postato il 19 Luglio 2013 | in "Spunti di riflessione"

Mozione di Sfiducia ad Alfano: l’intervento in Aula

Stato deve scuse alla signora Shalabayeva, ma basta avvoltoi in maggioranza

Signor Presidente, avvertiamo oggi un disagio palpabile. Non è facile intervenire in questa discussione, perché siamo figli di una tradizione democratica e liberale. La nostra Costituzione e le nostre leggi sanciscono, senza dubbio, rigorosi codici di comportamento e siamo impegnati in primo luogo, per rispetto verso il Parlamento e verso lo stesso Governo, ad adottare e a fare uno sforzo comune di verità.
Vi sono troppe anomalie in questa vicenda per farla rientrare nella normalità e la prima – me lo si consenta – è che ne parliamo in Parlamento dopo più di un mese e mezzo da quella sfortunata e triste giornata.
Il primo pensiero è per la signora Shalabayeva e la sua bambina. A loro lo Stato italiano deve delle scuse, senza se e senza ma. Deve scuse e un impegno: non possiamo abbandonarle ora. Nessuna giustificazione può essere evocata, indipendentemente dallo status del marito che è evidentemente controverso.
A questo proposito, anche come Presidente della Commissione esteri, voglio esprimere la più ferma protesta per l’indegno comportamento delle autorità diplomatiche kazake accreditate presso lo Stato italiano.
In particolare, non è tollerabile che l’ambasciatore il quale, essendo in vacanza, non ha trovato il tempo per rispondere alla convocazione del nostro Ministro degli esteri, lo trovi invece per spiegarci dalle colonne della stampa come Makhtar Ablyazov sia solo un delinquente ordinario perseguitato per i suoi reati comuni. Naturalmente, onorevoli colleghi, non metto la mano sul fuoco sull’integrità morale del succitato e inviterei tutti alla cautela in proposito.
Ricordo però al diplomatico e a tutti i senatori che stiamo parlando di un Paese – il Kazakistan – che nelle statistiche internazionali sulle libertà di stampa figura ad esempio al centosessantesimo posto su 179 Paesi. Comunque, se anche questa fosse la realtà (quella del marito), non giustificherebbe in alcun modo l’affannarsi di questo cosiddetto ambasciatore nell’organizzare la deportazione di una donna e di una bambina di sei anni. Voglio dire con chiarezza (se la ministro Bonino non è impegnata al telefono) che la Farnesina deve valutare la compatibilità di questo signore con l’ufficio che ricopre nello Stato italiano.
Certo, esistono enormi interessi economici intorno a questo Paese per tutto l’Occidente. Dobbiamo essere consapevoli di ciò ed anche del fatto che tanti possono cercare di approfittare di questa crisi: tanti nostri alleati, tanti Paesi amici, forse in queste ore operano attivamente nel sottobosco di un certo mondo per cercare di levare all’Italia alcuni affari e dirottarli magari da altre parti. Ne siamo consci perché con l’ingenuità non si fa la politica estera né si fanno gli interessi economici del Paese. I termini della questione, però, sono questi: parliamo di un Paese senza libertà civili e noi dobbiamo fissare confini chiari. Nessun interesse economico può giustificare la perdita della dignità nazionale, del nostro decoro e dei nostri princìpi.
L’Italia ha fatto una brutta figura nel mondo – l’ha fatta lo Stato nel suo complesso – poiché si è evidenziata un’inaccettabile tolleranza verso diplomatici che hanno adottato comportamenti anomali, non contrastati da autorità deboli, se non compiacenti. Gli apparati di polizia, le autorità giudiziarie ed alcuni Ministeri non hanno certo fornito una bella prova di sé.
A margine della vicenda, vorrei fare una riflessione. C’è bisogno di più politica in Italia perché, quando essa manca, la burocrazia travalica dai suoi compiti e rischia di finire fuori strada. Questa vicenda lo dimostra e per decenza non aggiungo decine di esempi giornalieri che ciascuno di noi potrebbe portare in ordine alla gestione di altri Ministeri.
Il Governo, che pochi sostengono con la convinzione di chi vi parla, esce più debole da questa vicenda tormentata e triste. Mi sembra che le ripetute affermazioni del presidente Letta, del vice presidente Alfano, del Ministro degli affari esteri e del Guardasigilli documentano questa opinione ormai condivisa. Non avrebbe altra spiegazione la stessa comunicazione ufficiale che voi avete fatto il 12 luglio e le tante dichiarazioni in proposito. Da ultimo, se non vi fosse questa consapevolezza consolidata, di certo ieri il Capo dello Stato non avrebbe parlato – cito testualmente – «di gravi motivi di imbarazzo e di discredito per lo Stato» e il Governo non avrebbe messo in atto nuove norme di condotta ed innovato catene di gestione burocratica per evitare in futuro il ripetersi di simili esempi.
Dico ai colleghi presentatori della mozione, ai senatori dei Gruppi M5S e Misto-SEL, che gli interrogativi da sciogliere ci sono e sono legittimi, ma ciò da cui dissentiamo fermamente è ritenere che la sfiducia al ministro Alfano – delle cui parole non abbiamo motivo di dubitare poiché abbiamo fiducia nella persona – possa essere la soluzione del problema. Ancor più irresponsabile sarebbe oggi un voto che riconsegnasse l’Italia all’incertezza ed all’instabilità proprio mentre il Governo Letta sta faticosamente operando per risollevare l’Italia. A questo voto avventuristico noi non siamo disponibili, poiché da una vicenda certamente disdicevole faremmo discendere un ancor più drammatico epilogo, pernicioso per l’Italia e gli italiani.
La polemica politica è sempre legittima, le differenti visioni anche, ma chi sostiene il Governo deve evitare gli atteggiamenti farisaici di qualche avvoltoio in servizio permanente effettivo anche all’interno della maggioranza, che a parole si prodiga in elogi verso il Governo e nei fatti ne minano quotidianamente le ragioni dell’esistenza.
Termino, onorevoli colleghi. È difficile sostenere – mi rendo conto che per molti è anche più difficile che per me o per il Gruppo cui appartengo – una maggioranza così atipica e strana. Noi lo facciamo nell’interesse del Paese e vorrei fare un’avvertenza finale. Ci inchiniamo tutti in questa Aula all’emergenza, al di là di questo episodio. Come ha detto brillantemente prima il senatore Russo, allora, se ci inchiniamo all’emergenza, evitiamo di stare nella maggioranza solo per saldare i debiti delle nostre vecchie promesse elettorali. Guardiamo avanti; non saldiamo i conti con il passato; cerchiamo di costruire il futuro.

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