postato il 18 Maggio 2014 | in "Politica"

Uniti per fermare i populisti ma no ai matrimoni di convenienza

Non parteciperò alle primarie. Spazio ai giovani
Pier Ferdinando Casini

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Mattino di Maria Paola Milanesio

Senatore Pier Ferdinando Casini, dopo che anche Silvio Berlusconi ha definito inevitabile un’alleanza con il Ncd, sembra che al patto tra i moderati manchi solo la firma del notaio.
«C’è un interesse comune della democrazia italiana ed è evitare che il populismo trionfi su tutta la linea. In questo contesto la prospettiva di un bipolarismo tra Matteo Renzi e Beppe Grillo delinea il rischio di una democrazia incompiuta. Per dirla in altre parole: gli elettori non possono essere obbligati a scegliere tra sinistra e M5S».

Ma se il campo moderato è rimasto sguarnito è anche perché sono venuti meno i consensi nei confronti delle forze di centro.
«È vero che dopo 20 anni il mondo moderato rischia di essere ”non pervenuto” e le ragioni di questa assenza sono molte. Tuttavia, noi abbiamo il dovere di ragionare su come dare voce a chi non si riconosce né in Renzi né in Grillo».

Mette i due leader sullo stesso piano?
«Stando così le cose, ciascuno di noi spera che sia il Pd il primo partito».

Udc e Ncd alleati per le Europee, dove c’è una soglia di sbarramento del 4 per cento. E ora Berlusconi che parla di unione dei moderati per diventare maggioranza nel Paese. Partendo dal presupposto che non c’è nulla di negativo nell’unire le forze, anche solo numericamente, per vincere e realizzare il proprio programma politico, che cos’altro terrà insieme questa futura casa dei moderati?
«Il nodo è proprio questo: non è con un matrimonio di pura convenienza che si recupereranno i milioni di elettori che in questi anni si sono dispersi tra l’astensionismo e Grillo. Prima di tutto dobbiamo chiederci chi sono i moderati italiani: se venti anni fa si riconoscevano nel pentapartito, oggi questo popolo va ridefinito innanzitutto in termini sociali. Pensare che la casa dei moderati possa nascere da una pura operazione di palazzo significa non avere compreso il significato di questo progetto. Anche le primarie restano una suggestione se non sostenute da una proposta politica».

Detta così, questa unione sembra più un’utopia che un traguardo concreto.
«Nessuno nega che, chiusa la fase elettorale, sia necessario avviare una riflessione profonda, senza la quale non sarà possibile ricostruire una forza capace di rappresentare i moderati. È giusto riflettere, ma con la consapevolezza che il lavoro sarà difficile».

L’eventualità che sia solo un déjà-vu non la preoccupa? E quale sarà il ruolo di Berlusconi?
«So bene che non è sufficiente fare appello al passato o semplicemente riproporlo. E nemmeno tutto può ruotare attorno al ruolo di Berlusconi. Per una operazione politica nuova dobbiamo partire dai valori, dimenticando le vecchie divisioni. Dobbiamo chiederci perché i giovani, le partite Iva, gli artigiani, i piccoli imprenditori votano Grillo o, in alternativa, si rifugiano in Renzi. Non si riconquistano questi elettori riproponendo genericamente un vecchio progetto, che oltretutto non ha retto al passare degli anni. Non avrebbe nessun appeal».

E da che cosa si può ripartire?
«L’alternativa non può essere tra l’antieuropeismo e la retorica filo-europea. Il punto vero è che senza Europa non si va da nessuna parte, ma al contempo va cambiato questo modello di Europa delle burocrazie, che tutti noi – purtroppo – abbiamo contribuito a realizzare. La politica sociale di Bruxelles è sbagliata – lo stesso presidente americano Obama ha spinto sugli investimenti pubblici per far ripartire l’economia – ed è sbagliata anche una politica dell’integrazione che lascia da sola l’Italia tra Lampedusa e la Libia».

Ricostruire una casa dei moderati. Ma è sicuro che il progetto della classe politica abbia un reale riscontro nel corpo elettorale? In sostanza: dov’è questa voglia di centro, se avanza il populismo?
«La risposta è semplice. Bisogna spiegare alla gente che l’odio che Grillo cerca di iniettare nelle vene della società italiana causerà soltanto nuovi problemi. All’inizio si è pensato che il nostro Paese fosse dominato da un clima di antipolitica; adesso ci si accorge che la malattia è molto più grave e che, senza rimedi, l’Italia rischia di sprofondare nel baratro. Gli stessi parlamentari del M5S che, nei mesi scorsi hanno abbandonato il gruppo, hanno avuto paura dei metodi utilizzati all’interno del movimento. Se ne sono andati non perché sedotti dal palazzo ma proprio perché spaventati da questa oligarchia da internet che Grillo mette in atto con sistemi poco rispettosi delle persone e dei valori. Questo vorrà pur dire qualcosa o no? Pochi giorni fa l’aula di Montecitorio ha votato l’autorizzazione all’arresto di Francantonio Genovese, del Pd. Ha fatto bene Renzi a dire che ”la legge è uguale per tutti”, ma mandare un uomo in carcere non può essere motivo di sfottò e non può suscitare quella voglia di manette, a cui i grillini hanno dato sfogo in aula. Questa non è democrazia ma barbarie. Avanti di questo passo si tortureranno i carcerati e ci sarà pure chi batte le mani».

Eppure il M5S rischia di essere il primo partito al Sud, disputandosi il primato con il partito dell’astensionismo. Perché queste regioni sono più ”complicate”?
«Perché nel Mezzogiorno si registra il più clamoroso fallimento della classe dirigente. Non è molto distante temporalmente la speranza suscitata da Luigi De Magistris a Napoli, ma oggi – dopo soli tre anni – vediamo che in città quella speranza ha lasciato il posto a una profonda delusione. C’è poi il capitolo dei fondi europei non spesi, prova di una mancanza di capacità progettuale della classe politica del Mezzogiorno. Qui al Sud il distacco tra elettori ed eletti è enorme e questo apre praterie per Grillo. Al Nord, invece, regge ancora un tessuto di enti locali in grado di dare risposte ai cittadini e di frenare perciò la deriva verso il populismo».

Senatore, nel futuro centrodestra quale sarà il suo ruolo?
«Voglio essere un king maker e contribuire con la mia esperienza, con la mia storia personale e con il mio rispetto dei valori – rispetto a cui mai sono venuto meno – alla costruzione del nuovo soggetto politico».

Sia più chiaro. Se si faranno le primarie, lei si candiderà a leader dei moderati?
«Oggi serve anche uno stacco generazionale. Come è accaduto con Renzi, nei confronti della classe dirigente della sinistra, anche noi abbiamo bisogno di uomini nuovi. Ma questo non significa fare gli apprendisti stregoni, andando a cercarli nella società civile. L’esperienza ci insegna che il risultato non è stato all’altezza delle aspettative. Diamo spazio piuttosto a chi – come il premier nel campo della sinistra – ha passione ed esperienza politica, elementi importanti per condurre questa battaglia sul campo. Io mi metto all’ultimo posto».

1 Commento

Commenti

  1. Abbiamo perso un’altra occasione per parlare dell’Europa che avevamo sognato e contribuito a far nascere! Lasciando il campo a chi non ci ha mai creduto. Dalla nostra storia non abbiamo imparato nulla!!!




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