postato il 4 Ottobre 2013 | in "Politica"

II centrodestra ora guardi all’Europa, per Silvio non c’è un futuro politico

La Dc non tornerà, andiamo verso un bipolarismo di socialdemocratici e popolari

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘Repubblica” di Annalisa Cuzzocrea

La Dc è il passato, e non ritorna. Alfano? Sempre detto che aveva il quid. Renzi? Dovrà dimostrare che ha la stoffa. Quanto a Berlusconi, un futuro politico in senso tradizionale non ce l’ha, ma può ancora influenzare l’opinione pubblica.
Senatore Casini, ha vinto lei?
«Ma no, ha vinto l’Italia. La serietà che consisteva nell’impegno di sostenere il governo. Io penso solo di aver avuto un merito storico: denunciare la deriva del predellino, che è esattamente la causa di quel che è venuto dopo. Un partito che nasce sul predellino è un partito populista, gli insulti degli ultimi giorni ai ministri Pdl sono la dimostrazione che quella forza politica non poteva essere l’incarnazione del popolarismo».

E così, dopo anni di tentativi, ecco il grande centro.
«Il centro non è una maledizione, ma il riconoscimento delle ragioni degli uni e degli altri. Nessuna democrazia dell’alternanza può basarsi sulla demonizzazione degli avversari, anche in riferimento a Silvio Berlusconi. Bisogna invece che si basi su un minimo comun denominatore di valori condivisi».

Il centro non sarà una maledizione, ma in queste ore qualcuno lo dipinge come un’incombente balena bianca.
«La Dc è stata un grande fatto storico, oggi però non esiste più il contesto – neanche internazionale – per ricrearla. C’è invece – in tutt’Europa – un bipolarismo fondato su due grandi forze, quella del socialismo democratico e quella del partito popolare. Dopo le elezioni in Austria e Germania queste forze hanno dovuto dar vita a grandi coalizioni. È una cosa normale, e io vorrei scommettere sulla normalità italiana. Vorrei che fossimo un Paese in cui si fa una grande coalizione senza interpretarla come il secondo tempo della campagna elettorale, con tutti che cercano di piantare la loro bandierina.

L’unica speranza di normalità per l’Italia è la grande coalizione?
«Questo vale oggi, poi potrà esserci un’alternanza sana, tra due famiglie politiche che si rispettano a vicenda».

Quanto pensa possa durare ora il governo?
«Letta durerà se da domattina saprà respingere gli ultimatum, sfidando chi li presenta a votargli contro. In questo modo si può assicurare un orizzonte temporale che superi il semestre di presidenza europeo e avvii un processo di riforme. Il punto si dovrà fare a metà legislatura».

Nel Pdl però non si sa ancora come finirà la vicenda dei gruppi autonomi, nel Pd c’è Renzi che potrebbe scalpitare.
«Quel che sta accadendo nel centrodestra è normale, ma da mercoledì non si torna indietro. Quanto a Renzi, avrà la possibilità di far vedere se è uno statista in grado di rinnovare la forza politica di cui fa parte, o un mestatore che vuole solo arrivare a Palazzo Chigi. Deve dimostrare se ha la stoffa del leader. Quel che è successo alza la qualità della sfida che ha davanti».

Berlusconi ha ancora un futuro politico?
«Futuro politico in senso tradizionale, no. Ma l’uomo ha grandi capacità e mezzi per continuare a influenzare l’opinione pubblica. Berlusconi ieri è stato intelligente. Il suo discorso – forse l’ultimo – è stato uno dei migliori. Ma il suo coup de théâtre non è bastato a rimediare ai danni fatti dai suoi fedelissimi. Detto questo, non è giusto e non fa bene a nessuno definire la sua come una storia criminale».

Alfano ha le capacità per guidare il centrodestra?
«Ho sempre ritenuto che avesse il quid, sono contento che l’abbia dimostrato».

Terrà duro?
«Si».

E Monti? L’intento comune di questi giorni vi ha riavvicinati?
«Udc e Scelta Civica hanno fatto la loro parte, ma non sarà loro il futuro. Potranno solo essere il seme di qualcosa di più ampio. Io rispetto Monti, ma su di me si sono riversate contraddizioni tutte interne al suo partito».



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