postato il 21 Giugno 2011 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Scuola e università"

Notte prima degli esami

Sono a casa e la mia ultima campanella di scuola è suonata ormai da qualche giorno. Non immaginavo di provare questa strana sensazione, alla resa dei conti, dopo 5 anni passati in una classe che ho spesso disprezzato e criticato, ma che mi ha comunque lasciato dei grandi insegnamenti. Forse tutte le incomprensioni, tutti i litigi, a qualcosa sono serviti, a farmi capire che in qualsiasi grande gruppo, di studio, di lavoro, i problemi si presenteranno sempre, e la bravura dei componenti sta nel vivere tutto ciò con maturità, portando rispetto anche per la persona che con te è stata scorretta.

Insomma, non mi sono mai trovata troppo bene nella mia classe, a parte quelle poche persone con cui ho legato parecchio e con cui ho vissuto magici momenti, che resteranno nella mia e nella loro memoria.

Oltre il brutto c’è stato anche il bello, momenti particolari che ci hanno fatto capire che stare dietro un banco o una cattedra non è affatto semplice, che a formaci non siamo da soli, ma c’è chi sa darti tanto, oltre un numero o un verbo da declinare. La cosa migliore che ricorderò sempre sono i miei professori. Tutti speciali nel loro essere, senza alcuna distinzione, ognuno di loro mi ha insegnato una cosa diversa, una diversa lezione di vita da cui trarre ispirazione e indicazione.

Durante questi 5 anni, che adesso, mi sembra di aver vissuto troppo in fretta, la persona che mi ha insegnato di più è la mia prof. di matematica. Una donna semplice, dolce e forte, che non mi ha trasmesso l’amore per la materia che da anni e anni insegna con passione e dedizione, ma mi ha insegnato a vivere, a capire quando non devo alzare la voce, perché il momento non è quello giusto, quando essere pacata e quanto siano importanti le passioni, che sono le cose che ci vengono meglio e che ci rendono davvero felici. I suoi occhi che si illuminano davanti a numeri e grafici non li dimenticherò mai!

La seconda persona a cui devo molto è il mio bidello. Ci siamo conosciuti lo scorso anno, o meglio, lui ha capito in pochissimo tempo chi sono e cosa faccio e vorrei fare della mia vita. Non mi sono mai aperta fino in fondo, ma lui ha avuto la capacità di conoscermi, di capirmi. Quando in classe qualcuno dice cose che avresti preferito non sentire, quando ti rendi conto di non aver fatto abbastanza in quella o quell’altra materia, apri una porta e vai a sederti in quella sedia, messa li appositamente per te, che hai bisogno di silenzio o delle parole di qualcuno che ti capisce semplicemente guardandoti.

Devo tanto anche alle persone a cui probabilmente non avrei mai immaginato, prima di oggi, di dover dire grazie. Le persone false, maleducate, che però mi hanno fatto capire che non possiamo sempre incontrare gente che ci piace, che ci va bene, ma vivere in società significa saper convivere con tutti, all’insegna del rispetto e dell’educazione, cosa che molti non hanno ancora capito.

Forse questi anni li sto sentendo così utili per il mio futuro, perché ho avuto sempre un atteggiamento diverso rispetto agli altri, uno stile di comportamento che spesso ha generato discussioni, un modo di vedere le cose troppo diverso dagli altri. Io non ho mai pensato che un professore entrasse in classe e dicesse: “Oggi vi insegno come vivere nella società, prendete appunti”, “Oggi vi insegno cosa s’intende per rispetto e come questo debba essere usato”. I professori non sono manuali d’uso per la vita. Sono uomini e donne che si mettono in gioco, che ti spingono a leggere tra le righe ciò che potrebbe servirti una volta fuori della tua classe. Nessuno ha avuto mai la presunzione di entrare in classe e spiegarci il mondo, chi li avrebbe mai ascoltati se si fossero posti in tal modo?! Sta all’alunno andare oltre, capire che quando un professore lascia parlare l’interrogato a ruota libera lo fa per capire chi è l’interpellato, come ragione, come parla, come sono i suoi occhi mentre racconta qualcosa. Questi non sono discorsi insensati, valgono molto di più della lezione imparata a memoria.

Probabilmente, i ragazzi disprezzano tanto la scuola perché non hanno capito qual è l’atteggiamento da avere durante le lezioni, che bisogna stare sempre attenti, non per evitare una nota o una passeggiata in presidenza, ma perché ogni singola parola, ogni singolo sguardo possono dirti qualcosa, soprattutto se a parlare o a guardarti sono persone adulte, che rispetto a te hanno un vissuto maggiore.

Non è mia intenzione fare la parte della secchiona seduta da sempre a primo banco, perché anzi sono proprio queste le persone che non ci hanno capito nulla, che non hanno capito il senso.

Infine nella classifica delle persone che “Ricorderò” aggiungerei anche un vecchio compagno di classe, bocciato al secondo anno. Lui, proprio l’ultimo giorno di scuola, dopo una mattinata di allegria, foto, musica, il miglior modo per dire addio alla scuola, ci ha commosso con le sue lacrime, inaspettate e sincere, chi si era trattenuto tutto il tempo, per evitare domande del tipo “Ma non sei contento di farla finita con questa scuola?”, non ha potuto più contenere la sua emozione. Le lacrime di Giovanni hanno dimostrato quando sia importante, per un ragazzo con gravi problemi economici e con una famiglia altrettanto problematica, quando sia importante la scuola, che funge da casa, famiglia, che colma ciò che non c’è! Giovanni senza la scuola come farebbe? Si sentirebbe inutile, perché non saprebbe dove fare l’imitatore, dove far ridere se stesso e gli altri.

La scuola è ancora nostro, di tutti coloro che amano imparare, conoscere, esplorare, se stessi e il mondo esterno, mettersi in discussiono, di coloro che hanno voglia di insegnare agli altri tutto ciò che hanno già appreso, di coloro che vogliono dimostrare a se stessi e agli altri quanto realmente valgano.

Non so se riuscirò a fare tutto questo, ma di una cosa sono certa, che “Questa scuola sarà sempre mia”!

“Riceviamo e pubblichiamo” di Sofia Allegra

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