postato il 26 Novembre 2010 | in "In evidenza, Media e tecnologia, Riceviamo e pubblichiamo"

Router e Governo: un’iniezione di burocrazia per l’accesso a internet

Il governo italiano, in data 22/10/2010, ha recepito la direttiva europea 2008/63/CE della Commissione, del 20 giugno 2008, relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. 162 del 21 giugno 2008, arrivando a complicarla e, probabilmente, anche stravolgerla.

Cosa dice la direttiva comunitaria? La direttiva comunitaria voleva liberalizzare il mercato dell’accesso a internet e alle telecomunicazioni muovendosi in due passaggi: da un lato abolendo i diritti speciali o esclusivi di importazione e commercializzazione delle apparecchiature, dall’altro rendendo pubblici le caratteristiche tecniche dell’interfaccia della rete pubblica.

Cosa significa ciò?

In passato, alcuni Stati europei avevano concesso ad alcune aziende in via esclusiva o tramite diritti speciali, la commercializzazione e l’importazione delle apparecchiature per connettersi alla rete pubblica. Ma questo era in contraddizione con lo spirito dell’articolo 3 lettera g, del Trattato dell’UE che prevede la libera circolazione di merci e prodotti, e il divieto di norme che ledono la libera concorrenza e che proibiscono di favorire determinate aziende a scapito di altre.

Questo era solo un primo passo, perchè con l’abolizione dei suddetti diritti, l’utente poteva decidere di servirsi dei prodotti e dei servizi che ritenesse più convenienti. Tutto ciò è reso vano perchè i prodotti sul mercato sono tanti, ma non tutti permettono, per caratteristiche tecniche, una connessione soddisfacente.

Ciò era solo un primo passo, perchè con l’abolizione dei suddetti diritti l’utente poteva decidere di servirsi dei prodotti e dei servizi che ritenesse più convenienti.

Ed ecco quindi il secondo passaggio: rendere pubblici e accessibili i dati tecnici delle reti pubbliche, in modo che conoscendoli l’utente potesse trovare la soluzione tecnica più idonea per i suoi bisogni.

Tutto ciò era possibile perchè i dati tecnici dovevano essere resi pubblici dagli operatori medesimi, mentre il compito dei singoli Stati era quello di vigilare affinchè gli operatori si comportassero in maniera adeguata a alla legge.

Riassumendo quanto detto: l’obbiettivo della norma europea era liberalizzare e facilitare l’accesso al mercato delle telecomunicazioni, permettendo la libera concorrenza e facendo si che gli utenti potessero confrontare le offerte e le caratteristiche tecniche delle aziende produttrici di apparecchiature e terminali.

Ovviamente, il termine “rete pubblica” non deve trarre in inganno nessuno, perchè è la terminazione che giunge nelle nostre case attraverso il doppino, la fibra ottica o altri mezzi trasmissivi. Quindi il termine “rete pubblica” non deve far pensare a rete utilizzata dalla pubblica amministrazione, o rete a cui accede il pubblico o ambiti lontani da quelli domestici, si tratta semplicemente della classica “borchia telefonica”.

Cosa ha fatto il governo italiano?
Nel recepire questa norma, ha inutilmente complicato la faccenda e anzi ha trovato un modo per mantenere un controllo sull’accesso alla rete pubblica, infatti la norma approvata il 22 ottobre riporta il vincolo, per gli utenti, di servirsi di imprese abilitate (che verranno inserite in un registro di futura creazione) per “installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali”.

E’ sempre necessario servirsi di queste imprese? Non è detto, infatti la norma all’art.2 lettera F riporta che “i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1.”

Il problema sorge perchè il governo si riserva 12 mesi per istituire il registro e stabilire i requisiti di competenza per le imprese abilitate.

Distinguere tra imprese registrate e non registrate potrebbe portare ad una restrizione del mercato, che era proprio quello che voleva evitare la direttiva comunitaria, e in questo caso saremmo di fronte ad un palese aggiramento delle norme comunitarie.

Cosa succede a chi decide di installarsi un router o una apparecchiatura senza rivolgersi a ditte specializzate? Il Governo ha previsto una multa che va da 15.000 a 150.000 euro.

E’ facile immaginare che i piccoli operatori del settore si troveranno di fronte ad altra burocrazia e che potrebbero vedere lievitare i costi per continuare ad operare, mentre i colossi del settore non avranno problemi non solo a mantenere la loro posizione di dominio, ma, possibilmente, espanderla ancora di più a spese dell’utente finale.

A questo punto possiamo osservare che, se è vero che tutto parte da una direttiva europea, il governo, nel recepirla, è riuscito ad aggirarla. Mantenere rigido l’accesso a internet e alle reti pubbliche di comunicazione, demoralizzando coloro che vogliono avviare una propria attività legata all’accesso e alla commercializzazione di prodotti e strumenti legati ad internet, va invece a vantaggio dei soliti big del settore.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

3 Commenti

Commenti

  1. Vi rendete conto che questo governo fa le cose all’incontrario.
    La direttiva europea va verso la liberalizzazione. Invece in Italia gli utenti, se non vogliono pagare un installatore, si dovranno sorbire i “router chiusi” dei big delle TLC. I cittadini se si avvarranno di installatori autorizzati li pagheranno di più rispetto ad oggi.
    E’ una cosa assurda. Capisco che le tensioni in gioco ai climatizzatori sono alte (x installazione ci vuoel autoizzazione) ma per un router perché? E tutta roba a bassa tensione.
    Ma! Follia!!!!!! Io sono per il “Router Libero” perché ti fa internet libero, con tutti i suoi servizi e accessi!!!


  2. A mio avviso le cose non stanno come sopra descritto.

    My 2 cents

    http://scialdone.blogspot.com/2010/11/esistono-piu-norme-di-quante-voi-umani.html


  3. Marco, ho letto quel che hai scritto, ed è corretto, ma considera che ancora si attende la definizione del punto F.
    Ora, se fossimo in un paese normale, dove non ci sono (come dici tu) corporazioni, la tua interpretazione sarebbe correttissima.
    Quel che si teme, però, è che il punto f verrà disapplicato ovi sarà qualche scappatoia per disattenderlo.




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