Tutti i post della categoria: Partito della Nazione

Casini torna a sognare un Ppe italiano “Però senza il populismo di Berlusconi”

postato il 21 luglio 2013

Pubblichiamo da ‘La Repubblica’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini

Di Francesco Bei
ROMA – Casini si butta a destra? L’hanno pensato in molti ieri, dopo l’intervento del leader Udc all’assemblea nazionale del suo partito. Un appuntamento che ha fissato la bussola su una prospettiva nuova: addio al progetto di unione con Scelta civica e creazione del Ppe in Italia.

Torna davvero da Berlusconi dopo tutto quello che è successo?
«Queste sono interpretazioni di comodo che fanno ridere. Noi vogliamo riorganizzare l’area moderata guardando al Ppe e questo significa anche recuperare le ragioni che ci hanno portato a dire tanti no al Pdl: no al predellino, no alla logica populista, no alla visione acritica dei governi del centrodestra. Non chiediamo abiure a nessuno ma non siamo nemmeno disposti a farle».

Il Cavaliere è ancora a capo del Pdl, questo è un dato oggettivo. Come pensate di aggirare il problema?
«Penso che un Paese come l’Italia non possa restare inchiodato per vent’anni sul sì o no a Berlusconi. È una cosa patologica, sia a destra che a sinistra. Noi lanciamo oggi la proposta per un nuovo popolarismo che vada oltre l’esistente: il problema di Berlusconi non è mio, è del Pdl. La ricostruzione di un’area moderata e popolare è una sfida anche per loro».
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Abbi coscienza di Te: Auguri Italia, 150!

postato il 9 gennaio 2011

Tra le colline moreniche del Lago d’Iseo e i vigneti spumantini della Franciacorta sorge una villa nobiliare secentesca aperta al pubblico. E’ Palazzo Torri che animato dalla mecenate Paolina divenne un vero e proprio centro culturale e politico con feste, incontri, conferenze e dibattiti che hanno definito le linee guide dell’Italia postunitaria. Lo visitai in un pomeriggio d’estate, uno di quelli in cui fa piacere trascorrere la giornata in compagnia della Cultura e di una bella ragazza sottobraccio. Passeggiando sull’erba del giardino pensavo ai piedi che precedentemente l’avevano calcata: il poeta Giosuè Carducci, autore delle odi risorgimentali “Piemonte” e “Alle fonti del Clitunno”, lo scrittore Antonio Fogazzaro, che cercava di conciliare quel piccolo mondo antico di cui era stato testimone con il nuovo mondo venutosi a creare nel 1861, uomini di chiesa come monsignor Geremia Bonomelli voce del cattolicesimo bresciano e futuro cardinale di Cremona, uomini politici come il guardasigilli Zanardelli autore del codice civile promulgato nel 1890 che avrebbe abolito la pena di morte sul territorio italiano. Uomini e donne che avevano calcato i nostri stessi passi e abitato nei nostri paesi, uomini e donne che avevano fatto l’Italia, ognuno con il proprio contributo nel Risorgimento.

Risorgimento, che parolone… già dal nome suona molto enfatico e passionale, il sorgere di qualcosa che prima era stato spento, respinto, avversato, definito una “mera espressione geografica”, soffocato dal Congresso di Vienna e che ora trovava espressione come un sole pronto a rinascere e a inondare di luce. Enfatico e passionale, troppo. Forse è stato proprio questo il male della storia risorgimentale: essere trattata nella storiografia ufficiale con toni monumentali quasi mitologici e automaticamente inautentici. Una storiografia che parla di un Garibaldi eroe senza macchia partito alla testa di mille baldanzosi giovani pronti a morire o a fare l’Italia ma dimentica e silenti su episodi riprovevoli e ingiustificati come il massacro di Bronte o di Partinico. Una visione della storia che forse non ci ha dato la maturità necessaria per camminare insieme in questi 150 anni e che ha creato risentimento e revanscismo da ambo le parti. E’ facile da un lato proclamare che senza il Meridione saremmo la realtà economica più avanzata d’Europa e lamentarsi di essersi caricati sulle spalle una realtà arretrata e bloccata nel latifondo e nel brigantaggio. E facile dall’altra parta parlare di una Napoli lussureggiante capitale d’Europa e di un regno borbonico svenduto ai rozzi montanari sabaudi. Due atteggiamenti equivalenti e facili ma sbagliati.

Dal 7 febbraio a Reggio Emilia che nella battaglia di Montechiarugolo contro Napoleone diede i natali al vessillo tricolore simbolo dell’allora repubblica cispadana e che ancora oggi ci contraddistingue, sono partiti i festeggiamenti per ricordare il nostro anniversario, auguri Italia, 150 anni insieme!

Che dire se non augurare all’Italia di trovare la maturità storica di guardarsi alle spalle con spirito attento e critico, di riconoscere la forza morale dei propri padri ma anche i loro errori, tanti auguri all’Italia che con la riforma federalista ha la grande opportunità, da non sprecare e senza cadere in facili stereotipi e revanscismi, di istituzionalizzare il principio di Sussidiarietà, di valorizzare le entità locali, le amministrazioni regionali, i sistemi virtuosi nella sanità e nella scuola portati avanti da determinate regioni. La Germania ha una storia e una cronologia molto simile alla nostra: solo 10 anni dopo, nel 1871, fu unificata da Bismarck e dall’aristocrazia terriera degli junker e di nuovo divisa all’alba della guerra fredda, ha saputo con maturità crescere e unificarsi come Stato e come nazione divenendo una grande repubblica federale centro geografico, economico, politico, culturale d’Europa. “Deutschland uber alles”!

E noi abbiamo la maturità e il coraggio di dire “L’Italia prima di tutto” o siamo davvero come voleva Metternich una mera espressione geografica?

Viva L’Italia, tanti auguri a tutti gli italiani.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

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Milano, una settimana dopo

postato il 28 novembre 2010

Verso il Partito della Nazione… che sappia anche essere “di quartiere”

Ogni qual volta torno a casa da una convention, un’assemblea, un congresso in cui si parla di politica, bhé, su giornali e tv le polemiche infuriano, i commenti si sprecano, e le interpretazioni delle parole sono le più molteplici.
Ecco, allora, che mi è venuta proprio voglia di dire la mia. Contrariamente a quanto letto sulla stampa, mi son fatto un’idea diversa delle parole di Pier Ferdinando Casini (e non solo). Per prima cosa sinceramente non ho sentito un’apertura a braccia aperte verso Berlusconi né verso il Governo. Così come, dall’altra parte, non mi pare ci sia stata un’apertura particolare al PD o alla Sinistra.
Ho sentito, invece, ribadite e confermate, le scelte cominciate a maturare quasi ormai 4 anni fa, all’inizio di questo lungo e difficile –perché negarlo?!- percorso verso il Partito della Nazione. “Un partito serio, repubblicano”, come direbbe Pier Ferdinando Casini, è quello che vuole assumersi le responsabilità. E’ quello che, consapevole della complicata fase politico-economica-sociale in cui ci troviamo, decide di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettersi in gioco per primo, se necessario anche al Governo del Paese, per provare a tirar fuori l’Italia da questa palude in cui si trova.

Un partito serio” è quello che si dimostra pronto a dialogare con tutti, capace di ascoltare le tante voci rappresentative del popolo. Certo, è necessario essere chiari, mettere i puntini sulle i quando si parla di valori e principi, ma sarebbe “serio” un partito che urla solo contro gli altri?! Altri che, peraltro, considera “nemici”, e non piuttosto “avversari”. Sarebbe “serio” voler restare ‘puri’, non lasciarsi ‘corrompere’, restare, o meglio, ‘tirarsi fuori’ dalla situazione attuale, pensando di ‘salvarsi’…  sennonché, così facendo, si potrebbe sì dire di non aver avuto commistioni, ma a quale prezzo?! C’è in gioco l’economia, le imprese, cioè il nostro tessuto sociale, le famiglie di tutti e ciascuno di noi, il futuro di ognuno di noi. Come ci si potrebbe sentire privi di responsabilità?! Come si potrebbe “fare spallucce”, o, peggio, pensare che il sol dire “arrangiatevi”, è colpa vostra, colpa di questo bipolarismo forzato che ha portato allo sfinimento la politica e, quel che è peggio, la società italiana?! Come si potrebbe?! Come?!
C’è proprio da cambiare mentalità, cambiare il modo di vedere, prima ancora che la politica, il mondo! Non è uno “zig-zagare” tattico-politico. E non perché lo dica Casini, né tantomeno perché lo dico io. Ma perché i fatti dicono il contrario: Sono 2 Legislature che l’UdC  si trova all’Opposizione, senza poltrone né cariche da spartire.

E’ stata una battaglia difficile, controcorrente, contro il bipolarismo “all’italiana”… e contro tutti! Ed oggi, questa battaglia, pare proprio essere vinta. O no?! PD e PdL sono al collasso. Spaccati profondamente all’interno, dalla base, presso l’opinione pubblica. E non potrebbe essere altrimenti!
Ma dire “noi l’avevamo detto”, “noi lo sapevamo”, “ecco, avevamo ragione” sarebbe del tutto sterile, improduttivo. E quindi, invece, bisogna darsi da fare! A che serve aver avuto ragione, senza aver pensato ad una nuova prospettiva per il futuro?!  Partendo da una nuova idea per il Paese e per la società italiana, unita.
Ma certo, la Convention a Milano non può essere stata solo sogni e buone idee. Se si vuole essere responsabili è necessario guardare prima a se stessi e vedere “come si sta”. E come sta l’Unione di Centro – Verso il Partito della Nazione?! Che dire… c’è tanto da fare, tanto da costruire. A partire da una vera strutturazione locale e periferica del Partito.

Certo, non sarà domani che si potrà dire “c’è una sede in ogni comune”, ma intanto bisogna cominciare a darsi da fare, da costruire ci sarà anche una nuova classe dirigente, un nuovo fronte di uomini e donne, pronti per le nuove sfide che verranno. Non può bastare più avere un grande e carismatico leader nazionale. Se vogliamo puntare in alto, dobbiamo cominciare (noi giovani) a chiedere al partito di formare le nuove leve, e tra di esse cercare giovani “liberi e forti”, capaci di guidare un vero progresso di rinnovamento, ognuno dal suo territorio, partendo dalla gente che conosce, che frequenta. Perché così può nascere un vero nuovo partito, un partito che parta dalla gente, dal territorio, dai veri problemi e dalle istanze concrete di chi si trova ad affrontare, ogni giorno, piccole grandi difficoltà. Una politica “di quartiere”, vicina alla gente, perché fatta, interpretata e portata avanti da chi di quella gente fa veramente parte.
E questa “sortita” nel ‘verde’ Nord, a Milano, la sua “capitale”, non può certo restare una “toccata e fuga”! Anzi, è il segno che, oggi più di prima, c’è proprio bisogno di soddisfare ed ascoltare le istanze del Nord, le istanze di chi si è fatto, in buona fede, ammaliare dal sogno berlusconiano e dall’orda leghista, ai fatti incapaci di fare alcunché di concreto, né per l’Italia, né per il Nord. Questa sì che è stata una bella sorpresa:  vedere un partito, nell’immaginario collettivo, “meridionalista”, incontrarsi al Nord, e parlare di Nord. La presenza di Gabriele Albertini, uomo forte del Nord –ex(?) primo cittadino di quella Milano che ancora sente e sa essere ‘sua’- non è stata certo una presenza di secondo conto, anzi. Il Nord, forse, finalmente, ha capito che i sogni prospettatigli non son altro che vane promesse elettorali. Ecco perché lo slogan “- promesse + Nord”.

Non c’è tempo da perdere! L’UE e l’Italia –ora anche il mondo, se pensiamo alla Cina e agli USA e alle due Coree- sono in difficoltà, e un ‘governicchio’, che “tiri solo a campare per non tirare le cuoia”, non può proprio bastare, non potrà certo rispondere alle richieste che si leveranno da più parti. La prima cosa che potrebbe, dovrebbe, fare un governo serio è affrontare questioni magari spigolose ma importanti, per la politica e per la società. E non solo legge elettorale, ma anche riforme, della Scuola, delle Finanze Pubbliche, delle Pensioni. E ci saranno da superare levate di scudi, opposizioni decise, proteste. Sarà necessario avere la forza di affrontare la società e smetterla –massmediaticamente- di inseguirla! Sarà necessario avere il coraggio di fare scelte anche impopolari. Ma cosa potrebbe spaventare mai una forza capace di farcela contro tutto e tutti?! Ora sì che si rivela il vero motivo, la vera ratio di quella difficile e tosta battaglia intrapresa 4 anni orsono: assumere su di sé la responsabilità di mettere del proprio nel tirare fuori dal pantano l’Italia. Per salvare l’Italia, per ricucire la società italiana, dilaniata da questo bipolarismo forzato, a Milano, lo scorso weekend, abbiamo battuto un bel colpo.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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L’intervista a ’28 minuti’ su Radio2

postato il 20 ottobre 2010

Ospite del programma di approfondimento ’28 Minuti’ condotto da Barbara Palombelli su Radio2, Pier Ferdinando Casini affronta i principali temi di attualità politica: dal Lodo Alfano, alla manifestazione della Fiom di sabato scorso, dalla privatizzazione della Rai, all’eventuale discesa in campo dell’ex presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, fino al progetto di trasformazione dell’Udc in un partito più grande.

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Il “Fascioleghista” e il nuovo incubo politico contemporaneo

postato il 28 settembre 2010

L’era del pagnottismo che ha creato orribili mostri

Sono oramai due giorni che, tutta la stampa nazionale su web, quotidiani e tv si occupa del “Sono Porci Questi Romani” pronunciato da Umberto Bossi. Un tipo di sfottò che gli stessi abitanti della capitale si auto-attribuiscono da sempre e che, in maniera difficilmente spiegabile se non con la tradizione italica di riuscire a creare caos intorno al nulla e deserto riguardo ciò che conta, detto dal Senatùr ha scatenato uno stuolo irrefrenabile di scandali più o meno ipocriti e di giustificazioni più o meno patetiche.
La stessa “bufera” (definizione che piace tanto a noi giornalisti italiani) non è però scoppiata durante le innumerevoli volte in cui Bossi ha pesantemente e pubblicamente offeso la bandiera e l’inno d’Italia. Un vero è proprio reato, quello del vilipendio ai simboli nazionali, contemplato tra l’altro anche dall’articolo 292 del Codice Penale (come modificato dalle Legge n. 85 del24 febbraio 2006).
Articolo che in tre commi recita testualmente
“Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.

1. Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.

2. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

3. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali”

Leggendo le disposizioni di legge, dunque, anche un cittadino italiano comune capirebbe che per Bossi sarebbe stata necessaria la galera. E invece? Invece no: il leader del Carroccio urla, inveisce, insulta e provoca. Poi al massimo, se esagera e non ha bevuto troppo, bofonchia qualche roca scusa stando attendo a non urlare troppo e tutto passa; tutto viene dimenticato e le violazioni recidive del codice penale vengono sorvolate clamorosamente.
Ciò che però lascia maggiormente allibiti, sconfortati ed anche spaventati è la totale sottomissione alla Lega Nord dimostrata da quei personaggi politici di spicco e da quei ministri che, almeno teoricamente, dovrebbero rappresentare i valori della cosiddetta destra italiana. Tuttavia, pur di non scontentare il presidente del Consiglio, i vari La Russa e Alemanno chinano il capo, tollerano e, probabilmente, se ne fregano di ciò che urlano quotidianamente i rappresentanti leghisti. In particolare La Russa, in un’intervista a Repubblica, ha regalato agli italiani il più squallido, vigliacco e lampante esempio di servilismo politico che questo paese possa ricordare.
Difendendo il Senatùr, infatti, il ministro ha di fatto giustificato ogni tipo di propaganda purchè, quest’ultima, non porti all’esecuzione di atti ostili e violenti. In poche parole, seguendo il discorso larussiano, da domani ogni cittadino può parlare da un pulpito contro neri, ebrei, musulmani, settentrionali, meridionali, filippini e via discorrendo ad un patto; anzi ad un doppio patto: che lo faccia per “unire i suoi” e che il suo comizio virulento non scateni reali “reazioni ostili” nei confronti della popolazione insultata. Un vero e proprio inno a saltare a piè pari le leggi ordinarie e costituzionali che vietano non solo le azioni ma anche i discorsi a sfondo razzista e xenofobo.
Altro punto sul quale si potrebbe discutere in maniera sicuramente più interessante riguarda proprio la biografia del Senatùr che, come ancora pochi sanno (soprattutto fra i suoi elettori), non ha lavorato fino all’età di 46 anni. Prima di diventare Senatore, infatti, il numero uno del Carroccio che fa del “vai a lavorare” e del “no all’assistenzialismo” due dei suoi slogan prediletti, è riuscito a campare solo grazie ai “contributi” ricevuti sia dalla ex-moglie (la quale ha confermato la richiesta quasi ossessiva di soldi che ricevava spessisimo) che dai genitori. Insomma: un mantenuto cronico e disoccupato altrettanto pervicace che è poi riuscito ad entrare in politica garantendosi una rendita vitalizia alle spalle dei contribuenti. Questo è il massimo rappresentante del Lega Nord che oggi viene difeso dai nuovi mostri delle politica italiana. Quei mostri che, come orridi ibridi nati dall’unione tra il compromesso e la vigliaccheria, oggi si possono agevolmente definire “fascioleghisti”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Germano Milite, julieNews.it

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L’Italia ricuciamola insieme, rispondi al questionario

postato il 20 settembre 2010

A Chianciano abbiamo compiuto un altro passo verso il Partito della nazione. Un partito che dobbiamo costruire insieme e che, non mi stancherò di ripeterlo, punta a risvegliare una sana partecipazione alla vita politica.

Per fare questo però non dobbiamo solo parlare, ma anche ascoltarci. Ecco perché, dopo il “Laboratorio delle Idee” di Chianciano, vi invito a compilare questo questionario. Servirà a valutare insieme ciò che è stato fatto, e a viaggiare decisi verso il prossimo obiettivo: ricucire l’Italia.

Pier Ferdinando

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Mentana intervista Pier Ferdinando Casini

postato il 12 settembre 2010

Chianciano Terme 12 settembre 2010

Casini, abbiamo visto affluenze, adesioni, amici che sono diventati più amici, c’è un alone positivo, ovviamente. Abbiamo visto anche quali sono gli umori della vostra base, gli umori, gli amori, i disamori. Io sono venuto qui due anni fa, lei aveva appena vinto  la gara per la sopravvivenza in una campagna elettorale fortissima se non sbaglio baciata nel finale anche da un lieto evento familiare! Era riuscito però a superare quella che era stata la morsa che le avevano fatto due ex alleati che si erano dimenticati di essere stati alleati. Avete corso da soli, avete vinto. Allora, due anni fa, l’ha pagata essendo l’unico partito, il leader dell’unico partito che è stato all’opposizione dal 2006 al 2008 e poi ha continuato ad essere un partito di opposizione. Io credo che vi abbia fatto bene stare all’opposizione perché ci si rafforza da un punto di vista di coesione politica.  Adesso la situazione sta cambiando però tutti si chiedono: dove va questo nuovo partito?  Sta lì ad aspettare sulla riva del fiume ma prima o poi dovrà fare delle scelte.  E allora di fronte a tutto questo, innanzitutto come ci si pone?  Ci si pone nell’idea di dire aspettiamo e vediamo oppure prima di tutto i nostri valori? Oppure ci sono delle pietre angolari che sono la legalità, la giustizia, i valori cristiani, che cosa?
Come prima domanda è uno scibile umano! [Continua a leggere]

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Pier Ferdinando Casini a Chianciano

postato il 12 settembre 2010


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“Il presidente del Consiglio si dimetta e dopo si può aprire nuova stagione politica”. E’ stato questo uno dei passaggi dell’intervista di Enrico Mentana al leader Udc Pier Ferdinando Casini, nella giornata conclusiva della festa del partito a Chianciano.
“Poiché riteniamo che i fatti ci danno ragione – ha spiegato Casini – Berlusconi ne prenda atto, passi dal delirio di autosufficienza al riconoscimento che non ha più una maggioranza e si dimetta. Il giorno dopo si apre un nuova stagione politica ma se il premier, accettando i diktat della Lega limitandosi a fare un bell’elenco di buone intenzioni, noi sulle buone leggi convergiamo, le cattive le contrastiamo, come abbiamo fatto fino a oggi. Abbiamo proposto un governo di responsabilità nazionale ma non siamo ai saldi di fine stagione, non basta che Berlusconi in Parlamento faccia un bel discorso dicendo cose generiche per dire che c’è stata la svolta. Senza dimissioni del governo la politica dell’aggiungi un posto a tavola non interessa a noi né al nuovo polo che si sta creando”. 

[Continua a leggere]

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Chianciano, vi aspetto!

postato il 8 settembre 2010

Il primo “Laboratorio delle idee” è alle porte. Sarà un’occasione di confronto in nome di una responsabilità nazionale che  deve continuare a contraddistinguere la nostra azione politica.

Parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, giuristi, imprenditori, politici. Ma mi auguro che i veri protagonisti di Chianciano siate voi partecipanti.

Il programma sarà davvero ricchissimo. Sabato mattina  un appuntamento a cui tengo molto, l’incontro aperto EstremoCentroCamp “Per una politica migliore anche attraverso il contributo dei media digitali” (al quale è già possibile iscriversi). La rete ha in sé un enorme valore di libertà, accorcia le distanze, sempre, anche in politica. Per questo ho voluto arricchire il nostro laboratorio con un momento di dialogo fra blogger, parlamentari Udc e tutti coloro che ci seguono in rete.

Collegandovi al mio blog potrete aggiornarvi minuto per minuto sugli eventi di Chianciano: una diretta video permetterà di seguire, da venerdì a domenica, tutti i lavori, mentre la redazione proporrà nuovi post e video interviste, oltre ad un servizio di live-twitting.

Il Partito della Nazione lo costruiamo assieme. Vi aspetto!

Pier Ferdinando

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Chi ha vinto le elezioni pensi a governare

postato il 20 agosto 2010

Questa evocazione continua delle elezioni anticipate é una scorciatoia, una prova di impotenza. Chi ha vinto ha 100 parlamentari in più e ci ha spiegato che ci sarebbe stato il miracolo italiano, allora lo realizzi, vada avanti. Berlusconi sa come vincere le lezioni, ma non sa governare. Dal Pdl, ora, mi aspetterei un piccolo atto di umiltà.

Qualora si aprisse la crisi potremmo prendere in esame l’ipotesi di un governo di responsabilità nazionale, cioè di un armistizio che comprenda almeno parti del Pdl e parti del Pd. Un governo che non rappresenti una nuova spaccatura dell’Italia, ma che sia un momento di armistizio, perché l’Italia sta andando nel baratro, e’ un paese che si sta spaccando.

Pier Ferdinando

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