postato il 5 marzo 2017 | in "Politica"

Moderati, su la testa blocchiamo i populisti

Da Berlusconi ad Alfano, da Calenda a Parisi, insieme si può fare la differenza

L’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero

Se non ora quando? Moderati di tutta Italia, rialzatevi e unitevi. Pier Ferdinando Casini vede un ruolo per una grande area di centro che andrebbe da Berlusconi a Alfano, dai Centristi per l’Europa di D’Alia e Galletti a Parisi e Calenda. Il presidente della Commissione Esteri del Senato vede un compito («Opporsi alle derive populiste e giustizialiste di Grillo e della Lega») e una pluralità di leader tra i quali scegliere attraverso le primarie. «Il Paese dev’essere salvato da una deriva demagogica che un giorno vagheggia l’uscita dall’euro e il giorno dopo ripropone il cappio di memoria leghista di un giustizialismo che è il contrario della moralità pubblica».

I moderati non sono troppo divisi tra loro?
«Siamo all’ultima chiamata. I moderati devono sotterrare furberie, piccole convenienze e tatticismi a cui sono stati ancorati negli ultimi anni. Hanno l’occasione irripetibile di poter essere quelli che salvano il Paese dalla doppia sfida di Grillo e dei leghisti, tenendo conto anche della crisi profonda del Partito democratico che propone agli italiani un dibattito surreale, quasi intimistico».
Il progetto qual è?
«Tutti i moderati si devono mettere assieme. Chi ha più responsabilità ha più oneri, a partire da Berlusconi che mi auguro segua la strada indicata dal Partito popolare europeo e non si rinchiuda nel fortilizio di un accordo coi cosiddetti sovranisti che sostengono l’opposto del Ppe e non hanno votato Tajani alla presidenza del Parlamento europeo, scoprendo ogni giorno un giustizialismo pentastellato».
Gli altri chi potrebbero essere?
«Chi è disponibile a mettersi in gioco: Alfano che ha annunciato la conclusione di Ncd e ha compiuto un gesto intelligente, i centristi per l’Europa, l’Udc, Zanetti, sindaci come Flavio Tosi. Nessuno si può chiamare fuori. E poi penso a personalità nuove come Parisi e a chi oggi nel governo è diventato punto di riferimento per tanti moderati. La lettera di Calenda al Messaggero conferma che anche lui dovrà scegliere tra una generosa disponibilità e un ritiro puramente tattico. Qui non ci sono esclusive, ma la necessità che superando le divisioni i moderati facciano una proposta agli italiani. Non tutti hanno consegnato il cervello alla demagogia o intendono proporre all’Italia l’esperimento della Raggi a Roma».
Lei, Casini, che ruolo si ritaglia?
«Ho già giocato tanti ruoli nella mia vita politica, che non sono certo in debito di onori. Lavorerò con tutte le energie per mettere attorno a un tavolo questi protagonisti della politica. I solitari sono destinati alla catastrofe».
Il proporzionale che cosa comporterà?
«In questo caso ognuno ballerà da solo. Difficilmente Renzi potrà volere il premio di coalizione, specie dopo la materializzazione della scissione nel Pd. Nella decomposizione politica italiana, il Pd forte era elemento di garanzia per tutti. È paradossale che lo dica un moderato come me, ma i tempi sono cambiati e da versanti diversi Pd e Forza Italia sono chiamati a responsabilità inedite. Secondo le migliori farse italiane, tutti i ruffiani che si erano coagulati attorno a Renzi adesso sono pronti a scaricare il calcio dell’asino. Ma questo era prevedibile, anzi mi auguro che serva di lezione a Renzi per capire che certe seduzioni del potere sono molto aleatorie».
Forza Italia riuscirà a staccarsi dalla Lega?
«Io sto alla politica. Al netto di esperienze amministrative in comune, sulle grandi questioni come l’Europa e il futuro del Paese la politica leghista è vicina ai 5 Stelle, agli antipodi rispetto a Forza Italia. Forza Italia dimostra serietà istituzionale sulla strumentale sfiducia a Lotti, mentre la Lega è stata la prima a cavalcarla assieme ai Cinquestelle».
Qualcuno dirà che vuole la vecchia Dc?
«Questo argomento aveva forse un’efficacia strumentale in passato. A forza di declamazioni sulle rottamazioni e di pessime prove di dilettanti allo sbaraglio, la gente oggi sempre di più capisce che c’è bisogno di serietà e professionalità politica. Bisogna che i moderati rialzino la testa: la politica è fatta anche di tante persone oneste che hanno seguito una passione e dopo anni d’impegno hanno le tasche vuote. Basta con le lezioni di moralisti che hanno la vocazione all’immoralità e alla prima curva vengono scoperti con le mani nel sacco. La politica pulita esiste e deve raddrizzare la schiena, non piegarla sotto complessi di inferiorità».
Chi sarà il leader dei moderati?
«Una pluralità di leadership rafforza il progetto: non dobbiamo temere di avere più leader. Se poi questa grande area di centro vorrà definire chi la rappresenterà o ne sarà il portavoce, ben vengano anche le primarie: i processi di selezione politica per essere credibili devono avvenire tutti sul terreno della democrazia».

4 Commenti

Commenti

  1. OK.


  2. Caro Casini: da romagnolo giornalista professionista 75enne pensionato espatriato, propongo alla S.V. un breve viaggetto nella politica della nazione della quale sono cittadino, oltre che dell’Italia. Comprenderebbe, allora, che ampiamente sufficienti sono i benefici ricevuti dal voto popolare acquisito, e che è (da tempo, ormai) ora di lasciare a una molto più giovane generazione il compito di ricercare nuove politiche e nuovi uomini e donne che le portino a compimento. Non servono leader: servono esempi viventi. Lei non lo è. Vada a posto (diceva il nostro professore di liceo). Senza offesa, ma per decenza.


  3. Caro Pier Ferdinando,
    va tutto bene, se non si dimenticano gli ASTENSIONISTI MOTIVATI, che sono, sostanzialmente il primo, vero, partito italiano, con una aliquota no “non voter’s people” ormai attestata attorno al 50 % dell’intero elettorato attivo. E alla guida, come capo-fila, della Confederazione di Comitati Elettorali denominata LA RUOTA DELLE LIBERTA’ sarà il nuovo soggetto GENTE NUOVA – MODERATI T.E.A.M.
    ( ove l’acronimo sta per TRASVERSALI EX ASTENSIONISTI “MOTIVATI”)


  4. Io penso e sono sicuro, di essere moderato da sempre, non ho mai amato chi crede di cambiare le cose, con un suo modo di fare o di essere. Preferisco chi cerchi di risolvere i problemi con metodi fatti di prudenza, buon senso e senza grandi clamori. Chi pensa di governare un Paese come fosse un fatto privato, mi inquieta, chi pensa di farlo con slogan populisti, mi infastidisce profondamente. In conclusione, l’unica maniera di governare, secondo il mio punto di vista, è rifarsi alle affermazioni di Benedetto Croce, che diceva: L’Italia non ha bisogno di grandi uomini; ma ha bisogno di persone serie, oneste e competenti. Un Paese che è governato da statisti così, sarà un Paese fortunato.


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