Tutti i post con tag: bossi

Un governo di larghe intese

postato il 12 Luglio 2010

Nessun veto su Berlusconi presidente

Pubblichiamo dal Corriere della Sera l’intervista a Pier  Ferdinando Casini
di Roberto Zuccolini

Un «governo di responsabilità nazionale». Secondo Pier Ferdinando Casini è l’unico modo per uscire dalla «crisi politica in atto»: un esecutivo aperto a tutti, che sarà guidato da chi sceglierà il Capo dello Stato, ma per il quale «non è possibile avanzare veti» su Silvio Berlusconi, perché «ha vinto lui le elezioni».
È l’appello che lancia il leader dell’Udc dopo le polemiche a non finire seguite alla cena da Vespa, alla quale ha partecipato assieme al Cavaliere. A tavola Casini era seduto tra Gianni Letta e il cardinal Bertone: «Si è trattato di una gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». L’invito gli è arrivato una ventina di giorni prima, giustificato dal cinquantesimo di attività giornalistica del conduttore di Porta a Porta e lui è andato da solo mentre quasi tutti gli altri ospiti erano accompagnati dalle rispettive consorti. Per il resto «ottime pietanze», clima disteso, Berlusconi che parlava, «come sempre del più e del meno». E il segretario Vaticano «messo ingiustamente in mezzo: di politica italiana non ha detto niente, ha parlato dei rapporti con la Chiesa Russa e dei progressi diplomatici con il Vietnam». [Continua a leggere]

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Quello che serve è una svolta politica vera

postato il 11 Luglio 2010

Mi dicono che Tremonti e Bossi in queste ore stiano un po’ agitandosi, ma li voglio rassicurare, stiano tranquilli e sereni perché non serve aggiungere un posto a tavola in cose vecchie che hanno dimostrato di non funzionare.
Serve una svolta politica vera in questo Paese e solo a questo noi siamo interessati.

Pier Ferdinando

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La necessità di un colpo d’ala, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia

postato il 28 Giugno 2010

Corriere della Seradi Ernesto Galli della Loggia

Parlare di crisi finale di ‘ Berlusconi e del berlusconismo è senz’altro azzardato. Niente lascia credere, infatti, che se tra sei mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria. In un modo quale che sia, ricorrendo alle offerte elettorali più irreali, radunando le forze più diverse, gli uomini (e le donne) più improbabili, ma chi può dire che non ci riuscirebbe?
Se però il futuro appare incerto, il presente invece non lo è per nulla.
Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco. Inauguratesi con l’operazione «Napoli pulita» esso si trova oggi davanti ad un’altra capitale del Mezzogiorno, Palermo, coperta di rifiuti, ridotta ad un cumulo d’immondizia, mentre l’uomo del miracolo precedente e dell’emergenza terremoto, Bertolaso, è assediato dalle inchieste giudiziarie, n simbolo di un fallimento non potrebbe essere più evidente. Ma c’è ben altro.
C’è l’elenco lunghissimo delle promesse non mantenute: elenco che la difficile situazione economica e i grandi successi nella lotta al crimine organizzato non sono certo in grado di compensare. C’è la riforma della giustizia con la separazione delle carriere dei magistrati ancora di là da venire; ci sono le liberalizzazioni (a cominciare da quella degli ordini professionali) di cui non si è vista traccia; c’è il piano casa e delle grandi infrastrutture pubbliche a tutt’oggi sulla carta; la costruzione dei termovalorizzatori, idem.
La promessa semplificazione delle norme e delle procedure amministrative è rimasta in gran parte una promessa; la riforma universitaria ha ancora davanti a sé un iter parlamentare lunghissimo e quanto mai incerto; delle norme sulle intercettazioni meglio non dire; e infine pesa sull’Italia come prima, come sempre, la vergogna -della pressione e insieme dell’evasione fiscali più alte del continente.
Una tale inadempienza programmatica è il risultato in buona parte dell’incapacità di leadership da parte del premier. Nel merito dei problemi che non lo riguardano in prima persona Berlusconi, infatti, continua troppo spesso ad apparire incerto, assente, più incline ai colpi di teatro, alle dichiarazioni mirabolanti ma senza seguito, che ad una fattiva operosità d’uomo di governo. In questa situazione lo stesso controllo che egli dovrebbe esercitare sul proprio schieramento è diventato sempre più aleatorio. Benché con modi e scopi diversi Fini, Bossi e Tremonti dimostrano, infatti, di avere ormai guadagnato su di lui una fortissima capacità di condizionamento. Riguardo le cose da fare ne risulta la paralisi o il marasma più contraddittorio.
Anziché governare le decisioni, il presidente del Consiglio sembra galleggiare sul mare senza fine delle diatribe interne al suo schieramento. E nel frattempo dalla cerchia dei fedelissimi, dove pure qualche intelligenza e qualche personalità autonoma esiste, continua a non venire mai alcun discorso d’ordine generale, continua a non venire mai nulla che abbia il tono alto e forte della politica vera, n silenzio del Pdl che non si riconosce in Fini è impressionante. Ad occupare il proscenio rimangono così, oltre l’eterno conflitto d’interessi del premier, solo i ministri ridicoli (Scajola) o impresentabili (Brancher), il giro degli avidi vegliardi delle Authority, le inutili intolleranze verso gli avversari. Dov’è finita la rivoluzione liberale di cui il Paese ha bisogno?

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L’epopea delle “quote latte” e le soluzioni della Lega di Bossi

postato il 26 Giugno 2010

quote-latte-vacca-cucina

di Maurizio Isma

La storia delle quote latte inizia ben 23 anni fa, nel 1987, anche se la normativa europea risale al 1984, quando arriva a casa di tutti gli agricoltori una lettera in cui si  dice che la produzione di latte a livello europeo è stata contingentata e che d’ora in avanti il producibile è equivalente al prodotto dal 1 aprile ‘86 al 31 marzo ‘87. I produttori più diligenti si sono subito adeguati alle nuove normative, ma nel  1989 arriva un’altra lettera in cui si afferma che solo pochi produttori hanno rispettato le regole, vengono perciò create due fasce, la prima quota A per chi ha sempre rispettato la produzione continuerà in tale mentre chi in quei due anni ha prodotto più del dovuto venne sommata un’ulteriore quota B che sommata alla A darà il producibile per anno.

Semplificando è  come dire abbiamo piazzato il limite dei 50 all’ora, abbiamo messo l’autovelox, quelli che abbiamo beccato a 100 all’ora gli daremo d’ora in avanti un permesso per andare a 100, mentre chi ha sempre rispettato il limiti dovrà continuare a rispettarli.

Gli anni passano i politici in caccia di voti (anni in cui le elezioni hanno periodicità annuale) dicono ai produttori di fregarsene dei limiti imposti che anche se dovessero arrivare le multe le avrebbe pagate lo Stato all’Unione Europea. Passano gli anni, alcuni allevatori sentendosi dire che le multe non le avrebbero pagate vendono proprie quote a chi ne usufruisce e vuole rispettare le regole e con i soldi ricavati comprano vacche ed aumentano la produzione.

Riassumendo da una parte c’è chi si indebita per comprar quote e rimanere all’interno dei paramentri dettati dallUE e dall’altra chi fa soldi o si espande a dismisura in barba alle direttive comunitarie.

mungituraQui arriva finalmente l’ Europa, stufa di farsi prendere in giro dall’Italia mette dei paletti e tuona che è ora di finirla, le quote non le paga lo Stato ma i singoli produttori. Con vari escamotage, per esempio, sfruttando il fatto che è il primo acquirente il sostituto d’imposta, cioè colui che lo Stato ha individuato come soggetto che deve riscuotere le multe, si fanno società temporanee che durano 6 mesi intestate a nullatenenti. Queste fanno da intermediarie ed acquistano il latte dagli allevatori fuori quota per rivenderlo a latterie o privati che, essendo secondi acquirenti, non sono tenuti a fare da sostituti d’imposta, oppure con ricorsi al TAR per cavilli,  tipo notifiche sbagliate etc., il termine per il pagamento delle sanzioni è sempre stato procrastinato.

Certo, con quello che si legge sui giornali, molti sono convinti in Italia  che con un buon avvocato e la compiacenza della politica i processi non si fanno mai.

Arriviamo ai giorni nostri, in cui un ex Ministro dell’agricoltura, “mister tolleranza zero”, trova cavilli per spostare ancora in là il momento in cui  questi, che finora si son fatti beffa delle regole, pagheranno il dovuto. Ironia della sorte in tutti questi anni la politica della CE è cambiata e col 2013 il regime contingentato finirà e già ora le quote pagate, una fortuna dai produttori diligenti che hanno seguito le regole, non valgono più niente.

Un punto inoltre da capire è che le “multe” sono tecnicamente un prelievo supplementare tendente a disincentivare la produzione fuori quota, quindi il produttore fuori quota non infrange la legge con l’eccessiva produzione ma solamente nel momento che non versa la somma richiesta dall’UE.

Altra conseguenza, meno conosciuta ai consumatori, di cui non si può avere una stima precisa ma molto importante è che le quote latte e la loro cattiva gestione hanno portato ad un mercato parallelo del latte, al di fuori dei controlli sanitari e fiscali, grazie a produttori poco attenti alle regole e ad aziende di trasformazione compiacenti. Questo ha fatto si che quest’ultimi potessero imporre all’agricoltore un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, abbassando così il corrispettivo pagato a tutti i produttori.

trattori-quotelatte-legaLa soluzione che propone la Lega, e che ha tanto sbandierato Bossi al comizio di Pontida rivolgendosi agli allevatori arrivati coi trattori, ovvero di interrompere il pagamento delle multe da parte degli allevatori che hanno sforato la produzione e di indennizzare chi invece ha subito dei costi e dei ridimensionamenti per rispettare le quote in suo possesso, oltre ad essere basato su un calcolo studiato da una Commissione d’inchiesta dell’allora Ministro Zaia, e non dall’Unione Europea, non risolve i problemi nè degli agricoltori che hanno acquistato le quote latte e sono sempre stati ligi ad osservare le regole perchè non c’è un euro per i rimborsi, nè di quelli che se ne sono sempre fregati perchè prima o poi il loro debito con l’Unione Europea dovranno saldarlo, con le conseguenze del caso.

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Manovra: irresponsabile negarne l’urgenza, ma servono tagli più incisivi

postato il 17 Giugno 2010


Il disegno di legge sulle intercettazioni, la manovra economica, il futuro della Fiat di Pomigliano.
Sono solo alcuni dei temi affrontati da Pier Ferdinando Casini ospite di ‘Unomattina’.

Intercettazioni. “Siamo tutti spiati noi, io sicuramente sì, lei non lo so, gli italiani penso un po’ meno. Ma al di la’ di quanto siamo spiati io credo sia giusto tutelare la privacy, sia giusto tutelare il diritto di riservatezza degli italiani”. Pier Ferdinando Casini ricorda la strada indicata dal suo partito, quella di porre un ‘tetto’ alle spese per le intercettazioni per limitarne l’attuale abuso e dice: “Dobbiamo fare una legge che, tutelando il diritto alla riservatezza, non impedisca alle indagini delicate di avvalersi di uno strumento fondamentale come le intercettazioni telefoniche perché servono in modo determinante per sconfiggere criminalità e delinquenza”. [Continua a leggere]

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Il premier è un leader dimezzato. Si vede che è confuso

postato il 26 Marzo 2010

Pier Ferdinando Casini

“Allearsi con Bersani? Deve mollare Di Pietro”

Pubblichiamo da ‘la Stampa’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Carlo Bertini

Passiamo dai giuramenti di Pontida, ai falò di Calderoli e al trasferimento del Senato federale a Torino. E c’è ancora chi pensa che siamo governati da una maggioranza di persone serie. La cosa è stupefacente». Pier Ferdinando Casini sta per trasferirsi da Milano in Piemonte per dare man forte a Mercedes Bresso e fa un sobbalzo quando sente le parole con cui Berlusconi invita a non votare l’Udc anche se alleato con il centrodestra in alcune regioni chiave come Lazio e Campania. «Si vede che non ricorda di avermi implorato di stringere alleanze e che mi considera l’unico suo nemico se mentre sta a Bruxelles si occupa di noi invece che della crisi greca. Mi sembra confuso e disperato e da lunedì sarà un leader dimezzato se a vincere sarà la Lega contro la quale siamo noi l’unico baluardo».

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Paese devastato dalle liti, serve una riconciliazione nazionale

postato il 25 Marzo 2010

Intervista al Messaggero«Dal premier campagna rabbiosa, vuole abolire la par condicio per restare solo in tv. Ma è un segno di debolezza»

Pubblichiamo da ‘Il Messaggero’  l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Claudio Rizza

Pier Ferdinando Casini non ne può più di questa Italia devastata dalle liti, del tutti contro tutti: «Serve una riconciliazione nazionale». Il problema, dice in un’intervista al Messaggero, non è occupare il centro, ma creare un partito che si ponga questo obiettivo. La campagna furiosa di Berlusconi è giudicata un grave errore che «aumenterà l’assenteismo». « Una volta il premier era lieve e simpatico, ora è rabbioso e arrogante». E aggiunge: «Guai ad abbassare il tasso etico di questo Paese». Il leader dell’ Udc vede una similitudine tra il Cavaliere e Sarkozy: troppe promesse non mantenute. E un pericolo grave: che stia cedendo la sovranità a Bossi, che con lui gioca come il gatto col topo. E dopo le elezioni si porrà il problema del rapporto tra i due. Quanto alla polemica sull’intervento del cardinal Bertone, Casini afferma che «i vescovi vanno sempre ascoltati, ma non secondo le convenienze, bensì secondo le convinzioni».

Presidente Casini, la campagna elettorale sta finendo. Per lei com’è stata?
«Brutta. Una campagna dove s’è parlato sempre e solo di questioni che nulla hanno a che vedere con le elezioni regionali. Tutti impegnati a politicizzarla». [Continua a leggere]

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Il premier? Sia più attento ai problemi del Paese, non al telefono

postato il 13 Marzo 2010

Vedo che Bossi, nelle inedite vesti di moderato, invita Berlusconi a stare più attento alle conversazioni telefoniche: non sono d’accordo con Bossi nemmeno stavolta. Non è al telefono che il premier deve stare più attento. Dovrebbe stare più attento ai problemi degli italiani, gli unici che non figurano mai nella sua agenda.

Pier Ferdinando

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Fenomenologia dello Spirito Verde

postato il 10 Marzo 2010

Piazza-del-Monumento-alla-Battaglia

‘Riceviamo e pubblichiamo’ di Jakob Panzeri

Il mio intento è quello di sviluppare un’analisi reale, razionale e oggettiva del fenomenologia leghista ed essere un osservatore ed uno sperimentare attento.

Cercherò di farlo da un punto di vista oggettivo ed imparziale,  a volte anche scomodo e anti-conformista, cercando di analizzare il fenomeno lega nella sua azione individuale e sociale e scomponendone le passioni. Quest’analisi può anche non essere accettata, criticata o rigettata.

E’ solo un analisi che un ragazzo diciottenne, evocando dalla peste di Berlino del 1831 uno dei suoi filosofi preferiti e promettendo di seguirne l’analisi dialettica, cercherà di condurre. Vediamo dunque da cosa si manifesta lo spirito leghista, cioè l’idea in sé: il movimento Lega Nord suole far risalire le sue origine al 1176, quando il condottiero Alberto da Gluxano, per molti un personaggio dai contorni leggendari anche se attestato nel Chronica Mediolanses di Fra Galvano Fiamma, sconfisse l’esercito imperiale di Federico I nella battaglia di Legnano salvando le franchigie e le libertà comunali dall’influsso del Sacro Romano Impero di Germania. Inoltre la Lega suole rifarsi a Carlo Cattaneo, patriota e filosofo italiano che insieme a Roberto Ardigò costituisce il nucleo del positivismo italiano; egli prese parte alle cinque giornate di Milano contro gli austriaci e ideò il primo embrione del concetto di “federalismo”. 

Tuttavia la Lega attuale, pur rifacendosi nei simboli (il carroccio e il guerriero) o nelle tematiche (la devolution) è alquanto differente dall’essere un’organizzazione comunale duecentesca o una corrente filosofia della Belle Epoque. La Lega Nord nasce nel 1989 e curiosamente nasce come confederazioni di movimenti: riunisce infatti la Lega per l’indipendenza della Padania, la Liga Veneta, il Piedmont autonomiste, l’Union Ligure, la lega Emiliana Romagnola e Alleanza Toscana. Di  questa confederazione viene eletta come presidente una donna, Marilena Marin, della Liga Veneta, mentre inizia a farsi notare e riesce a farsi eleggere segretario  il varesino Umberto Bossi.

Se dapprincipio sembra più uno scherzo, i principali partiti si accorgono subito che le leghe stanno prendendo piede e chiedono indipendenza per le loro regioni, tanto che Bettino Craxi , riunendo il partito socialista a Pontida il 3 marzo 1990, offrirà per evitare una maxi secessione del centro-nord una riforma federalista dell’Italia, progetto rifiutato. Due profonde anime si celano nella nascente confederazione che nel 1991 si unirà nella Lega Nord e troverà il suo fondatore e leader in Bossi:  un’anima fortemente popolare, movimentista, azionista e secessionista che troverò il suo apice nella campagne delle camicie verdi e negli scontri di Via Bellerio il 18 settembre 1996, dopo la dichiarazione formale di indipendenza dal suolo patrio e gli scontri con gli agenti di polizia, e un’anima istituzionale e riformista che non pretende lotte e sedizioni ma riforme in ambito di sussidiarietà sociale e assistenza regionale, persone come la nota Irene Pivetti e  il professor Miglio. Due anime che a periodi alterni condizioneranno il partito e lo porteranno a sbocchi diversi.

Oggi l’ipotesi della secessione non è più considerata attuabile: vero, la Padania ha partecipato ed è peraltro campione in carica dei Mondiali delle nazioni non riconosciute e riecheggia nel nome della sua emittente radio la Padania Libera, tuttavia è conscia che questa pretesa è irrealizzabile e nemmeno pensabile. Il programma secessionista subì le prime battute d’arresto nel 1997: la Lega Nord si espresse a favore della modifica del V Titolo della Parte II della Costituzione, incentivando il principio di sussidiarietà e di regionalismo e affermando di accontentarsi di queste riforme, in attesa di tempo migliori per l’attuazione del federalismo. Molti furono i dissensi, in particolare dalle camicie verdi e dagli azionisti più accesi che si sentirono traditi: il più importante, Max Ferrari, direttore di Tele Padania, si staccò dal movimento fondando il Fronte Indipendentista Padano.

Oggi quel giorno è arrivato, la Lega Nord ha attuato la sua riforma federalista, e anche oggi si può notare che le due anime della Lega sono sempre vive : da un lato la lega contro i “terruni”, l’idea“rimbalza il clandestino”, le frasi “i napoletani puzzano”, la lega che distribuisce etichette “Italia fuori dai coglioni!”; dall’altra parte una lega istituzionale e moderata che trova il suo apice in Roberto Maroni, che Roberto Saviano, il celebre autore di “Gomorra”  e “La Bellezza all’Inferno” ha definito “uno dei migliori ministri dell’Interno nella lotta anti-mafia e continuatore della tradizione della destra antimafia in cui Paolo Borsellino si riconosceva”. Secondo me sbagliamo tutte le volte che stigmatizziamo il movimento leghista come rozzo, deprecabile, violento, ignorante, razzista, espressione della feccia e anti-italiano.

Sbagliamo ogni volta che seguiamo queste etichette. Primo, perché non bisognerebbe mai giudicare apponendo etichette, in secondo luogo perché per creare la giusta alternativa occorre prima capire come mai la gente voti Lega e perché. Sapete perché la gente lombarda e veneta vota per la Lega? Perché sono ignoranti, populisti e non vogliono “Roma ladrona?” Assolutamente no. Il lombardo vota la Lega perché vede gli imprenditori squali assumere solo clandestini per pagarli quattro soldi,  sfruttandoli indecorosamente e alimentando il lavoro nero. Il veneto vota la Lega perché considera le parole del centro-destra solo un sacco di belle promesse e depreca il centro-sinistra in quanto non sa fare altro che accusare la destra senza mai proporre nulla! Un vuoto abissale che vive solo di anti! Il Pd al Nord è una realtà pressoché sconosciuta . Il lombardo sente la Lega con il suo linguaggio semplice, anche folkrolico, tradizionale, legato alla pancia e ai problemi materiali e sociali, e la vota! E se qualcuno vuole essere l’alternativa alla Lega deve sviluppare queste tematiche, problemi sentiti al nord che la Lega ha compreso ma per cui  forse offre risposte non adeguate; risposte che vanno cercate e formulate magari dalla futura classe dirigente del Partito della Nazione.

Non stigmatizziamo la Lega, non deprechiamola, consideriamola un partito con tutti i suoi diritti del caso e confrontiamoci passo passo sulle tematiche che essi hanno centrato e che hanno bisogno di nuovo risposte! Sviluppiamo nuove politiche immigratorie, con la consapevolezza che è il multiculturalismo è fallito e questo fenomeno si sta rendendo sempre più manifestando nel nord Europa, che su questo modello ha incentrato tutte le sue politiche, e in Inghilterra, dove non è mai stata possibile un’integrazione e il modello londinese non ha portato altro che ha sviluppare città nelle città, quartieri nei quartieri, il cinese, il pakistano, l’indiano, senza nessun collante e idealismo fra loro! Il politologo di fama internazionale Giovanni Sartori, di orientamento centro-sinistra e teorizzatore e oppositore della destra xenofoba, si è reso comunque conto che il multiculturalismo è un fallimento e lo ha definito un’anarchia di valori e di identità che non può far altro che portare allo scontro e allo scontro reciproco fra le parti! Di questo, il paese dei tulipani è l’esempio più evidente! Da una parte xenofobia e sedizioni, dall’altra parte lo stesso, come si manifestò per le violenze ai disegnatori di alcune vignette e all’omicidio del regista Theo Van Gogh.

Secondo me sbagliamo anche quando definiamo la lega-anticattolica. Si potrà obiettare che essa tiene un comportamento strumentale con la Chiesa, pronta a spezzarlo ogni qual volta gli è utile e a ricomporlo per lo stesso motivo. Ma scusate, così in realtà hanno fatto quasi tutti i politici della storia! Pensiamo a Costantino il Grande, ricordato come grande imperatore e santo! Ebbene, lui che fu autore nel 313 dell’editto omonimo, non si convertì mai al cristianesimo se non in punto di morte; l’aspetto che gli premeva di più era quello di partecipare ai concili ecclesiali e di poter influire con la sua autorità: si tratta di cesaropapismo, l’influenza dello stato sulla Chiesa. Pensiamo a Luigi XIV e ai suoi accordi e scontri con la chiesa gallicana e romana. In tutta la storia dell’umanità sono esistiti ed esistono tre tipi di uomini: molti gli atei e gli agnostici, che non reputano la teologia e le dottrine religiose come veritiere o necessarie all’uomo; i più, la gran maggioranza, che pur professandosi fedele si riduce a vivere la fede della domenica e la vive come un moralismo, come un sentimentalismo o come un rapporto strumentale; infine i pochissimi, coloro che vivono la loro fede integralmente riconoscendo l’incontro con una Persona, un fatto, una radice cristologica presente ancora qua con noi, hic et nunc,-  lui è qui- come nella celebre espressione di Charles Peguy e che si atteggiano nella loro vita a un vero credo e al rispetto del Magistero.

Non mi sentirei dunque di puntare il dito contro la lega per questo, visto che il 70% dei cattolici avrebbe un rapporto non autentico con fede, nonché personaggi come Costantino e Luigi XIV che tanto hanno fatto per l’affermazione del cristianesimo. Io so invece che la Lega, all’indomani del caso Lautsi e della decisione della corte europea di Strasburgo contro i diritti dell’uomo sul Crocifisso, è stata la prima a impuntare i piedi! La prima a protestare e a iniziare una raccolta firma in favore del crocifisso, che anche io ho firmato. Poi sono intervenuti l’Udc e il PdL mentre il Pd, come al solito squassato da litigi interni e diviso fra laicità e laicismo in fin fine non riusciva altro che a dire: “ mah… un po’ di buon senso… può starci”.

La  verità è che ci siamo fatti bagnare il naso, l’unione dei democratici cattolici e di centro avrebbe dovuto proporre per prima questa raccolta firme e battersi per il crocifisso.  Solo così si può costruire un’alternativa che oggi non è percepita dalla gente: stando vicino alla gente, ai loro problemi tanto carnali e materiali ma fondamentali per la vita di un individuo (ricordava Feuerbach, l’uomo è che ciò che mangia) e nel contempo non dimenticando mai i nostri ideali e manifestando a voci alta i diritti non negoziabili e le nostre radici che affiorano dalla Classicità e dal  Cristianesimo! Così nascerà l’alternativa! Non insozzando o irridendo il forklore dell’altro (anche la Lega merita rispetto) , ma cercando di capire perché viene seguito, quali tematiche sviluppa per la gente, ma trovando, e qui sta la differenza, delle risposte migliori.

Al momento questa alternativa non c’è, ma si dovrà costruire, sarà il nostro futuro. E devo dire, faccio i miei migliori auguri ai Giovani Udc del Veneto, di cui ho visto un recente video su youtube davvero commovente e un contributo straordinario: la marcia dei liberi e forti di don Luigi Sturzo, un cammino coraggioso e sulle orme della Verità e della buona politica! Alcuni di loro li conosco bene, in particolare Marco Chinaglia, a cui faccio i miei migliori auguri di essere eletto nella circoscrizione di Rovigo consigliere regionale. Questo è il cammino: i liberi e forti! Giovani moderati che proseguano per questo cammino.

Questi sono il futuro che noi tutti sogniamo. Io personalmente ho in sogno, anzi, più che un sogno un’utopia, so che un’idea risibile e irrealizzabile, ma io ve lo voglio dire lo stesso: io sogno un giorno in cui non per forza una proposta debba essere criticata solo perché viene dall’altro, da un altro partito, da un’altra corrente, da un’altra persona. Un giorno in cui non si vedrà più un nemico nell’avversario politico ma insieme si ragionerà per risolvere i problemi autentici. Sogno una specie di grande pentapartito, come nei tempi che furono, un pentapartito retto da un’anima illuminata del PdL, il mio veltro! “Questi non ciberà terra né peltro,/ma sapïenza, amore e virtute,/e sua nazione sarà tra feltro e feltro.” (Dante, Inferno, I, 102-105)   che si imporrà al PdL nelle future primarie e indicherà una svolta moderata, innovativa e saldamente cattolica il cui centro promotore e principale alleato sarà il futuro grande Partito della Nazione. Ma in questo grande progetto avranno spazio anche gli animi più  moderati di Lega e Pd.

Alla Lega posso solo augurare di abbandonare o mitigare determinate logiche  e l’eccessività del comportamento, creando un gruppo legato e amante del proprio territorio ma rispettoso anche degli altri, di quanti ad esempio abbandonano la loro realtà per venire in Italia a lavorare regolarmente. Al Pd posso solo augurare di riuscire a proporre qualcosa e di non vivere solo in una logica di antinomie che ha prodotto il suo crollo in tutto il Nord  e che ha portato all’abbandono dei cattolici. Moderazione, virtù, giustizia allora regneranno e all’apposizione starà soltanto chi non accetterà la moderazione e un cammino comune per l’Italia: tutti gli estremisti: siano essi rossi, neri, viola o verdi. So che questo mio progetto è utopico, e che probabilmente il mio Arrigo VII di Lussemburgo non troverà i giusti consensi, che i guelfi e i ghibellini continueranno a scannarsi fra loro in lotte fratricide come la battaglia della Lastra e so,  come il sogno politico di Dante, anche il mio si infrangerà nelle schegge dell’antinomia, della lotta, della diversità. Ma su, giovanile partito della nazione, muovi i primi passi e levati in volo!

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Pier Ferdinando Casini interviene a ‘Il fatto del giorno’

postato il 19 Gennaio 2010


Ospite de ‘Il Fatto del giorno’, la trasmissione di approfondimento politico di Rai2.

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