postato il 27 Giugno 2009 | in "Famiglia"

Il governo si impegni sul quoziente familiare

Attendiamo Berlusconi alla prova del quoziente familiare, che aveva promesso in campagna elettorale. Il modo più serio di onorare i nostri elettori non è compiacersi del risultato elettorale, ma è dire al Governo di muoversi nell’aiuto alle famiglie, senza partecipare al pettegolezzo politico che si sente in questi giorni.

Pier Ferdinando

5 Commenti

Commenti

  1. Questa è soltanto una delle numerosissime promesse non rispettate da Silvio Berlusconi. Ma noi non parliamo dei suoi problemi giudiziari o personali, e quindi insistiamo sul quoziente familiare, perchè la gente non sia distratta dal fumo che il premier getta negli occhi degli Italiani. Noi vgliamo il quoziente familiare, e continueremo a urlarlo finchè Berlusconi ci ascolterà!
    Marta


  2. Non solo gli aiuti alle famiglie, ma anche alla sicurezza dei lavoratori che mantengono queste famiglie, perchè ancora una volta piangiamo altri morti sul lavoro!
    Nella crisi le prime spese che i padroni tagliano sono quelle relative alla sicurezza e alla salute. Lo sfruttamento sempre più intensivo è l’altra causa principale dell’aumento degli infortuni, ed è quindi l’organizzazione capitalistica del lavoro che produce nuove malattie, morti sul lavoro e di lavoro.
    Il tragico conto dei numeri di questa guerra del capitale contro il lavoro salariato ha prodotto dall’inizio dell’anno 420 morti, 420.150 infortuni e 10.503 invalidi.
    I padroni e i loro dirigenti, responsabili di migliaia di morti sul lavoro e di lavoro ogni anno, anche quando vengono portati sul banco degli accusati per omicidio colposo se la cavano sempre: nel peggiore dei casi, con una condanna simbolica monetizzando la pena con un risarcimento economico ed ora, con il nuovo Testo Unico sulla sicurezza il governo Berlusconi concede agli imprenditori addirittura l’impunità, liberalizzando di fatto gli omicidi bianchi, diminuendo sanzioni penali e pecuniarie, deresponsabilizzando le aziende e indebolendo i controlli.
    Una società che vive e prospera sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che considera normale e accettabile che migliaia di esseri umani ogni anno vengano uccisi nelle fabbriche, nei cantieri e sui luoghi di lavoro per arricchire la classe padronale, è una società che di umano non ha più niente ed è destinata prima o poi ad essere radicalmente modificata


  3. Il quoziente familiare promosso dall’UDC gia’ qualche anno fa deve iscriversi in un piu’ ampio quadro di riforma dl ssistema tributario in riferimento alla tassazione sul reddito delle famiglie. Voglio esprimere pero’ qualche perplessita’ sulla adozione in Italia di tale modello alla francese. Credo che vadano apportati dei correttivi all’impianto del quoziente per renderlo confacente al nostro sistema impositivo evitando squilibri. Con il quoziente riformato si puo’ garantire minore pressione fiscale mantenendo un gettito per lo Stato che sia soddisfacente. Nel segno dell’equilibrio che contraddistingue noi dell’UDC.

    Sempre con Lei, on. Casini


  4. sul piano religioso come gli extracomunitari musulmani che arrivano in Italia è necessario che noi difendiamo la nostra identità e che con la nostra identità apriamo un confronto dignitoso con gli altri. Noi siamo un paese aperto, noi vogliamo accogliere tutti. Nella legalità ogni extracomunitario deve avere la sua opportunità nel nostro paese, ma deve essere chiaro che non arriva in una terra di nessuno, ma in uno stato che ha delle regole che vanno rispettate.
    E allora affermare l’identità cristiana del nostro paese non significa fare un’affermazione di esibizionismo o d’ostentazione religiosa, ma significa affermare le nostre radici, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni e i valori che i nostri genitori ci hanno trasmesso.
    Difendere l’identità cristiana non significa affermare un’appartenenza religiosa, significa affermare un elemento identitario di tutti gli italiani anche di chi non va in chiesa e non è credente.
    Luciano Marino
    http://www.facebook.com/album.php?profile=1&id=1466368119#/note

    sono d’accordo con Luciano


  5. dobbiamo urlare e farci sentire x il quoziente familiare anche x le famiglie vedove che al momento ne sono escluse. il sistema tributario in riferimento alla tassazione sul reddito delle famiglie non è equo, le famiglie vedove sono penalizzate dalla legge dini del 1995.
    credo che dovrebbero essere apportati dei correttivi sul sistema della tassazione del cumulo di lavoro dipendente e reversibilita’, lasciare a carico i figli al coniuge superstite. l’udc come cultura cristiana e difensore della famiglia dovrebbe chiedere al governo più equità fiscale. gruppo di vedove




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