postato il 31 Dicembre 2009 | in "Politica"

Un patto bipartisan per occupazione e famiglie

Intervista al MessaggeroPubblichiamo da “Il Messaggero”

di Carlo Fusi

Mettiamola così: anche Pier Ferdinando Casini ha un suo “messaggio di fine anno”. Eccolo. «Bisogna rovesciare le priorità del dibattito politico. Le riforme istituzionali vanno bene ma il punto centrale è la politica sociale. Serve un patto tra maggioranza e opposizioni per rivedere, allargandoli, gli ammortizzatori sociali».
Già, ma intanto si chiude un 2009 che passerà alla storia come l’anno dell’odio.
«Succede quando la politica evita i problemi veri, che sono quelli dell’occupazione e delle famiglie, e si avvita su se’ stessa rifugiandosi nell’autoreferenzialità. L’altra faccia della medaglia dell’odio è l’incapacità di risolvere i problemi. In più ci sono settori precisi che speculano sulle campagne di aggressività pensando di andare così all’incasso elettorale. Quando la gente è insoddisfatta, quando il clima sociale è pesante, è chiaro che chi urla e strepita ha maggiore visibilità».
E Antonio Di Pietro è il capofila di questo partito dell’aggressività?
«Guardi, diciamoci la verità: basta leggere alcuni giornali militanti nel campo della destra e sinistra per dire chi è senza peccato scagli la prima pietra. Di Pietro è il prodotto di un’idea patologica della politica che affonda nel giustizialismo, nella demagogia, nel populismo. Tuttavia sostenere che questo tipo atteggiamento è solo di Di Pietro, che ne detenga il monopolio… Beh insomma sento certi esponenti della maggioranza che usano le parole come mazze da baseball. Anche gente con responsabilità istituzionali che dunque dovrebbe avere più senso della misura».
Si riferisce al discorso di Cicchitto alla Camera? O ad altri?
«Non sta a me dare delle pagelle. Però dico una cosa: questo continuo evocare il dialogo dicendo a Bersani che però si deve liberare di Di Pietro, di Franceschini e quant’altro… Non che non ci sia del vero in questo, ma dirlo e ripeterlo così ossessivamente dà l’idea che il dialogo che si vuole perseguire è fatto principalmente per dividere gli altri. Quanto a Cicchitto, ha usato toni sbagliati, ma io lo conosco e so che crede al dialogo».
E lei al dialogo ci crede o no?
«Se ci si crede bisogna cominciare anche a capire le difficoltà degli altri. Capiamo che all’interno della maggioranza ci sono dei falchi che preferirebbero che tutto rimanesse così; e capiamo anche che all’interno del centro-sinistra ci sono due linee. Una di riformismo blairiano e un’altra di resistenza, ostile al cambiamento. E’ chiaro che bisogna aiutare i primi e non i secondi».
Ma quali sono gli antidoti alla stagione dell’odio? Da dove bisogna cominciare; qual è la cosa da fare subito?
«Occuparsi del lavoro e delle famiglie. Ci vuole un patto tra maggioranza e opposizione. E questo significa fare assieme una grande riforma degli ammortizzatori sociali».
”Fare assieme” cosa significa?
«Significa che il tema degli ammortizzatori sociali è fondamentale. Come pure quello di un salario minimo garantito per chi non ha lavoro. Sono tematiche su cui bisogna lasciar da parte gli interessi elettorali e pensare ai bisogni della gente che perde il lavoro. Occupazione e famiglia sono fronti sui quali serve un impegno comune. Poi le ricette possono essere diverse, ma è fondamentale che l’agenda politica li metta al primo punto. Sono convinto che in queste ore dobbiamo recuperare la centralità della questione sociale. Che lo scudo fiscale abbia rimpatriato molti capitali è positivo. Ma l’emergenza economica resta. Una parte di ceto medio sta scivolando nella povertà, sul quoziente familiare non è stato fatto nulla. E la disoccupazione non riguarda solo più i lavoratori dipendenti ma tocca anche il cosiddetto popolo delle partite Iva che non ce la fa più».
Le piace il ”nuovo” Berlusconi, più dialogante? La convince?
«Certamente Berlusconi sarà rimasto toccato dall’aggressione, inqualificabile, di Milano. Mi auguro che assuma una linea diversa da quella praticata nel primo anno e mezzo di legislatura. Dopo un inizio improntato a disponibilità, è via via scivolato negli attacchi al capo dello Stato e alla Corte Costituzionale, mentre la fazione dei militanti si scaglia contro il presidente della Camera. E’ stato un crescendo di accuse che, peraltro, non lo aiutano. Quando ci siamo visti l’ultima volta, un mese e mezzo fa a palazzo Chigi, glielo dissi chiaramente: Silvio, a te questa linea non ti conviene. Chi guida un Paese ha bisogno di infondere serenità».
Berlusconi ”toccato” dunque al punto da mettere definitivamente in gabbia i falchi?
«Mi auguro di sì. Tuttavia i buoni propositi non bastano. Alle parole devono seguire i fatti. Li aspettiamo».
E del Partito dell’amore che dice? Per lei sarebbe più attraente del Pdl?
«Considerato che ho qualche anno, mi fa tornare in mente Cicciolina. Il partito dell’amore è una sciocchezza».
Ci crede al ”doppio binario”: lavoro bipartisan sulle modifiche costituzionali e poi il centro-destra si fa da solo la riforma della giustizia?
«Quel che credo è che è necessario realizzare un clima positivo. Bisogna essere realisti: è molto difficile pensare che i due problemi possano essere separati. Un clima da grande riforma non è un fatto tecnico, è un fatto politico. Non si può chiedere all’opposizione di fare la riforma della giustizia all’unanimità, e anche la maggioranza riconosca che se c’è almeno da un pezzo dell’opposizione la disponibilità a concorrere alla soluzione, ci deve essere un atteggiamento altrettanto positivo».
E in pratica cosa vuol dire?
«Semplice. Che tatticamente il centro-destra tenga in campo il processo breve si può anche capire. A patto, appunto, che sia solo un fatto tattico. In altri termini o cambiano la norma stabilendo che non viene applicata ai processi in corso oppure è chiaro che diventa inaccettabile».
Le piace l’idea di riproporre l’immunità parlamentare sul modello Maccanico?
«C’è già l’immunità europea, non c’è bisogno di ripescare nessuno».
Scusi, ma se davvero il treno delle riforme dovesse partire, non temete di rimanere schiacciati nella tenaglia dell’accordo tra Pdl e Pd e risultare irrilevanti?
«In teoria il rischio c’è. In pratica, stiamo parlando del nulla. Perderemmo in credibilità se diventassimo un ostacolo per le riforme. Il partito della Nazione è una forza di ricostruzione: anche se perdiamo un po’ in termini di potere di interdizione non possiamo che investire su un clima da grandi riforme. Noi giochiamo una partita diversa, noi stiamo facendo un investimento verso il futuro. Se puntassimo all’incasso, sceglieremmo la comodità di un accordo elettorale con il Pdl. Invece scommettiamo sulla disgregazione dei due partiti maggiori che sono nient’altro che accozzaglie elettorali. Finora questa scommessa invece che marginalizzarci ci ha reso centrali. L’Udc è stato uno dei pochi partiti che ha concorso con atti concreti alla serenità istituzionale. Ci siamo presi la briga di presentare una proposta di legge come il legittimo impedimento finalizzata a risolvere un problema di Berlusconi. Da una forza di opposizione cos’altro si pretende?».
La accusano di essere il campione del trasformismo. La fa arrabbiare?

«Mi lascia del tutto indifferente. Il trasformismo è ciò che accade in Sicilia, con i voti presi da una parte e portati dall’altra. E’ talmente sotto gli occhi di tutti il fatto che sono uno dei pochi politici che per difendere le proprie idee ha rinunciato al potere. Sono andato da solo alle elezioni, sono stato l’unico a cantare fuori dal coro. Ho rinunciato a posti sicuri per me per il mio partito. Il problema è che chi ci chiede un’alleanza strutturale punta strumentalmente ad arruolarci sotto le sue bandiere, siano esse del Pdl o del Pd. Che è proprio l’unica cosa che non abbiamo intenzione di fare. Lo dico a uno per tutti: Roberto Formigoni. Appaltare tutto il Nord alla Lega non ci interessa».

Intanto alle regionali fate alleanze a macchia di leopardo. Prendiamo la Puglia. Cosa fate, aspettate Emiliano?
«Quel che sta accadendo in Puglia ha una valenza enorme, è di una gravità incredibile che va bel oltre il braccio di ferro tra due persone. Sembra di essere tornati al post ’68, tentando di bloccare la libera scelta di un partito facendo scendere in campo i propri militanti. E’ una cosa di violenza morale inaudita. Emiliano guida una giunta dove c’è anche l’Udc. Noi abbiamo lavorato con D’Alema per un progetto riformista che facesse emergere la centralità del Mezzogiorno. Quel che oggi in Puglia è contestato non è l’alleanza con l’Udc bensì l’idea di una sinistra moderata e moderna».
Insisto: ora che si fanno le primarie l’Udc parteciperà votando Emiliano?
«Che qualcuno lo possa fare è un conto, ma noi ufficialmente non ci stiamo. Le primarie sono come i gazebo di Berlusconi, è il populismo allo stato puro. Con Vendola non ci andiamo, se il Pd facesse quella scelta si chiuderebbe ogni possibilità di accordo».
E nel Lazio chi appoggerete?
«Prenderemo una decisione dopo la Befana. Ma una cosa è chiara: non stipuleremo alleanze bensì accordi con candidati Presidenti che dimostrino autonomia dalle loro coalizioni e libertà di giudizio».
Scusi: Zingaretti o la Polverini?
«Sono due candidati di altissima qualità. Però mi risulta che uno dei due non sia disponibile».

8 Commenti

Commenti

  1. Dialogo e grande attenzione per le scelte dei candidati da appoggiare alle Regionali: queste le parole che dovranno caratterizzare il 2010 dell’UDC.
    Possiamo e dobbiamo fare molto per questo Paese, avanti così!
    Marta


  2. fondamentale continuare, anzhe se a volte inascoltati, a dettare le nostre priorità, UDC, un partito di proposte


  3. Penso anch’io che il sistema di ammortizzatori sociali sia completamente da rivedere. Lavoro, famiglia e sociale sono strettamente concatenati. Se si perde il posto di lavoro la prima a risentire delle difficoltà è la famiglia, ma quasi mai la famiglia che perde improvvisamente il reddito (a volte l’unico) viene assistita come dovrebbe. Quindi all’umiliazione della perdita del posto di lavoro, si aggiunge l’umiliazione di dover andare dall’assistente sociale a tentare di far valere le proprie ragioni, pregandole, a volte scongiurandole di avere un aiuto. Purtroppo la maggior parte delle volte, la risposta è che non ci sono soldi. Ecco come cade nella disperazione una famiglia, che si sente abbandonata dalle istituzioni e ripeto due volte umiliata. Lo Stato dovrebbe farsi carico di questi problemi. La famiglia che si ritrova improvvisamwente senza un reddito da lavoro deve arrancare disperatamente. Deve superare i mesi che intercorrono tra il licenziamento e l’inizio di un nuovo lavoro o l’arrivo della disoccupazione (circa sei mesi), ma fino ad allora che fa una famiglia? Non mangia? Una famiglia che perde il reddito ha delle necessità immediate e deve essere aiutata subito, soprattutto se ci sono dei figli. Se poi vogliamo parlare dei giovani che non trovano lavoro, se ne hanno uno, è precario e vanno avanti di sei mesi in sei mesi. Questi giovani con queste condizioni, non potranno mai avere un futuro. Con queste condizioni di lavoro precario, si vedono precluse tutte le strade, non possono mettere su una famiglia, non possono pensare al futuro. Non è giusto che lo Stato abbandoni i giovani in questo modo. I giovani, non possono stare parcheggiati nelle università, prima la laurea poi la specializzazione, poi la specializzazione della specializzazione, insomma, ma quando potranno lavorare per crearsi un futuro?
    Penso che davvero sia arrivata l’ora di cominciare a pensare ai problemi concreti del paese. E’ ora di finirla di menare il can per l’aia e parlare solo e esclusivamente dei problemi personali o giudiziari delle alte cariche dello Stato. Riforme, riforme, riforme. Che si facciano però queste benedette riforme.


  4. La linea da seguire, nel mondo del lavoro, è quella di tornare alla centralità di un posto a tempo indeterminato.
    La flessibilità, a mio avviso, usata troppo spesso e troppo a lungo, tramite varie scappatoie ed espedienti, ha generato solo incertezze e ansia del futuro.
    I “giovani” a 40 anni sono ancora con la propria famiglia e non ne costituiscono, ovviamente, di nuove. Le nascite sono sostenute per la maggior parte dall’immigrazione.
    Gli ammortizzatori sociali sono solo un palliativo che sposta i costi di un mercato del lavoro inadeguato ancora sulle spalle dei cittadini, come un cane che si morde la coda.


  5. Attualmente uno dei problemi più urgenti è il lavoro, ci sono tanti disocuppati in tutto il territorio italiano. Cerchiamo di far ripartire l’economia e poi si potrebbe intervenire sulla famiglia altro tema importante.


  6. Il problema del lavoro è molto grande,io giro per L’italia in stabilimenti di varie produzioni,chiedo alla fonte a chi vive in queste realtà e il malcontento è grande.Ogni giorno ci sono aziende che chiudono,operai che stanno a casa,che devono vivere con quello che passa lo stato e credetemi non è molto.Qualcuno dirà meglio di niente,ma quel poco con il passare dei mesi diventa niente.Bisognerebbe ascoltare queste persone x capire la gravità della situzione lavorativa,e di conseguenza la realtà della famiglia.Mi auguro che UDC ed altri partiti capiscano che la situazione gli stà sfuggendo di mano e che bisogna correre ai ripari subito,non abbiamo più molto tempo.


  7. Sono d’accordo sul fatto che il paese a bisogno di una politica imptrontato sui giovani e alle famiglie, in più la cosa piu gradita e come si ci vuole alleare che ha ideali e programmi che sono compatibili con questo tipo di politica benvenga.
    Saluti


  8. Sono Convinto che il buon senso non regna nei partiti, figuriamoci fuori, sono un assiduo osservatore di come vanno i venti in Italia, vanno male, malissimo. Ho solo fiducia in quello che potrà fare il Partito dell’UDC di Casini. Ma ci siamo mai domandati, gli altri segretari di altri partiti cosa hanno combinato??? Non hanno fatto che peggiorare la situazione. Chi ha veramente titolo di governare il Paese sono solo due persone, che provengono da una grande scuola di pensiero, l’On.le Casini e l’On.le Fini, sapete perchè? questi due personaggi, senza togliere niente ad altri, niente di personale, sono gli unici che da giovinetti sono stati cresciuti costituzionalmente nella politica, il secondo trasformando il messaggio più verso un Paese democratico di diritto e dovere e il rispetto delle regole, il primo, imperniato e formato nella sua coerenza e semplicità, anche nei momenti bui della democrazia, ha continuato imperterritamente a seminare e raccogliere zizzanie quando subentrò tangentopoli. Il popolo Italiano non sà a chi votare? basta che guardi a questi due partiti a qeste due figure di spicco e di coerenza, solo loro dimostrano coerenza e politica dei fatti, ragionevolmente si può dire di loro, cose buone, viste le intercettazioni che hanno colpito tutti o quasi i Partiti. Cari Italiani, il patriottismo non è finito, azionate il cuore e il cervello, non dimenticate che questi due personaggi hanno una storia, una tradizione, hanno,le chiavi, ma se non gli diamo potere decisionale che viene dal popolo soffrono come noi. Non guardiamo a noi stessi oggi, guardiamo al futuro di quello che rimaniamo in eredità ai nostri figli. Non si può guardare al futuro senza la storia, la famiglia è nata prima della politica, è ora di svegliarci, diamo solenne riconoscimento a questi due capisaldi giganti della politica. Andare a votare è un diritto, non andare significa che siamo morti viventi, ed è il peggior crimine che si possa commettere all’interno del nostro paese, pagando le conseguenze di politiche confusionarie che si soprappongono al buon senso naturale delle cose.
    Chi ha vissuto il dramma di un abbandono coniugale, una vedovanza sà qualcosa, ci sono tante famiglie monoparentali senza una occupazione, dove la figura femminile è la più colpita rispetto a quella maschile. Prendendo spunto da una lettera inviatami da una donna casalinga, dopo 28 anni di matrimonio,madre di due figlie con isee zero, ha chiesto al Presidente Marrazzo di come accedere al mondo del lavoro, o prendere il minimo sostegno garantito per un anno, dall’ultima legge regionale; la risposta per via email di Marrazzo è stata, mi dispiace, lei ha 50 e possono accedere solo quelli che hanno un minimo reddito o disoccupati che hanno massimo 44 anni.
    Penso che i due personaggi, con il loro spessore culturale, storico, costituzionale non avrebbero risposto così ad un capo famiglia che si è trovato senza reddito o mantenimento finanziario, potenziale suicida. Mi sono permesso io di chiedere a qualcuno, un contratto in nero per soli tre mesi, qua e la. E questa è l’Italia come dice un p… dei valori? Basta con i cialtroni. Io e la mia associazione punto su Casini e Fini.

    Firmato Il presidente dell’ADUSA, Associazione Donne & Uomini Separati Abbandonati. WWW:adusa.it




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