra, in cui l’alternativa non è l’alternanza, cioè la sostituzione dell’attuale maggioranza di governo con l’attuale opposizione, ma la ristrutturazione del sistema».

E le associazioni unite sfidano i partiti: “Se il dialogo fallisce, faremo da soli” (Goffredo De Marchis, La Repubblica)

Macaluso – Bagnasco parla. Ma il Pd capisce? (Emanuele Macaluso, Il Riformista)

Democrazia vaticana (Alessandro Da Rold, Lettera43)

E dal faccia a faccia, Giulio esce più forte (Amedeo La Mattina, La Stampa)

Alla cena con Bossi torna il pressing sulle pensioni. Il Senatur incita l’amico Giulio a misure «nordiste» (Marco Cremonesi, Corriere della Sera)

Trichet: i governi rispettino i patti. L’Italia? Con la crescita può farcela (Marika De Feo, Corriere della Sera)

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