Archivio per gennaio 2011

Se Berlusconi è nuovo, fiero di essere paleolitico

postato il 29 Gennaio 2011

Se Berlusconi, con i suoi comportamenti e il governo paralizzato, è il nuovo, lo ringrazio di avermi definito vecchio. Anzi, fiero di essere paleolitico.

Pier Ferdinando

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Il ricorso alla piazza è segno di impotenza

postato il 29 Gennaio 2011

L’ipotesi di un ricorso alla manifestazione di piazza per protestare contro l’operato dei magistrati è il segno dell’impotenza: si urla perché non si riesce a ragionare. Gli italiani hanno capito perfettamente che le questioni relative al premier non si possono ridurre solo a vicende penali. Chi lo pensasse dimostrerebbe di vivere sulla luna.

Pier Ferdinando

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Questo federalismo non lo possiamo votare

postato il 29 Gennaio 2011

Capisco che la Lega e’ preoccupata ma un federalismo così che mette più tasse noi non lo possiamo votare

Pier Ferdinando

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Meglio le elezioni che occuparsi di ciò che fa Berlusconi

postato il 29 Gennaio 2011

Rispetto a questo scenario, con la politica del tirare a campare che si occupa di ciò che fa Berlusconi, meglio andare al voto. Le elezioni non sono la via maestra: meglio sarebbe un passo indietro di Berlusconi. Il nuovo polo non nasce per fare vendette ma per un disegno di pacificare e rasserenare il Paese.

Pier Ferdinando

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Bravo Galletti, insisti: ragioniamo d’economia

postato il 29 Gennaio 2011

E’ sconcertante, e per altri versi, esilarante, osservare ogni giorno in televisione, tanti politici arrampicarsi sugli specchi. Ultimamente però, il tutto è stato acuito dalle indagini che hanno interessato il Presidente del Consiglio dei Ministri. Ore e ore di programmazione televisiva a frignare su queste stupidaggini, parole e parole spese in attacchi e difese, scontri e battaglie, scaramucce e applausi.

L’altra sera, a “Porta a Porta” su Rai Uno, ho notato qualcuno, ormai stufo di blaterare su questi temi: era l’on. Gianluca Galletti, dell’Unione di Centro, che, invitato da Bruno Vespa a esporre la linea politica del suo partito in merito alle vicende personali di Berlusconi, cercava di portare la conversazione fuori tema, parlando di federalismo, di riforma economiche, di indebitamento dei Comuni, di attività delle aule parlamentari. Galletti, anche se per pochi minuti, riusciva a far parlare i suoi interlocutori, tra cui l’on. Fabrizio Cicchitto e l’on. Anna Maria Bernini, entrambi del Popolo della Libertà, di temi concreti e soprattutto economici, con un risvolto reale sulla vita degli italiani.

Ma Vespa, riusciva a riportarli sul tema per cui erano stati invitati, con l’aiuto degli infaticabili falchi Antonio Padellaro, direttore de “Il Fatto Quotidiano” e di Maurizio Belpietro, direttore di “Libero”, che di economia e riforme non ne volevano sapere affatto, intenti come erano a rinfacciarsi le cavolate che giravano sui giornali negli ultimi giorni e che facevano vendere migliaia di copie ai loro quotidiani.

Ma perché Galletti era l’unico che voleva parlare d’altro? Perché gli altri interlocutori trovavano difficoltà a seguirlo? Perché chiunque, in questo Paese, voglia parlare di cose serie, è sommerso dalle cavolate? Perché non si parla seriamente di federalismo, dei suoi pro e contro? Perché non si parla dei reali effetti di questa riforma, soprattutto sulla libertà dei Comuni e sulle penalizzazioni delle aree svantaggiate d’Italia? Perché Vespa preferisce parlare tanto delle sue amate escort e delle sue oscene inchieste sugli omicidi, invece di parlare della crisi economica in Italia, tasso di disoccupazione alle stelle, ecc. ecc.?

È palese che Berlusconi fa l’agenda politica italiana, decide lui di cosa parlare e cosa nascondere. Ecco perché bisogna riportare al centro del discorso politico italiano i temi economici, imitando quel “kamikaze” mediatico di Galletti, che cercava in tutti i modi di farsi ascoltare. I politici responsabili devono riunirsi per programmare un futuro all’Italia e fare in modo che si parli d’altro. Solo così si spiazzeranno i millantatori di destra e di sinistra, capaci solo di ripetere a pappagallo i comunicati stampa diramati da Palazzo Chigi.

Parliamo di energia, di competitività, di made in Italy, di lavoro, di giovani, di turismo, di dissesto idrogeologico, di investimenti, di patrimonio artistico da valorizzare, di esportazioni, di imprese, di sburocratizzazione, di quote latte, di ambiente ed agricoltura, e dopo aver parlato, tema per tema, si dà una propria possibile soluzione al problema. In questo dovremmo imitare i tedeschi, che con pragmatismo hanno già recuperato le perdite dovute alla crisi finanziaria e ora continuano a crescere, sfruttando il volano delle riforme, della ricerca e delle esportazioni.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonio Di Matteo

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Rassegna stampa, 29 gennaio 2011

postato il 29 Gennaio 2011
A Todi è nato il Nuovo Polo per l’Italia, la risposta congiunta dei moderati, riformisti e liberali alla crisi della Politica italiana. Il clima è “sereno e disteso”, scrivono i giornali, di grande “coesione e condivisione”, aggiungiamo noi: ieri sera, a cena, i parlamentari del Nuovo Polo – testimoniamo personalmente – erano tutti sulla stessa lunghezza d’onda, “parlavano” la stessa lingua, usavano le stesse parole d’ordine. Certo, i quotidiani oggi sottolineano anche le differenze tra i partiti del Polo, ma è naturale: come è stato ribadito ieri, Berlusconi non si batte costruendo una coalizione di piccoli berluschini; i nostri leader sono le idee, i valori. Guest star di ieri è stato poi il Presidente Casini: il nostro Polo si candida a governare l’Italia, visto che chi c’è adesso, non ne ha più più voglia e capacità; l’alternativi verrà da noi, “siamo noi che dobbiamo salvare l’Italia”, non i giudici. Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, in un’intervista all’Unità spiega poi che non abbiamo paura di andare al voto (le urne anche a Maggio, perché no?), che Berlusconi è cotto e terrorizzato (difatti pensa al rimpasto di governo, aggiunge il Corriere) e che “Casini è il mio leader”. Stefano Folli, su Liberal, ci fa i complimenti e auspica che il processo unitario della coalizione vada avanti, per dare vita a un “nuovo Centro liberal-democratico” che dia una visione di futuro all’Italia. Il tutto mentre: a Davos il nostro Paese fa “un esame di coscienza” (La Stampa); nel nostro contesto politico s’avanza un partito “procrescita” (Il Foglio); Raffale Cantone ci spiega – sul Mattino – perché le primarie del Pd hanno fatto flop.

Casini: “Berlusconi non governa più siamo noi la vera alternativa” (Il Messaggero)

Casini: “La casa di An. Per non parlare di Ruby” (Alberto Gentili, Il Mattino)

Casini: “Siamo noi che dobbiamo salvare l’Italia” (Il Tempo)

Casini lancia il Nuovo Polo: “Ci candidiamo a guidare il Paese” (Ugo Bonasi, QN)

Casini: No a soluzioni giudiziarie, noi l’alternativa (La Repubblica)

Casini rilancia le larghe intese: “Sulle rendite tasse più alte” (Sole24Ore)

Bocchino: “Alle urne a maggio. Berlusconi è fuori, Casini è il mio leader” (L’Unità)

Parola di gran bugiardo (Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica)

Folli: L’Italia sta marcendo datele una visione e vincerete la scommessa (Liberal)

Il premier ora pensa al rimpasto. Posti divisi tra Pdl e Responsabili (Marco Galluzzo, Corriere)

La Lega si fa mediatrice per salvare la propria riforma simbolo (Massimo Franco, Corriere)

Fini, Schifani, Frattini: chi dei tre deve dimettersi? (Federico Orlando, Europa)

E l’Italia si fa l’esame: “Perdiamo credibilità” (Stefano Lepri, La Stampa)

Ecco perché queste primarie hanno fatto flop (Raffaele Cantone, Il Mattino)

Nel silenzio tremontiano avanza il partito procrescita (Il Foglio)

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Quell’Italia diversa che spero per i miei figli

postato il 29 Gennaio 2011

Pubblichiamo un commento-appello di una madre che auspica un’Italia diversa per i propri figli.

Gentile Presidente Casini,

condivido la paura di tanti, non si era mai visto che un governo scendesse in piazza contro la magistratura, la politica nella prima Repubblica tanto disprezzata non è mai stata così: l’attentato a Togliatti invece di dividere il paese l’unì, grazie a un governo responsabile e democratico. Così è sempre è stato per l’italia, forti contrapposizioni tra partiti ma sempre tanto rispetto, la dignità di noi italiani non era mai stata calpestata. Ora mi sento offesa, violata come cittadina, come donna e come madre. Come non mai sto seguendo tutte le vicende del nostro premier, ma non per curiosità, per morbosità o per giudicare, ma solo perchè non riesco a comprendere tali comportamenti perversi. Pur non avendo mai condiviso la sua politica, ho cercato fino all’ultimo in questi giorni di credere nella sua innocenza, quello di cui viene accusato è troppo grave, mi vergogno di vivere in Italia, mi vergogno di fare vedere questo squallido spettacolo ai miei figli. Io che dai miei genitori, e ancora di più dai miei nonni, ho ricevuto una educazione di rispetto verso le istituzioni, verso quella democrazia e unità che è costata sangue e sacrifici ai nostri nonni. Credo fermamente in questo Nuovo Polo, ma vi prego fate qualcosa, anche voi avete dei figli.

Patrizia

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Pier Ferdinando: diamo rappresentanza ai moderati

postato il 28 Gennaio 2011

Il Polo per l’Italia sarà una “forza tranquilla”. E’ questa l’immagine che usa Pier Ferdinando Casini per parlare della nuova creatura politica che vede la luce a Todi. Ed è questa “forza tranquilla” che pervade l’intervento di Casini davanti al conclave terzopolista, un intervento, quello del leader dell’Udc, chiaro, pacato ma che non rinuncia ad alcune stoccate. Casini rileva il fallimento di una fase politica la cui liquidazione, avverte, non può essere affidata ai magistrati; ecco perché rivendica per il nuovo Polo il compito gravoso di chiudere questa stagione politica con il coraggio della verità, con il coraggio di dire in faccia a Berlusconi che “lui non ha più voglia di governare questo Paese”.

E’ un Casini che incalza senza esitazione il Premier sulla questione morale denunciando le cosiddette armi di distrazione di massa, come le accuse a Gianfranco Fini, ma evitando ogni deriva giustizialista che faccia degenerare la questione morale in un banale moralismo. Ma non c’è solo l’attualità politica nell’intervento del leader dell’Unione di Centro, c’è anche abbondante spazio per riprendere gli importanti spunti programmatici forniti dagli interventi mattutini di Adornato, Baldassarri, Lanzillotta e Reina: una politica economica diversa da quella di Tremonti, l’attenzione per il Mezzogiorno e per i giovani, il problema sociale e la tassazione delle rendite finanziarie, la chiarezza sui temi eticamente rilevanti.

Nell’enumerare riforme e provvedimenti necessari per il Paese Pier Ferdinando Casini ha anche, a livello personale, espresso la convinzione che soltanto una grande coalizione potrebbe mettere in atto quelle scelte impopolari doverose che costano tanto in termini elettorali. L’intervento all’assemblea di Todi è stato anche l’occasione per mettere in chiaro, specie con i giornalisti, la presunta questione delle leadership del neonato Polo per l’Italia. Casini, che pure nel pomeriggio ha raccolto parole di riconoscimento da parte di Italo Bocchino, ha precisato con forza che il nuovo Polo non è una fotocopia di ciò che ha fatto Berlusconi, ma che la leadership appartiene unicamente a coloro che intendono combattere per cambiare il Paese. Il Polo per l’Italia, ha continuato Casini, è fatto da forze politiche che hanno sicuramente percorsi diversi ma che hanno in comune una sofferenza politica e un’idea di cambiamento.

La conclusione Casini la riserva a indicare la rotta: se elezioni anticipate ci saranno le responsabilità saranno chiare a tutti, ma il Polo per l’Italia sarà pronto a competere con i propri uomini e i propri programmi. Poi un consiglio ai suoi: “non cadiamo nella trappola delle risse”, e in una sorta di procedimento di inclusione richiama il concetto di “forza tranquilla” per marcare la differenza di stile tra il nuovo Polo per l’Italia e le urla e le minacce di Berlusconi.

Adriano Frinchi

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“Bungen”, o dell’Italia di (serie) B.

postato il 28 Gennaio 2011

Sicuramente, il momento più simpatico (o tragico, forse) della giornata di oggi ce lo ha regalato Rocco Buttiglione, profondo conoscitore ed estimatore della lingua tedesca, che ha aggiornato il coordinamento del Nuovo polo per l’Italia sulla nascita di un nuovo verbo nel vocabolario dei tedeschi: bungen. Indovinate a cosa mai potrà riferirsi. Ma è ovvio, al bunga bunga di berlusconiana memoria! Buttiglione, difatti, ha anche spiegato che “dopo aver passato la vita a cercare di rassicurare i miei amici tedeschi che in fondo gli italiani sono gente seria, adesso ho quasi paura a tornare in Germania per le battute che mi faranno sugli scandali sessuali di Berlusconi”. È straordinario, no? Il Bunga-bunga adesso può addirittura vantare una coniugazione propria; avrà un singolare e un plurale, una prima, seconda e terza persona: ich bunge, wir bungen, sie bungen; e chi più ne ha più ne metta. I tedeschi ci giocheranno su, lanciandosi delle frecciatine tra amici: hai fatto bunga bunga ieri sera?, si chiederanno reciprocamente con il sorriso sulle labbra.

Gli Stati vicini, l’Europa, il Mondo intero ridono di noi. Ridono fragorosamente, con un ironia sprezzante e crudele, mista a una diffusa incomprensione (“ma come faranno mai questi Italiani a sopportarlo?”, si staranno chiedendo) e – ne sono sicuro – anche a un moto di pietà e compassione (“poveri loro, non poteva capitargli di peggio”). Beati loro che se la ridono. Perché noi invece, del berlusconismo, paghiamo e pagheremo le conseguenze, ne piangiamo e piangeremo. Il fatto che il Bunga bunga sia diventato un verbo, è l’espressione più chiara ed evidente della palude in cui siamo precipitati: qui non si fanno e non si vogliono fare facili moralismi. Qui si parla sulla base di inoppugnabili dati di fatto: mentre nei nostri Talk show i politici di Destra e di Sinistra ripetono come grammofoni impazziti lo stesso, stanco e stantio copione, il nostro livello di credibilità estera è crollato, sprofondato.

Bungen e il Bunga bunga sono il peggio che potesse capitarci. Il compito del Nuovo Polo per l’Italia, già ben espresso da Urso e Casini nei loro discorsi di oggi, è chiaro: dobbiamo tornare a insegnare (sì, proprio insegnare) ai cittadini il rispetto dell’etica privata, fornendo dei sani modelli comportamentali. Per ribadire – a chiare lettere – che con quest’Italia di (serie) B. noi non abbiamo nulla a che fare. E che al Bungen ci pensi chi non ha voglia e capacità di governare l’Italia.

Giuseppe Portonera

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Non siano i pm a liquidare questa fase politica

postato il 28 Gennaio 2011

L’intervento all’assemblea di Todi

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Non possiamo accettare l’idea che la soluzione alla crisi politica in atto possa essere lasciata in mano alle vicende giudiziarie. Guai a pensare di affidare ai giudici la liquidazione di una fase politica che e’ fallita, sarebbe una sconfitta enorme per la politica e la certificazione dell’alterazione delle regole della democrazia. Il nostro compito sta proprio nella responsabilità che ci è affidata di chiudere una fase della nostra storia perché è fallita politicamente.

Pier Ferdinando

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