postato il 12 Agosto 2019 | in "Politica, Rassegna stampa"

«Serve un governo di garanzia elettorale Zingaretti rifletta e tolga a Salvini la regia»

L’intervista di Generoso Picone pubblicata sul Mattino

«Crisi anomala? È una crisi completamente anomala, forse la più inconsueta mai vista nella storia parlamentare italiana», commenta Pier Ferdinando Casini, oggi senatore del Gruppo per le Autonomie eletto con il sostegno del Pd, già presidente della Camera, 36 anni di Parlamento e 10 legislature alle spalle.

Casini, ammetterà comunque di aver attraversato altri frangenti politici delicati e complessi almeno come questo.
«Nessuno come questo, però. Siamo di fronte a una crisi aperta alla vigilia di Ferragosto da un signore che crede di essere il padrone dell’Italia, che pretende di dettare la linea e i tempi su scioglimento del governo e convocazione del Parlamento credendo che le Istituzioni siano in suo possesso, che annuncia di voler puntare addirittura avere i pieni poteri. Se penso alle critiche feroci piovute prima su Silvio Berlusconi e poi su Matteo Renzi, ecco che quanto sta dicendo e compiendo Matteo Salvini mi appare decisamente incomparabile».

Si è chiesto il perché di tali comportamenti?
«Non so e non mi interessa esercitarmi nella dietrologia. Sono convinto, invece, che bisogna fare di tutto per respingere e rimandare al mittente il tentativo di Salvini. In Italia c’è una Costituzione che va rispettata».

Come pensa si possa contrastarlo?
«Mi pare chiaro che questa legislatura arriverà anticipatamente al capolinea. Oggi occorre andare a un governo di garanzia elettorale perché davvero non ritengo che questo esecutivo possa gestire una fase simile. Nei passaggi parlamentari si definiranno tempi e modi, secondo prassi consolidate nell’ordinamento democratico che sono l’esatto contrario del copione immaginato da Salvini. Un lodo Grasso con l’ipotesi di non votare la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte? Si valuterà. Di sicuro le forze d’opposizione dovranno accidentare in ogni modo il percorso che Salvini ha disegnato».

Le forze di opposizione, però, paiono già divise. Nel Pd, per esempio: se Renzi chiede un governo istituzionale, il segretario Nicola Zingaretti è per l’immediato ricorso alle urne.
«Guardi, io sono molto rispettoso del dibattito che anima il Pd. Inviterei comunque Zingaretti a riflettere e a fare in modo di togliere dalle mani di Salvini la regia di questa fase. Andare al voto ora sarebbe incomprensibile e rischioso soprattutto perché c’è in ballo il destino del Paese».

Salvare l’Italia dai nuovi barbari, come ha spiegato Beppe Grillo?
«Non mi spaventano convergenze pure inedite con il M5S. Anche Lega e M5S si dichiaravano incompatibili e poi hanno poi stretto il contratto di governo. Se forze politiche di segno opposto comprendono di trovarsi di fronte a un tentativo destabilizzante, prevalga il senso di responsabilità».

Quindi, non la scandalizzerebbe un dialogo tra Pd e M5S?
«È bene precisare: qui non si tratta di impegnarsi in un’alleanza politica, si sta parlando di sostenere in alcuni passaggi alcune scelte decisive nell’interesse del Paese. Oggi si può lavorare a individuare il terreno di una convergenza».

Su quali punti?
«Messa in sicurezza dei conti pubblici e narcotizzare l’aumento dell’Iva, riforma del numero dei parlamentare e indizioni di un referendum di verifica».

Intanto anche Silvio Berlusconi e Forza Italia spingono per elezioni in tempi strettissimi.
«Mi meraviglia l’atteggiamento di asservimento gratuito di Forza Italia nei confronti di Salvini. Possibile non abbiano capito che il leader leghista un attimo dopo li scaricherà? Salvini non intende allearsi con Berlusconi, è evidente».

Però sempre più numerosi da Forza Italia guardano alla Lega. Lei crede che così si riapra uno spazio al centro?
«Uno spazio enorme dove ognuno ha il dovere di fornire la sua testimonianza: non è possibile che chi si dichiara moderato si ritrovi poi con Salvini leader».

Lei ha sostenuto un governo con la Lega.
«Ma Umberto Bossi non era Matteo Salvini e bisogna riconoscere a Berlusconi il merito storico di averlo portato dalle posizioni secessioniste di partenza a quelle federaliste sostenute al governo. Erano altri tempi. Oggi siamo di fronte a un rischio tragico per l’Italia».

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