postato il 7 gennaio 2018 | in "Politica, Rassegna stampa"

«È un errore l`alleanza dei moderati con la Lega»

L’intervista di Marco Conti pubblicata sul Messaggero

Presidente Casini, i moderati hanno retto tré governi a guida Pd in questa legislatura. Siete sicuri di votarne un altro?
«Noi lavoriamo per vincere. E comunque c’è bisogno di una componente moderata raccordata con il centrosinistra. La stessa che in questi anni ha rappresentato la governabilità seria contro lo sfascio».

Non proprio tutti, qualcuno è tornato destra.
«Trovo molto strano se non assurdo che tutti quelli che in questi anni hanno detto “mai un caffè con Salvini”, ora siano in fila per avere un’alleanza. La nostra collocazione è consona agli sforzi che in questi anni ha fatto l’Italia, con Renzi e Gentiloni, per rilanciarsi».

Lei ne ha guidati di partiti, perché stavolta ha ceduto il passo?
«Abbiamo scelto per Civica Popolare una donna giovane e brava come Beatrice Lorenzin, che alla guida del ministero della Salute ha dato ottima prova. D’altronde nella vita politica è giusto saper mutare ruolo».

Però questa componente ha faticato a mettersi insieme e ora ha anche il problema del simbolo. Come se ne esce?
«Nessuno più di Dellai è rispettoso dell’esperienza della Margherita e a tutto pensa tranne che a strumentalizzarlo. E’ però anche giusto che lui possa avere un riferimento alla sua esperienza regionale perché è questo che apporta alla coalizione. Le polemiche sono completamente fuori luogo. Nessuno intende plagiare il simbolo della Margherita».

Il centrodestra ha impiegato molto meno tempo a mettersi insieme. Perché?
«L’esperienza degli anni passati ha dimostrato che Berlusconi ad assemblare le alleanze è il migliore di tutti. Dopodiché queste alleanze non funzionano il giorno dopo le elezioni. E se questo è accaduto nel passato, nell’immediato futuro sarà ancora peggio visto che hanno messo insieme aderenti al Ppe come Tajani e lepenisti come Salvini».

Però mettendo insieme partiti e partitini il centrodestra è vicino alla vittoria.
«Calma, sono convinto che le percentuali delle coalizioni si riequilibreranno molto presto. E comunque con questa legge elettorale il problema non è avere un voto in più, ma avere alleanze coese per governare. L’incontro tra popolari e progressisti è quella che ha funzionato prima con Letta, poi con Renzi e dopo con Gentiloni. E se l’Italia sta cominciando a rimettersi in marcia e la crescita sta riprendendo, è merito di questa alleanza e non di affermazioni di chi promette cose impossibili».

Per esempio?
«Sull’immigrazione ha fatto più Minniti di tutti i governi di centrodestra. Da una parte i risultati veri, dall’altro le promesse e Berlusconi che, al netto di tutti i limiti che ha dimostrato al governo, ha un suo carisma ed è considerato lo zio d’Italia».

Lei ricorda che i dati economici sono meglio del 2013, ma perché allettano più il centrodestra, nella stessa formula che ha governato per quindici anni, o le stravaganti improvvisazioni grilline?
«E’ una tendenza mondiale e non italiana. In molti paesi vincono i populisti. Gli Stati Uniti hanno Trump. Senza contare che da noi si è scatenata una caccia a Renzi senza precedenti. Renzi ha fatto degli errori, ma il suo bilancio è di gran lunga positivo».

Chi sono i “cacciatori”?
«I populisti, che si chiamino Salvini o Grillo, e una certa sinistra che si compatta solo in funzione anti-Renzi. Le percentuali di quest’ultima non sono certo esaltanti ma nei collegi uninominali corrono per far vincere altri. Più la destra che i Cinque- stelle. Sono tutte persone, quelle di questa sinistra, che si mangiano un Salvini a pranzo e uno a cena e poi gli fanno vincere i collegi».

Come spiega che il M5S, seppur con qualche difficoltà, comincia a raccogliere candidati nella società civile?
«Con gli anni di politica che ho alle spalle non mi meraviglia. L’Italia è un Paese pieno di persone che sino a qualche mese fa soggiornavano nelle anticamere dell’ultimo collaboratore di Renzi. E ancora, gli stessi che un anno fa dicevano che Berlusconi era finito, ora fanno la coda davanti la sua porta. Una certa Italia è fatta così: “codardo oltraggio e servile encomio”».

Un consiglio da dare a Renzi?
«Non deve avere ansia di prestazione e in questo carnevale di campagna elettorale, caratterizzarsi per essere una forza tranquilla. Questo è il consiglio che gli dò da sempre. Non deve mettersi a correre dietro ai populisti. Lui ha i risultati che parlano per sé. Stia tranquillo e sereno».

Anche la proposta sulla Rai è populismo?
«Su questo Renzi ha un bilancio positivo da presentare. E’ l’unico che ha fatto calare il canone e che in prospettiva voglia completare l’operazione, è comprensibile».

In Europa c’è scetticismo e timore per il voto italiano o si danno per certe le larghe intese?
«In Europa sono tutti convinti che dopo il voto la coalizione di centrodestra si sfascerà e non biasimano troppo la scelta di Berlusconi perché sperano che il giorno dopo lasci Salvini al suo destino».

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