postato il 5 maggio 2018 | in "Politica, Rassegna stampa"

“Non è più il tempo delle truppe di responsabili, il centrodestra si rassegni”

L’intervista di Giovanna Casadio pubblicata su Repubblica

Senatore Pier Ferdinando Casini, ritiene possibile un governo di tregua?
«Nella situazione attuale tutto è difficile. Abbiamo assecondato per due mesi una mitologia finta, cioè che ci fosse qualcuno che ha vinto le elezioni. E i vincitori non hanno avanzato proposte ma pretese. Come se la signora Merkel invece di sedersi pazientemente al tavolo a negoziare con le altre forze politiche, avesse cominciato a troneggiare su tutte le tv, spiegando che gli altri dovevano votare il suo governo».

E quindi ora il capo dello Stato cosa dovrebbe fare?
«Dopo due mesi vissuti in una sorta di allucinazione collettiva, sintetizzerei la questione in “riprendiamo contatto con la realtà”. Il presidente della Repubblica ha annunciato per lunedì consultazioni brevi. Aggiungo che l’Italia sta danzando sull’orlo del burrone, deve evitare l’aumento dell’Iva e farsi sentire nelle scelte decisive sull’Europa».

Di Maio dice di volere tornare al voto, Salvini propone un governo del centrodestra che poi i voti se li va a cercare in Parlamento sicuro di trovarli.
«Nelle varie ipotesi di esecutivi di decantazione, di emergenza, del presidente, di armistizio non si può rispondere di no all’appello, che a quel punto verrebbe direttamente dal Quirinale, alla responsabilità».

Però potrebbero esserci dei “responsabili” che appoggino un governo del centrodestra?
«Non ci sono scorciatoie oggi, non vedo chi possa stabilizzare un governo di centrodestra. È una strada che non sta ne in cielo ne in terra da un punto di vista politico e neppure istituzionale. Per il capo dello Stato sarebbe irricevibile incaricare una persona al buio che va a cercarsi i voti in Parlamento».

Come si convincono Salvini e Di Maio a un governo di tregua?
«Entrambi hanno fatto una campagna elettorale a cui darei 10. Ma il dopo voto è stata una pantomima. Ora mostrino serietà. Si fa presto a dilapidare la vittoria. Anche perché giocare al “tanto peggio, tanto meglio”, non paga poi elettoralmente. Se non nasce un governo, a ottobre si voterà».

Ma lei li ha mai visti dei parlamentari che appena eletti siano disposti a tornarsene a casa, a lasciare la poltrona?
«Non è solo un problema di rinunciare alla poltrona, ma tornare con le stesse regole elettorali alle urne è una follia. Significherebbe buttare altri soldi e paralizzare il paese per un risultato poco diverso».

Il Pd, nelle cui liste lei è stato eletto, ha fatto bene a defilarsi dalla partita per il governo?
«Il Pd ora ha una strada sola: ascoltare Mattarella. Non disperdere quel senso di responsabilità e di correttezza istituzionale che ne fa l’unica alternativa credibile al populismo imperante. E smetterla di dividersi su cose incomprensibili. Apra gli occhi sulla crisi strutturale del socialismo europeo, si interroghi sul fatto che sono i ceti socialmente e culturalmente più consapevoli che lo hanno ancora sostenuto. Non pensi che esista la teoria dello zoccolo duro, al calo dei consensi non c’è limite. E poi: Renzi si è dimesso da segretario, non da leader. Personalità importanti come Franceschini trovino con lui un’intesa, perché l’alternativa è lasciare campo libero al bipolarismo 5Stelle-Lega».

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