postato il 1 Novembre 2011 | in "Giovani, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Spunti di riflessione"

Giovani, se la rivoluzione non basta

“Riceviamo e pubblichiamo” di Rocco Gumina

I giovani come vogliono prospettare il loro futuro con il rinnovamento o con la rivoluzione? La differenza sta tutta qui. Tale quesito, a parer mio, nasce spontaneo al vedere, sentire e leggere quello che i giovani, o meglio alcuni di loro, fanno e non fanno in questo preciso frangente storico che si chiama crisi di tipo economico, sociale, per alcuni spirituale, per altri etico, di certo antropologico. Abbiamo visto nelle settimane scorse a Roma una manifestazione pacifica, condivisibile o meno, organizzata da giovani che chiedono il rinnovamento, cioè il rinforzare, il ridire, il ripensare la nostra realtà, la nostra società con quello che di buono ancora c’è insieme a qualcosa di veramente nuovo che può uscire da un impegno reale sulle cose che già però esistono, trasformarsi in un vero è proprio campo di battaglia che ha devastato diversi quartieri di Roma causando danni per milioni di euro. Oggi tanti, troppi giovani sono nella terra di nessuno, con la possibilità di essere fagocitati e incanalati in circuiti che vogliono sì il cambiamento, ma passando per la distruzione di quello che esiste, buono o meno buono. Certamente questa non è la soluzione: sfasciare le banche, le macchine, i ristoranti, aggredire la polizia e i carabinieri, tirare le bombe carta non sono i migliori rimedi per uscire dalla situazione di fermo dell’Italia e dell’Europa. Quello che come giovani siamo interpellati a fare è qualcosa di più faticoso e impegnativo dello ricercare lo scontro e il distruggere: noi infatti siamo chiamati a costruire, a innestare nel nostro tempo, nel nostro spazio, nelle nostre “cose” semi di rilancio, di riforma, di riscossa con il pensiero, con il saper scorgere l’avvenire che sta dinanzi a noi, formulando nuove vie su sentieri che già esistono e che per molti anni hanno permesso al nostro popolo di essere fra i “grandi” della terra. L’Italia c’è la può fare, c’è la deve fare con noi e per noi. Non si tratta di fare qualcosa per l’immediato e il medio termine, ma si tratta soprattutto in termini politici di un’opera di rinnovamento che colpisca e cambi quasi “ontologicamente” il circuito al quale da mesi, se non da anni, siamo abituati per potere affacciarci con sicurezza al futuro. Ciò è possibile prendendo le cose “vecchie” per trasformale, non distruggerle, in “nuove”. Il cambiamento passa per il rinnovamento e non per la rivoluzione: abbiamo abbastanza coraggio, forza, tempo, dedizione, progetto per fare tutto questo?

1 Commento

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  1. Verissimo. I giovani devono costruire, nn distruggere. E scalciare!




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