postato il 2 dicembre 2016 | in "Politica, Rassegna stampa, Riforme"

“Riforme, ultima occasione. Il nostro sì, un no a Grillo”

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Sono molte le ragioni forti per votare Sì. La prima è che il Sì è il voto della stabilità ed è un no a Grillo». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha fatto campagna referendaria con i centristi per il Sì. «Dopo tanti anni che parliamo di riforme dice – finalmente abbiamo la possibilità di realizzarle. Qualcuno sostiene che anche votando No, le si potrà fare nei prossimi mesi. La verità è che invece si metterebbe la pietra tombale sul cambiamento. Questa è la prima volta che si riesce a far votare il Senato per la propria abolizione. Se prevarrà il No, si potrà convincere nuovamente i parlamentari a dimezzarsi? In passato lo stesso Berlusconi dovette inserire nel testo, poi bocciato, una norma transitoria che escludeva effetti immediati. Se la riforma non passa, la reputazione dell’Italia finisce sotto i piedi».
Eppure, perfino l’Economist si è schierato per il No.
«La libertà di pensiero è un elemento vitale della società contemporanea. Io so che nella mia missione in Sud America, la prima cosa che mi hanno chiesto i presidenti è stata che fine avrebbe fatto la riforma. Un piccolo segnale dell’attenzione spasmodica che c’è anche nel mondo, soprattutto dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. Chi pensa diversamente finge di vedere una realtà che non c’è. Il referendum sarà il banco di prova della capacità italiana di progredire e non restare intrappolata nei propri vizi tradizionali».

I critici obiettano che non c’è superamento del bicameralismo. È così?
«Il superamento è totale. Ci si dimentica che oggi il compromesso fra il centro e le amministrazioni locali si realizza in un organismo che è la conferenza Stato-Regioni. La riforma, di fatto, la sostituisce con il nuovo Senato in modo trasparente. Inoltre, lo Stato avrà l’ultima parola e questo rassicurerà gli imprenditori che in Italia non sanno mai chi decide, come e perché. Un trasporto speciale da Nord a Sud non può essere costretto ad attraversare diverse Regioni con regole ogni volta diverse. Né una Regione può bloccare per mesi una decisione come la costruzione di un gasdotto. I guasti del titolo V della Costituzione vengono riparati da questa riforma».

I consiglieri regionali faranno i senatori nel dopolavoro?
«Dopolavoro o doppio lavoro? Il tempo che oggi impiegano nella conferenza Stato-Regioni lo impiegheranno in un Senato che però avrà competenze limitate. Ci sono leggi e regolamenti che dovranno per forza essere adottati dopo il referendum, come quelli che disciplineranno la designazione dei consiglieri regionali che faranno i senatori».

Come si fa a negare che sia un voto anche su Renzi?
«Questa polemica sta diventando stucchevole. Si parla di deriva autoritaria quando una delle cose che mancano a questa riforma è semmai il maggior potere che bisognerebbe dare al premier, come chiedevano sia Prodi sia Berlusconi. Se passa il No, l’unico vincitore sarà Grillo».

Prodi si è schierato per il Sì. Ha fatto bene?
«È stato da parte sua un atto di serietà e anche di coraggio. Ed è la prova del drammatico errore commesso da Berlusconi, che se avesse scelto il Sì avrebbe firmato una linea condivisa con Prodi e consacrato una sorta di riconciliazione o pacificazione che avrebbe fatto non solo di Prodi ma anche di Berlusconi un padre costituente. Così non è stato ed è un altro prezzo pagato all’alleanza con la Lega di Salvini».

Forza Italia contesta il merito della riforma. Non può?
«No. Questa riforma si chiama Giorgio Napolitano, votato per il secondo mandato anche da Forza Italia sulla base di questo impegno, e applaudito per il suo invito a fare le riforme. Molti di quanti hanno applaudito se lo sono dimenticato e molti di quelli che hanno inizialmente votato questa riforma hanno fatto campagna per il No. Schizofrenia senza limiti».

La percezione è che vincerà il Sì o il No?
«C’è una maggioranza silenziosa per la quale l’Italia non può permettersi di perdere questa occasione bocciando la riforma. Ma meglio affidarsi a un mago che ai sondaggisti, per sapere davvero come finirà».

Si corrono rischi se vincerà il No?
«Senza fare allarmismo, perché lo rifiuto, non ci vuole qui un politologo raffinato, bastano i bambini dell’asilo per capire che con la vittoria del No si entrerà in una fase di fibrillazione. Da un lato per il Sì c’è una coalizione politica, dall’altro tutto e il contrario di tutto, da Zagrebelsky a Berlusconi, da Grillo a Salvini».

Se vincerà il Sì, Renzi vorrà andare subito al voto?
«È un’ipotesi fuori dalla realtà. Il Sì è il voto della stabilità con cui il governo va avanti e finisce nel 2018, anche perché la decisione non dipende solo da Renzi».

E se vince il No? Renzi ha l’obbligo morale di dimettersi?
«No. Si valuterà lo scarto. Se il No prevale di molto, Renzi ha tutto il diritto di andare dal Capo dello Stato e avere con lui una discussione seria tra persone che hanno a cuore l’Italia, non i propri destini personali. Renzi non vorrà restare a Palazzo Chigi solo per fare il Re Travicello. Questo governo deve andare avanti, ma se ce ne sono le condizioni».

E se vince il Sì?
«Renzi ha l’obbligo morale di continuare, dimostrando, proprio perché gli elettori avranno apprezzato la riforma, di voler completare il tragitto e poi andare alle elezioni nel 2018».

Quali conseguenze avrà il voto all’interno dei singoli partiti?
«Il referendum non doveva essere una questione interna del Pd, riguardava pure i moderati e tutti i cittadini italiani. Che lo si veda come una resa dei conti interna ai democratici, ha indebolito la campagna».

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