Tutti i post della categoria: Rassegna stampa

«L’uomo solo ha fallito. Ora intesa tra responsabili»

postato il 27 dicembre 2016

Il centrista apre a un nuovo patto del Nazareno: «Con il proporzionale non ci saranno alternative»7460931474_07caa972db_o

L’intervista di A. Greco pubblicata su Il Giornale

Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera oggi alla guida della Commissione Esteri del Senato, il dopo referendum apre una fase nuova, in cui serviranno larghe intese. Al Centro.

Da cosa è caratterizzata questa fase nuova?
«Da due elementi su cui devono riflettere quelli che sono stati impegnati per il Sì come me e quelli che hanno votato No. Il primo è il sistema elettorale proporzionale, verso il quale si torna, che vuol dire la fine dell’idea dell’uomo solo al comando e dell’incapacità di stringere alleanze. Il secondo è lo scontro in Europa e nel mondo tra populismo demagogico e forze che cercano di risolvere i problemi».

Eppure, quelle in crescita sembrano le forze populiste.
«Capisco le condizioni che portano al successo le formazioni estreme: il disagio sociale, i problemi economici, la bomba immigrazione. Ma le loro ricette non sono sufficienti a cambiare cose, molto più complesse di come sono state descritte. Lo ha dimostrato la Lega, quando Maroni è stato per anni al ministero dell’Interno e ora il M5s, con la Raggi sindaco di Roma». [Continua a leggere]

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«Matteo e Silvio tornino insieme»

postato il 22 dicembre 2016

Larghe intese e proporzionale. La prossima legislatura Renzi può rifare il premier

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L’intervista di Veronica Passeri pubblicata su QN

Renzi di nuovo a Palazzo Chigi e un governo di larghe intese con Berlusconi. Ma niente fretta sul voto. E’ lo scenario che disegna l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Renzi serve al Paese, ha fatto degli sbagli ma ha pagato, è l’unico che si è dimesso e in fondo poteva non farlo».

Le parole di Mattarella sono un freno alle urne anticipate?
«La corsa all’interpretazione non mi piace: è la gara tra chi vuole immedesimare le parole del Capo dello Stato nelle proprie opinioni e non è rispettoso. Mattarella non ha indicato una data del voto, né ha escluso la possibilità che sia anticipato ma ha chiesto serietà e chiarezza nelle leggi elettorali. Mattarella alla prima prova importante merita veramente dieci e lode, ha condotto la crisi in modo impeccabile e senza clamori».

Se il voto slitta all’autunno Renzi finisce nell’angolo?
«Ho conosciuto i più grandi leader politici del Paese, da Fanfani ad Andreotti, da Craxi a Berlusconi. Tutti sono entrati in scena e usciti, i grandissimi sono riusciti a rientrare. I tempi sono cambiati, ma Renzi non è un comprimano: se riuscirà a dominare il suo carattere e una certa impulsività potrà tornare a Palazzo Chigi e governare questo Paese».

La fine del patto del Nazareno è l’origine di tutti i mali di Renzi?
«Il patto del Nazareno è stato rotto e questo ha provocato delle conseguenze, come una certa impostazione sul referendum. Ma il governo Renzi ha lavorato bene e oggi le condizioni oggettive riportano Berlusconi là dove lo avevamo lasciato: lui ha bisogno del governo e probabilmente la maggioranza ha bisogno di Berlusconi. Guai se Renzi la sciasse nelle mani di altri il processo: se sarà capace di essere un punto di forza come Pd e di equilibrio con le altre forze politiche tornerà a Palazzo Chigi». [Continua a leggere]

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“E’ Renzi l’unica risorsa contro Grillo ma faccia alleanze”

postato il 13 dicembre 2016

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Alberto D’Argenio pubblicata su Repubblica

«Matteo Renzi è l’unica risorsa del Paese se vogliamo evitare di finire in mano a Grillo, ma non deve sprecarsi». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato, all’ex premier Matteo Renzi consiglia calma, equilibrio e capacità di tessere alleanza. Così tornerà a Palazzo Chigi.

Presidente, cosa deve fare Renzi per riprendersi la leadership del Paese?
«Deve recuperare quella forza, quella sicurezza e quella tranquillità che gli italiani chiedono».

È stato troppo irruento?
«Gli italiani puniscono gli eccessi, Renzi pensava che il Paese avesse bisogno di un elettroshock per risollevarsi ma il suo atteggiamento è stato scambiato per arroganza. Ora deve riequilibrare la sua posizione e deve anche cambiare schema».

Cosa intende per schema?
«Con la futura legge elettorale proporzionale non contano solo i muscoli, ma anche le alleanze».

Ne sarà capace?
«Non ci sono alternative a Matteo quindi tornerà certamente in pista se farà capire che su di lui si può contare, che non è capace di correre solo i 100 metri ma anche i 1.500. In questo modo riprenderà quella campanella che oggi ha ceduto».

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Aiutiamo il giovane Matteo. La mia generazione ha fallito con le riforme

postato il 3 dicembre 2016

10471952983_b6032e6073_zL’intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera

«Bisogna dare una mano a questo ragazzo».
Pier Ferdinando Casini, teme la sconfitta del premier?
«Noi saggi – sorride il presidente della commissione Esteri del Senato – non possiamo restare intrappolati nel gioco delle invidie, dei risentimenti, dei revanchismi. Se lo facessimo, non avremmo nulla della saggezza che gli anziani dovrebbero avere».
Gli «anziani» non erano tutti con il fronte del No?
«Per Plutarco la città si difende con le lance dei giovani e i consigli degli anziani. Ma perché gli anziani siano considerati saggi, non possono dire “non ce l’abbiamo fatta noi, non deve farcela neanche lui”. Vendicarsi perché non si è avuto un posto, non è saggio».
Ce l’ha con D’Alema?
«Dobbiamo prendere atto che la nostra generazione non è riuscita a fare quel che Renzi sta facendo. Sembrava inimmaginabile far votare ai senatori una riforma che li decapita. Gli italiani possono pure bocciarla, ma non ce n’è un’altra dietro l’angolo. E non ci si illuda che i senatori siano disponibili a rivotare la loro riduzione».
Perché Prodi ha detto Sì?
«Non ci possiamo consentire il benaltrismo. Piuttosto che nulla, meglio il piuttosto. Se Berlusconi non si fosse fatto abbindolare da Salvini, oggi lui e Prodi potevano chiudere la Seconda Repubblica con una pacificazione ed essere i costituenti di una nuova fase».
La riforma la convince?
«Che nel contenzioso tra Regioni e Stato debba prevalere l’interesse nazionale è sacrosanto. In Italia non si sa mai chi e quando decide».
Non teme che decida uno solo?
«Questa roba della deriva autoritaria fa crepare dal ridere».
Davvero la partita è aperta?
«La differenza la faranno gli elettori moderati. Tutto quello che troveremo nelle urne in più, rispetto al 30% che i sondaggi assegnano al Pd, sono moderati che hanno capito il rischio enorme di fare un favore a Grillo».
Convinto che, se prevale il No, Grillo vincerà le Politiche?
«Sarà lui l’unico beneficiario della vittoria del No, per questo i moderati come me pensano che a Renzi non c’è alternativa. Lo scontro non è tra destra e sinistra, ma tra demagogia populista e politica di responsabilità».
Se vince il No, Renzi si dimette?
«Bisogna vedere come si perde. E comunque deciderà lui, di concerto con il capo dello Stato. Da una parte ci sarebbero Grillo, Salvini, Berlusconi, dall’altra Renzi e una maggioranza solida».
Il voto all’estero è a rischio brogli?
«È a rischio stupidità. A meno che non si scoprano brogli, è previsto dalle nostre norme, proprio come il voto italiano. Ho una figlia che ha votato a Buenos Aires, i suoi diritti di cittadina italiana vanno rispettati».
Sua figlia ha votato Sì, come lei?
«Penso proprio di sì».

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“Riforme, ultima occasione. Il nostro sì, un no a Grillo”

postato il 2 dicembre 2016

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Sono molte le ragioni forti per votare Sì. La prima è che il Sì è il voto della stabilità ed è un no a Grillo». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha fatto campagna referendaria con i centristi per il Sì. «Dopo tanti anni che parliamo di riforme dice – finalmente abbiamo la possibilità di realizzarle. Qualcuno sostiene che anche votando No, le si potrà fare nei prossimi mesi. La verità è che invece si metterebbe la pietra tombale sul cambiamento. Questa è la prima volta che si riesce a far votare il Senato per la propria abolizione. Se prevarrà il No, si potrà convincere nuovamente i parlamentari a dimezzarsi? In passato lo stesso Berlusconi dovette inserire nel testo, poi bocciato, una norma transitoria che escludeva effetti immediati. Se la riforma non passa, la reputazione dell’Italia finisce sotto i piedi».
Eppure, perfino l’Economist si è schierato per il No.
«La libertà di pensiero è un elemento vitale della società contemporanea. Io so che nella mia missione in Sud America, la prima cosa che mi hanno chiesto i presidenti è stata che fine avrebbe fatto la riforma. Un piccolo segnale dell’attenzione spasmodica che c’è anche nel mondo, soprattutto dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. Chi pensa diversamente finge di vedere una realtà che non c’è. Il referendum sarà il banco di prova della capacità italiana di progredire e non restare intrappolata nei propri vizi tradizionali».

I critici obiettano che non c’è superamento del bicameralismo. È così?
«Il superamento è totale. Ci si dimentica che oggi il compromesso fra il centro e le amministrazioni locali si realizza in un organismo che è la conferenza Stato-Regioni. La riforma, di fatto, la sostituisce con il nuovo Senato in modo trasparente. Inoltre, lo Stato avrà l’ultima parola e questo rassicurerà gli imprenditori che in Italia non sanno mai chi decide, come e perché. Un trasporto speciale da Nord a Sud non può essere costretto ad attraversare diverse Regioni con regole ogni volta diverse. Né una Regione può bloccare per mesi una decisione come la costruzione di un gasdotto. I guasti del titolo V della Costituzione vengono riparati da questa riforma». [Continua a leggere]

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«Il quorum più alto impedisce l’egemonia della maggioranza»

postato il 29 novembre 2016

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L’intervista pubblicata sul Sole 24 ore

«Un dato è certo: se dovesse prevalere il No va definitivamente in soffitta l’idea di ridurre parlamentari e bicameralismo. Lo sforzo di Renzi, l’impegno del governo in questa legislatura non è riproponibile. Ricordo che la riforma Berlusconi del 2006 prevedeva sì il superamento del bicameralismo e anche la riduzione dei parlamentari ma per evitare malumori l’entrata in vigore avveniva a distanza di due legislature!». Pier Ferdinando Casini non ci gira attorno. Il leader dei centristi per il Sì parla con la consapevolezza di chi ha alle spalle una lunga storia politica e parlamentare durante la quale ha rivestito anche il ruolo di presidente della Camera.

«Una delle critiche mosse a questa riforma è che produca una deriva autoritaria. Ebbene tutti i presidenti del Consiglio, compresi ovviamente Romano Prodi e Silvio Berlusconi, hanno lamentato l’incongruenza di un sistema che dà al premier una cabina di pilotaggio senza comandi. Si sarebbe potuto intervenire in tal senso e invece, al contrario, questa riforma non tocca in alcun modo i poteri del premier. Ecco perché questa critica non solo poggia su basi inesistenti ma è perfino ridicola».

Ma il rischio di “deriva autoritaria” non è frutto del combinato disposto tra riforma costituzionale e Italicum?
Tutti sanno che la legge elettorale verrà cambiata. E non solo per volontà di Renzi, che lo ha detto pubblicamente anche in sedi istituzionali in più occasioni e perché in tal senso si è espressa anche la maggioranza. In ogni caso sull’Italicum è atteso il giudizio della Corte costituzionale che certo non farà sconti. Ma ammesso che resti anche questa legge elettorale così come lo conosciamo oggi, l’Italicum prevede che i deputati eletti con il premio di maggioranza arriveranno alla Camera esclusivamente grazie al voto di preferenza. E se penso all’attuale Pd, ovvero a come sempre avviene nei grandi partiti, sarebbe sufficiente che una trentina di parlamentari decidessero di mettersi di traversò perché il premier non abbia più la maggioranza.

Chi parla di deriva autoritaria, porta a mo’ d’esempio anche il rischio che figure di garanzia, a partire dal presidente della Repubblica, in futuro siano di esclusivo appannaggio della maggioranza.
Siamo di fronte a un dibattito evidentemente strumentale. La riforma innalza il quorum, che passa dal 50 al 60%, sottraendo la scelta del Capo dello Stato all’egemonia della maggioranza. Senza contare che la storia, tanto della prima quanto della seconda Repubblica ci insegna che l’elezione del Presidente della Repubblica si traduce spesso in una guerra all’interno del partito di maggioranza relativa. Basti pensare alla mancata elezione di Romano Prodi: chi è stato a impedirla? La verità è che seminai le garanzie aumentano, anche ad esempio sull’elezione dei giudici costituzionali visto che al Senato viene riconosciuta la prerogativa di eleggerne due in modo autonomo sui cinque di nomina parlamentare.

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«Casini contro Salvini: aiuta i 5 Stelle. I moderati devono allearsi col Pd»

postato il 15 novembre 2016

«La sfida di Parisi è impossibile. Per il centrodestra la partita è finita»11370467404_f60a564cea_o

L’intervista di Antonella Coppari a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Salvini e il centrodestra sono fuori dalla partita. Non saranno loro a determinare i giochi in futuro».
Ma come, presidente Casini: con la vittoria di Trump non scatta l’ora dei populisti al governo?
«Non c’è dubbio che oggi il grande confronto è tra chi ha una ricetta per risolvere i problemi e chi li agita per prendere il consenso popolare. A quale categoria appartiene Trump lo vedremo nei prossimi mesi. in Italia, mi pare già tutto chiaro: il grande scontro sarà fra Grillo e la coalizione di governo».

E perché mai Salvini non dovrebbe incassare il dividendo elettorale di questa ondata anti-sistema? In fin dei conti, il leader della Lega cavalca il No al referendum come Grillo.
«Lui semina ma il raccolto andrà ai Cinquestelle, e questo oramai l’hanno capito tutti. La forza anti-sistema più credibile è la loro. L’unico effetto che otterrà Salvini sarà quello di minare irrimediabilmente la credibilità del centrodestra, impedendo che si trasformi compiutamente sia in un senso che in un altro».

Non ha fatto i conti senza Stefano Parisi?
«Francamente la possibilità che il centrodestra si coaguli intorno a lui mi sembra impossibile. Glielo auguro ma non ci credo. Per questo motivo, ritengo che i moderati oggi abbiano una sola strada: aiutare Renzi ad evitare che il Paese finisca nelle mani di Grillo». [Continua a leggere]

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Referendum: chi è per il No lo fa solo in funzione anti-Renzi

postato il 31 ottobre 2016

cattura_mattinoL’intervista di Gigi Di Fiore pubblicata su Il Mattino.

Presidente della commissione Affari esteri al Senato, l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, fa ora parte in Parlamento del gruppo di Area popolare. Con i «Centristi per il sì» è schierato a favore del sì al referendum costituzionale ed è impegnato nella campagna elettorale, che lo ha portato, negli ultimi giorni, a Salerno e Isernia. Sabato prossimo, sarà al cinema Filangieri di Napoli.
Presidente Casini, perché continua a schierarsi a favore del sì? «
La mia posizione è coerente con il voto che, a più riprese, ho formulato in Parlamento. Rispecchia l’impegno che ho sempre manifestato per le riforme sin dai tempi della commissione D’Alema di cui facevo parte».
Una scelta di coerenza?
«Sicuramente. Non ho dimenticato l’applauso tributato al presidente Napolitano in Parlamento, quando ci invitava a realizzare le riforme in questa legislatura. C’è da meravigliarsi che chi ha votato per le riforme ora inviti a votare per il no».
Nel centrodestra le posizioni sono molto eterogenee, cosa ne pensa?
«Ritengo che si comporti con la maggiore intelligenza, come al solito, Berlusconi. Fa il minimo indispensabile in questa campagna elettorale e non credo che si tratti di un problema legato a condizioni di salute».
Secondo lei, invece, da cosa dipende?
«Ha capito che, se vince il no, l’unico che se ne avvantaggerà sarà il movimento di Grillo. Speriamo che, prima o poi, qualcuno lo spieghi anche a Salvini».
Crede che ci sia ancora qualcuno che ricorda la posta in gioco nei contenuti di questa campagna elettorale?
«Pochi. Nessuno parla più del merito di questo referendum. Si discute di tutto, tranne che dei contenuti. Eppure, c’è un aspetto che, più degli altri, ritengo sia di una rilevanza assoluta».
A cosa si riferisce?
«Alla clausola di supremazia dello Stato sulle Regioni. Il nostro è un Paese in cui i troppi veti scoraggiano gli investitori stranieri. L’eccessiva burocratizzazione locale è ulteriore elemento di blocco e, su questo, lo Stato centrale si è riservato l’ultima parola».
Che pensa dell’atteggiamento di Renzi in questa campagna elettorale, così polemico e a volte fuori le righe?
«Renzi le prende e le dà. Mi sembra evidente che oggi gran parte degli schierati per il no lo fa in funzione anti-Renzi. Si tratta di una battaglia politica, che nulla ha a che vedere con il contenuto della riforma».
Che idea si è fatto dei contrasti interni al Pd?
«Credo che alla gente importi poco delle questioni interne al Pd. Importa più, invece, che si possano fare le riforme. Chi non è riuscite a realizzarle ora si prefigge per obiettivo non farle realizzare da Renzi».
È un conflitto politico generazionale?
«Forse. Io sono tra i politici di esperienza, ma credo che chi ha più esperienza non possa vivere di risentimenti. Sa cosa dicevano gli ateniesi? Che ci si difende con le armi dei giovani e i consigli degli anziani. Le battaglie di potere non fanno andare avanti questo Paese».
Che scenario prevede in caso di vittoria del no?
«Certo, aumenterà la confusione e favorirà Grillo, ma alla maggioranza di Renzi non c’è alternativa in questa legislatura».
Non esiste un problema di costi per far funzionare le istituzioni?
«Sui costi della politica c’è sempre chi si spinge più avanti degli altri. La democrazia ha dei costi e ignorarlo consegna la politica ai nullafacenti, che non si sa da dove provengano. Il vero obiettivo deve essere il recupero dell’efficienza nelle istituzioni».
Se vincesse il sì, sarà necessario un difficile periodo di transizione?
«Ci vorrà sicuramente una legge che stabilisca criteri uniformi di designazione dei consiglieri regionali che andranno in Senato. Poi ci sarà da riformare i regolamenti di Camera e Senato. Ma avremo un anno di legislatura, per affrontare la transizione con l’approvazione di queste leggi, necessarie a rendere operative le riforme costituzionali».
Cosa pensa degli schieramenti politici in campo a favore e contro la riforma?
«Penso che la gente si sia resa conto che, comunque vada, da una parte ci sono i moderati alleati con il Pd, mentre dall’altra parte c’è una vera armata Brancaleone che non si sa da che parte vada. Renzi mette il suo entusiasmo, le sue energie giovanili per pilotare cambiamenti non più rinviabili. Non penso, lo ripeto, esistano alternative credibili».

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«La famiglia Bush con la Clinton come i moderati con Renzi»

postato il 20 ottobre 2016

Nel mondo lo scontro non è più tra destra e sinistra ma tra populismo e serietà
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L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero

Pier Ferdinando Casini di nuovo in campo nazionale con l’iniziativa dei “centristi per il Sì” al referendum, dopo due anni di impegno esclusivo in politica estera da presidente della Commissione al Senato.

Perché proprio adesso?
«Il referendum sarà lo spartiacque della politica italiana, finalmente avremo un momento di verità. Più ci si avvicina al 4 dicembre, più le posizioni si chiariscono: da un lato chi tenta di riformare le istituzioni dopo decenni di insuccessi, dall’altro una variegata convergenza di persone che cercano solo di bocciare il governo e il premier Renzi».

Anche Mario Monti è per il No. Sorpreso?
«Le parole di Monti hanno il pregio di essere esplicite: lui riconosce che la riforma migliora la Costituzione, ma boccia il governo e per questo dice No».

Non è una buona ragione?
«Da D’Alema a Monti, da Pomicino a Zagrebelsky, tutti seminano vento, ma a raccogliere i frutti saranno Grillo e i 5 stelle che potranno dimostrare che siamo irriformabili e solo loro sono i demiurghi del cambiamento».

Nella variegata compagine del No ci sono tanti moderati…
«Oh, sì, c’è anche chi ha votato la riforma ed è tra i capifila del No, e chi nel centrodestra ne ha votata una analoga nel 2005 e oggi denuncia la deriva autoritaria di Renzi con gli stessi argomenti stucchevoli usati per vent’anni contro Berlusconi. Girando l’Italia coi “centristi per il Sì” ho visto che la maggior parte dei moderati voterà Sì: hanno capito che con il No a vincere non sarà Berlusconima Grillo». [Continua a leggere]

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Referendum: chi dice no vuole solo colpire Renzi

postato il 9 ottobre 2016

catturaoL’intervista di Gerardo Marrone pubblicata su Il Giornale di Sicilia

«È in corso un processo di manipolazione: si vuole colpire il governo Renzi usando il referendum. Le questioni di merito, quindi, non interessano più a nessuno e si uniscono le tesi di persone che hanno visioni politiche contrapposte. Così, si ritrovano a braccetto Brunetta con Zagrebelsky e Grillo con Salvini».
Ieri a Taranto, stamattina alle «Ciminiere» di Catania, Pierferdinando Casini è impegnato a sostenere le ragioni dei «Centristi per il Sì», ma soprattutto un’idea di fondo: «Serve un disegno “per” e, invece, vedo – afferma il presidente della commissione Esteri al Senato – troppi disegni “contro”. E non va bene».

I sondaggi non danno certezze sull’esito del referendum confermativo, ma un’indicazione la forniscono: gli indecisi sono tantissimi, almeno il 40 per cento. Forse, è il caso di spiegare meglio la riforma. Vuol provarci lei?
«È una riforma semplicissima che, innanzitutto, consente di superare il bicameralismo perfetto. In nessun Paese occidentale esistono due Camere che hanno esattamente le stesse competenze, le stesse attribuzioni, come in Italia. Inoltre, si mette ordine nel rapporto tra Stato centrale e Regioni in modo da evitare che, ad esempio su dossier importantissimi come quelli energetici, una Regione possa bloccare le scelte del governo. Non è finita…».
 Altro?
«Si abolisce il Cnel, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro. Nessuno ha capito cosa fa, tranne appaltare un po’ di studi che magari sono interessanti ma per i quali non serve certo un organo costituzionale».  Doppio incarico per consiglieri regionali e sindaci che saranno chiamati a far parte del nuovo Senato. Non è un po’ troppo? «Un po’ troppo, solo se si guarda con la lente di oggi. Il prossimo Senato non sarà paragonabile a quello attuale, perchè potrà lavorare in tempi ben più limitati».
 Anche lei come Renzi ritiene che, senza la riforma Boschi, il Paese non si salva?
«Io sono sempre meno drastico di Renzi, ma dico che un successo del “no” sarebbe un pessimo segnale dopo trent’anni di tentativi abortiti di riforme istituzionali. Grave se l’Italia dimostrasse di essere un Paese irriformabile».
Il giurista Massimo Villone ha affermato in un’intervista al Giornale di Sicilia che, in caso di vittoria del sì, «l’esecutivo avrà il controllo pieno dell’Assemblea e del procedimento legislativo». Sbaglia?
«Sì, sbaglia. È un’altra delle mistificazioni che si stanno facendo, cioè mettere sullo stesso piano due cose diverse: la riforma costituzionale e la legge elettorale. Il dibattito sulla legge elettorale procede in parallelo, sicuramente “Italicum” sarà cambiato. In ogni caso, non credo che questa provocherebbe una deriva autoritaria. A me, poi, viene da sorridere sentendo parlare di deriva autoritaria per attaccare Renzi, come si faceva contro Berlusconi. Dire che correva il rischio di essere un dittatore, mi sembra una cosa ridicola».
 A proposito. Il premier ha recentemente affermato che «il Cav usa il referendum per ritornare in campo». Ma davvero Berlusconi le sembra così «in campo»?
«In primo luogo, ricordo che i sondaggi rivelano come la metà degli elettori di Forza Italia si dichiari a favore della riforma. Questo perchè, se passasse il no, sarebbe la vittoria di gente come Grillo e non certo di Berlusconi che, in effetti, non mi sembra così in campo. Il solo fatto di consentire che trapelino le simpatie per il sì di uomini a lui così vicini, come Fedele Confalonieri e Gianni Letta, ciò vuol dire che Berlusconi è più intelligente di tanti suoi sostenitori».
 Altra obiezione alla legge di revisione costituzionale: i tagli ai costi della politica saranno modesti, 48 milioni l’anno – stando alla Ragioneria dello Stato – e non i 500 di cui parla il presidente del Consiglio. Propaganda?
«Non è un argomento che mi ha mai appassionato. E, quando io parlo di referendum, non ho mai usato il tema dei costi della politica anche perchè la democrazia costa. Questo è un argomento che usa Renzi e che è molto pericoloso!».  C’è chi dice no, tra questi D’Alema e Bersani. Sorpreso? «Di Bersani, un po’ sì. Nessuna sorpresa da D’Alema, invece. In questa fase, lui privilegia la sua ostilità verso Renzi. Una battaglia personale: di politico c’è molto poco».
 C’era una volta il centrodestra che vinceva le elezioni, anche grazie a Pierferdinando Casini. E adesso?
«Molto difficile che lei possa vedermi nello stesso schieramento con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. In questa fase così difficile per il Paese, dunque, credo che la collaborazione con Renzi vada confermata pure per la prossima legislatura».
 In Sicilia si andrà alle urne tra un anno per le Regionali. Crocetta vuole ricandidarsi. Voi lo sosterrete?
«Questa è una domanda che dovete fare a Gianpiero D’Alia. Io non intervengo sulle questioni siciliane. E se un consiglio devo dare, lo faccio in privato e non certo sui giornali».
 Lei è il presidente della commissione Esteri a Palazzo Madama. Sulle quote-migranti, l’Unione Europea ha ormai perso la faccia?
«L’Unione Europea ha perso la faccia nel Mediterraneo e la sta perdendo anche sul punto della ripartizione dei migranti. Voglio aggiungere, però, una cosa: ai tanti che in Italia vorrebbero rialzare i muri, dico di stare bene attenti. Guardate a cosa sta capitando ai nostri connazionali oggi in Gran Bretagna e ai transfrontalieri in Svizzera. Se si rialzano i muri, non ce n’è per nessuno».

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