Tutti i post della categoria: Riforme

Così non si governa, coalizioni in campo e premio già al 35%

postato il 28 gennaio 2017

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L’intervista di Paola di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera.

La data delle elezioni non lo appassiona: «È un falso problema. Si può votare a giugno come a febbraio, non sono 7-8 mesi che cambiano la situazione». Quello che invece interessa, e molto, a Pier Ferdinando Casini — leader dei Centristi per l’Italia — è che i partiti si impegnino perché il giorno dopo l’apertura delle urne il capo dello Stato «non sia costretto a sciogliere di nuovo le Camere per l’impossibilità di formare un governo». Rischio concreto con la legge uscita dalla Consulta, che va modificata per arrivare a una competizione reale fra i tre poli.

Poli formati da chi?
«Bisognerà capire verso quali modifiche alla legge si andrà. Perché bisognerà assolutamente lavorare sui punti critici, se non vogliamo ritrovarci in una situazione come quella della Spagna senza avere la solidità di fondo di quel Paese. Sarebbe un disastro».

L’attuale legge prevede un premio di maggioranza.
«Ma se non è attribuito alla coalizione, o comunque se è troppo alto, rischia di non scattare, e invece un premio di governabilità è assolutamente essenziale. Si potrebbe pensare ad esempio ad abbassare la soglia al 35% e attribuire un premio di governabilità alla prima lista o coalizione che la porti al 42-43%. Questo eviterebbe frammentazioni e sventerebbe un grande pericolo».

Quale?
«Si parla con troppa leggerezza di grande coalizione dopo il voto. Se passasse l’idea che alcune forze sono rassegnate a questo scenario, sarebbe il trionfo dei partiti populisti, è un messaggio che metterebbe loro le ali. E va cambiata anche la legge del Senato. Così com’è si correrebbe in collegi regionali con le preferenze: immaginiamo cosa possa significare in termini di costi, e quale dispendio comporti, un candidato che debba battersi per conquistare il voto di milioni di persone».

Parlava della necessità di costruire aggregazioni. Come vedrebbe un listone Renzi-Alfano-Pisapia?
«Immagino che le coalizioni si formino partendo da quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Mi sorprenderebbe se Alfano e Renzi, che hanno governato assieme, non corressero assieme. Pisapia? Personalmente ho grande stima di lui da quando sedeva sui banchi di Rifondazione comunista: persona seria, perbene, garantista. Ma immaginare di correre in un listone che ci veda assieme non è nel novero delle cose. Se si trattasse di coalizione poi, la domanda andrebbe rivolta a lui».

E il centrodestra come può ricostruirsi?
«Seguo sempre attentamente quello che dice Berlusconi, è grandissimo nel percepire gli umori dell’opinione pubblica, ma sinceramente non ho capito come pensa di sviluppare il rapporto con la Lega. Noi abbiamo collaborato con Renzi, lui ha sostenuto i governi Monti e Letta, cosa abbiamo a che fare con questa Lega sempre più lepenista? Vorrei capirlo».

Quali strade ha?
«Deve decidere se seguire la linea sovranista di Salvini, Meloni, Toti con FI a seguito, o guardare a quel mondo che fa riferimento al Ppe che – a differenza di Salvini – ha votato compatto per Tajani. Il bivio è questo».

E Renzi, che insiste per il Mattarellum o il voto subito, la convince davvero?
«Ho sostenuto con forza il Sì al referendum e non sono pentito. Ritengo fondamentale che si renda possibile la nascita di un governo della prossima legislatura da lui capeggiato e non mi piace il clima di accanimento contro di lui. Noi siamo impegnati ad aiutarlo, ma è importante che anche lui si aiuti. In politica si vince e si perde, ma è importante che quando si perde si sia subito pronti a comprendere le ragioni della maggioranza. Questa è la premessa per tornare a vincere. Se non c’è, è difficile»

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Aiutiamo il giovane Matteo. La mia generazione ha fallito con le riforme

postato il 3 dicembre 2016

10471952983_b6032e6073_zL’intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera

«Bisogna dare una mano a questo ragazzo».
Pier Ferdinando Casini, teme la sconfitta del premier?
«Noi saggi – sorride il presidente della commissione Esteri del Senato – non possiamo restare intrappolati nel gioco delle invidie, dei risentimenti, dei revanchismi. Se lo facessimo, non avremmo nulla della saggezza che gli anziani dovrebbero avere».
Gli «anziani» non erano tutti con il fronte del No?
«Per Plutarco la città si difende con le lance dei giovani e i consigli degli anziani. Ma perché gli anziani siano considerati saggi, non possono dire “non ce l’abbiamo fatta noi, non deve farcela neanche lui”. Vendicarsi perché non si è avuto un posto, non è saggio».
Ce l’ha con D’Alema?
«Dobbiamo prendere atto che la nostra generazione non è riuscita a fare quel che Renzi sta facendo. Sembrava inimmaginabile far votare ai senatori una riforma che li decapita. Gli italiani possono pure bocciarla, ma non ce n’è un’altra dietro l’angolo. E non ci si illuda che i senatori siano disponibili a rivotare la loro riduzione».
Perché Prodi ha detto Sì?
«Non ci possiamo consentire il benaltrismo. Piuttosto che nulla, meglio il piuttosto. Se Berlusconi non si fosse fatto abbindolare da Salvini, oggi lui e Prodi potevano chiudere la Seconda Repubblica con una pacificazione ed essere i costituenti di una nuova fase».
La riforma la convince?
«Che nel contenzioso tra Regioni e Stato debba prevalere l’interesse nazionale è sacrosanto. In Italia non si sa mai chi e quando decide».
Non teme che decida uno solo?
«Questa roba della deriva autoritaria fa crepare dal ridere».
Davvero la partita è aperta?
«La differenza la faranno gli elettori moderati. Tutto quello che troveremo nelle urne in più, rispetto al 30% che i sondaggi assegnano al Pd, sono moderati che hanno capito il rischio enorme di fare un favore a Grillo».
Convinto che, se prevale il No, Grillo vincerà le Politiche?
«Sarà lui l’unico beneficiario della vittoria del No, per questo i moderati come me pensano che a Renzi non c’è alternativa. Lo scontro non è tra destra e sinistra, ma tra demagogia populista e politica di responsabilità».
Se vince il No, Renzi si dimette?
«Bisogna vedere come si perde. E comunque deciderà lui, di concerto con il capo dello Stato. Da una parte ci sarebbero Grillo, Salvini, Berlusconi, dall’altra Renzi e una maggioranza solida».
Il voto all’estero è a rischio brogli?
«È a rischio stupidità. A meno che non si scoprano brogli, è previsto dalle nostre norme, proprio come il voto italiano. Ho una figlia che ha votato a Buenos Aires, i suoi diritti di cittadina italiana vanno rispettati».
Sua figlia ha votato Sì, come lei?
«Penso proprio di sì».

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Referendum: Riforma è per l’Italia, che aspettiamo da 30 anni

postato il 2 dicembre 2016

L’intervista ai microfoni del Tg2

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“Riforme, ultima occasione. Il nostro sì, un no a Grillo”

postato il 2 dicembre 2016

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Sono molte le ragioni forti per votare Sì. La prima è che il Sì è il voto della stabilità ed è un no a Grillo». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha fatto campagna referendaria con i centristi per il Sì. «Dopo tanti anni che parliamo di riforme dice – finalmente abbiamo la possibilità di realizzarle. Qualcuno sostiene che anche votando No, le si potrà fare nei prossimi mesi. La verità è che invece si metterebbe la pietra tombale sul cambiamento. Questa è la prima volta che si riesce a far votare il Senato per la propria abolizione. Se prevarrà il No, si potrà convincere nuovamente i parlamentari a dimezzarsi? In passato lo stesso Berlusconi dovette inserire nel testo, poi bocciato, una norma transitoria che escludeva effetti immediati. Se la riforma non passa, la reputazione dell’Italia finisce sotto i piedi».
Eppure, perfino l’Economist si è schierato per il No.
«La libertà di pensiero è un elemento vitale della società contemporanea. Io so che nella mia missione in Sud America, la prima cosa che mi hanno chiesto i presidenti è stata che fine avrebbe fatto la riforma. Un piccolo segnale dell’attenzione spasmodica che c’è anche nel mondo, soprattutto dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. Chi pensa diversamente finge di vedere una realtà che non c’è. Il referendum sarà il banco di prova della capacità italiana di progredire e non restare intrappolata nei propri vizi tradizionali».

I critici obiettano che non c’è superamento del bicameralismo. È così?
«Il superamento è totale. Ci si dimentica che oggi il compromesso fra il centro e le amministrazioni locali si realizza in un organismo che è la conferenza Stato-Regioni. La riforma, di fatto, la sostituisce con il nuovo Senato in modo trasparente. Inoltre, lo Stato avrà l’ultima parola e questo rassicurerà gli imprenditori che in Italia non sanno mai chi decide, come e perché. Un trasporto speciale da Nord a Sud non può essere costretto ad attraversare diverse Regioni con regole ogni volta diverse. Né una Regione può bloccare per mesi una decisione come la costruzione di un gasdotto. I guasti del titolo V della Costituzione vengono riparati da questa riforma». [Continua a leggere]

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«Il quorum più alto impedisce l’egemonia della maggioranza»

postato il 29 novembre 2016

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L’intervista pubblicata sul Sole 24 ore

«Un dato è certo: se dovesse prevalere il No va definitivamente in soffitta l’idea di ridurre parlamentari e bicameralismo. Lo sforzo di Renzi, l’impegno del governo in questa legislatura non è riproponibile. Ricordo che la riforma Berlusconi del 2006 prevedeva sì il superamento del bicameralismo e anche la riduzione dei parlamentari ma per evitare malumori l’entrata in vigore avveniva a distanza di due legislature!». Pier Ferdinando Casini non ci gira attorno. Il leader dei centristi per il Sì parla con la consapevolezza di chi ha alle spalle una lunga storia politica e parlamentare durante la quale ha rivestito anche il ruolo di presidente della Camera.

«Una delle critiche mosse a questa riforma è che produca una deriva autoritaria. Ebbene tutti i presidenti del Consiglio, compresi ovviamente Romano Prodi e Silvio Berlusconi, hanno lamentato l’incongruenza di un sistema che dà al premier una cabina di pilotaggio senza comandi. Si sarebbe potuto intervenire in tal senso e invece, al contrario, questa riforma non tocca in alcun modo i poteri del premier. Ecco perché questa critica non solo poggia su basi inesistenti ma è perfino ridicola».

Ma il rischio di “deriva autoritaria” non è frutto del combinato disposto tra riforma costituzionale e Italicum?
Tutti sanno che la legge elettorale verrà cambiata. E non solo per volontà di Renzi, che lo ha detto pubblicamente anche in sedi istituzionali in più occasioni e perché in tal senso si è espressa anche la maggioranza. In ogni caso sull’Italicum è atteso il giudizio della Corte costituzionale che certo non farà sconti. Ma ammesso che resti anche questa legge elettorale così come lo conosciamo oggi, l’Italicum prevede che i deputati eletti con il premio di maggioranza arriveranno alla Camera esclusivamente grazie al voto di preferenza. E se penso all’attuale Pd, ovvero a come sempre avviene nei grandi partiti, sarebbe sufficiente che una trentina di parlamentari decidessero di mettersi di traversò perché il premier non abbia più la maggioranza.

Chi parla di deriva autoritaria, porta a mo’ d’esempio anche il rischio che figure di garanzia, a partire dal presidente della Repubblica, in futuro siano di esclusivo appannaggio della maggioranza.
Siamo di fronte a un dibattito evidentemente strumentale. La riforma innalza il quorum, che passa dal 50 al 60%, sottraendo la scelta del Capo dello Stato all’egemonia della maggioranza. Senza contare che la storia, tanto della prima quanto della seconda Repubblica ci insegna che l’elezione del Presidente della Repubblica si traduce spesso in una guerra all’interno del partito di maggioranza relativa. Basti pensare alla mancata elezione di Romano Prodi: chi è stato a impedirla? La verità è che seminai le garanzie aumentano, anche ad esempio sull’elezione dei giudici costituzionali visto che al Senato viene riconosciuta la prerogativa di eleggerne due in modo autonomo sui cinque di nomina parlamentare.

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Referendum: Ospite di Otto e Mezzo

postato il 22 novembre 2016

Nel programma di approfondimento di Lilli Gruber su La7, insieme a Federico Rampini e Andrea Scanzi, in una puntata dal titolo “Grillo e i serial killer del SI'”.
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“Sì inevitabile, il premier punti sui moderati”

postato il 21 novembre 2016

7460931474_fd7a34d900_bL’intervista di Annalisa Cuzzocrea pubblicata su Repubblica

Sostiene Pier Ferdinando Casini, leader dei centristi per il Sì, che sul referendum – e nella politica italiana – è in atto un nuovo tipo di scontro: «Tra riformismo e serietà da una parte e demagogia e irresponsabilità dall’altra».

Non crede sia un giudizio troppo netto? Il fronte del No è composito, difficile ricondurlo a un’unica matrice.
«Mettiamo che vinca il No. Da un lato avremmo una coalizione politica che magari perde il referendum per qualche punto, dall’altra una sorta di armata Brancaleone dove difficilmente Zagrebelsky e Brunetta o Grillo e Berlusconi potrebbero andare d’accordo».

Condivide l’idea dell’accozzaglia”, quindi?
«Al netto del folklore è giusto. Ma questa non è la resa dei conti all’interno del Pd e sono i moderati che faranno la differenza. È così in tutt’Europa: in Germania la Merkel fa presidente della Repubblica un socialista e si ricandida; in Francia gran parte della sinistra si appresterà a votare il candidato della destra per evitare la Le Pen; in Spagna i socialisti devono votare Rajoy per bloccare Podemos. E in Italia non c’è alternativa a Renzi».

C’è un’intera opposizione e perfino un pezzo di Pd che non pensa sia così.
«Dico che non c’è alternativa per le persone responsabili. E la vicenda del centrodestra, il buco nell’acqua che ha fatto Stefano Parisi, ne è la dimostrazione. Lo schema di oggi è peggio di quello del passato: Bossi aveva accettato una Lega in posizione subordinata. Salvini gioca a fare il leader e questo condanna i moderati a un ruolo di subalternità». [Continua a leggere]

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Referendum: A #Cartabianca, col Sì più certezze per chi investe in Italia

postato il 18 novembre 2016

Intervistato da Francesca Lagorio nel programma di approfondimento politico di Bianca Berlinguer su Rai 3 

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«Casini contro Salvini: aiuta i 5 Stelle. I moderati devono allearsi col Pd»

postato il 15 novembre 2016

«La sfida di Parisi è impossibile. Per il centrodestra la partita è finita»11370467404_f60a564cea_o

L’intervista di Antonella Coppari a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Salvini e il centrodestra sono fuori dalla partita. Non saranno loro a determinare i giochi in futuro».
Ma come, presidente Casini: con la vittoria di Trump non scatta l’ora dei populisti al governo?
«Non c’è dubbio che oggi il grande confronto è tra chi ha una ricetta per risolvere i problemi e chi li agita per prendere il consenso popolare. A quale categoria appartiene Trump lo vedremo nei prossimi mesi. in Italia, mi pare già tutto chiaro: il grande scontro sarà fra Grillo e la coalizione di governo».

E perché mai Salvini non dovrebbe incassare il dividendo elettorale di questa ondata anti-sistema? In fin dei conti, il leader della Lega cavalca il No al referendum come Grillo.
«Lui semina ma il raccolto andrà ai Cinquestelle, e questo oramai l’hanno capito tutti. La forza anti-sistema più credibile è la loro. L’unico effetto che otterrà Salvini sarà quello di minare irrimediabilmente la credibilità del centrodestra, impedendo che si trasformi compiutamente sia in un senso che in un altro».

Non ha fatto i conti senza Stefano Parisi?
«Francamente la possibilità che il centrodestra si coaguli intorno a lui mi sembra impossibile. Glielo auguro ma non ci credo. Per questo motivo, ritengo che i moderati oggi abbiano una sola strada: aiutare Renzi ad evitare che il Paese finisca nelle mani di Grillo». [Continua a leggere]

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Referendum: A confronto con Giovanni Maria Flick a Tagadà

postato il 4 novembre 2016

Al programma di approfondimento di La7, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato illustra le ragioni del Sì in un dibattito con l’ex presidente della Corte costituzionale.

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