postato il 29 Maggio 2011 | in "In evidenza, Media e tecnologia, Riceviamo e pubblichiamo"

eG8, quando si parte già male.

Pochi giorni fa aprendo il forum “eG8” di Deauville ,che puntava a far incontrare i “Grandi” della rete con i “Grandi” della terra, Sarkozy ha aperto la conferenza con queste parole :

“Non voglio cercare di controllare la Rete, ma piuttosto aprire un dialogo proficuo tra governi e gli attori di Internet”.

Se però si è ideatori del sistema censorio più famoso del mondo,l’ HADOPI, che dopo tre violazioni (uso di programmi p2p per il download illegale), disconnette automaticamente dalla rete il cittadino francese, ed ancora, se si è il presidente di una nazione dove il copyright è talmente severo che soffoca la creatività e crea casi internazionali, viene il dubbio che i propositi del presidente francese siano solo uno specchietto per le allodole, e che invece nascondano quella che lui stesso definisce opera di “civilizzazione della Rete”, che poi non è altro che un controllo del web, che conferirebbe ai governi una autorità su contenuti, informazioni e dati, mai vista prima.

Il vertice, criticabile per certi versi, positivo per altri, ha messo in luce dei dati importanti su internet e il suo indotto , si parla di 8mila miliardi di euro di commercio online, cioè il 3,4% del Pil in 13 Paesi (quelli del G8 più Brasile, Cina, India, Corea del Sud, Svezia), il 10% della loro crescita negli ultimi cinque anni.
L’Italia tra tutti i paesi industralizzati è quello in cui Internet ha contribuito di meno alla crescita economica: solo il 12% del Pil tra il 2004 e il 2009, rispetto al 33% della Svezia, il 24% della Germania o il 23% del Regno Unito. Altro dato di rilievo è che per ogni posto convenzionale perso, internet ne produce 2,5.
Questi dati in contrapposizione all’ostilità dilagante di alcune governi mondali , su internet e la Net neutrality ,rendono chiara la lontananza tra questi due mondi che in realtà si sovrappongono.
Alla conferenza erano presenti molti nomi noti come Jimmy Wales di Wikipedia e Eric Schmidt di Google, Zuckerberg (interessantissima una sua intervista sul rapporto fra fb e potere), Rupert Murdoch, il CEO di eBay John Donahoe e Neelie Kroes per l’agende digitale europea e tra i pochi italiani Franco Bernabè AD di Telecom Italia.
Nell’infografica cosa hanno detto:

Tanti ancora i protagonisti assenti, come hanno fatto notare sul web gli utenti e molta la distanza tra i presenti , sia per barriere culturali, ideologiche e per divergenze di interessi .
Proprio per queste divergenze di interessi tra i players di internet e i governi, l’eG8 è risultato fallimentare, senza dare vere risposte o conclusioni di rilevo,un tentativo nato all’insegna di una conquista dello spazio virtuale che con molta probabilità verrà presto riposta nel dimenticatoio da internauti e cittadini comuni.
Pare chiaro che la formula proposta non sia quindi quella giusta per un confronto proficuo sul futuro della rete, le distanze tra gli attori principali, ma sopratutto tra i governi, i loro cittadini e internet sono il freno a mano che non permette ad internet di essere il traino della rivoluzione auspicata, e che la sicurezza della rete e della protezione dei diritti vada pari passo con la libertà e la neutralità della rete stessa.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Michele Nocetti

2 Commenti

Commenti

  1. Evidentemente credo che la politica (intesa in generale) non abbia ancora capito l’utilità e la forza di internet (solo adesso si sta cercando di mettere il wi-if gratuito in ogni città). Un esempio puo’ essere il successo del movimento 5 stelle che (a prescindere dai contenuti) basa la propria comunicazione sul web, ottenendo cosi’ i risultati che tutti conosciamo. Per la politica internet deve essere
    utilizzato per unire il cittadino al mondo delle istituzioni, non solamente per eliminare noiose code in questura o altro.


  2. internet è rimasta l’unica forma obiettiva di cultura…




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