postato il 17 Giugno 2020 | in "Spunti di riflessione"

Ue: io credo al sovranismo europeo

Il mio intervento nella discussione sull’informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020.

Voto Parlamento sacrosanto ma al termine del negoziato. E’ frutto di gabbie ideologiche inaccettabili vincolarci a non accettare i fondi del Mes. E’ inevitabile che l’Italia lo faccia, sono fondi che serviranno all’ammodernamento del sistema sanitario

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha enucleato questa mattina, davanti al Parlamento, alla Camera e poi al Senato, un quadro descrittivo di un processo negoziale che è ancora in corso.
Colleghi, il primo punto è di metodo, ma voi sapete che il metodo spesso è sostanza. Io credo che la centralità del Parlamento si nutra di metodo. Nei giorni scorsi l’opposizione ha chiesto un voto parlamentare, che io ritengo sacrosanto, ma è giusto che il voto parlamentare arrivi al termine del processo negoziale. Al termine del processo negoziale noi dovremo, in Parlamento, assumere la decisione di quali strumenti intendiamo usufruire. È chiaro, infatti, che in questo momento, mentre la trattativa è in corso, noi, anche per un problema negoziale, non possiamo impiccarci oggi nel prendere impegni che il Paese deve necessariamente assumere dopo. È un problema di logica.
Pertanto francamente non capisco, se non in termini di astratta disputa politica (che, per carità, è sempre comprensibile), una sorta di conflittualità oggi nelle Camere su questo punto.
Il Presidente del Consiglio è stato chiaro e ha detto che il negoziato in corso probabilmente cercherà, anche a nome dell’Italia, di strappare qualcosa nel processo negoziale in corso e poi decideremo quali strumenti adottare. Personalmente – lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle – ritengo che sia frutto di gabbie ideologiche inaccettabili, ad esempio, vincolarci a non utilizzare i fondi del MES. Ritengo che sia inevitabile che l’Italia lo faccia; questi fondi serviranno all’ammodernamento del nostro sistema sanitario. Per cui credo che sia inevitabile che l’Italia vada su questo piano, ma lo decideremo quando avremo presente la gamma di strumenti su cui fare le scelte politiche che il Parlamento deve fare.
Questa crisi è costata all’Europa migliaia di vite umane e poteva portare a due effetti: o la morte dell’Europa, o la sua rinascita. Davanti a tutti i sovranismi che abbiamo visto declinare in questi mesi e in questi anni, ho sempre ritenuto che l’unico sovranismo a cui attingere realmente fosse il sovranismo europeo. Credo al sovranismo europeo, perché penso che procedere in ordine sparso non sia possibile neanche alla Germania, che di tutti i Paesi europei è inevitabilmente quello più forte e più strutturato. Diciamo la verità: la Germania è stato il Paese che anche in questa situazione ha dato una prova largamente migliore, considerando il numero contenuto di morti e visto come hanno reagito il sistema sanitario e le strutture economiche. Eppure, nemmeno loro possono andare avanti da soli.
Il sovranismo, a cui una parte almeno di questo Parlamento si sente legato, è quello europeo. Davanti a questa situazione drammatica credo che l’Europa ci sia, ci sia stata ed esista. Scappatoie di altro tipo non sono possibili. Voglio esprimere quindi apprezzamento per la proposta franco-tedesca ed anche, in particolare, per l’atteggiamento della signora Merkel, che di questa Europa inevitabilmente è il leader. Tante volte l’abbiamo criticata, ma – diciamo la verità – davanti alla pronuncia della Corte costituzionale tedesca la Merkel ha tenuto il punto ed è andata avanti: questo è un fatto molto importante.
Colleghi, possiamo sinceramente meravigliarci dei Paesi cosiddetti frugali? Possiamo legittimamente contestare l’impostazione dei Paesi frugali.

Li contestiamo e il Governo italiano, Conte e chi per lui, li ha contestati e hanno fatto bene. È un’impostazione per noi egoistica, ma voglio dirvi una cosa: sinceramente possiamo meravigliarci per il fatto che una serie di Paesi, davanti a un’Italia che paga 180 milioni di interessi al giorno, abbiano delle diffidenze? Parliamoci chiaramente: il processo europeo non è un pranzo di gala, non si tratta di fare delle cortesie. A quel tavolo ciascuno difende i propri interessi; è sempre stato così e sempre sarà così, ma lo è stato in tutti i processi costitutivi di nuove entità. Non c’è dinamica conflittuale tra le nostre Regioni? C’è. Non c’è dinamica conflittuale tra gli Stati americani? C’è. Non può non esserci una dinamica conflittuale anche tra gli Stati europei?
Noi dobbiamo non solo chiedere e rivendicare per gli Stati mediterranei quello che giustamente rivendichiamo, ma anche farci carico dei problemi degli altri e cercare di capire come rassicurarli. Qualcuno polemizza che questi soldi vengono dati con un vincolo, quello delle riforme, o con un altro vincolo, quello di progetti concreti. Ma, colleghi, questi vincoli devono coincidere con le nostre scelte.
Infatti, se prendessimo questi soldi oggi senza vincolarci a delle riforme e a dei progetti seri, vorrebbe dire che siamo definitivamente fuori da ogni possibilità di riagganciare quei tassi di crescita e di produttività a cui si è fatto riferimento. Se noi pensassimo di distribuire a pioggia queste risorse, certamente non sarebbero il Cancelliere austriaco o quello olandese a preoccuparsi: dovrebbero esserlo i nostri figli e i cittadini italiani.
Allora, colleghi, cerchiamo di riportare le cose nella giusta dimensione. La scelta atlantica dell’Italia e dell’Europa è stata ed è vissuta sull’intuizione americana del piano Marshall. Oggi la scelta europea, che noi vediamo rafforzata, si basa su quello che deve essere un grande piano europeo. Guardate che, fino a qualche mese fa, parlare di emissioni straordinarie di titoli in debito comune era un’eresia, mentre oggi è all’ordine del giorno. Oggi – non dimentichiamolo mai -, accanto agli strumenti europei come il Sure, il recovery fund e il MES, abbiamo una Banca centrale europea che ha espresso una potenza di fuoco che ci ha consentito di collocare i nostri titoli di Stato senza avere una sorta di cappio al collo, che avrebbe già consegnato alla condanna il nostro Paese.
Non credo che l’Europa sia solo le cose positive a cui ho fatto riferimento. Certo, ci sono ritardi, contraddizioni ed inadeguatezze, e vedo che negli ultimi anni lo abbiamo sempre manifestato; anche i Governi lo hanno manifestato. Non è che il Governo Conte II sia l’inizio della fine del mondo: prima c’è stato il Governo Conte I e c’erano altre forze politiche; ciascuno ha sempre alternato la fede nell’Europa al fatto negoziale, alla contestazione dei ritardi. Però, colleghi, credo che questa volta abbiamo anche da esprimere una soddisfazione, se la trattativa andrà in porto (perché questo va sempre premesso). Se la trattativa andrà in porto nei termini che si stanno prefigurando, noi riterremo che questo sarà un successo. Per l’Italia? Per il Governo Conte? Scusate, ma io credo che sarebbe un successo per l’Europa, per il Parlamento italiano, per la maggioranza, ma anche per l’opposizione, perché non credo che nei banchi che sono di fronte a me ci siano persone che non hanno le stesse preoccupazioni che abbiamo noi.
Abbiamo tutti le stesse preoccupazioni: quella di agganciare l’Italia a un’Europa che ci sia, magari buttando il cuore oltre l’ostacolo. C’è chi dice che l’Europa non fa niente nei confronti dell’immigrazione clandestina. È ovvio: colleghi, la geopolitica è cambiata. Nel Mediterraneo, dopo il ritiro americano, gli attori sono diversi dal passato: sono i russi, sono i turchi. A maggior ragione l’Europa deve starci, assieme, non solo con la politica economica o finanziaria, ma anche con la politica estera e di difesa comune, gettando il cuore oltre l’ostacolo della Federazione degli Stati Uniti d’Europa: questo per me è il sogno. Non è un’utopia, perché l’utopia è una cosa che prefigura sempre un’irrealizzabilità; per me è una cosa a cui dobbiamo tendere, e lo dobbiamo fare per i nostri figli, per tutti noi, per il nostro Paese ma anche per gli altri, perché l’Europa unita è una ricchezza per tutti.

 

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