postato il 11 Aprile 2016 | in "Esteri"

Regeni: Ora Mogherini faccia muovere l’Europa

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L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Fa bene l’Italia con il governo Renzi a  pretendere dall’Egitto verità e giustizia sul caso Regeni. Un Paese che sta cercando di esercitare una leadership nel Mediterraneo, non può dimenticare che nel corpo martoriato di Regeni c’è la dignità di una Nazione».
Ad affermarlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato. Attraverso L’Unità, Casini rivolge un invito all’Alto rappresentante per al politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini: «Io mi auguro che come il ministro Gentiloni ha provveduto al richiamo del nostro Ambasciatore, così la responsabile della diplomazia europea studi, proponga e attui analoghe iniziative ritorsive. Non chiediamo questo alla Mogherini in quanto italiana, glielo chiediamo come europea».
Presidente Casini, è ormai crisi aperta tra Italia ed Egitto. Condivide la decisione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di richiamare per consultazioni il nostro ambasciatore al Cairo?
«Si tratta indubbiamente di una linea rischiosa ma d’altra parte non aveva- mo, non abbiamo alternative. Non è detto che in questo modo otterremo quanto giustamente intendiamo prefiggerci. Ma se seguissimo una linea diversa vorrebbe dire che rinunceremmo per cinismo politico a difendere la dignità del Paese. C’è di più. L’Italia è un grande Paese che col governo Renzi sta cercando di esercitare una funzione di leadership nel Mediterraneo. Ed anche per questo che l’Italia non può dimenticare che nel corpo martoriato di Giulio Regeni c’è la dignità di una Nazione. Mi lasci aggiungere che in questa ottica, il richiamo dell’ambasciatore Massari è il primo, dovuto passo. Al quale devono però farne seguito altri, se le autorità egiziane continueranno nell’opera di depistaggio e di mancata collaborazione. Misure che non siano solo simboliche. Ad esempio, si potrebbe inserire l’Egitto nella “black list” aggiornata dalla Farnesina dei Paesi ritenuti non sicuri, sconsigliandone i viaggi ai nostri turisti e ricercatori. Non sarebbe peraltro una forzatura, perché la vicenda di Gilio Regeni dimostra che oggi l’Egitto tutto è tranne un Paese sicuro».
Attorno a questa rivendicazione di verità e giustizia, attorno alla difesa della dignità nazionale, è possibile, a suo avviso, costruire una iniziativa comune che superi, a livello politico, le divisioni tra maggioranza e opposizione. È quanto dalle colonne de l’Unità si augura e propone Walter Veltroni.
«Non solo me lo auguro ma lo ritengo opportuno e fattibile. Io in Parlamento, a parte i toni come sempre scomposti dei Cinque Stelle che sono perennemente accecati dall’antirenzismo, ho registrato una ampia convergenza nazionale, e sono convinto peraltro che una linea diversa non poteva essere seguita. Si potrebbe discutere se il richiamo dell’Ambasciatore dovesse essere fatto una settimana prima o una dopo, ma stiamo davvero parlando del nulla, perché l’essenziale è che l’Italia abbia reagito dopo la conferma, molto triste, che le autorità egiziane non volevano collaborare. Noi siamo stati pazienti».
Qualcuno aggiungerebbe anche troppo…
«Non sono di questo avviso. Era giusto esserlo, pazienti, perché l’Egitto è un Paese amico e perché abbiamo sperato che anche nel regime maturasse la consapevolezza dei danni che questa triste vicenda provocherà all’Egitto, perché tutti abbiamo da perderci, ma loro più degli altri, e non solo per le misure ritorsive, ad esempio intervenendo sul turismo, ma per l’immagine che passa nella Comunità internazionale, che sta incominciando a maturare che questo regime, guidato dal presidente al-Sisi, è addirittura peggiore di quello di Mubarak. In due mesi, dall’Egitto abbiamo avuto solo ricostruzioni inverosimili, offensive, dichiarazioni pasticciate e nessuna risposta vera. E questo, lo ribadisco, è assolutamente inaccettabile».
Presidente Casini, in gioco c’è la verità sul caso Regeni o anche altro?
«L’Italia sta sollevando una questione di diritti umani e civili che riguarda tutti. Per questo l’Europa non può chiamarsi fuori. L’Europa è chiamata con i fatti e non con le chiacchiere, a sollevare il problema con le autorità egiziane. Io mi auguro che come il ministro Gentiloni ha provveduto a richiamare il nostro Ambasciatore per consultazioni, così la responsabile della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, studi, proponga e attui analoghe misure ritorsive. Sia ben chiaro: noi chiediamo questo alla Mogherini non in quanto italiana, in quanto europea. Perché l’Europa nel Mediterraneo rappresenta una comunità di valori e di ideali che non sono in vendita».

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