postato il 31 Luglio 2011 | in "Politica"

«Ci vuole un armistizio, governo di unità nazionale»

Pubblichiamo da ‘Il Corriere della Sera’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini

di Roberto Zuccolini
ROMA — «Se c’è bisogno non andiamo in vacanza. E comunque siamo pronti: una chiamata e torniamo a Roma. Ma si faccia qualcosa subito, prima che sia troppo tardi».
Non urla Pier Ferdinando Casini. Anzi, rimprovera l’ldv che chiede di votare l’ennesima sfiducia a Silvio Berlusconi: «È infantile». Ma il suo è comunque un grido di allarme di fronte a quello che chiama l’«immobilismo» del governo di fronte alla crisi, la sua «inerzia» di fronte all’appello delle forze sociali: «Le convochi nelle prossime ore: che aspetta?». Ci vuole, per il leader dell’udc, «un armistizio» fra tutte le forze politiche, che porti ad un «governo di unità nazionale» che non sia guidato da Silvio Berlusconi, ma «senza penalizzarlo».

Qual è la cosa più importante da fare dì fronte alla crisi che sta attaccando l’Italia?
«Prenderne coscienza sul seno il più presto possibile: stiamo vivendo un momento drammatico per il Paese. Lo dico alla maggioranza, ma anche all’opposizione».

L’Udc, insieme a tutta l’opposizione, ha favorito l’approvazione della manovra economica in tempi record.
«Sì, ma non è bastato a risollevare l’Italia, anche perché il provvedimento è stato spalmato soprattutto sul 2013 e il 2014. E non mi dicano che siamo sotto l’attacco della speculazione internazionale che colpisce l’Europa. La verità è che purtroppo c’è sfiducia nei confronti del nostro Paese per l’assenza di misure serie e di segnali politici adeguati».

Come si spiega il fatto che la Spagna, pur avendo un’economia più fragile della nostra, sta reagendo meglio? Non sarà perché ad un certo punto si è accorta che doveva prendere provvedimenti economici seri e ha indetto elezioni. Dovrebbe fare altrettanto Berlusconi?
«Cominciamo col dire che nel rapporto tra l’opposizione e Berlusconi sbagliamo sia noi che lui. Noi non possiamo continuare a chiedere come una cantilena le dimissioni e loro rispondere, in modo altrettanto monotono, che hanno la maggioranza per governare. E intanto il Paese va a rotoli».

L’Idv ha annunciato una nuova mozione di sfiducia.
«Lo so. Ovviamente la voteremo, ma non siamo all’asilo infantile: non è così che si sblocca la situazione».

Il Pd chiede invece che Berlusconi venga in Parlamento prima della pausa estiva per riferire sulla crisi.
«È giusto. Ma chiedo di più. C’è stato un documento delle parti sociali, che parla di discontinuità e di crescita. Trovo assurdo che non ci sia stata una pronta risposta: il governo deve convocare subito un tavolo. Questo è il minimo che dovrebbe fare oppure vogliamo continuare a parlare dei ministeri a Monza?».

E poi?
«Il presidente del Consiglio dovrebbe prendere coscienza della caduta verticale di consenso del governo e scegliere una delle due opzioni possibili: andare dritto alle elezioni oppure dare il via libera ad un esecutivo di unità nazionale composto dal centrodestra insieme alle forze responsabili dell’opposizione».

Con quale guida?
«La scelta, come è noto, è del capo dello Stato. Certo, non potrà essere l’attuale presidente del Consiglio a guidarlo, ma attenzione: gli ottimi nomi dei “tecnici” che circolano non possono espropriare la politica. Sono i partiti che devono assumere la consapevolezza di guidare una fase nuova e naturalmente ogni logica punitiva nei confronti di Berlusconi può solo ritardare l’avvio di questo processo».

In altre parole, il Pdl dovrebbe giocare un ruolo importante.
«Certamente, si tratta del partito che ha incassato più voti alle ultime politiche. La parte più responsabile della maggioranza deve fermarsi a pensare. Alfano rifletta: il suo nuovo partito, appena nato, rischia di pagare un prezzo altissimo, se resta arroccato e non coglie l’opportunità di voltare pagina. Ma anche l’opposizione deve fare la sua parte: oggi bisogna uscire fuori dalla logica di chi ha sempre paura di perdere voti e resta con gli occhi puntati sulle elezioni. Occorre un armistizio fra tutti i partiti, che apra la strada ad un governo di unità nazionale: sarebbe figlio di una volontà politica, anzi sarebbe il riscatto della politica. Berlusconi non vuole accettare questa proposta? Allora almeno governi, pensi alla crisi e la smetta di perdere tempo sulla strada di riforme senza speranza e senza futuro come quella sul processo lungo o breve che sia».

La questione morale ora sta toccando anche il Pd.
«È un tema che riguarda tutti. Mi auguro che l’esempio del Quirinale di tagliare i costi venga seguito dal Parlamento in tempi brevi. Mentre sul finanziamento dei partiti non si può essere demagogia: basta guardare ciò che fanno in Germania, il vero scandalo è l’arricchimento personale. Con tutto il rispetto occorre distinguere tra chi finanzia il partito e chi ha il problema di girare su auto di lusso».

E il conflitto fra Tremonti e la Guardia di finanza che agita il governo?
«Quella è un’altra storia. Non credo che Tremonti abbia rubato un centesimo approfittando della politica. Ma che abbia compiuto errori, soprattutto nella scelta dei suoi collaboratori, è talmente evidente che se lo dice da solo. E poi ha gestito male la vicenda, come è possibile dire che non si sente sicuro? Da chi si sente spiato, dal presidente del Consiglio? Per quanto riguarda la Finanza invece la proposta è semplice: per chiudere la stagione dei veleni è indispensabile tornare ad una designazione esterna, forse non definitivamente, ma oggi è utile».

7 Commenti

Commenti

  1. Mi aspetto Napolitano che finora ha fatto di tutto e di più per tenere in piedi il Governo, è ora che cambi registro.
    Poi il Corsera e La Stampa è ora che prendano posizione perchè sennò si rischia di brutto.
    Per il governo di unità nazionale, meglio non tecnico in senso stretto, ci vorrebbe un capo politico (meglio sarebbe Lei, ma non è possibile, quindi un Maroni) ma con prevalenza di tecnici.


  2. Gentile Presidente,

    l’art. 88 della Costituzione consente al Presidente della Repubblica, sentiti i loro Presidenti, di sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

    La (per ora) mancata risposta da parte del Governo all’appello firmato dalle parti sociali, dal mondo imprenditoriale e delle associazioni bancarie è l’ennesima riprova di una totale assenza di sensibilità verso l’Italia e le sue esigenze che non può essere ulteriormente tollerata. Come ha sostenuto Paul Krugman sulle colonne del Sole 24 ore, non si ha nemmeno più astio verso queste persone, perchè sarebbe come criticare i lupi per il fatto che sono carnivori.

    L’art. 88 della Costituzione dà facoltà al Presidente della Repubblica di intervenire: occorre, a mio modo di vedere, fare democraticamente una pressione “istituzionale” sulla Presidenza da parte di tutte le forze parlamentari per un governo di “salvezza nazionale” e poi andare a elezioni politiche.

    Con i miei migliori saluti.

    Bassano in teverina (VITERBO)


  3. Esatto, questo Governo deve gettare la spugna perché non vede, e quindi non fa nulla, contro la crisi.
    Napolitano può far qualcosa? potrebbe pure, ma la maggioranza conferma i numeri in aula (in realtà ha solo quelli). L’intervento di Napolitano creerebbe senza dubbio un precedente.


  4. Tra un attimo sapremo quanto e come sono responsabili la destra e la sinistra americana.
    Potremmo trarne delle conclusioni,eppoi vedere cosa fanno di copiabile.


  5. Buongiorno, presidente

    Lo so che la nostra repubblica parlamentare dà ai partiti la delega del governo di tutta la nazione. Lo so che la coalizione vincente dovrebbe sentire l’obbligo di governare in favore di tutti i cittadini, sia i propri elettori sia quelli che non hanno votato per la stessa (così non sta avvenendo: il caso Napoli è sotto gli occhi di tutti. Una città “punita” perchè ha votato per qualcuno che a questo governo non piace… perchè in sintesi è questa la situazione). Lo so che le “parti sociali”, confindustria, confcommercio, confartigianato, sindacati e quant’altro, “sembrano” interessarsi della questione, ognuno dal proprio punto di vista, per cui difficilmente arriveranno ad un accordo tra di loro, figuriamoci poi con questo tipo di governo.
    Ma quello che noto in tutti voi, partiti, governo, parti sociali, ecc. è la voglia assoluta di non guardarvi intorno. Non vi accorgete che la società civille sta da tutt’altra parte: il mondo dei precari, del SNOQ, del popolo viola, ecc. ormai vi citano solo per criticare le vostre “solite” parole. Badi bene che non sto parlando nè di lei nè del partito che rappresenta, bensì di tutti voi, di tutti i partiti, di tutte le varie conf., di tutti i sindacati. Non vi accorgete del mondo che vi circonda, non vi accorgete della totale sfiducia che sta “maturando” contro tutti voi. Siete stati, siete, e continuate ad essere solamente autoreferenziali.
    Fino a quando continuerete così, non si andrà da nessuna parte! E non vi fidate dei sondaggi che vi fanno ora crescere e domani calare di uno o mezzo punto…. gli Italiani abitano altrove.
    Con simpatia, una citoyenne


  6. @Citoyenne sono contento del tuo commento, mi dà la possibilità di dire alcune cose che mi stanno a cuore.
    Vedi, anche io credo che spesso gli italiani siano “da un’altra parte” rispetto alla politica ed alle sigle delle parti sociali. Non credo però che siano in organizzazioni che si sono autoelette controrappresentanti degli italiani indistinti, come soprattutto il Popolo Viola. Vedi, quando questi parla a nome degli italiani io non gli credo.
    Credo invece in una voglia di cambiare rotta, di voltare pagina, di vedere una via di uscita.
    Non si supera questo periodo con contro-organizzazioni, è riduttivo ed io non ci credo.


  7. Carissimo Gianluca,
    Io credo che gli “Italiani Indistinti”, quelli che fanno “massa” quando non pensano e si lasciano trascinare da facili ovazioni ora per l’uno ora per l’altro, quelli che fanno “popolo pensante” quando cominciano a guardare ormai con diffidenza qualsiasi “discorso politico” declamato da politici, dovrebbero cominciare a serrare le fila, contattarsi tra di loro, vedere quali sono i punti di incontro, stabilire le priorità degli Italiani veri, quelli che si incontrano per strada, sugli autobus, e cominciare a confrontarsi attraverso il web (è chiaro che i partiti preconfezionati non darebbero loro il minimo spazio avendo stabilito che solo loro sono in grado di interpretare i “desiderata” degli Italiani).
    Attraverso il web, non certo per merito dei partiti dell’arco costituzionale, gli Italiani sono stati chiamati a rispondere ai quesiti referendari, facendo vedere che un “popolo pensante” c’è, esiste ed è stanco di sopportare le diatribe dei cosiddetti leaders dei partiti.
    Vedi, Gianluca, io non sono più giovane, non ho velleità partitiche, ma credo che quelle generazioni che i partiti stanno tenendo in stallo perenne, meritino qualcosa di più delle parole dal pulpito solo per racimolare voti e auguro loro di darsi una scrollata.
    Con tanta simpatia, una citoyenne




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