postato il 16 Agosto 2011 | in "Cultura, In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo"

Forse di cultura non si vive, ma senza si è già morti

“Qualcuno spieghi al governo che l’Accademia della Crusca non è una scuola professionale per mugnai” .

Questi e altri sono i messaggi di sdegno, a volte sarcastici, sono rimbalzati in questi giorni su twitter. Si, perché in una placida serata agostana di falò sulle spiagge, accordi di chitarre e barbecue si è levata anche piano piano la voce di malessere di un’importante accademia italiana. Non un’istituzione qualunque, ma il baluardo della lingua italiana nel mondo. Tutto a causa di un paragrafo della recente manovra finanziaria che ordina, senza alcuna discriminazione, la chiusura di tutti gli enti e le fondazioni culturali con meno di 70 dipendenti. Una manovra scritta dallo stesso ministro che nell’ottobre 2010, in vista dei pesanti tagli alla cultura, aveva pontificato :” Di cultura non si vive. Adesso vado alla buvette a farmi un bel panino alla cultura e inizio dalla Divina Commedia”. Parole saccenti e arroganti non degne di rivolgersi alla cultura italiana.

L’Accademia della Crusca nasce a Firenze 428 anni fa, nel 1583, grazie ad alcuni rinomati filologi dell’epoca che chiedevano maggiore indipendenza dall’Accademia Fiorentina del potente Cosimo de’ Medici. Fu Lionello Salviati a darle il nome scegliendo la simbologia della farina con l’intento di studiare e separare il fior di farina (la buona lingua) dalla volgare crusca. Furono loro a stampare nel 1612 il primo vocabolario della lingua italiana, un’inestimabile testimonianza della lingua fiorentina trecentesca e un modello lessicografico considerato e stimato da tutte le altre accademie europee. Ma questa storia illustre non basta a salvarla dalle fauci affamate del “pecunia non olet”, i soldi non puzzano, anzi profumano in periodo di crisi.

E’ vero, ministro Tremonti, le do pienamente ragione, di cultura non si vive. E lo dimostrano ampiamente tutti i giovani cervelli in fuga all’estero che non trovano né considerazione del loro merito né gli strumenti necessari per portare avanti le loro ricerche in Italia. Di cultura non si vive. Lo dimostra la stazione Anton Dohrn di Napoli, il più grande centro di ricerca europea di biologia marina. Ma lei probabilmente ribatterà con aria sussiegosa che non ci importa di pesci e molluschi quando dobbiamo salvare i conti dell’Italia. Le ultime ricerche del centro Dorhn riguardano una molecola organica, un isomero del decadienale prodotto da alcune alghe unicellulari, le diatomee, che potrebbe rivelarsi un’arma potenziale contro la cura dei tumori perché in grado di distruggere le cellule proliferanti e non differenziate, come appunto quelle tumorali. Ringraziamo il presidente della Repubblica Napolitano che l’ha supplicata l’anno scorso di togliere la stazione Anton Dohrn dai tagli alla cultura. E’ vero, ministro Tremonti, di cultura non si vive. Lo dimostrano i ricercatori della Fondazione Ebri di Rita Levi Montalcini, uno dei più prestigiosi centri di ricerca neurologica mondiale che ogni hanno rischia la chiusura per la mancanza di fondi e sostegno, miracolosamente salvato quest’anno da un miliardario cinese e dalla passione di tanti giovani che continuano nelle loro ricerche e nel loro lavoro nonostante per mesi e mesi non recepiscono lo stipendio. Pensi che addirittura c’è un dottore, il Dr. Campanella, che ha abbandonato l’University College di Londra e un prestigioso stipendio per venire a gestire la fondazione Ebri. Ma forse per i suoi criteri di giudizio essi sono solo dei sognatori o mal che vada degli imbecilli testardi che si ostinano sulla loro strada. E’ probabile. Guardi Ministro Tremonti, non c’è l’ho con lei a cui tra l’altro le mie righe non giungeranno mai e che sicuramente non la farebbero una piega, penso che già il marchese di Sade, in viaggio in Italia nel 1775 si metteva le mani nei capelli e imprecava contro il popolo italiano custode di un patrimonio culturale immenso ma incapace di amare e preservare; eppure me lo immagino con il sussiego che la contraddistingue ribattere al mio scritto con:” credo sia logico e preferibile avere un tetto sulle spalle da analfabeti che acculturati sotto i ponti”.

E’ vero, ministro Tremonti, di cultura non si vive. Ma senza si è già morti.

Leggo proprio ora che ho finito di scrivere l’articolo che il ministro Galan ha alzato la voce e l’Accademia della Crusca non chiuderà. E’ una buona cosa, ma il succo del discorso non cambia.

Riceviamo e pubblichiamo Jakob Panzeri

 

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Elisabetta Pontrelli
11 anni fa

Bravo Jakob! E infatti non sarà un caso se molti Italiani, troppi, ” nel mezzo del cammin di loro vita” si sono ritrovati in una palude puzzolente….speriamo di non smarrire la Diritta Via, forse siamo ancora in tempo!



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