postato il 25 Ottobre 2010 | in "Economia, Giovani, Lavoro e imprese"

Fiat: Marchionne ha ragione e non va demonizzato

Marchionne non va demonizzato, anche se la Fiat ha ricevuto ingenti contributi dallo Stato, ha cento ragioni, come quando parla di perdita della competitività in Italia o degli stranieri che non investono nel nostro Paese o della grande angoscia in cui versano i giovani costretti ad andare all’estero.
Dice cose sacrosante, non riesco a dargli torto. Bisogna guardare in faccia la realtà, non illudersi che sia diversa. Altrimenti l’alternativa per i lavoratori italiani e’ che si tiri giù la saracinesca delle aziende targate Fiat in Italia e si vada in Serbia.

Pier Ferdinando

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gaspare
gaspare
13 anni fa

quoto in pieno… per quanto riguarda gli aiuti: chiunque vada a guardare i bilanci e i dati degli ultimi 30 anni, si accorge ceh se mai aiuti ci sono stati, questi sono stati pienamente ripagati.
Se volete vedere i dati, potete leggerli qui: https://www.pierferdinandocasini.it/2010/02/06/fiat-storia-di-un%E2%80%99azienda-italiana/

Michele Trabacchino
Michele Trabacchino
13 anni fa

Ma cosa stiamo dicendo?? Oramai, dopo 30 anni, possiamo dire che la Fiat è di tutti gli italiani e che l’abbiamo pagato noi, e anche profumatamente! Che se ne vada in Serbia Marchionne e lasci agli italiani la loro azienda, la loro Fiat!

citoyenne
citoyenne
13 anni fa

Buongiorno (ma, purtroppo, piove, governo ladro!)

Io non capisco determinate sue politiche, gentile presidente, perchè non capisco nulla di economia e finanza e so fare solo “discursi ‘a fimminina”.
1) Parlando delle sue politiche: lei non fa altro, nei suoi comizi, che incentivare “moralmente” le famiglie a mettere al mondo figli. E’ vero? Dice che lo Stato dovrebbe dare aiuti alle famiglie numerose, ma non precisa mai da dove lo stato dovrebbe reperire tali risorse (lo sa pure un’imbecille come me che questo governo finanzia molto il malaffare delle cricche, penalizzando gli onesti. Ma tant’è, come lei stesso dice, è stato votato e ha il diritto di governare come crede?!).
Considerato che il lavoro subalterno, quando si trova, è più simile ad una nuova e più sado/raffinata forma di schiavitù, non sarebbe più “cristiano/cattolico” disincentivare la procreazione? Oppure lei, come tutti quelli che hanno capacità economiche non risibili, teme di restare senza “schiavi bianchi” nell’immediato futuro?
Questo ci porta al punto successivo: le “ragioni” di Marchionne:
2) “alla fine del 1922 entra in piena attività il nuovo stabilimento del Lingotto. Per intendere le caratteristiche del lavoro operaio nella nuova fabbrica bastano le parole di un servizio pubblicato nel maggio 1923 da “la Stampa” di Torino (già allora di proprietà di Agnelli): “l’operaio è una specie di cellula assegnata a un dato posto. Molte volte non ha più di uno o due metri quadrati di spazio per muoversi. Non ha bisogno di muoversi, non deve. Ogni movimento suo inutile rappresenterebbe una perdita o distruzione di energia.”
Queste parole virgolettate le ho copiate dalla storia della FIAT e sono debitamente datate. Mi pare però che si addicano moltissimo alla politica di Marchionne… nulla è cambiato dal lontano 1922! L’operaio/schiavo deve solo obbedire, non muovere nemmeno la testa (figurarsi poi farla funzionare!) perchè rappresenta uno spreco di energia?! E’ questo che si vuole? E’ questo quello che lei avalla?
Chiaramente la FIAT è solo un modello dei tempi, perchè quando ci spostiamo anche di poco, troviamo come tutte le altre fabbriche (specialmente quelle grandi) aspirino ad un modello di questo genere; come già stanno facendo all’estero: Polonia, Serbia, Cina, USA.
Sono queste le aspirazioni a cui deve tendere l’uomo comune del terzo millennio?

FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!

Una citoyenne

gaspare
gaspare
13 anni fa

michele, ma di cosa parli??? aiuti la fiat non ne ha avuti, e quelli che ha avuto, sono stati poi ripagati.
in bilancio non troverai una sola voce di aiuto statale alla fiat, come invece accade per le aziende straniere che hanno avuto soldi dai rispettivi governi.
e qua ti parlo citandoti dei dati…. vai nel link che ho postato precedentemente, troverai tutti idati

gaspare
gaspare
13 anni fa

citoyenne, la citazione del 1922 è ormai storicamente datata… all’epoca nasceva in italia (con circa due decenni di ritardo rispetto al resto del mondo), la catena di montaggio, importata dagli USA, dove il modello imperante era il fordismo (da Henry Ford) che aveva standardizzato il lavoro.
Oggi quel modello è superato.
QUel che ora si vuole è un operaio pensante, ma che deve avere anche una elevata produttività.
L’elevata produttività la ottieni se da un lato eviti magari di perdere tempo o gesti inutili ed impari ad economizzare le energie.
Massimo risultato, minimo sforzo.

E allora l’operaio pensante da me detto??? L’operaio, come ogni lavoratore, consoce bene la sua realtà e capita che può avere l’idea per migliroare ulteriormente il prorpio lavoro.
Queste forme di innovazione sono incoraggiate.

citoyenne
citoyenne
13 anni fa

Buongiorno

Per Gaspare

Gentilissimo signore, ho capito che nel 22 si parlava di catena di montaggio e che oggi si parla di altro… ma quello che io volevo mettere “sotto accusa” è la politica sul lavoro dell’operaio di allora con quella che sta ri-emergendo ora!
OPERAIO = SCHIAVO

Ma poi io non me la prenderei con Marchionne… Marchionne è solo un AD ed è stato chiamato, proprio per la sua visione sul mondo industriale.
Da chi è stato chiamato? Lei mi risponderà, suppongo, dal Consiglio di Amministrazione, il cui maggiore azionista è…. chi?
Se accuso “il killer”, dopo mi chiedo chi è “il mandante”!
Con simpatia, una citoyenne

gaspare
gaspare
13 anni fa

citoyenne, tu dici che si sta tornando alla visione “operaio=schiavo”.
Io non la vedo così.
Il punto è che ormai siamo in una competizione globale, dove il mercato italiano conta poco.
Ma, allargando il discorso, possiamo dire che l’italia tutta conta poco, nonostante le balle che ci ammanisce il berLOSCO.

Ma torniamo a Fiat.
Il punto vero è la perdita di competitività e di produttività del sistema italia.
Perchè le piccole aziende italiane riescono a reggere?
Perchè molto spesso in quelle realtà il sindacato o è assente, o se è presente, finge di non vedere i tantissimi strappi alle regole che si fanno: straordinari pagati in nero, orari di lavoro molto (anche troppo) flessibili, assenza di controlli sulla sicurezza e così via.
Allora la colpa è del sindacato? no, è colpa di regole che sono state create 50 anni fa e che devono necessariamente essere aggiornate.
Se Pomigliano aumenta la sua produttività, allora il sindacato potrà legittimamente sbattere i pugni sul tavolo e pretendere un auemnto di stipendio.
E sarà interesse della proprietà non rovinare una fabbrica molto produttiva e redditizia.
ma se abbiamo una fabbrica non produttiva, allora questa verrà prima o poi chiusa (si veda termini imerese).

Se andiamo in Germania, è vero che i dipendenti partecipano alle deicsioni aziendali, ma intanto hanno ben chiaro chi è la proprietà, e soprattutto hanno ben chiaro che o producono o chiudono.
La produttività tedesca, noi ce la sognamo.

QUando il sindacato (bonanni) dice che in franica il governo ha costretto la renault a chiduer eun impianto in romania, dice una palese falsità, o megli odice sono una parte (piccolissima) della verità: non lo dice che questa chiusura è avvenuta perchè il governo francese ha dato 7 miliardi di euro a fondo perduto alla renault durante il 2009.
Non sto parlando di incentivi, ma proprio di un finanziamento a fondo perduto.
E’ chiaro che a questo punto il governo francese può imporre la sua volontà.

La soluzione è: capire che bisogna impegnarsi, aumentare la rpoduttività e lavorare bene, solo così si può avere un ritorno tale e tutelare i diritti dei lavoratori

gaspare
gaspare
13 anni fa

citoyenne, ti dico come lavorano in germania:

Così lavorano le tute blu in Germania

Perchè i tedeschi sono più competitivi?
ALESSANDRO ALVIANI (lastampa.it)
Nel 2004 Wolfgang Bernhard sembrava destinato a diventare il nuovo Mister Mercedes. A pochi metri dal traguardo, però, Bernhard incappò in un errore: fece capire di voler ristrutturare in profondità la casa tedesca. Parole, queste ultime, che gli costarono l’appoggio dei sindacati interni e, con esso, il posto di nuovo ad di Mercedes. Il caso di Bernhard illustra bene il potere che nel sistema tedesco possono avere i dipendenti. Un potere che si basa tutto su una parola: mitbestimmung, cogestione, un principio già sperimentato ai tempi della Repubblica di Weimar e con cui la Germania ha tentato di trasferire i principi della partecipazione democratica nelle imprese.

La mitbestimmung consente ai dipendenti di influenzare da un lato l’organizzazione dei processi lavorativi (attraverso il consiglio di fabbrica), dall’altro, nelle società più grandi, di intervenire direttamente nelle decisioni aziendali, grazie al consiglio di sorveglianza, in cui i rappresentanti dei lavoratori siedono a fianco di quelli degli azionisti. Altro cardine del sistema tedesco è la tarifautonomie: sono le imprese e i sindacati a concordare stipendi e salari, non lo Stato. Il ministro federale dell’Economia, Brüderle, è stato criticato duramente per aver chiesto un aumento dei salari. Le parti sociali stipulano contratti collettivi a livello regionale validi per un intero macrosettore.
Per il settore automobilistico, ad esempio, vale lo stesso contratto dell’industria metalmeccanica ed elettrotecnica (fa eccezione Volkswagen, che ha un proprio contratto). All’interno di questo macrosettore un ingegnere specializzato, ad esempio, ha una busta paga mensile base (senza supplementi) di circa 4721 euro in Baden-Württemberg (patria di Mercedes) e di 4550 euro in Baviera (il Land di Bmw); un lavoratore semplice, invece, incassa circa 1874 euro in entrambi i Länder.

Gli scioperi sono regolati in modo netto: i sindacati possono convocare uno «sciopero di avvertimento» in caso di stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti. Se i colloqui falliscono viene organizzato un vero e proprio sciopero, ma solo se il 75% degli iscritti si dichiara a favore. Gli scioperi politici sono vietati per legge. Lo sciopero generale è praticamente sconosciuto

vedi??? non esiste in germania che gli operai facciano uno sciopero di due ore perchè gioca la nazionale o non si presentano perchè gioca il napoli.
e questo deve entrare non solo negli operai, ma in tutti i dipendenti: quante volte ci troviamo con un lavoratore pubblico o privato che non fa niente???
dobbiamo capire, che lo stipendio è un diritto, ma che si ottiene in cambio di alta professionalità

giuseppe
giuseppe
13 anni fa

Ma la catena di montaggio, le pause mensa fineturno, i ricatti …. Marchinne sarebbe capace di reggere con il suo maglioncino anche in estate, altrimenti eè un buffone



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